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Ombre di vetro, di Fabio Mundadori – Prima nazionale

La Ubik Irnerio di Bologna è gremita per la ‘prima’ bolognese di Ombre di vetro, il nuovo romanzo di Fabio Mundadori (Damster Edizioni, Collana #comma 21, febbraio 2018): tanti lettori e molti amici. Colleghi, anche: Lorena Lusetti, Gianluca Morozzi, Cristina Orlandi e, naturalmente, Luca Occhi e Chiara De Magistris a presentarlo. Tutti cordiali e partecipi.

Su suggerimento appunto di Luca Occhi, si parte con una lettura. La sempre brava Debora Pometti, accompagnata dalle sottolineature musicali di Romano Romani, ci conduce dal clima gioioso di una visita ostetrica, gli ultimi giorni impazienti di una gravidanza tanto desiderata, al silenzio di un quartiere residenziale dove poco dopo quella stessa donna viene aggredita da un assassino che le ruberà la felicità di dare alla luce sua figlia.

Debora Pometti accompagnata alla chitarra da Romano Romani

È il 1986 e Loredana Lenzi è la prima vittima di un killer malvagio che si accanisce su donne in attesa e le uccide brutalmente, privandole del feto.

La prima domanda è di Luca Occhi, curioso di sapere com’è stato il lavoro di stesura del romanzo, trama complessa e agghiacciante efferatezza del modus operandi. Fabio ammette un percorso difficile, da attribuirsi però più alle problematiche della sua professione di esperto di sicurezza informatica che non agli ostacoli narrativi.

Luca gli fa notare che dei quattro romanzi pubblicati fin qui, due hanno per protagonista il commissario Luca Sammarchi (Occhi viola, Ego Edizioni, 2012; Dove scorre il male, Damster Edizioni, 2015) e due, in perfetta par condicio, l’ispettore poi commissario Cesare Naldi (L’altra metà della notte, Damster Edizioni, Collana #comma21, 2017, e il qui presentato Ombre di vetro), benchè Sammarchi sia comparso in un breve cameo anche ne L’altra metà della notte (ndr), quasi un passaggio di testimone tra investigatori. A quale protagonista Fabio Mundadori è più legato? L’autore ammette che Naldi è piaciuto molto, forse perché più tormentato e partecipe di un momento storico, la strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna, che ha cambiato la sua vita come quella di tanti sopravvissuti. Nel romanzo precedente, appunto, Naldi lasciava una storia in sospeso. Accade di sovente che il personaggio continui a vivere dopo la parola fine, anche se non sempre l’autore decide di raccontare la storia lasciata in sospeso.

Chiara De Magistris ricorda poi che i due romanzi di cui è protagonista Cesare Naldi hanno per sottotitolo una frase che riguarda Bologna: Bologna non uccide, il primo, Bologna non muore mai, Ne L’altra metà della notte. Fabio Mundadori chiarisce di aver voluto sottolineare la capacità di reazione di una città, piegata dal terrorismo più brutale, ma non vinta. In Ombre di vetro, invece, il killer sopprime le vite prima che vedano la luce, in ciò intendendo distruggere proprio la speranza. Bologna non ci sta a morire e dunque combatterà e avrà ragione dell’assassino.

Chiara De Magistris, Fabio Mundadori e Luca Occhi

Luca Occhi si collega al concetto, sottolineando che Bologna è non solo sfondo del racconto, ma anche grande protagonista, come del resto accadeva per il romanzo precedente. Fabio Mundadori annuisce, evidenziando però una marcata differenza di sfumature rispetto a L’altra metà della notte: in quel caso, Bologna campeggiava attraverso i suoi cittadini, annichiliti dalla violenza eversiva e incapaci di dimenticare; in Ombre di vetro sono piuttosto i suoi luoghi a sottolineare l’azione, palcoscenici ideali al momento narrativo.

Un esempio perfetto viene offerto dalla successiva lettura: due runners (‘Nike nere con baffo rosso’ e ‘Adidas blu’), disegnati con i colori accesi di un qualunquismo ostile e razzista, scoprono il cadavere di Loredana Lenzi riverso sui gradini della ex chiesa di Santa Lucia, quasi un altare che sorregge la vittima sacrificale.

