QuattroZampeRubriche

QuattroZampe: Posso restituire il gatto? di Maria Silvia Avanzato

Dentro questa storia ci sono più storie e per procedere con ordine bisogna fare le dovute presentazioni.

Vi presento Oscar ed Emma che sono due gatti grigi e arrivano dalle campagne del Veneto. Fratello e sorella messi al mondo da una mamma campagnola che andava di fretta e raccolti a soli quarantacinque giorni di vita da una volontaria, perché a volte il fato strizza l’occhio e il vento gira. Per Oscar ed Emma il vento gira, sono due palline abituate a stare per terra al freddo, ma qualcuno si accorge di loro.

La volontaria li porta a casa e in breve, i terribili fratelli di campagna rivelano un’indole da divano e ciabatte. Di notte organizzano silenziose spedizioni per piazzarsi sul letto della gentile umana che li ospita, sono generosi in termini di fusa e sono piccoli, molto piccoli. Non c’è da stupirsi se due tipi così vengano adottati in un battibaleno: quando hai dalla tua il musetto minuscolo e l’aria smarrita è facile fare colpo.

Questo risveglia in me l’antica teoria “se noi fossimo esemplari da scegliere”, mettiamoci al posto dei gatti e analizziamo le nostre caratteristiche. Prendiamo le persone che vivono in casa mia, ad esempio, quali annunci verrebbero scritti per noi?

Nonna Luciana, adozione del cuore, gattona rossiccia anziana e senza denti, cardiopatica, diabetica, ipovedente, con difficoltà renali. Ha perso l’uso di una zampa.

Gabriele, gatto adulto e molto minuto, mantello color miele, ha incontrato difficoltà durante la crescita maturando intolleranze alimentari e problemi gastrici.

Maria Silvia, gatta nera adulta dal carattere schivo, cardiopatica, allergica, sovrappeso, tendenzialmente aggressiva.

Tutti non sterilizzati, eh?

Ecco, se noi fossimo al posto loro non saremmo il massimo del marketing. D’altronde noi non siamo kitten, siamo gattacci malridotti in involucri umani.

EMMAOscar ed Emma, invece, sono kitten. Nel febbraio 2015 vengono dati in adozione e partono così per una nuova avventura verso un altro divano e un altro letto dove farsi coccolare. Fino a novembre 2015 restano in casa con la nuova famiglia e tutto sembra andare per il meglio, poi la persona che li ha adottati solleva un problema: i gatti sporcano in giro e miagolano tutta la notte, bisogna che se ne vadano. Noi, da osservatori esterni, non sappiamo cosa combinino i nostri amici in quella casa, ma di sicuro non sono più i benaccetti e per questo la persona che li ha ospitati da febbraio a novembre, decide di affidarli a un’altra famiglia e lo fa senza comunicarlo alla volontaria. Nuova casa, nuova vita.

Con un particolare, la famiglia che in origine li aveva adottati (quella che ora intende cederli) ha di recente effettuato un trasloco. Come tale, in pochi mesi di vita, i nostri girovaghi Oscar ed Emma si sono trovati:

Esposti alle intemperie della campagna
Portati a casa della volontaria
Inseriti nella casa di una famiglia che li ha adottati
Spostati in un’altra casa con la famiglia che li ha adottati
E ora viene il punto 5 (vi state perdendo? Credo sia normale): i due gattini si ritrovano in una nuova casa. Come reagiranno a questo ennesimo spostamento?

Come dite? Faranno le fusa e si rotoleranno a terra mostrando la pancia? Acqua.

Staranno sulle proprie, poi si lasceranno sedurre dal cibo? Acqua.

Si nasconderanno nell’armadio? Fuochino.

I nostri fratellini decidono di fare “lo sciopero della felicità”, che è circa quello che fareste voi se veniste cacciati di casa più volte in pochi mesi: per tre interminabili settimane Oscar ed Emma scappano, soffiano, non si fanno toccare e sono terrorizzati. Vogliamo dare loro torto? Fatto sta che la nuova famiglia non se la sente di tenerli in casa ed è così che torna in scena la volontaria iniziale e finalmente interrompe questa catena di rimbalzi alla “prendo un gatto e te lo passo”, riportando i piccoli a casa propria. Volete sapere dove vivono adesso?

