CinemaRecensioni

Pasolini, di Alessandro Ceccarelli

“Bisogna essere forti per amare la solidudine.
La droga viene a riempire un vuoto causato dal desiderio
di morte e che è dunque un vuoto di cultura.
La mia indipendenza, che è la mia forza, implica
la solitudine, che è la mia debolezza”
(Pier Paolo Pasolini)
Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario
dalla sua morte brutale e violenta, eppure la sua opera così sofferta,
profonda, illuminante, è amata e presa ad esempio dagli intellettuali
contemporanei e dalle giovani generazioni.

Pier Paolo Pasolini è una delle figure più importanti dello
scorso secolo. Artista poliedrico ed eclettico (romanziere, poeta, linguista,
saggista, regista teatrale, cinematografico e giornalista) è ricordato per il
profondo impegno civile e politico, una vera eccezione nel panorama
italiano. 
Ultimamente anche un raffinato e complesso regista statunitense
che da tempo vive in Italia ha diretto un film sulla figura di Pasolini. Il
cineasta newyorchese Abel Ferrare grazie alla ‘maschera’ di Willem Defoe ha
rappresentato l’ultima fase della sofferta vita del poeta, scrittore e regista
italiano in una pellicola difficile e controversa.
Probabilmente solo Leonardo Sciascia ha combattuto battaglie
culturali simili a quelle del collega bolognese.
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo del 1922 da un
severo ufficiale dell’Esercito e da una dolcissima maestra. A causa della
professione del padre, la famiglia si sposta prima a Belluno e poi a Casarsa in
Friuli. L’infanzia in questa regione sarà importante per la sua formazione
culturale. Torna a Bologna per frequentare con ottimi voti il liceo Galvani.
Sempre nella stessa città si iscrive alla Facoltà di Lettere. E’ molto
interessato alla filologia romanza e all’estetica delle arti figurative. Sempre
in questo periodo si avvicina al cinema grazie alle proiezioni del regista
francese Renè Clair. Nel 1941 in vacanza con la famiglia a Casarsa, il giovane
Pier Paolo scrive le prime poesie. Nel 1945 si laurea nonostante l’Italia sia
un Paese di macerie e di lutti. Il fratello maggiore, Guido, partigiano, è
catturato e ucciso a Porzus da miliziani comunisti. Fu uno choc per il giovane
Pier Paolo e per la sua famiglia. Nel 1947 si iscrive al Partito Comunista di
Palmiro Togliatti. La sua attività letteraria si fece sempre più intensa.
In quel periodo Pasolini pubblicò “Diarii” (1945),
“Pianti”(1946), “Dov’è la mia patria”(1949).
Nel 1949 il poeta venne espulso dal partito per la sua
omosessualità. Il rapporto con il Pci fu sempre sofferto e conflittuale anche
se lo scrittore si definì sempre un marxista.
Nel 1950 Pasolini si trasferisce a Roma con la madre. Ha trovato
un lavoro come insegnante in una scuola dell’estrema e degradata periferia
romana. L’impatto con la dura vita dei nuovi quartieri dormitorio, costruiti in
fretta e senza nessun criterio urbanistico, fu alquanto difficile per il
giovane intellettuale. Tuttavia il nuovo decennio è fertile per la sua
poliedrica creatività. In questi anni si afferma definitivamente come uno dei
giovani più stimolanti e promettenti del panorama culturale del dopoguerra.
Nel 1954 pubblica “La meglio gioventù” che ebbe un notevole
successo di critica. L’anno seguente scrive il suo primo romanzo, “Ragazzi di
vita”, una sorta di “manifesto” antropologico della dura realtà dei giovani
delle periferie romane. Con questo straordinario libro iniziano i guai
giudiziari dello scrittore. In Italia si parla per la prima volta della
prostituzione maschile. E’ uno choc culturale. Pasolini è messo all’indice
dalla Chiesa. L’Italia bigotta “rifiuta” la dura verità raccontata da un
personaggio così scomodo. Sino alla sua tragica morte, la vita di Pasolini sarà
giudicata, sezionata e condannata dal moralismo imperante nella società