A questo punto è d’obbligo per l’autore concedere qualcosa della trama, senza svelare troppo: l’azione si svolge tra il 1986, allorché un assassino seriale soprannominato Mammona rapiva donne incinte e le uccideva privandole del feto, e un presente in cui il killer sembra aver fatto ritorno. Mundadori racconta con maestria quelle due immagini di Bologna, i luoghi di allora che oggi sono scomparsi o resi irriconoscibili, la città della sua giovinezza. Due piani temporali, come peraltro accadeva ne L’altra metà della notte, due investigatori: nel 1986 l’allora ispettore Cesare Naldi, nel frattempo cacciato dalla polizia e divenuto investigatore privato, e oggi l’odioso commissario Malerba, che non riesce a venire a capo dell’indagine e avrebbe bisogno dell’aiuto dell’ex collega.

Chiara De Magistris sottolinea la presenza importante della donna nel romanzo: le vittime sono tutte donne in attesa di un figlio: alcune lo desiderano molto, altre si trovano invece ad affrontare una gravidanza capitata per caso. Mundadori avvalora l’osservazione aggiungendo la significatività della componente emotiva. Quelle donne vengono rapite senza sapere il perché, mentre sono al culmine della felicità,  e capiranno la ragione distorta dell’assassino solo quando si troveranno al suo cospetto, scoprendo in un atroce istante che perderanno il figlio e ogni speranza.

Luca Occhi vuole poi sapere quale sia stato lo stimolo a una storia del genere e l’autore risponde che l’idea di base gli è venuta, appunto, al contrario: qual è il mezzo più radicale per privare la vittima di ogni speranza? Sottrarle due futuri: il suo e quello del figlio tanto atteso. Mundadori ammicca, aggiungendo che la frase riportata nella quarta di copertina è profondamente rivelatrice.

Luca Occhi torna poi a focalizzare l’attenzione sui personaggi: il commissario Malerba odioso lo è almeno quanto il vice questore Silvia Severi, figura femminile creata con una ben definita funzione, ma che ha poi preso un altro percorso nello sviluppo del racconto. Come spesso accade ai protagonisti, aggiunge Fabio.

Segue una terza lettura che evoca una potente figura femminile alle prese con ricordi e ossessioni che non l’abbandonano, richiamati dalla furia degli elementi e infiammati da una notte d’insonnia.

Chiara De Magistris insiste sul ruolo delle donne che partono in sordina per poi acquistare un ruolo di primo piano. Così accade anche per Cristina Colombo, collaboratrice di Naldi nel romanzo precedente e già allora divenuta sua compagna di vita. Mundadori aggiunge che in Ombre di vetro Cristina acquista un rilievo ancora maggiore, finendo per rappresentare l’elemento di stabilità per Naldi che, cacciato dalla polizia, ora fa l’investigatore privato e ha perso le consuetudini di una vita. Naldi sembra ora guarito dalla sindrome post traumatica in cui era caduto dopo aver assistito alla strage del 1980, che aveva finito per privarlo del sonno regalandogli in compenso una straordinaria lucidità deduttiva che si accompagnava alle notti di veglia. Qualcosa però nel nuovo romanzo minerà la stabilità così faticosamente raggiunta ma, da un evento in apparenza solo negativo, lo condurrà alla risoluzione dell’indagine. Come i supereroi dei fumetti, anche Naldi finirà per trasformare una maledizione in una risorsa. Ombre di vetro, rivela il suo autore, è il secondo capitolo di una trilogia dedicata a Bologna, che ha in Naldi il suo protagonista seriale.

Luca Occhi gli chiede che cosa pensi il commissario Sammarchi di Naldi, che ha finito per rubargli la scena, ma Mundadori lo tranquillizza: c’è un’altra storia già pronta anche per lui, deve solo essere scritta. Aggiunge poi con sorriso sornione che una storia andrebbe regalata anche a Mascotte, personaggio forte di Dove scorre il male.

