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Recensione: “Anna”, di Cetta De Luca

Le radici della storia di Anna affondano nei riti antichi, quelli che le donne si tramandano per generazioni, quelli della natura che fa il suo corso, anche nei rapporti umani. E c’è sempre un destino segnato da combattere o assecondare per far sì che il rito sia propiziatorio. Quando però al destino si sommano gli eventi di una guerra, allora la storia spariglia. Anna Lojacono è una ragazza caparbia, ribelle, che mal si adatta alle convenzioni di una famiglia del Sud, tanto meno con l’imposizione di un fidanzamento con uno sconosciuto. Angelico Buonomo, più per fortuna che per merito, riesce a compiere il miracolo e a sposare la donna che ama. La guerra, la prigionia, la distanza saranno alcuni degli ostacoli che si frapporranno alla riunificazione dei due giovani, dopo dieci anni. Anna dovrà districare fitte trame e custodire importanti segreti, rivelazioni che rischieranno di distruggere il fragile equilibrio che, nonostante tutto, bisogna mantenere, specie durante una guerra mondiale. Dal ’37 al ’47, sullo sfondo dell’Italia fascista e della guerra nelle colonie, un viaggio che sorvola Africa, India e Australia, e una storia d’amore e di guerra con un finale per nulla scontato.

Titolo: Anna.
Autrice: Cetta De Luca.
Genere: romanzo storico, narrativa italiana.
Editore: Watson Edizioni.
Pagine: 121 (eBook); 146 (cartaceo).
Prezzo: euro 1,99 (eBook); euro 9,90 (copertina flessibile).

“Annina sbirciò di sottecchi le due figure che aveva di fronte. Poi si avvicinò all’orecchio della madre e sottovoce, ma in modo che tutti sentissero, sentenziò: «Non mi piace.”

“L’amava in silenzio da anni, l’aveva vista crescere, di nascosto, spiandola da lontano. E ora che aveva trovato il coraggio di farsi avanti e aveva avuto il beneplacito del di lei padre, lei lo rifiutava.
Angelico Buonomo si rattrappì tutto nella giacca buona color grigio ferrovia, uguale identica a quella della divisa che indossava ogni giorno per andare al lavoro. In realtà era la stessa, non ne aveva di migliori. Aveva solo avuto l’accortezza di staccare le mostrine.”

Siamo in Italia, alla fine degli Anni Trenta, nel Sud patriarcale del nostro Paese. Anna Lojacono è una ragazza che vive nel tempo sbagliato e in una famiglia sbagliata. Intelligente, caparbia, rifiuta le regole che il padre vuole cucirle addosso. Per “domare la cavalla” addirittura la chiude in camera per un mese intero. Anna dovrà cedere e accettare l’uomo che è stato scelto per lei. Quell’Angelico Buonomo dal posto sicuro, dalla fama di bravo figliolo, che ama in silenzio da anni quella bella ragazza solare, così diversa da lui. Don Gerardo vuole una resa completa: Annina dovrà addirittura innamorarsi del fidanzato che le viene imposto. Fiori tutti i giorni (azzurri, come gli occhi della ragazza), poi bigliettini amorosi… insomma, questo padre-padrone ordisce un vero tranello nel quale la figliola precipiterà. Altro che fughe notturne per parlare con il mare! Altro che sogni su un uomo che le stia alla pari e la faccia arrossire di sera!

Anna cede e accetta di omologarsi. Diventa quella che gli altri si aspettano che sia. Il matrimonio viene celebrato e la sposa novella si prepara a vivere quell’esistenza che altri hanno deciso per lei. Certo non si aspetta che il marito parta per l’Africa, rispondendo a un bando che arruola volontari fra le Camicie Nere. Angelico aveva deciso quel colpo di testa in un momento di sconforto, dopo il rifiuto con cui Anna aveva pensato di estrometterlo dalla propria vita. Così, anche se il cuore gli piange, è costretto a partire e a lasciare la donna che ama. E che ha imparato ad amarlo.

Il tempo passa e l’avventura africana si tramuta in guerra. Questo disastro è l’avvenimento esterno che fa esplodere quella ribellione interiore che in Anna era solo addormentata. Uno spirito ribelle non può essere domato totalmente, una scintilla rimane sempre sotto la cenere, pronta a innescare un nuovo incendio. Anna affronterà anni di solitudine, crescerà da sola il figlio, saprà lottare giorno dopo giorno contro la sorte che si accanirà contro di lei tenendole lontano il marito, prima combattente e poi prigioniero di guerra. La ragazza ribelle diventerà una donna dal carattere forte e indomito: niente e nessuno riuscirà a piegarla, a sconfiggerla.

Cetta De Luca apre davanti a noi lo scenario di un’epoca che non ci appartiene più da decenni. In esso dà rilievo alla personalità della protagonista, bellissimo personaggio femminile. Lo fa con maestria e penna sensibile. Indugia nella rappresentazione di atmosfere evocative, preferisce il non detto alla platealità di certe scene. Una sobrietà stilistica apprezzabile in una storia forte.

Belli i comprimari: il marito innamorato, il perfido Giuseppe, i “vecchi” con i loro segreti, il fratello Ernesto, preda di quell’amore che non può dire il suo nome. Tutti balzano vivi davanti ai nostri occhi, in una storia corale che illumina un mondo ormai lontano.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

1 Commento

  1. Lidia Calvano
    31 ottobre 2016 at 8:54 — Rispondi

    Bellissima recensione e una trama molto originale per questo romanzo che mi ispira molto!

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