IntervisteL'angolo di Maddalena

Marion Seals sotto torchio

Abbiamo cominciato con DUE recensioni al romanzo di Marion Seals “Big Apple”. Potevano Amneris Di Cesare e Maddalena Cafaro lasciare in pace l’autrice? No, non è questo lo spirito del Blog! Ecco, perciò, un’intervista a tre: la povera Marion è stata accerchiata dalle mie ragazze e sottoposta a una serie di domande.

Amneris Di Cesare (voce melliflua): Ciao Marion. Benvenuta nel salotto di Babette Legge per Voi.

Maddalena Cafaro (voce dolcissima, diabetica): Grazie di volerci dedicare un po’ del tuo tempo per conoscere meglio te e Big Apple. (voce da carogna, rivolgendosi ad Amneris) Levati di torno! L’intervista è mia!

(Tafferugli vari. Lamenti. Imprecazioni. Insomma, botte da orbi. Chi vincerà?)

Maddalena Cafaro (voce soddisfatta): Eccoci qui. Cominciamo?

Ehm… sì, certo. Il sangue chi lo asciuga?

Come nasce Big Apple?

Che ci crediate o no Big Apple nasce come racconto breve e con il chiaro intento di fare una sorta di parodia del miliardario; poi, quando ho fatto leggere la presentazione di Lex e Dora alla mia editor, lei mi ha detto che poteva uscirci fuori qualcosa di diverso e allora mi sono lasciata prendere la mano.

New York, da come ne parli nel libro sembra quasi che tu la conosca: è così?

No, non sono mai stata a New York nonostante ci viva metà della mia famiglia da parte di madre. Mi sono documentata e oggi è possibile fare dei tour virtuali delle città attraverso software come Google Earth, per cui in realtà ho passato ore nelle strade di NY. D’altronde grandi scrittori del passato ci insegnano che non è necessario conoscere davvero un posto per scrivere, si pensi solo a Salgari che non è mai stato nei meravigliosi posti esotici che descrive con così grande dovizia di particolari nei suoi libri.

Quanta ricerca c’è dietro questo romance?

Tantissima, lo confesso. Ogni luogo descritto, dalle strade ai locali, fino agli hotel, l’ho visitato almeno virtualmente. Ho controllato tutto quello che c’era da sapere e nel libro emerge solo il 40% delle informazioni che ho raccolto. È sempre così: per scrivere cinque righe, dietro ci sono ore di ricerche. Anche per i contractors, Ryons e Finnigan, ho esaminato fonti e chiesto a specialisti (come potete leggere nella Nota dell’Autrice alla fine di Big Apple) e questo si noterà di più nel secondo libro, quello dedicato a loro.

Ho notato una precisione particolare in una scena a sfondo giuridico, per mera curiosità sono andata a controllare, sono stata particolarmente colpita dalla tua precisione, hai chiesto l’aiuto di qualcuno?

Ho scaricato delle tesi di laurea sul sistema giuridico statunitense e ho consultato molti siti in inglese. Volevo rendere la questione adozione di Judith e Thomas il più possibile aderente alla realtà. Io odio quei libri nei quali i diversi accadimenti sembrano cadere dal cielo, senza avere un ancoraggio e senza quindi presentare una logica. Inoltre, pur rappresentando una lettura di evasione senza nessuna pretesa pedagogica, intendiamoci, non c’è scritto da nessuna parte che non si possa imparare qualcosa; in questo modo le lettrici apprendono insieme a me le nozioni che raccolgo.

Come nasce il personaggio di Lex?

Lex è il concentrato in chiave ironica di tutti i miliardari dei quali ho sempre letto. Lo volevo diverso, però. Basta con il sesso “lo famo strano”: Lex in questo è normale, come, ovviamente, può esserlo uno bello ed esperto come lui. Insomma, senza niente togliere al fatto che deve farci sognare, non doveva essere per forza sopra le righe o traumatizzato, o ossessionato, o con qualche fantasiosa parafilia.