Chiara De Magistris osserva che un altro personaggio presente, seppure in un ruolo di secondo piano, ne L’altra metà della notte viene ripreso anche qui, ottenendo un certo riscatto: Rino, un internato a Villa Viola, che in quell’occasione prestava a Naldi un aiuto determinante, torna anche in Ombre di vetro e lo aiuta di nuovo. Per riconoscenza, perché Naldi allora gli aveva dato credito e lui ora sta riabilitandosi verso la normalità, affrontando un serio programma di recupero.

Sta poi al pubblico rivolgere qualche domanda all’autore.

Si può sospendere un personaggio seriale e poi riprenderlo, senza annoiare il lettore? Certo che sì, basta tacere alcuni elementi per poi svelarli nel romanzo successivo.

Come si sviluppa la scrittura di tensione? Le tre letture ne sono un esempio indicativo: partendo da una condizione di apparente serenità o normalità e conducendo il lettore verso un evento che ne stravolge il senso, trasformandola in angoscia o addirittura orrore.

Luca Occhi pone poi una domanda classica: quanto c’è di Fabio Mundadori in ogni suo personaggio? L’autore finisce per raccontare sempre se stesso, anche se distribuisce i propri elementi caratteriali o esperienze di vita tra tante figure, non certo in una sola.

Per finire, Luca Occhi sottolinea gli ottimi risultati di critica e di vendita, raggiunti in un anno e mezzo da #Comma 21, la collana di Damster Edizioni di cui Fabio Mundadori è direttore editoriale. Questi senza incertezze ne attribuisce il merito alle storie, nate per essere lette e non per essere vendute, e alla validità dei loro autori, selezionati con acume da Chiara De Magistris.

Una presentazione nata e condotta in un clima di viva cordialità non può che concludersi in modo conviviale: un simpatico aperitivo offerto come di consueto dalla libreria Ubik Irnerio.

 

Pubblicazioni di Fabio Mundadori

Libri
2010 – Io Sono Dorian Dum – racconti -Ego edizioni
2012 – Occhi Viola – romanzo – Ego edizioni
2015 – Dove scorre il male – romanzo – Damster edizioni
2016 – L’altra metà della notte (Bologna non uccide) – romanzo – Damster edizioni

Racconti
2006 – Eroi – Antologia Premio Letterario Ieri Oggi e Domani – Comune di Fondi
2008 – Notti di Luna Iena – Antologia Giallolatino 2008 – Ego edizioni
2009 – Quartana – I Duri della Palude Giallolatino 2009 – Ego edizioni
2009 – Vivi da uomo – Raccorti sotto l’albero – Ego edizioni
2009 – Il Faro – Antologia Virtù e Peccato – ArpaNet editore
2010 – Bassa Marea – Antologia criminale 2010 – Prospettiva edizioni
2011 – L’eterno presente – 33 salti nella storia – AndromedA/Provincia di Latina
2011 – Tabula rasa – 33 salti nella storia – AndromedA/Provincia di Latina
2011 – La Tigre: il ritorno – I Duri di Mompracem – Ego edizioni
2011 – FB – Antologia criminale 2011 – Prospettiva edizioni
2013 – L’ultimo Natale – 365 Racconti di Natale – Delos Books
2014 – L’isola – 365 Racconti d’estate – Delos Books
2014 – La Cena – Antologia Sapori – Smart edizioni
2014 – Cose che non sai di sapere – Antologia Giallolatino 2014 – Ego edizioni
2014 – Vivi da uomo (versione 2014) – Dritto al cuore – Galaad edizioni
2014 – Penelope Pickwick e il caso del licantropo albino – Antologia Giallolatino 2014 – Ego edizioni
2014 – L’eterno presente (versione 2014) – Antologia Parole di Pietra – Smart edizioni
2014 – Non svegliarmi – Antologia Esperienze in giallo 17 – Esperienze
2015 – Il segreto dell’acqua – Antologia Crimini sotto il sole – Novecento Calibro 9
2015 – Press start to play – Antologia Fino alla fine Delitti in rossoblu – Damster edizioni

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Giusy Giulianini

Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna.
Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì?
Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato’.

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