Eventi

Mille istanti di te, Sabrina Grementieri

Puoi scegliere di leggere e godere del nostro lavoro. E basta. Il Blog è nato per questo.
Puoi anche scegliere di ripagare questo dono con un gesto di solidarietà.
Alla fine del racconto, decidi, ma che ti sia piaciuto oppure no, rifletti.

Sabrina Grementieri, con “Mille istanti di te“, ci fa conoscere Cassandra e il suo desiderio di ricominciare.

L’aria della notte era elettrica e frizzante e profumava di neve e ghiacciai. Il cielo era punteggiato da una miriade di stelle luminose che contendevano il palcoscenico alla luna piena e alle lanterne appese nel giardino esterno del pub.
Cassandra era seduta su una poltroncina di vimini, avvolta in un morbido plaid, in attesa dell’arrivo di Valeria, la sua migliore amica, borbottando improperi contro se stessa per aver accettato di abbandonare il caldo del proprio caminetto e le fusa di Nerone. Il fortunato felino l’aveva guardata perplesso lasciare il tepore del divano per affrontare il gelo della notte, poi si era acciambellato e si era riaddormentato.
Pensare al fuoco scoppiettante e al calore di Nerone non l’aiutava a scaldarsi, ma la notte era troppo bella per restare all’interno del locale. E Simone le aveva portato il suo tè corretto al rum. Non stava poi così male.

«Non mi hai aspettato!» trillò Valeria, raggiungendola trafelata e prendendo posto accanto a lei. «Cosa bevi?»
«Tè.»
«Al rum, spero.»
«Naturalmente.»
Valeria fece un cenno al barman attraverso la vetrata, indicandogli la tazza dell’amica, poi prese le sigarette dalla borsa e si avvolse in un altro plaid.
«Allora?» riprese Valeria, guardandola da sotto il berretto di lana bianca, gli occhi verdi che brillavano allegri.
«Allora cosa? Sei tu che hai detto che dovevi parlarmi» replicò Cassandra. «Io e Nerone stavamo benissimo sul divano.»
«A rimuginare, certo» sbottò l’altra. «Stai diventando di una noia mortale. Per fortuna ci sono qui io…»
«No.»
«No, cosa?»
«Niente incontri combinati. Ho chiuso.»
«Prima ascoltami…»
«Non ci penso nemmeno!» la interruppe Cassandra, afferrando il pacchetto di sigarette dell’amica. «Vogliamo parlare dell’ultimo? Con quegli occhi che gli uscivano dalle orbite? Mi guardava come se fossi un pezzo di manzo!»
«In effetti, Davide non era il massimo..»
«E quello prima?» continuò imperterrita lei. «Puzzava! E faceva un sacco di strani suoni mentre mangiava…»
«Non è vero che puzzava…»
«Lasciamo perdere, ok? Apprezzo i vostri tentativi di trovarmi un uomo» la consolò con dolcezza riferendosi anche a Pietro, il suo fidanzato. «Ma sto bene così.»
«Non stai bene!» la contraddisse l’amica «Passi tutto il tempo a struggerti per quel tuo poeta!»
«Non è vero. Ormai Luigi è un capitolo chiuso.»
«Non nel tuo cuore. E nemmeno nella tua testa. Continui a paragonare tutti a lui. Che sarà anche intelligente, affascinante, tenebroso e tutto quello che vuoi, ma è un grandissimo stronzo!»
«Amen.»

Valeria si accasciò sulla poltrona, aspirando nervosa una boccata di nicotina. Cassie portò la tazza di tè alle labbra, sbirciandola da sopra il bordo di porcellana: sapeva che era preoccupata per lei, ma quegli incontri combinati servivano solo a ricordarle tutto ciò che aveva perso.
Non era più tanto cieca da non riconoscere che Luigi era un egocentrico patologico, ma la loro breve relazione era stata tanto intensa e travolgente da averla lasciata svuotata e tramortita. Lui aveva una cultura immensa, una dialettica imbattibile ed era un affabulatore nato. Quando era entrato la prima volta nella biblioteca dove lei lavorava, per proporre un ciclo di letture di poesie, Cassandra ne era rimasta incantata. Da lì a perdere la testa per lui era stato un attimo.
Erano passati sei mesi da quando Luigi era definitivamente scomparso dalla sua vita, ma lei non era ancora riuscita a dimenticarlo.
Si era lasciata convincere da Valeria a uscire con alcuni amici del suo fidanzato, tutti incontri a quattro, per fortuna, ma si erano rivelati un fallimento.Non era interessata agli uomini, in quel momento. Non con Luigi ben ancorato al sangue.

