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Perdite, Libera Schiano Lomoriello

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Il gioco… le scommesse… possono diventare una trappola dalla quale è difficile uscire. Una giovane donna si trova a un bivio crudele della sua esistenza. Riuscirà il marito a salvarla?

Quel giorno avrebbero festeggiato dieci anni di matrimonio, Luca aveva preparato una sorpresa per la moglie e sperava che il solito impedimento dell’ultimo minuto al lavoro non gli avrebbe rovinato i piani. Elena era convinta che lui avesse dimenticato l’anniversario, dato che le aveva detto di non aspettarlo neppure per cena, perché aveva delle riunioni inderogabili e molto lunghe.
Invece aveva prenotato nel ristorante più romantico della città e le aveva comprato anche un nuovo vestito da sera. Era riuscito a cogliere un lampo di desiderio negli occhi della moglie, un mese prima, nel momento in cui, a teatro, lei lo aveva visto indosso a una famosa attrice; così non aveva resistito quando l’aveva ritrovato nella vetrina di un famoso atelier, glielo aveva acquistato. Era stata una spesa importante, però dieci anni di vita insieme e di amore indissolubile valevano molto di più. In quei due lustri aveva conosciuto ogni gioia, a parte quella di un figlio, ma per una scelta simile avrebbe preferito che anche Elena si sentisse pronta, doveva essere meraviglioso per entrambi.
Il suo piano era di tornare in anticipo, prima che anche lei rincasasse, farle trovare il vestito nuovo sul letto e nascondersi per guardarne l’espressione.
Si dice che le sorprese grandiose non vanno fatte perché si potrebbe rimanere sgomenti a propria volta, ma in peggio. Lui però era sicuro che la sua fiducia fosse ben riposta, non avrebbe trovato nessun amante ad aspettarlo nell’armadio o sotto il letto.
Erano le diciassette e trenta, ora di chiudere tutto e avviarsi a casa, sua moglie sarebbe ritornata dal lavoro al massimo per le diciotto e trenta, aveva giusto il tempo di organizzarsi affinché ogni dettaglio fosse perfetto.

Elena fissava l’insegna della farmacia da quasi un’ora, la ricetta stretta nella mano madida, ma non riusciva a uscire dall’auto ed entrare. Voleva comprare dei sonniferi potenti, erano necessari al suo scopo, anzi erano l’unica scelta rimastale. Almeno per conservare un po’ di dignità.
Sua madre avrebbe detto che quello era il suo ennesimo colpo di testa, dettato dall’orgoglio e non da altri sentimenti più nobili. L’onore non andava difeso scappando via, ma affrontando i propri errori, assumendosi le proprie responsabilità.
Lei però era sprofondata in una fossa senza fondo, non riusciva più a vedere la luce, neppure un raggio flebile da cui farsi guidare per la risalita. Ormai era convinta che tutti i suoi sforzi l’avevano invece fatta affondare di più, come se avesse smarrito l’orientamento e confuso il cielo con l’abisso.
Aveva distrutto la sua vita e quella del suo amore per rincorrere sogni impossibili, o meglio per essere stata egoista e superficiale, non accorgendosi che quello che per lei era divertimento in realtà portava l’intera famiglia alla rovina.
Tutto era cominciato un mese prima, una serata meravigliosa trascorsa a teatro, preludio dei festeggiamenti che avrebbero dovuto avvenire quella sera, per i loro dieci anni di matrimonio.

Ma nulla era andato come lei aveva sperato.

