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Mainstream o narrativa di genere?

Mainstream VS Narrativa di genere: quale preferite (leggere/scrivere)? E perché?

‪Santa Wikipedia ci viene in soccorso.

MAINSTREAM: il termine è usato, in genere, in vari campi della cultura e delle arti, come la musica, il cinema, la letteratura, la scienza, l’economia, il mondo dell’informazione, ecc. Il significato specifico dipende dal singolo ambito, e variabile può essere anche la sua connotazione in termini di valore, positiva, negativa, o addirittura dispregiativa, a seconda del contesto. Ad esempio, in letteratura l’attributo mainstream porta con sé un giudizio di valore positivo, indicando solitamente la produzione letteraria “non di genere”, raffrontata alla narrativa di genere, spesso considerata “di bassa qualità”, in contrapposizione “all’alta qualità” della narrativa letteraria.

NARRATIVA DI GENERE: La narrativa di genere, o letteratura di genere, è la produzione letteraria e narrativa (romanzi, racconti) scritta con l’intento di rientrare in uno specifico genere letterario. Nell’editoria contemporanea, “genere” è un termine elastico usato per accomunare opere con similitudini di personaggi, temi e situazioni, ad esempio il romanzo d’appendice, il giallo, il romanzo rosa, l’horror la fantascienza, che si sono dimostrati attraenti per particolari gruppi di lettori. I generi si evolvono, dividono e combinano, man mano che i gusti dei lettori cambiano e gli autori cercano nuovi modi per raccontare storie.

Un argomento del mercoledì nel Gruppo di Babette Brown. Riporto alcuni interventi di scrittori e lettori. Cominciamo con…

slide_homepage-940x300VELMA J. STARLING

Leggo prevalentemente il primo, scrivo prevalentemente la seconda.

Certa narrativa mainstream ha, secondo me, il difetto di prendersi troppo sul serio. Penso a ipotetici romanzi socio cultural minimalist radical chic che potrebbero tranquillamente rientrare nella categoria “giro intorno al mio ombelico”.

Nella narrativa di genere, invece, di grossi limiti ne vedo due.

Il primo, che poi è semplicemente un rovescio della medaglia, è la quantità spropositata di cliché che, a lungo andare, sfociano nel ridicolo. Va bene alcuni tratti riconoscibili, che ti aiutano appunto a entrare in quel genere, ma se nello stesso libro te li ritrovi a decine, il senso del “già visto” oscura tutto il resto.

Il secondo è la scarsa ricerca linguistica e formale. Gli stessi aggettivi, gli stessi vocaboli, le stesse frasi fatte. Spesso è dai cliché di contenuto che si passa ai cliché di lingua. Siamo nel 2016, per amor del cielo, in un poliziesco non mi puoi ancora scrivere che “la polizia brancola nel buio”. In un fantasy, non mi puoi ancora scrivere che “il clangore delle spade fa tremare il terreno”. In un romance (genere che conosco poco, ma di cui leggo tante tante taaaante citazioni su siti e forum), non mi puoi ancora scrivere “ardente passione” e “prorompente virilità”. Basta! Oppure (occhio, che qui potrebbe scattare la lapidazione), se lo fai perché ritieni che il tuo pubblico voglia quello, allora però lo fai con la consapevolezza che stai contribuendo solo a intrattenere per l’appunto un pubblico (decisione legittima), e non a dare veramente quello che potresti come crescita della tua scrittura, del tuo stile, di una tua impronta inconfondibile.

Ecco, nel mainstream vedo, di solito, una maggiore ricerca formale.
 Ripeto: di solito. Ovviamente queste sono tutte considerazioni generali, poi le eccezioni sbucano sia di qua che di là (esistono i Tolkien, le Austin, i Bradbury, gli Orwell). Per quel che mi riguarda, l’ambizione è portare un linguaggio “non troppo di genere” all’interno del mio genere, almeno per un 10% del testo. Magari poi non vendo una copia, ma mi sento più tranquilla.

OoO

13458523_10205549448216049_4614155489289213791_oVIVIANA GIORGI

Confesso di non essermi mai soffermata a trastullarmi sull’argomento. Scrivo genere e nel prossimo futuro continuerò a farlo, spero con la personalità e lo stile che mi contraddistinguono.

Come lettrice leggo ciò che mi garba, quando mi garba, dove mi garba e, quando mi si dice che un libro “deve” essere letto per un qualsiasi motivo, lo evito come la peste, che sia mainstream o no. 
Sono un’anarchica e un’insofferente, l’avreste mai detto? 
Ma sono felicissima di questa occasione per presentarvi la cover dell’edizione cartacea edita da Mondolibri di “Vuoi vedere che è proprio amore?”. Dovrebbe essere disponibile in libreria da fine giugno. 
La Viviana non è mainstream ma è contenta. 😀

OoO

51wJBFwN5aL._SX331_BO1,204,203,200_ANONIMA STREGA: Credo che nel nuovo millennio non ci sia più la separazione di una volta, anche perché la definizione che si legge solitamente (mainstream = non genere) non è mai stata correttissima, nel senso che ogni libro si avvicina più a un genere o a un altro e semmai tutto stava nel maggiore spessore che veniva dato a dei temi piuttosto che all’intrattenimento. I libri che hanno più successo ormai sono quelli in cui il genere è mescolato alla riflessione sociologica, vedi i fantasy, i thriller e i paranormal che affrontano metaforicamente il razzismo (Harry Potter ha dato una bella stoccata), la religione, le lotte di genere, o la fantascienza legata alle politiche ecosostenibili, per dire. Forse il poliziesco e il romance classico sono quelli che per struttura intrinseca ancora rimangono legati alle vecchie definizioni, ma non è un caso se gli ultimi trend abbiano portato avanti i romance contemporanei sulla disabilità…

OoO

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