Il barista portò il secondo tè corretto e, dopo averne bevuto un sorso, Valeria tornò all’attacco.
«Questa volta andrà molto meglio» annunciò. «Conosco Stefano personalmente ed è un ragazzo speciale.»
«No.»
«È il migliore amico di Pietro, possiamo assicurarti che…»
«E come mai non me lo avete presentato prima, se davvero è così speciale?» la interruppe, provocandola.
«Ecco, vedi…»
«Soffre di ipertricosi.»
«Ma che schifo!» gridò Valeria,. «Come ti viene in mente?»
Cassandra scoppiò a ridere, stringendo il plaid attorno alle spalle.
«Quindi che problema ha?»
«Sua moglie l’ha lasciato.»
«Mi prendi in giro? Vorresti che uscissi con un cuore infranto?»
«Vi capireste al volo.»
«Certo. Come no?!»
«Mettila così: questa volta non vogliamo trovare la tua anima gemella, ma solo far divertire un uomo abbandonato.»
«Piantala. Mi viene l’angoscia solo a pensarci.»
«Ti assicuro che è carino, ha due occhi strepitosi e un sorriso molto dolce.»
«Lui lo sa?»
«Dell’uscita a quattro? Pietro l’ha convinto.»
Cassandra sbuffò, decidendosi ad accendere la sigaretta che aveva sfilato dal pacchetto.
«Perché mi fai questo?»
«Sono la tua migliore amica, no? Voglio che tu sia felice.»
«Non vorrei offenderti, ma finora i tentativi sono falliti miseramente.»
«Hai ragione» si arrese. «Devo dartene atto. Ma la colpa è di Pietro, è lui che ha proposto queste sue conoscenze senza riflettere.»
«Quando sarebbe?»
Valeria saltò sulla poltrona, incapace di contenere l’entusiasmo.
«Domani sera!»
«Così presto?» Cassandra la guardò inorridita.
«Lui non esce spesso, e domani è venerdì..»
«Giuro che è l’ultima volta» le intimò.
«Promesso!»
Cassandra la fulminò scettica, si liberò del plaid ed entrò nel pub per bere qualcosa di più forte. «Lo stesso per me!» le gridò dietro Valeria, trattenendo a stento una risata.

Il venerdì al lavoro fu estenuante. I terminali non funzionavano, le colleghe erano più litigiose del solito, i disguidi si moltiplicavano come funghi e, all’ora di chiusura, Cassandra era sfinita.
Aveva tentato di convincere Valeria che non era la serata giusta per uscire con uno sconosciuto, ma l’amica, oltre a non darle retta, le aveva prenotato la messa in piega dal parrucchiere.
«Cos’hanno i miei capelli che non vanno?» aveva protestato Cassandra, infastidita.
«Nulla! È solo un regalo di buon auspicio per la serata.»
«Non me la racconti giusta…»
«Ti passo a prendere alle otto, d’accordo?»
«Sì, sì, ok. Ora devo correre, però.»
«Vai, vai! A dopo!»

Le due ore successive volarono senza lasciarle il tempo di pensare alla poca voglia che aveva di vedere gente e, quando raggiunse il pub, Valeria e Pietro l’accolsero con grandi sorrisi.
«Sei splendida!» esclamò l’amica abbracciandola. «Stefano arriverà a minuti.»
Presero posto al bancone di legno scuro e Valeria la intrattenne lodando le mille qualità del misterioso accompagnatore.
Cassandra l’ascoltava con il mento appoggiato alla mano, lo sguardo perso, immerso nello specchio di fronte a lei e sul quale scorrevano le immagini degli avventori del locale. Sebbene la porta fosse ben visibile dalla sua posizione, non si accorse dell’uomo che entrava e si avvicinava a loro.

«Eccoti!» esclamò Pietro, dando pacche amichevoli sulla spalla del nuovo ospite. Cassandra si voltò insieme a Valeria che scese dallo sgabello per abbracciarlo.
«Lei è Cassandra» la presentò, facendosi da parte e sorridendole incoraggiante.
Cassie fissava muta lo sconosciuto, la bocca leggermente socchiusa dallo stupore, gli occhi persi nell’azzurro mare di quelli di lui, e una inspiegabile emozione che pizzicava sotto pelle.
Una leggera gomitata dell’amica la riscosse dallo stato catatonico in cui era piombata e Cassandra, arrossendo, afferrò la mano dell’uomo.
«Piacere, sono Stefano. Ho sentito molto parlare di te.» Pure, pensò lei tra sé, ripromettendosi di fare due chiacchiere con Valeria. In quel momento l’unica cosa che riusciva a fare era restare immersa in quell’azzurro rassicurante, ascoltando il battito del proprio cuore infuriare nel petto.
«Prendiamo qualcosa da bere?» intervenne Pietro, divertito dal suo mutismo. Solo un istante dopo Cassandra si rese conto che stava cercando di salvarla dall’imbarazzo. Fece accomodare l’amico tra sé e Cassie e tutti ordinarono un mojito.

Grazie alla parlantina di Valeria e Pietro, la conversazione non tardò a decollare e presto la tensione e l’imbarazzo si attenuarono. Stefano aveva una voce che scivolava addosso come un guanto di velluto, la barba di qualche giorno gli incorniciava il volto volitivo e faceva risaltare gli occhi grandi e chiari come fossero fatti di luce. All’orecchio sinistro portava un anellino che rifletteva la luce dei faretti sopra il bancone del bar e, quando sorrideva, il tempo sembrava fermarsi.
Cassandra evitò il più possibile di incrociare il suo sguardo: già il braccio, che per mancanza di spazio era incollato al suo, sembrava stesse per prendere fuoco. Se si fosse arrischiata a guardarlo, temeva di perdersi di nuovo. La serata era appena iniziata, ma lei aveva collezionato figuracce sufficienti per tutta la settimana a venire.
«Immagino che non debba chiederti cosa pensi di lui» le sussurrò Valeria mentre, più tardi, uscivano per andare a cena. «Però non sarebbe male se parlassi anche tu.»
«Non so cosa dire» mormorò indispettita.
«Vedi cosa succede a fare vita da eremita?» Valeria la prese a braccetto e seguirono i due ragazzi per raggiungere a piedi il ristorante. «Vedrai che dopo una bottiglia di vino ti tornerà la favella.»
«Spiritosa!»

Stefano camminava davanti a lei, il passo elastico e le mani affondate nelle tasche dei pantaloni. Cassandra pensò che sarebbe stato piacevole infilare il braccio nell’incavo del suo, stringersi a lui per ripararsi dal freddo della sera, ma si diede della stupida un attimo dopo. Com’era possibile essere così attratta da quell’uomo? L’aveva ascoltato parlare, lasciando che la sua voce le accarezzasse l’udito, ma non era intervenuta e ora che chiacchieravano del lavoro, degli amici, di moto, desiderava intervenire, prendere parte alla conversazione, nonostante il piacere di ascoltarlo fosse troppo allettante. Quando Stefano le sorrideva, Cassie si sentiva avvampare e mordicchiava l’interno della guancia per impedire alle sue labbra di arricciarsi in un sorriso più grande della sua faccia.
Forse Valeria aveva ragione: l’isolamento che si era imposta per piangere in silenzio la fine della sua storia con Luigi l’aveva resa vulnerabile.

«Tu di che cosa ti occupi?» La voce catturò la sua attenzione, riportandola al presente. Stefano la stava osservando, un sorriso dolce sulle labbra e un luccichio negli occhi.
«Sono bibliotecaria» rispose, schiarendosi la voce. Una volta che quello sguardo ti catturava era impossibile liberarsene. Ma Cassandra non era più sicura di volerlo. La sola vicinanza di quell’uomo la faceva sentire leggera.
«Ti piace il tuo lavoro?»
«Sì. Molto.»Il sorriso ebete non accennava a smorzarsi, lo sentiva tirarle il viso. Come poteva resistere a qualcuno che, invece della solita battuta accondiscendente su quanto dovesse essere affascinante il suo lavoro, le chiedeva se lo amava?
«È bello quando si ama ciò che si fa, non è vero?»
«E tu?»
Stefano abbassò gli occhi mentre le versava il vino, e Cassandra desiderò che tornassero a posarsi su di lei.
«Il collaudatore di moto.»
«Ma è fantastico!» Questa volta il suo entusiasmo fu genuino e spontaneo. «Ho sempre sognato di guidare una moto!»
«Si può fare» l’accontentò lui.
«Non credo proprio» rise Cassie. «Non saprei neanche da dove iniziare!»
«È l’occasione giusta per provare, non trovi?»
«Non saprei…» tergiversò. Era indecisa. Ma tentata. Aveva voglia di buttarsi, sentire l’adrenalina scorrerle nel sangue, il vento sul viso e qualcuno accanto con cui condividerlo. Cos’aveva da perdere? Sei mesi di penitenza erano più che dignitosi, dopotutto, e forse era arrivato il momento di mettere una pietra sopra le spoglie del suo amore naufragato e ricominciare a sognare.
«Non è difficile» la tentò lui. «E se è un tuo sogno, direi che merita almeno un tentativo.»
«Mi hai convinta!» esclamò Cassie afferrando il calice di vino.
«A cosa brindiamo?» domandò Valeria imitando il suo gesto.
«A una nuova avventura!»

