Pensieri sparsi

Nhavi, racconto spin off di Endora

Fernanda Romani ci aiuta a rientrare nei ranghi, dopo la pausa estiva, con un racconto spin off della Saga di Endora.
Seguiamola e leggiamo che cosa accade a Nhavi, giusta al suo quattordicesimo compleanno.

La villa si ergeva in fondo al viale, dipinta di una tonalità di lilla talmente chiara da far pensare che si trattasse di un bianco innaturale.
Mentre l’ampio portone veniva richiuso dietro di lui, Runio spronò il mustano lungo la via alberata, gettando solo un rapido sguardo ai giardinieri, occupati a strappare qualche filo d’erba estraneo dalle aiuole fiorite che impreziosivano i sentieri del piccolo parco.
Arrivato davanti all’ingresso, scese da cavallo e lo lasciò nelle mani di un servo subito accorso.
Runio non era abituato a essere trattato così, non a Endora, dove gli Aldair come lui non erano guerrieri, ma solo mercenari sessuali da poco prezzo.
Stringendo in mano il bastone tribale, salì i pochi gradini della larga scalinata che conduceva alla porta di legno chiaro, decorata da gigli bianchi e fregi rosso cupo. La vide aprirsi prima ancora di accennare il gesto di bussare ed entrò, confuso da quella situazione di cui non conosceva il motivo, anche se un preciso sospetto gli stava attraversando la mente.
Seguì la domestica che gli faceva strada verso il piano di sopra, mettendo da parte la sensazione di essere capitato in una gabbia dalla quale nessuno lo avrebbe tirato fuori. Ormai era abituato a quel senso di oppressione, che si impadroniva di ogni Aldair nei dieci anni in cui era costretto a prestare servizio nel regno di Endora. Bisognava imparare a conviverci, nella speranza di tornare a casa vivo, un giorno.
Venne condotto davanti a una porta che dava sul lungo ballatoio, delimitato da una balaustra di raro marmo blu, e attese di essere introdotto alla presenza di colei che l’aveva mandato a chiamare.

Rainna osservò l’Aldair appena entrato con grande interesse. I rapporti delle sue informatrici dicevano che aveva venticinque anni, ma secondo lei ne dimostrava qualcuno in più. Gli occhi felini screziati di grigio contrastavano in modo splendido con la pelle brunita, superbo retaggio delle antiche pantere di Odi. Non era molto alto, ma i capelli neri, acconciati con la tipica cresta indurita con succo di biancospino, luccicavano come la più raffinata delle sete e gli conferivano una certa imponenza.
Lo guardò farsi avanti, compiaciuta dalle movenze flessuose di quel corpo forte, temprato da un addestramento continuo, al quale gli Aldair non rinunciavano mai, nemmeno durante i lunghi anni in cui erano costretti a servire le donne dell’esercito di Endora.
Rainna conosceva il motto dei giovani che arrivavano dal ducato di Odi per adempiere alla loro secolare punizione: “Un guerriero Aldair è un guerriero per sempre”. Del resto il bastone tribale, intarsiato con cura, che il ragazzo impugnava era il chiaro segno della sua condizione, ambita e irrinunciabile.
− Al vostro servizio, Eccellenza.
Lei gli sorrise da dietro l’ampia scrivania di legno nero.
− Sono lieta di conoscerti, Runio. Vieni pure avanti, siediti.
Il mercenario parve sorpreso da quell’invito, di certo non si aspettava che la Custode dei Confini lo trattasse con tanta condiscendenza. Rainna aspettò di vederlo seduto prima di continuare.
− Ho da proporti un compito piuttosto particolare.
Un guizzo d’inquietudine attraversò lo sguardo del giovane.
− Mi è stato riferito che sei un amante molto abile. Le donne della Quinta Caserma sono molto soddisfatte di te.
La tensione sul viso virile di fronte a lei non diminuì.
Hai già capito che cosa voglio chiederti, vero?
− Le vostre parole  mi onorano.
− Conosci mia figlia Nhavi? È un’allieva della Quinta Caserma.
− Non ho presente questo nome, mi dispiace.
− Non fa nulla. − gli concesse Rainna. − La conoscerai presto. Oggi mia figlia compie quattordici anni.
Volle concedergli anche un sorriso.
− E tu sei il mio regalo per lei.
Vide il viso dell’Aldair irrigidirsi e capì di non essersi sbagliata: il giovane aveva sospettato il motivo della convocazione.
Continuò a sorridere. Sapeva quali argomenti usare per convincerlo.
− Eccellenza, − reagì lui, dopo un primo momento di perplessità − se avete preso informazioni su di me, saprete di certo che non ho alcuna esperienza con le vergini. Posso permettermi di suggerirvi di cercare un uomo che abbia questo tipo di conoscenze?
− Accoglierei volentieri il tuo suggerimento, Runio, − rispose Rainna, decisa a non esagerare con i preamboli, − se la scelta fosse mia.
Gli occhi del mercenario ebbero un guizzo d’interesse.
− Ma è stata mia figlia a fare il tuo nome e io non intendo deluderla.
Lo scrutò, consapevole che, di certo, stava riflettendo nel tentativo di trovare qualche buona ragione per tirarsi indietro senza offendere una donna potente come lei.
Aprì un cassetto sulla destra della scrivania e ne estrasse un sacchetto di pelle che lasciò cadere sul ripiano, facendo tintinnare il contenuto.
− Venti pezzi  d’argento. Anticipati.
Il giovane spalancò gli occhi e deglutì, senza parole.
Lei lasciò trasparire un sorriso appena accennato.
− E, se mia figlia si dichiarerà soddisfatta del tuo operato, ne aggiungerò altri dieci.
Rainna si appoggiò all’alto schienale della sedia.
− È un ottimo compenso, quasi da libero amante. Un mercenario dell’esercito non vedrà mai una tale cifra.
Il volto di Runio aveva ormai superato lo sconcerto. Stava di nuovo riflettendo, ed era evidente che l’avidità non era ancora riuscita a prendere il sopravvento.
− E se vostra figlia non si dichiarerà soddisfatta?
Lei trattenne un sospiro.
− Se questo accadrà ti chiederò di restituirmi il mio denaro. Non ci saranno altre conseguenze.
Non ricevendo alcuna risposta, si sporse in avanti, poggiando i gomiti sul tavolo, e lo fissò negli occhi.
− Ascoltami. Ho altre cinque figlie e conosco i problemi delle vergini. A ognuna ho procurato il suo primo amante e ricordo bene quale di loro ha provato dolore, quale ha sanguinato e chi è uscita dalla camera da letto con gli occhi che brillavano. Non sono una di quelle madri che fanno frustare il primo amante della figlia  perché non è riuscito a evitare un po’ di dolore e un po’ di sangue. Sono cose che fanno parte della natura delle donne.
Si appoggiò di nuovo allo schienale.
− Se Nhavi non si dichiarerà soddisfatta di te, mi restituirai il mio argento. E la cosa finirà lì.
Il ragazzo smise di riflettere.
− Va bene, accetto.
− Benissimo. − replicò Rainna, alzandosi. − Allora possiamo andare.

Si diresse alla porta e appena la aprì si abbandonò a un sorriso. Nhavi era nel corridoio, appoggiata alla balaustra, il volto pervaso dall’ansia.
− Piccola mia! Immaginavo che non ci fosse bisogno di mandarti a chiamare.
Il volto dai tratti fanciulleschi venne percorso da un‘ombra di imbarazzo.
− Madre, perché mi chiami ancora così? Ho quattordici anni, ormai!
Rainna trattenne un nuovo sorriso. Sua figlia aveva ragione. Malgrado la giovane età era quasi alta come lei e la figura slanciata, avvolta nella divisa color marrone bruciato, dissimulava un fisico robusto, frutto dei duri anni di addestramento militare.
− Hai ragione, Nahvi, ma una madre ha bisogno di tempo per abituarsi a certi cambiamenti.
La ragazza non l’ascoltava già più.
Gli occhi verde bosco guardavano dietro di lei, colmi di aspettativa.
Rainna si volse, indicando l’Aldair, immobile nel vano della porta, intento a guardare la giovane con un’espressione da maschio compiaciuto e un po’ sorpreso.
− Runio ha accettato, mia cara. È tutto tuo. Divertiti.
− Bene! − fu la giuliva replica di Nhavi.
Porse la mano al guerriero.
− Vieni! La mia camera non è lontana.
Il mercenario prese la mano e si lasciò trascinare verso il fondo del corridoio, travolto dall’allegra impazienza della ragazzina.
Mentre li osservava, Rainna non poté fare a meno di pensare al giorno in cui la levatrice gliel’aveva messa tra le braccia, piccola e agitata, piena di capelli e ben decisa a non piangere.
Quella minuscola creatura era già diventata una giovane guerriera ansiosa di scoprire il piacere  con il suo primo amante.
− Buon compleanno, Nhavi − sussurrò, avviandosi verso il salottino.

Aveva scelto un libro di poesie, per ingannare l’attesa. Il piccolo salotto davanti alle camere da letto era l’angolo ideale per una madre che attendeva l’esito del primo amplesso della figlia. I suoni provenienti dall’interno della stanza lasciavano ben sperare, ma Rainna sapeva che non era il caso di dare per scontata una conclusione serena per quella prima volta.
Come ogni madre, avrebbe preferito affidare sua figlia a un libero amante, scelto tra i più ambiti della capitale, un uomo addestrato a dare piacere nei modi più raffinati, ma lei non era una di quelle disposte a correre il rischio che rimanesse gravida.  Anche se Nhavi non fosse stata una guerriera, a cui era proibito avere figli prima di una certa età, lei non avrebbe voluto che affrontasse la maternità prima di essere in grado di scegliere con consapevolezza. Aveva sempre disapprovato le donne che incoraggiavano le figlie a diventare madri appena scoprivano il piacere sessuale e tutto questo solo per non adattarsi a usare i mercenari Aldair come amanti.
Sciocche donne piene di boria! Cosa c’è di meglio di un uomo che non può darti figli per vivere la giovinezza?
Le sue riflessioni furono interrotte dal rumore della porta della camera che si apriva. Vide Nhavi uscire con lo sguardo raggiante e correre ad abbracciarla.
− Grazie, madre! È stato bellissimo!- Poi si volse verso la porta, dov’era apparso il guerriero, piuttosto spettinato, ma con un’espressione fiera di sé. − Runio è un magnifico amante!
Rainna, pur sapendo che una quattordicenne non era certo in grado di giudicare il valore dell’arte virile di un uomo, era felice per lei quindi si godette l’abbraccio e assentì.
Poi, preso il sacchetto di pezzi d’argento posato sul tavolino, lo porse al giovane.
− Complimenti,  Runio. Te li sei guadagnati.
L’Aldair li prese chinando il capo.
− Sono lieto di avervi soddisfatta.
Mentre lei suonava un piccolo campanello per chiamare un domestico, Nhavi fissava lo straniero sorridendo.
− Domani in caserma non avrò ore libere, ma dopodomani verrò da te.
− Sarò felice di servirvi di nuovo, mia signora. − rispose lui, con misurata cortesia.
Dopo che si fu avviato dietro il domestico che lo accompagnava alla porta, Rainna  prese sottobraccio la figlia.
− E adesso passiamo al resto. − disse, guidandola verso il pianterreno.
− Il resto? C’è qualcos’altro?

Nhavi, piena di curiosità, si lasciò condurre dalla madre al pianterreno. Non riusciva ad immaginare cos’altro potesse ancora migliorare quella giornata così entusiasmante. Era stanca e indolenzita, ma felice. Ricordava ogni carezza, ogni bacio, ogni sussurro di Runio, impegnato a preoccuparsi di lei, delle sue sensazioni, del suo piacere.
Ora tutto ciò che desiderava era una passeggiata nel parco, assaporare il profumo dei tigli, ascoltare rumori di ali, di piccole zampe che corrono, di insetti che ronzano in cerca di nettare. Voleva perdersi nell’immensità della natura e sognare ogni momento passato in camera da letto, in attesa che passassero i due giorni che la separavano da un nuovo incontro con il mercenario.
Tutte le sue fantasticherie si dissolsero quando si avvide che erano arrivate alla sala d’armi.
− Madre… − mormorò, stupita, mentre entravano nell’ampia camera, il cui unico arredamento era costituito da spade, pugnali, archi appesi al muro e da tavoli dove appoggiare le armi da pulire.
− Completeremo la giornata con un paio d’ore di addestramento − fu la sconcertante risposta alla sua inespressa domanda.
− Due ore di addestramento?
Nahvi era sempre più allibita. Guardava Rainna togliersi la sopravveste e gettarla sopra a un tavolo senza riuscire a credere a quanto stava accadendo.
− Madre, io…
La donna smise di soppesare la spada corta e snella che aveva preso in mano.
− Lo so, Nhavi. Sei stanca e vorresti passare il resto della giornata a sognare le attenzioni di Runio, quelle che hai ricevuto e quelle che riceverai in futuro. − Posò la lama e ne scelse un’altra. − Ma tu sei una guerriera e devi imparare che, se vuoi sopravvivere in guerra, non esiste un momento adatto per essere stanca. Il nemico non aspetterà che tu sia riposata, non sceglierà il momento in cui tu sei pronta e vigile. Dovrai sempre trovare dentro di te la forza di combattere al meglio delle tue capacità. − La fissò negli occhi, seria. − Hai scelto di essere una guerriera e non devi mai dimenticare quali sacrifici comporta questa scelta.
Nhavi rimase in silenzio.
Aveva sempre desiderato essere una combattente, anche prima di sapere che sua madre, da giovane, era stata un’ambidestra molto apprezzata nell’esercito di Endora. Esercitarsi, di tanto in tanto, con lei, che non mancava mai di farlo ogni giorno, le era servito molto per perfezionarsi ed emergere dalla massa delle allieve.
Non poteva negare che Rainna avesse ragione. Nessuno dei suoi insegnamenti era mai stato superfluo.
Si lasciò andare a un breve  sospiro, rassegnata a rinunciare per un paio d’ore a tutte le sue fantasie riguardanti Runio.
Avvicinatasi al muro, ne staccò le sue spade da addestramento e si mise in guardia.

OoO

Il Regno di Endora è una società matriarcale dove gli uomini vivono in condizioni di sottomissione. I più attraenti vengono avviati alla prostituzione fin da ragazzi diventando così “liberi amanti”. Killiar era uno di loro; ambito e ricchissimo, si è innamorato e ha ceduto al matrimonio con una guerriera, Izrhad. Alla morte della moglie, ha perso tutto. Naydeia, ufficiale dell’Armata, era la migliore amica di Izrhad, la moglie di Killiar, ed è innamorata di lui da prima che loro si conoscessero. Daigo è un guerriero Aldair, a Endora può solo fare il mercenario sessuale per le donne dell’esercito. Costretto a prostituirsi per motivi religiosi, incontrerà Naydeia e Killiar sulla propria strada e questo potrebbe cambiare il suo destino. Mentre questi tre personaggi intrecciano le loro vite e i loro sentimenti nel corso di una campagna militare piena di insidie contro i feroci Qanaki, nella capitale, Omira, si dipanano intrighi dove la magia ha un ruolo fondamentale. Yadosh, l’unico uomo di potere del regno, sta cercando una pericolosa verità, nascosta nelle pieghe della Storia, ma troverà sulla sua strada nemiche spietate, decise a tutto pur di impedire che le cose cambino.

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Fernanda Romani

Fernanda Romani

Fernanda Romani è autrice della Saga Fantasy "Endora".
Socia di EWWA, collabora come "recensora" con il nostro Blog.

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