Elena e Luca erano sposati da quasi dieci anni. Giovanissimi e in preda a un amore fulminante, erano convolati a nozze convinti di aver trovato la propria anima gemella.
Quel giorno lei aveva deciso che avrebbero festeggiato il decimo anniversario in modo grandioso; aveva un mese di tempo per racimolare il denaro necessario.
Mentre si vestiva, osservandosi attentamente allo specchio dell’armadio, pensava a come gli anni iniziassero a lasciare tracce sul suo viso e nel suo corpo. Luca le aveva chiesto sempre di dargli un figlio, ma lei continuava a rimandare. Voleva godersi la vita e non si sentiva ancora pronta per essere responsabile di qualcuno; per cedere la propria libertà; per rinunciare ai propri sogni, alla carriera, ai suoi hobby.
Era diventata architetto, specializzandosi in arredamento d’interni, nella speranza un giorno di poter lavorare per la televisione. Infatti, poteva dire di essere diventata famosa allestendo i set televisivi, soprattutto quelli di una soap opera molto seguita. Aveva cominciato quel lavoro, il lavoro dei suoi sogni, poco tempo dopo aver conosciuto Luca, un mese prima di sposarlo. Infatti, il matrimonio era avvenuto ad appena sei mesi di distanza dal loro primo incontro.
Lui ne era stato molto felice; quell’opportunità aveva permesso loro di restare nella stessa città, sposarsi e tutto senza che nessuno dei due dovesse rinunciare alla carriera sognata.
Essendo un commercialista, il marito avrebbe potuto in realtà lavorare ovunque, ma operando nell’ambiente fin da giovanissimo come contabile, anche durante gli studi universitari, si era ormai creato una clientela affezionata. Difficile riprodurre gli stessi rapporti di stima altrove.
In realtà, la mente calcolatrice di Luca, che il lavoro aveva portato a essere solo pratica, senza molte deroghe alle spese superflue o ai divertimenti, aveva causato non pochi litigi negli anni. Soprattutto a causa dell’hobby alquanto costoso di Elena: le scommesse.

«Sei pronta cara?», la voce del marito la ricosse dalle sue riflessioni.
«Sì, amore.» Luca restò abbagliato alla vista dell’eleganza di Elena. Era sempre stata bellissima, non solo ai suoi occhi innamorati. Quella sera però aveva superato se stessa.
Il vestito da sera, di seta purissima, color acqua marina, le scivolava sulla pelle, morbido e aderente, facendo risaltare le sue curve sensuali e gli occhi da gatta.
«A teatro guarderanno tutti te, fregandosene della commedia» le disse in un sussurro, sfiorandole l’orecchio con le labbra.
«Mi lusinghi come sempre» gli rispose. Colta da un brivido di eccitazione aggiunse: «Diavolo tentatore non mi provocare, altrimenti addio commedia.»
«I biglietti sono costati troppo» le rispose ridendo.
L’aiutò a indossare un soprabito, pur essendo le serate di ottobre ancora tiepide, era meglio proteggersi dall’umidità notturna.
Arrivati a teatro, scoprirono che quella sera, essendo la prima in città, era pieno di VIP. Elena restò affascinata dal vestito da sera di una famosa attrice e Luca le disse sensuale con un sorriso malizioso che la fece tremare: «Sei molto più bella tu, cara.»
Elena lo ricambiò emozionata, ma non riuscì a dire nulla.
Mentre ridevano alle battute della commedia, le venne l’idea su come festeggiare al meglio l’anniversario: avrebbero fatto una crociera, come una nuova luna di miele e lei avrebbe finalmente provato ad allargare la famiglia, com’era desiderio del marito ormai da anni.
Dove trovare il denaro necessario?
Aveva provato a risparmiare, ma come sempre appena avuto lo stipendio, non aveva resistito, spendendo quasi tutto alle slot machine e al video poker: le restava giusto qualche spicciolo per sopravvivere alle spese giornaliere.
Due giorni prima del fatidico anniversario, Elena venne a sapere di una corsa di cavalli truccata: essendo una frequentatrice abituale spesso le capitavano soffiate di quel genere. Decise che era una buona occasione per ottenere quello di cui aveva bisogno, così avrebbe avuto il tempo di trovare un last minute e convincere Luca a chiedere una settimana di ferie dopo aver prenotato il viaggio.
Dato che non possedeva più denaro, decise di utilizzare il fondo per le emergenze che avevano a casa. Era sicura di vincere facilmente, quindi avrebbe rimesso i soldi a posto dopo un paio di giorni al massimo, Luca non se ne sarebbe neppure accorto. E lei avrebbe guadagnato abbastanza da realizzare i desideri di entrambi.
Alla ricevitoria, al momento di giocare, comprò anche cinque biglietti della lotteria e cinque gratta e vinci. Si sentiva in un momento fortunato, era euforica, senza riuscire a spiegarselo logicamente.
La corsa però non andò secondo le aspettative e perse tutto.
Era distrutta.
Il primo pensiero fu Luca: come avrebbe potuto giustificare l’assenza del fondo speciale? L’unica soluzione che le sovveniva era di chiedere un prestito, ma lei aveva troppa paura degli strozzini.