italiana. L’artista è stato quotidianamente “messo al rogo” da chi non voleva
vedere le contraddizioni del capitalismo italiano del dopoguerra, da chi era
miope nei confronti degli scempi delle nuove periferie urbane che crescevano a
dismisura. Secondo il poeta l’industrializzazione selvaggia stava distruggendo
l’identità culturale italiana.
Pasolini prosegue con la sua attività e nel 1957 pubblica il suo
capolavoro poetico “Le ceneri di Gramsci, la religione del mio tempo”. Nel 1959
è la volta del suo secondo romanzo, “Una vita violenta”. Lo scontro e l’odio
nei suoi confronti si fa sempre più aspro. Il Paese non accetta il modo di
Pasolini di descrivere la realtà. Sono gli anni del boom economico e anche le
fasce più povere sembrano finalmente poter accedere al consumismo.
Nel decennio successo, Pier Paolo Pasolini abbraccia il cinema:
ogni suo film sarà un vero e proprio pugno allo stomaco degli italiani.
Nel 1961 esce “Accattone”, un film tragico, angosciante e
straordinariamente realista. Per l’Italia è un trauma. E’ condannato dalla
magistratura e perseguitato dalla censura.
L’intellettuale non si tira indietro e nel 1962 gira “Mamma
Roma” con Anna Magnani. Le polemiche e le critiche furono aspre e durissime.
Nel 1963 girò il documentario “Comizi d’amore”, una
rivoluzionaria inchiesta antropologica e sociologica sul rapporto tra i giovani
e il sesso. Il culmine delle polemiche è raggiunto con “Il vangelo secondo
Matteo” (1964), film per il quale Pasolini è condannato per vilipendio alla
religione cattolica. La ricerca cinematografica del regista prosegue con il
controverso “Uccellacci e uccellini”, una sottile e surreale riflessione sul
rapporto tra Pasolini e il partito Comunista. Per il teatro nel 1969 scrive il
capolavoro “Affabulazione”, un testo diventato ‘classico’ nei decessi
successivi. Fonde i linguaggi del cinema e del teatro con “Edipo
re”(1967). 
Nel 1968 esce il film “Teorema”, con Silvana Mangano, tratto dal
suo stesso romanzo. Il film è sequestrato per oscenità. Segue con molto
interesse (spesso critico) il movimento studentesco e scrive numerosi articoli
di analisi sui giovani della fine degli anni Sessanta.
Il nuovo decennio vede sempre il suo impegno per il cinema con
“la trilogia della vita”: “Il Decamerone” (1971), “I racconti di
Canterbury”(1972) e “Il fiore delle mille e una notte”(1974). Ancora una volta
la censura perseguita il regista. Nel 1972 pubblica “Empirismo ermetico”, una
raccolta di saggi di argomento linguistico su cinema e letteratura. 
La sua ultima pellicola, “Salò o le 120 giornate di
Sodoma” (1975) sarà ricordata come quella più controversa e soprattutto come
uno dei film più scioccanti della storia del cinema italiano. E’ immediatamente
bocciato e sequestrato dalla censura. Solo nel 1991 gli fu riconosciuta la
“piena dignità artistica”. Sempre nel 1975 pubblica “Scritti corsari”, la
celebre raccolta di saggi e articoli.  Al centro della riflessione di
Pasolini è sempre la società italiana con i suoi mali, contraddizioni e
angosce. Pasolini riesce ad esprimere, con grande chiarezza e senza
fraintendimenti, tesi politiche di grande attualità, con uno spirito critico
raro e profondo, e trattando tematiche sociali alla base dei grandi scontri
culturali dell’epoca come l’aborto e il divorzio. “Salò” e “Scritti corsari”
furono il testamento spirituale e intellettuale di Pier Paolo Pasolini. Il suo
ultimo articolo “Io sono contro l’aborto” è pubblicato dal Corriere della sera
il 19 gennaio 1975. La notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 è letteralmente
massacrato in una zona degradata dell’idroscalo di Ostia. Il brutale omicidio
di Pier Paolo Pasolini, non sarà mai totalmente risolto e chiarito.
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