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Parlando di “Sirena all’orizzonte”: Amneris Di Cesare

Ho chiesto ad Amneris Di Cesare di parlarci del suo romanzo, appena pubblicato, e lei non si è fatta pregare (una pistola puntata alla tempia è sempre un ottimo incentivo).

Sirena all’orizzonte è stato il mio primo romanzo.  Il primo che io abbia mai terminato di scrivere, con tanto di parola “Fine”. Altri giacciono incompiuti – e forse mai vedranno la luce – nel mio HD, ma Sirena è stato un amore folle, incontrollabile, una sorta di “trance” che mi impediva di smettere di pensare ai personaggi, parlare, interagire, litigare persino con loro.

Io amo scrivere di sentimenti. Se non c’è una storia d’amore, anche solo imbastita, all’interno del romanzo che vorrei scrivere io stessa, non mi diverto al punto da accettare la disciplina che lo scrivere comporta. E Sirena trasuda storie d’amore da tutti i pori.

I romanzi che fino a ora ho scritto e che ho pubblicato avrebbero dovuto essere semplicemente racconti brevi. Tutti e tre sono nati in questo modo. Un racconto che non mi riusciva bene. Un personaggio o più che avevano molte più cose da raccontarmi di dieci semplici cartelle dattiloscritte.

Sirena all’orizzonte doveva essere solo la storia, breve, di un ragazzino desideroso di innamorarsi e di scoprire “come si sta quando si è innamorati persi”. Ma da quella domanda che fa Marco ai suoi compagni di viaggio e di vacanza sono nate così tante risposte, ognuna diversa dall’altra a seconda del personaggio che la dava, che ho dovuto accettare l’idea che da racconto avrei dovuto scrivere un romanzo.  E così, alla storia di Marco si sono intrecciate quelle di Luisa, misteriosa e ombrosa, Cecilia, la “sirena dello scoglio” che trattiene i tre ragazzi sulle rive della Calabria senza farli più partire per altre mete vagabonde, e quella di Marco, di Federico e Gaetano. Cinque storie tutte annaffiate dalla musica disco dell’estate 1984.

Gli anni ’80 sono gli anni che più sento ancora vivi sulla mia pelle. Erano gli anni del “tutto è possibile”, della “Milano da bere”, dei sogni che si tramutavano in realtà. Erano anni di grande libertà di costumi e allo stesso tempo di grande timidezza e pruderie. Anni in cui si sperimentava, si osava, ma sempre con un pizzico di senso di colpa, di voglia di preservare un po’ di quell’innocenza che l’educazione puritana delle mamme e delle nonne ci aveva inculcato così bene. Anni in cui l’amore si scriveva ancora con la A maiuscola. E sono gli anni in cui i “miei ragazzi”, tre uomini e due donne, vivono le loro illusioni e le loro passioni, bruciandole in un mese afoso e torrido come il mese di agosto.

Sirena ha avuto una sua storia personale: inviata a tanti editori, è stata sempre rigettata, con però grandi complimenti. Uno in particolare, da uno scrittore famoso che mi disse “E’ un’ottima opera prima”. Poi vinse un premio letterario, “Cercasi Jane”, indetto da una piccola Casa Editrice: primo premio e pubblicazione. La piccola – ma serissima – casa editrice NOEAP chiuse i battenti solo un anno dopo l’uscita del libro e ritornai in possesso dei diritti d’autore. Non senza aver prima ottenuto un dignitosissimo secondo posto al Premio Magiche Rose al DeeCon15 di Fiuggi nel 2013. Insomma, questo romanzo che nessuno sembrava prendere davvero sul serio, in fondo ai lettori piaceva e riceveva anche prestigiosi riscontri.

E poi l’incontro con Amarganta, piccola, giovane e freschissima realtà editoriale che sa cogliere il succo vero e gustoso dei libri di esordienti ed emergenti di nicchia. Il libro esce in ebook, formato snello, veloce, e ultimamente davvero al top nel gradimento dei lettori voraci. E il mio augurio è quello che la storia – le storie – di questa Sirena ammaliatrice e dei suoi uomini stregati possa arrivare lontano e raccontare anche ad altri le sue inebrianti avventure.

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