E quello di Dora?

Dora nasce dal pensiero: come posso farla pagare al miliardario? In sé è un’eroina che rappresenta la rivalsa, quasi in chiave femminista, di tutte le povere fanciulle che tentano di essere Cenerentola, con la differenza che Dora non si sente tale. Dora odia ciò che Lex rappresenta, perché i suoi sono valori diversi, che hanno radici profonde. Alla fine, forse, la vera Cenerentola è Lex, che trova la sua fata madrina per cambiare in meglio.

Un pregio di Big Apple?

È ironico, irriverente e in parte dissacrante. Soprattutto è un libro sincero, nel senso che non pretende di essere qualcosa di più di un giocoso intrattenimento; però è ben confezionato e curato, per ardire a essere un intrattenimento intelligente.

Un difetto di Big Apple?

Allora a questa domanda non so rispondere. Potrei rigirarla con qualche sofismo dicendo che non esistono scritti esenti da difetti, che la qualità è negli occhi di chi legge etc. etc. In realtà credo che quello che viene da molti indicato come un difetto, ossia la presunta volgarità di Dora, sia il suo migliore pregio. Dora è così, per cui farla più “signora” era impensabile; per di più questa sua propensione a dire parolacce non è del tutto corretta come analisi del personaggio. La maggior parte del turpiloquio Dora lo pensa e basta, e sfido chiunque a dire che nella nostra testa siamo tutte marchese. Io perlomeno non lo sono.

Living in NY 1: dobbiamo aspettarci una duologia? Una trilogia? Una serie?

Erano previsti in origine tre libri. Il secondo con Ryons, Charlotte, Finnigan e Randy, e il terzo con Bud. Ma a gran voce le lettrici chiedono anche un quarto libro sul baldo e giovine pompiere Arch e io ci sto riflettendo. Senza contare che qualcuna vorrebbe anche un libro su Thomas cresciuto. Io credo che dopo un po’ le serie si esauriscano per morte naturale, per cui non credo che ci saranno – se mi convinco su Arch e mi viene una buona idea – più di quattro libri.

Condividi con noi un ricordo legato alla stesura di Big Apple?

Quando a un certo punto dovevo decidere che punizione dare a Lex, la prima sera del suo trasferimento nel Bronx, l’ultimo dei miei pensieri era la purga. Poi, ho incontrato un mio vecchio compagno di liceo e, ridendo sul viale dei ricordi, ci siamo rammentati di quella volta che fu sospeso perché rubò un potente lassativo nello studio del padre medico e lo somministrò al professore di storia dell’arte. Devo aggiungere altro?

Hai davanti a te un genio della lampada con tre desideri a tua disposizione. Cosa chiedi e perché?
Un’avventura con un uomo misterioso e bellissimo.
Idee per almeno 50 romanzi di sicuro successo.
Che si smetta una volta per tutte di credere che le scrittrici self siano autrici di serie B e che siano self perché le CE non le considerano. Spesso entrambe le affermazioni sono sbagliate. Nella vita è sempre una questione di scelte. Almeno per me è stato così.

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4 Commenti

  1. Ornella
    20 aprile 2016 at 7:36 — Rispondi

    Brava Marion, continua così….

    • Babette Brown
      20 aprile 2016 at 9:48 — Rispondi

      Marion è stata contenta dell’intervista. Un po’ meno delle pulizie cui è stata costretta. Tutto quel sangue… Scherzo: il sangue lo ha asciugato Maddalena, fra una domanda e l’altra.

  2. Macrina
    21 aprile 2016 at 11:22 — Rispondi

    Chi ha asciugato il sangue?

    • Babette Brown
      22 aprile 2016 at 7:27 — Rispondi

      Maddalena, con il Mocio Vileda che usiamo quando si sbava per qualche manzo. Un po’ consumato, ormai.

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