In una stanza a casa della volontaria. In una stanza dalla quale escono a turno perOSCAR prendere contatto con la gatta residente. Sono disorientati e guardinghi, si stanno faticosamente ambientando. Mi sovviene il parere di una veterinaria che tempo fa mi disse “I gatti non hanno memoria lunga”. Ecco, dissento, io credo che Oscar ed Emma abbiano ben chiaro il pericolo che corrono: metti caso che il trasportino mangiagatti li rapisca ancora una volta per portarli in un territorio vergine dove colonizzare gli spazi daccapo per poi perdere tutto in pochi minuti! E ciò che è singolare è che non hanno mai sporcato fuori dalla lettiera, nella stanza in cui si trovano. Non hanno mai fatto concertoni di ululati notturni. Sono solo due gatti piccoli che guardano gli esseri umani con terrore, perché sanno di essere indifesi e di essere stati spostati e scaricati troppe volte in giro come sacchi di patate. Sono gli inadottabili. E se qualcuno fra voi sta pensando “Ma non saranno per caso malati?”, vi comunico che sono splendidi gatti di un anno, sverminati, trattati con antiparassitario, vaccinati e sterilizzati. Manca solo una laurea e che vi facciano il caffè, poi sono perfetti.

Adesso vi chiedo di dimenticare per un attimo Oscar ed Emma perché voglio presentarvi Leone.

LEONEAnche Leone, mastodontico gatto rosso, gironzola parecchio. In origine vagabonda nei pressi della casa di un signore che gli concede ospitalità, poi la casa viene venduta e il signore lo lascia in giardino. Leone diventa così un “gatto da aiuola” e deve avere un’espressione molto buffa mentre aspetta che il suo umano torni a casa chiedendosi “Ma dove sarà andato con quelle valigie?”. L’umano chiaramente non torna, arriva una nuova famiglia che si porta appresso una signorina dal caratterino tutto pepe, una gatta residente. La nuova famiglia decide di adottare anche Leone e provvede alla sua castrazione, dopodiché Leone viene presentato alla nuova sorella gatta e le cose precipitano. I due si stanno antipatici e visto che Leone è un tipo burbero e non le manda a dire (la sua scuola di vita si chiama “aspettare un umano che non torna più, restando immobile al centro di un’aiuola”) la famiglia stabilisce di non poterlo adottare.

Ed è allora che arrivano i miei amici Riccardo e Maria. Lui fotografo, lei professoressa, vivono in quarantacinque metri quadrati con due gatti di quattro anni: il pacifico e riservato Sheldon e l’espansivo e giocoso Raj. A questo punto posso immaginare i discorsi dei miei due amici, magari a tarda notte, grattandosi la testa per trovare una soluzione: “Non abbiamo spazio”, “Ne abbiamo già due”, “E se poi non andassero d’accordo fra loro?”. Fatto sta che Riccardo e Maria hanno adocchiato Leone e si sono innamorati di lui, non possono pensare che torni a vivere da giardiniere solitario specie ora che arriva l’inverno. Lo adottano. Il giorno dopo Maria mi scrive in preda all’angoscia: l’inserimento ha tutta l’aria di essere una missione impossibile, il nuovo venuto sta seminando il panico, aggredisce i residenti e aggredisce anche Maria (!). Le cose vanno avanti così per giorni fra consigli online, consulenze veterinarie, erogatori di goccine calmanti per gatti e disperati tentativi che tolgono il sonno ai padroni di casa. La situazione è molto critica e io stessa, leggendo le imprese furibonde di Leone, inizio a nutrire il sospetto che l’idea di adottarlo non sia stata azzeccata. Tuttavia anche quando i segnali positivi sono pochissimi, la speranza non abbandona questa coppia di amici. E un giorno, quando ormai l’unico intento è separare il più possibile i gatti per arginare il pericolo di zuffe, Leone lascia tutti senza parole. Scopre cose che gli piacciono. Gli piace stare sul tavolo quando Riccardo e Maria fanno colazione. Gli piace dormire accanto ai due gatti residenti, li ha annusati bene e gli sembrano fidati. Gli piace sdraiarsi sul petto di Riccardo quando la sera questi lavora un po’ al computer. E c’è una cosa che non sapete, che Riccardo e Maria non sapevano, che io stessa non sapevo sul conto di Leone: è un gigante rosso dolcissimo, fa tanta scena per nulla. Ora molti di voi penseranno che tutto si sia risolto con questo lieto fine.

RAJ E LEONE CON RICCARDO

Ebbene sappiate che di lì a poco Leone ha fatto degli esami veterinari e si è scoperta una faccenda: è Fiv positivo. Io ricorderò sempre la telefonata che quel pomeriggio mi ha fatto Maria, quando mi ha detto “Non ce l’aspettavamo, ma può vivere esattamente come gli altri e per quanto ci consiglino di mandarlo via… non possiamo, ci viene da piangere, lui sta con noi”.

Eccolo, il vero lieto fine. Ecco una lezione esemplare per chi pensa di poter tenere un gatto in casa “per provare”. Ecco cosa significa adottare. Ecco qualcosa che bisognerebbe spiegare a chi cede gatti come fossero figurine. Riccardo e Maria avevano reali motivi per dire “Non ce la sentiamo di tenere Leone con noi”. Ma lo amavano, l’hanno accettato, hanno capito il suo stress, l’hanno preso così come era e l’hanno salvato.

E se siete arrivati all’ultima riga di queste storie intrecciate, fate ancora un ultimo sforzo, fatelo per Oscar ed Emma: stanno faticosamente recuperando la serenità e presto saranno pronti per trovare una famiglia definitiva, è la loro ultima possibilità, da qualche parte c’è la persona che potrebbe dare loro nuova fiducia nel genere umano.

Io spero che quella persona sia fra voi che leggete.

OoO

emma e oscarEmma e Oscar sono meravigliosi gatti di poco più di un anno (nati a settembre 2014) e verranno affidati previo controllo preaffido, sverminati, trattati con antiparassitario, vaccinati e sterilizzati (anche se la prima adottante non ha scritto nulla sul libretto).

Abituati anche con i cani se questi sono pacati e docili.

Emma – tutta grigia – è più intraprendente e curiosa ed è lei che inizia l’esplorazione per prima, Oscar – grigio e bianco – è molto più timido e spaventato, è intimorito dalla figura maschile e tende a rimanere più nascosto. Si confortano molto l’un l’altro e adorano giocare insieme, per questo l’adozione di coppia sarebbe l’ideale.

Non sono gatti da tenere attualmente all’esterno, dovranno stare a lungo dentro casa affinché l’inserimento in famiglia e la fiducia siano forti e ben radicati.

Potete fare due chiacchiere con la volontaria che se ne occupa e conoscerli meglio contattando Alessandra al numero 3280250164.

OoO

Maria Silvia Avanzato su Amazon: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Maria+Silvia+Avanzato

Post precedente

Recensione: Effetto domino, di Edy Tassi

Post successivo

Maddalena Cafaro ha letto "Mi sono innamorata del mio migliore amico", di Kirsty Moseley

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. Macrina
    19 gennaio 2016 at 20:45 — Rispondi

    Che belle storie. Spero che Emma e Oscar trovino presto una casa e la trovino insieme. Sei anni fa, ho adottato una coppia di fratelli, Aspide e Taddeo, da un gattile. La femminuccia è più sveglia, vivace. Lui è enorme, tontolone, dolcissimo. Sono gli amori della mia vita (anche se ho un marito che adoro). Far felice un gatto porta fortuna. Abbandonarlo, no. Ricordatevelo sempre.

    • Babette Brown
      21 gennaio 2016 at 11:13 — Rispondi

      Io ho tre amati teppisti: Mortimer, Uffa e Liquirizia.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *