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Pensieri Sparsi: I nomi dei personaggi, di Fabrizio Colonna

I nomi dei personaggi? VI AVVERTO CHE NON SARÒ SERIO.

Facciamo un giochino, ora vi dirò qualche nome:

-Geralt di Rivia
-Artemis Entreri
-Jon Snow
-Tonio Fortebracci
-Susumu Kodai
-Cloud Strife
-Eren Jaeger

Cos’hanno in comune? Secondo me che sono assurdi, a parte il vice comandante della Yamato, che è ovviamente giapponese. Eppure sono noti nei rispettivi settori (romanzi, videogame, manga e… ehm, fiction). Cioè, parliamoci chiaro: Tonio Fortebracci è proprio un nome del c***o, è evidente che nelle intenzioni del malato di mente che l’ha partorito dovesse trasmettere mascolinità. Che poi mezza Italia lo sfotta, pazienza.
Però è riconoscibile, in quanto assieme agli altri è parte di una saga di successo.
Come se li sono inventati?

Il guaio dei nomi è che sembrano belli a chi li inventa, poi però passano in mano altrui e ci si scontra con la dura realtà. I peggiori, quelli più improbabili, sono nei fantasy. Molti, me compreso, usano applicazioni informatiche per generare i nomi, e in molti non si curano che facciano pure abbastanza pena.
Facciamo una prova, che di generatori online ce ne sono parecchi (anche per pornostar):

Blertaugh
Onvesdan
Ybeli
Dibanend
Dra’unt
Urnor
Urnseror
Lor’ang

A parte Urnor che è l’unico pronunciabile, il resto viene da un generatore online. Una persona sana di mente ha una lista davanti, sceglie e prende spunto, magari modificando. L’Autore Malvagio li prende così come sono (e quanti ne ho visti), gettando le basi per il crollo della civiltà umana.
Quando leggevo certe robe da ragazzino ignorante del mondo, l’universo e tutto quanto, già mi chiedevo che si fumavano certi scrittori. Prova a pronunciarlo, dico, prova a dire ‘Blertaugh’. Dai, fallo! Maledetto.
Poi ci si mettono gli anglofoni, quelli del Maximus Smith, Johnny Deep, con buona pace di Caroline Lamaruska, che prova a essere russa (ma non lo è, se sapete come funziona).

Allora.
Cari amici autori/scrittori/amanuensi, lo vogliamo provare a leggere quel nome? Ditelo a voce alta, chiamateci il cane o il canarino, sentitelo echeggiare nelle Trombe di Eustachio e ditemi se vi sembra ancora una bella idea. Poi leggetelo a qualcuno, marito, moglie e figli che non vi rivolgeranno più la parola, chiedete loro di ripetervelo, magari in una frase: Onvesdan porta il cane Lor’ang a fare pipì.
Non è che tutti possiamo inventarci un Legolas o un Bart Simpson (che comunque mi incarta la lingua).
Drizzt Do’urden. Drizzt Do’urden. Ecco. Chi non conosce Drizzt Do’urden? Quando giocavo a Diablo 2 avevamo un compare di clan che usava questo nick. I momenti in cui ci si incontrava dal vivo e lui non c’era partivano gli sfottò. Ma è Drizzt Do’urden! Il famoso elfo scuro! Sì, ma è anche un nome del cavolo che, in virtù del successo di una saga, oggi nessuno ha il coraggio di dirgli che è penoso. I più lo chiamano Drizzt e basta. Ma Drizzt Do’urden è brutto. Però è famoso, l’ha creato R. A. Salvatore e giù il cappello. Ha avuto culo, posso dirlo? Culo perché l’editore non gli ha detto che faceva pena, tanto R. A. Salvatore era bravo, ha fatto belle cose e si chiude un occhio.

Ma tu, Ciro Camporella, autore emergente, non sei R. A. Salvatore. Non mi puoi fare Dra’unt e dire che è figo. Come lo pronunci? Cosa ti resta nella zucca dopo che lo hai letto? Lo vogliamo fare un nome che almeno si possa ricordare?
Va bene, Ciro non vuole fare fantasy, gli piacerebbe un bel romanzo ambientato in Russia, così chiama la protagonista Svetlana e per cognome, visto che gli piacciono quelli altisonanti, le dà Petrov.
Solo che Svetlana Petrov è sbagliato.
Perché?
Perché, essendo femmina, ci devi mettere la ‘a’ alla fine, quindi sarà Petrova. Si tratta di un esempio semplicistico, ma che mi permette di arrivare al punto: quando crei un nome che dovrebbe essere plausibile, devi sapere come fare. Non puoi assemblare un nome che sembri cinese, o lo è o non lo è. Puoi cercare e combinare i nomi e i cognomi più usati di un certo paese e renderli plausibili, poiché sono veri. Pronunciali, senti il loro suono.
E quelli italiani? Mario Rossi no, ma manco il vicino di casa, che poi ti denuncia. A parer mio vale sempre la regola della pronuncia: come suona? Pare normale e non stupido? Possiamo ricordarlo, o dopo una pagina l’abbiamo perso?
A non stare attenti, rischiamo di trovarci un altro Tonio Fortebracci. Ma anche no, grazie.

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