Aveva trascorso due giorni d’inferno, di bugie a Luca per non restare da sola con lui. La notte restava alzata fino a tardi, con la scusa di dover disegnare nuove ambientazioni, cercando invece soluzioni che non c’erano: avendo già un mutuo nessuno le avrebbe fatto, legalmente, un altro prestito. E poi, obiettivamente, lei sarebbe stata incapace di sostenere quell’ulteriore spesa fissa. Era un’irresponsabile, doveva prenderne atto.
E doveva anche trovare il coraggio di raccontare tutto al marito.
Senza quasi rendersene conto iniziò a immaginare una via di fuga, avrebbe potuto sparire per sempre dalla vita del consorte e lasciargli la possibilità di vivere una vita normale. Gli scrisse anche una lettera d’addio.

Caro Luca,
lascio a te il mio ultimo saluto, perché sei tu la persona che ho ferito di più. Forse ferire è anche poco per descrivere le sofferenze che ti ho causato.
Sappi però che ti ho sempre amato.
L’unica cosa salda in me è sempre stato il cuore, pieno d’amore per te.
In questi anni di vita insieme mi hai donato tanta felicità, ma solo adesso ho capito quanto io sia stata stupida. Non era certo invidia la tua, o gelosia, quando contestavi le mie spese folli per il gioco. Soltanto lungimiranza, e saggezza. Che io non ho saputo apprezzare.
Fino ad oggi.
Ho finalmente compreso quante cose ti ho negato e quanto tu possa esserti sentito rifiutato nel mio respingere il tuo desiderio di avere un figlio.
Non era colpa tua amore, ma solo mia. E della mia immaturità.
Sono cresciuta di colpo qualche ora fa, quando mi sono resa conto che giocarmi tutti i risparmi è stata una pazzia.
Volevo farti una sorpresa, guadagnare tanto da permetterci una crociera per il nostro anniversario.
Volevi tanto vedere i fiordi norvegesi e io volevo regalarteli, ma ho sbagliato completamente strada. Come al solito cercavo di percorrere la più corta, senza accorgermi dei pericoli o evitando di riconoscerli.
Non ti lascio con debiti da pagare soltanto perché avevo troppo paura degli strozzini, non ho chiesto prestiti, ma ti ho tolto ogni cosa.
Ho sbagliato tutto con te, perdonami se puoi.
Accetta questo gesto come un mio modo per chiederti scusa e liberarti da quella fonte inesauribile di guai che sono stata e continuo a essere, per te.
Elena.

Leggere quelle parole, nella grafia rotonda e infantile che ben conosceva, fu uno choc profondo. Non voleva credere a quella lettera. Un addio. Elena voleva lasciarlo.
Ma in che modo?
Porsi quella domanda, come una doccia fredda improvvisa, lo riportò alla realtà. Aveva sicuramente ancora un po’ di tempo per trovarla e salvarla dalla sua follia.
Lo scritto faceva pensare a un atto inconsulto, non credeva che volesse semplicemente lasciarlo, in quel caso sarebbe partita e basta, magari salutandolo per telefono. No, quello era un addio disperato.
L’amava molto, ma sapeva che non era una persona forte, lo testimoniava il fatto che in tanti anni e nonostante le tante difficoltà non aveva mai smesso di scommettere e giocare, anche i soldi che non aveva. E, infatti, anche quell’ultima idea, assurda, proveniva dal problema del gioco.
Non aveva mai amato il dolore, quindi avrebbe sicuramente scelto un metodo dolce e quasi inconsapevole di morire.
Dato che non lo aspettava per cena, ma c’era la sua borsa lì nell’atrio, doveva essere uscita soltanto per una commissione veloce.
Sì, doveva essere andata in farmacia per procurarsi l’arma; sicuramente la risposta era un avvelenamento, da medicinali, in modo da andarsene dormendo.
Meglio occultare tutte le tracce del suo ritorno anticipato e della sorpresa che le aveva preparato. Avrebbe atteso ben nascosto il suo ritorno, per fermarla all’ultimo istante. Senza farle capire che sapeva della sua disperazione e spingerla verso qualcosa di peggio, a cui lui non avrebbe potuto rimediare.
Frugando nella borsa alla ricerca di una spiegazione trovò una ricevuta del botteghino ippico e svariati biglietti della lotteria e anche di vincita istantanea. Ma nessuno era stato controllato.
Doveva essere stata in stato di choc da due giorni, secondo la data sulla ricevuta.
Uno strano impulso lo indusse a prendere una moneta e grattar via la polvere dorata dai biglietti, un sorriso speranzoso gli illuminò il volto: avrebbero festeggiato alla grande dopo averla fatta rinsavire.

