Pensieri sparsi

New York… New York…

Romanzo contemporaneo + ambientazione straniera = Cassandra Rocca.

Non è un obbligo ambientare in America, per me è una necessità. Anche quando ero ragazzina e scrivevo solo per me, usavo solo Location straniere e soprattutto americane. Non ci riesco proprio ad ambientare in Italia o in posti che ho visitato (tipo Parigi), ci ho anche provato ma mi si smonta l’ispirazione. Che ci posso fare…

Trovo molto riduttivo dire “bisogna scrivere solo di ciò che si conosce”. Se così fosse, dovrei ambientare tutto a Genova, una città senza dubbio molto bella, ma poco adatta al genere di storie che scrivo. E dopo un po’ verrebbe a noia a chi legge. L’importante è non usare solo un nome di città, ma riuscire a renderla reale e vivida agli occhi dei lettori. Il lavoro di ricerca e documentazione che faccio è enorme, tanto che alla fine mi sembra di conoscere meglio quelle città che la mia. La mia vittoria più grande è stato sentirmi dire più di una volta “Grazie al tuo libro ho respirato di nuovo l’atmosfera di New York” (per chi ci è stato) ma soprattutto “Si vede che ci hai vissuto”.

E io invece non mi sono mai mossa da casa.

E poi diciamolo: non solo l’ambientazione, ma spesso anche i lavori dei protagonisti o le storie d’amore stesse (nel mio caso) non si vivono in prima persona, quindi anche lì devi giocare bene tra realtà e fantasia. O forse dovrei scrivere solo di educatrici con storie d’amore ben poco romantiche?

Ricordo anche che chi scrive storico per forza di cose non può conoscere per via diretta e personale il periodo che tratta, ma lo rende vivido grazie allo studio e alla ricerca, tramite libri e notizie online. Perché scrivere di un’altra epoca va bene e ambientare in una città che non si conosce da vicino no? Non vedo differenze.

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GLI AMICI DEL MAG

Cassandra Rocca è entrata da poco fra gli Amici del Mag.

Potete trovare QUI i suoi libri.

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E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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