Pensieri sparsi

Quando hai cominciato a scrivere? (I)

Da ragazzina avevo anche una rivista che obbligavo i miei fratelli a leggere, l’avevo intitolata “L’ombelico” e in casa andava subito esaurita (Marilena Tealdi).

I lettori sono curiosi. E io lo sono più di tutti. Vorrei porre mille domande agli autori e alle autrici che seguo. Una di queste è un classico: quando hai cominciato a scrivere?

Cassandra Rocca ha risposto per prima.

Ho imparato a scrivere prima di iniziare le elementari. Darmi un foglio e una penna era il modo migliore per tenermi buona e mia madre lo ha capito presto.

Ho iniziato a scrivere quando lei è morta. Avevo dieci anni. Era il mio modo per evadere, inventavo mondi diversi, fantastici, dove le cose finivano sempre bene. Spesso quelle storie diventavano giochi che poi propinavo a mia sorella minore, quindi erano quasi delle sceneggiature.

Le commedie romantiche sono arrivate a quattordici anni. Io e la mia migliore amica di quei tempi inventavamo storie d’amore con noi stesse e magari il cantante/attore di turno quali protagonisti, per combattere la noia delle lezioni di disegno. Io la inventavo per lei, lei per me. Di solito a voce, ma poi la cosa ha preso piede e sentirmi dire “me la scrivi, così me la tengo e la rileggo?” per me era già un successo.

A quindici anni, ho capito che non avrei dovuto scegliere il liceo artistico ma il classico, però non volevo cambiare di nuovo (avevo già mollato il conservatorio per l’artistico!). In ogni caso, il mio professore di lettere era convinto che sarei riuscita a fare comunque qualcosa di bello in questo campo, come la giornalista o la scrittrice… e in quel momento una semplice inclinazione è diventata un sogno. Forse l’unico concreto.

A sedici ho iniziato a scrivere “romanzi”. Li ho ancora tutti quanti, quaderni pieni di inchiostro ormai sbiadito, non perfetti, banali, un po’ infantili, ma che importa? Mi faceva stare bene scriverli, a casa mi prendevano in giro perché mi trovavano di notte con la pila e il quaderno a scrivere sotto le coperte (o a leggere). Ero un orso che non usciva mai e aveva pochi amici, ma per me quei momenti erano Vita.

A ventuno ho scritto il primo romanzo “decente”. Mia sorella e le mie amiche sono state così prese da quella storia che ne ho scritti due seguiti: la mia prima trilogia. Dopo ce ne sono stati altri, ma intanto ho iniziato a lavorare e a soffrire di attacchi di panico. Lentamente sono andata in blocco. A ventisei ho smesso (non per scelta) e per tre anni non sono riuscita a scrivere nulla, se non qualche trama che poi non riuscivo a sviluppare.

A quel punto ho capito che dovevo ritrovare il mio sogno, perché stavo davvero andando in “depressione”. E così ho rimesso in sesto il primo romanzo della mia prima trilogia e l’ho mandato a tre case editrici, una big e due più piccole. Avevo paura di essere rifiutata e veder sfumare quel sogno.
E infatti, dopo otto mesi senza risposte, ho capito che non avevo colpito nessuno. Stranamente, anziché arrendermi, mi sono intestardita. Ed è stato in quel momento che il blocco dello scrittore è svanito.
Ho scritto “Tutta colpa di New York” (QUI la serie completa) in tre settimane e l’ho autopubblicato su Amazon. Non mi sono fatta pubblicità, il fenomeno self era agli inizi, non mi conosceva nessuno, nemmeno la mia famiglia lo sapeva. Volevo solo capire se i lettori potevano apprezzare: avrei ritrovato un po’ di autostima.
Dopo un mese ho firmato con Newton Compton, ma le richieste erano state tre, tre big.
Sogno avverato, il resto è pubblico.

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Non esiste al mondo una città più romantica della Grande Mela.

Qui il futuro può apparire roseo e pieno di speranze, l’atmosfera ha un profumo speciale, sembra che ogni desiderio possa realizzarsi e che il tuo prossimo incontro possa cambiarti davvero la vita. Specialmente a Natale. Lo sanno bene Clover O’Brian, una giovane personal shopper, e Cade Harrison, famoso attore di Hollywood: lei è innamorata della città e della frenetica vita tra shopping e feste; lui è in cerca di se stesso e di una tranquillità che solo una metropoli immensa come New York può consentire. Quando il destino ci mette lo zampino, però, le loro due vite così apparentemente distanti si incroceranno e quel che succederà… Be’, per scoprirlo vi invitiamo a leggere i romanzi di Cassandra Rocca: cinque storie in cui l’amore vi solleverà in alto, come sulla cima dell’Empire State Building, anche quando le difficoltà vi faranno sentire nella più buia delle catapecchie del Bronx. Perché New York è questo, più di ogni altra cosa: un posto da favola.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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