Appena rientrata in casa Elena vide la lettera di addio a Luca sulla sua borsa nell’atrio, doveva metterla bene in vista per il marito, in modo che la leggesse prima di trovarla in camera.
Poi con una bottiglia d’acqua e le pillole si mise a letto. Doveva prenderle tutte insieme? Beh visto che il suo obiettivo era morire non c’era il pericolo di un sovraddosaggio.
Era pronta, con le pillole in mano e la bottiglia aperta, quando una mano la scosse facendo cadere tutto sulle lenzuola.
Gli occhi velati di lacrime ci mise un po’ a distinguere il volto amato che la osservava da vicino.

«Luca che ci fai qui?» gli chiese tra i singhiozzi.
«Sono tornato prima, volevo farti una sorpresa e invece l’hai quasi fatta tu a me, Amore» le disse accorato. «Non avrai davvero pensato che mi fossi dimenticato il nostro anniversario? Anche se credo fosse più opportuno picchiare me che fare del male a te stessa, in quel caso.»
Elena lo guardò sconcertata, non riusciva a comprendere. «Tu hai… beh… sicuramente tu…» balbettò insicura. «Insomma, avrai letto la lettera, no? Altrimenti come fai a sapere cosa volevo fare? Quindi saprai anche la causa?» lo guardò sospettosa. «Come fai a scherzare?»
«Sì, so tutto. Il primo obiettivo era fermarti, poi arrestare le tue lacrime. Ti voglio lucida, devi comprendere bene quello che ti dirò.» Considerò il silenzio di lei una buona risposta e riprese: «Prima di tutto vorrei annunciarti che non abbiamo perso tutto, anzi. Anche se questo non vuole essere un invito a perseverare nel gioco d’azzardo, questa volta hai fatto un buon affare.» Sorrise alla sua faccia sconcertata. «Eri talmente depressa da non aver controllato i gratta e vinci. Abbiamo vinto cinquemila euro.»
«Non ci credo» lo interruppe lei in un sussurro.
Luca le riversò in grembo i biglietti vincenti, poi continuò il suo discorso, in tono molto più serio: «Tesoro, questa storia deve finire, ti fa solo male. Cerca di crescere e vivere il gioco solo come un divertimento e non un’ossessione. Un divertimento saltuario» puntualizzò severo. «Non mi piace fare il despota, ma credo sia giunto il momento di cambiare vita e magari anche il nostro rapporto. Voglio una famiglia vera, la voglio con te, ma desidererei tanto che la volessi anche tu.»
Elena si sforzò di parlare, anche se aveva la bocca asciutta e la lingua intorpidita.  «Tesoro mio, non so dirti quanto ti amo, ma ogni giorno mi dimostri nuovamente che non merito il tuo amore, né il tuo cuore buono… e nemmeno te.»

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Libera Schiano Lomoriello vive a Bacoli (Napoli) e lavora come docente in una scuola secondaria di primo grado.

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1 Commento

  1. 15 settembre 2016 at 12:05 — Rispondi

    Racconto molto carino e ben scritto.
    Un tema ‘pesante’ come quello della dipendenza dal gioco, che qui non pesa affatto.
    Brava Libera!

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