Gli sguardi di Valeria e Pietro erano sbalorditi e increduli per la riuscita dell’incontro: nemmeno loro avevano davvero creduto che i loro amici si intendessero tanto bene, era evidente. Di solito i cuori infranti erano piuttosto difficili da smuovere, ma i sorrisi di Cassandra parlavano da soli e Stefano non le aveva tolto gli occhi di dosso per tutta la serata.
Brindarono con entusiasmo, ognuno per un motivo non pronunciato ad alta voce, e la cena proseguì con rinnovata energia. Cassie non arrossiva più davanti alle occhiate intense di Stefano, anche se sentiva brividi di piacere irradiarsi sotto pelle a ogni suo sorriso. Più di una volta, durante la serata, le mani si erano sfiorate, trattenendosi ogni volta un po’ più a lungo prima di ritrarsi.

Cassandra si accorse che gli amici li osservavano con discrezione, mentre loro si isolavano in una bolla magica e inviolabile, le parole sempre più simili a sussurri e gli occhi irrimediabilmente avvinghiati. L’aria attorno a loro si era fatta bollente e, terminata la cena, li lasciarono soli.
Ora le mani non si sfioravano più, ma erano strette in una presa salda e sicura. I passi sui ciottoli che lastricavano la strada erano l’unico suono nell’aria frizzante della notte, ma il pulsare eccitato dei loro cuori sembrava voler contenderne il primato.
«E pensare che ero convinta che sarebbe stata un’altra serata terribile» mormorò Cassandra, scuotendo la testa, incredula.
«Adesso invece cosa pensi?»
Sentiva gli occhi di Stefano su di sé, due zaffiri luminosi come stelle che le toglievano il respiro e la facevano balbettare come una adolescente.
«Penso che non voglio più avere paura di lasciarmi andare.»
Cassandra si fermò, voltandosi verso di lui. Ogni centimetro del suo corpo lo desiderava, bramava stringersi contro di lui e inspirarne il profumo. Stefano le accarezzò il viso con il dorso delle dita e lei chiuse gli occhi. D’istinto. Voleva fidarsi. E quando Stefano le prese il viso tra le mani, sfiorandole le labbra, Cassandra pensò che tutto ciò che contava era godersi l’istante, perché non c’era altro di certo.

Tentativo banner spam

Sabrina Grementieri è nata a Imola nel 1971, si è diplomata in lingue e laureata in Scienze Politiche ad indirizzo internazionale. Ha studiato un anno a Lipsia per preparare la tesi a Weimar, nel campo di concentramento di Buchenwald. Ha tre grandi passioni: leggere, scrivere e viaggiare.

Ha esordito nel 2012 con il romanzo “Una seconda occasione” pubblicato dalla casa editrice digitale EEE, che pubblica nel 2013 anche “Noccioli di Ciliegie”. Nel 2014 esce “Celeste era il mare” per la collana YouFeel di Rizzoli. E nel 2015 “Il Principe Pirata” il suo primo romance storico pubblicato da Emma Books. “La finestra sul mare” edito da Sperling & Kupfer è uscito il 14 giugno 2016. Potete trovarne la recensione QUI. Tutti i libri di Sabrina Grementieri sono su Amazon.

Post precedente

Paolo Gulisano, l'uomo che sa tutto di J. R. R. Tolkien

Post successivo

Playing with me: la presentazione

Gli Amici del Mag

Gli Amici del Mag

Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *