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Recensione: Alice non è il Paese delle Meraviglie, di Giuditta Ross

Alistair St. Clare è una creatura potente. Un raro vampiro. Cammina sul mondo da secoli e conosce molto bene se stesso e il suo posto nel variegato substrato di esseri non umani che popolano la terra, perennemente in conflitto gli uni con gli altri. Da sempre si destreggia sul filo del rasoio di delicati equilibri di potere. Sa bene che lasciarsi ammaliare da due begli occhi dorati potrebbe costargli tutto ma, improvvisamente, il ferreo pragmatismo di una vita svanisce sostituito da un bisogno selvaggio e folgorante.
Alice non è che una semplice piccola vampira in un mondo di lupi mannari. O almeno così pensa. Non sa nulla di sé, solo quello che il vecchio Noan le ha detto da quando si è svegliata, senza un briciolo di memoria di ciò che era. La sua vita si trascina sospesa tra il lavoro al pub, la stramba amica ‘Dhu e un ragazzo carino che le lascia affondare le zanne in lui di tanto in tanto. Questo finché il suo passato non torna prepotentemente a reclamarla.
Alice scoprirà che non c’è nulla di semplice nella sua vita da vampira, che l’uomo dei suoi sogni è un tipo da incubo che non si fermerà davanti a nulla pur di tenerla al sicuro.

Titolo: Alice non è il paese delle meraviglie.
Autrice: Giuditta Ross.
Genere: Paranormal Romance.
Pagine: 503.
Casa editrice: Triskell Edizioni.
Prezzo: euro 4,49 (e-Book).

Ho terminato da poco di leggere il romanzo di Giuditta Ross e in primis devo dire che il titolo rispecchia totalmente il contenuto del romanzo: infatti, non ci troviamo davanti a una favola, e se lo fosse sarebbe nei toni oscuri di Tim Burton. Protagonista della nostra avventura è Alice o meglio Alisee, una giovane vampira risvegliata da poco, senza memoria e senza suoi simili che rispondano alle domande che la assillano. Il personaggio è ben caratterizzato, vengono messi in evidenza i dubbi, la forza di carattere, la volontà di non soccombere di fronte alle avversità o alle rivelazioni che nel corso della storia faranno luce sul suo passato.

«Sei un vampiro?» La domanda scivolò dalle sue labbra senza imbattersi in alcun filtro tra il cervello e la bocca. Alice lo vide trattenere un sorriso davanti ai suoi modi così diretti. Lei, però, aveva deciso che ormai era praticamente senza vergogna di fronte a quell’uomo e tanto valeva andare fino in fondo. Si limitò ad arricciare il naso per scusarsi e a spalancare gli occhi in attesa.

Alistar St.Clare è il creatore di Alisee, ma per motivi che scoprirete durante la lettura, preferisce non restarle vicino, pur facendole pervenire delle sacche con il suo sangue per nutrirla. Questo vampiro è un personaggio ombroso, pieno di sentimenti contrastanti che generano una tempesta emotiva che facilmente esplode nella violenza, che genera fraintendimenti e che regala alla storia quelle scintille che ti legano alla lettura.

«Ho ricacciato indietro quello che sarebbe stato il suo ultimo respiro. Le ho dato quello che le serviva per tornare alla vita e non ero affatto certo che sarebbe servito a qualcosa, ma ha funzionato. A quel punto non potevo riportarla dalla vostra gente: come pensate che sarebbe stata accolta? Tralasciando che, evidentemente, qualcuno aveva contribuito alla sua cattura. Non sarebbe stata al sicuro e lei…» e lei, da quel momento era stata sua.

Nell’insieme il romanzo ha una struttura scorrevole, anche se il ritmo non è molto elevato e nei punti in cui la storia rallenta si fa un po’ fatica a restare concentrati. I dialoghi e la trama sono molto coinvolgenti, ci sono delle note di originalità che mi hanno convinto a inserire l’autrice tra coloro da tenere d’occhio per eventuali sequel della storia.

Voto: quattro stelline.

Maddalena Cafaro gestisce due Rubriche del Blog

 

 

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