La Belle ÉpoqueRubriche

Luisa Casati, la divina marchesa

 

Mariangela Camocardi continua a svelarci i segreti de La Belle Époque.

cropped-Luisa-Marquesa-Casati-Stampa-di-Soncino1L’eccentricità delle sciantose, acclamate attrici del Caffè Chantant, così in voga nella Belle Epoque, appare addirittura banale se paragonata all’esistenza fuori dagli schemi di Luisa Casati. Luisa incarna perfettamente la femme fatale di quei tempi, inimitabile icona dei rivoluzionari anni di fine ‘800, e indubbiamente una protagonista di primo piano nei successivi decenni. Nessun’altra diva poté farle ombra o spodestarla dalle luci della ribalta mondana sulla quale lei aveva voluto esibire se stessa e la propria diversità. Insomma, la straordinaria vita di questa primadonna dell’alta società, le cui paradossali stravaganze erano all’ordine del giorno, merita di essere raccontata.

«Voglio essere un’opera d’arte vivente» dichiarò al mondo, e ci riuscì benissimo. Il suo corpo doveva eguagliare quello algido di una statua e il viso rappresentare un dipinto vivente, così abbondò con il bistro per accentuare i grandi, ambigui occhi verdi. Aveva mani bellissime e sfoggiò vistosi, luccicanti anelli che non passavano certo inosservati all’attenzione altrui. Naturalmente il modo di esprimersi divenne enfatica recitazione per incantare la platea che assisteva e applaudiva le perfomance mai scontate di lei. Come le immagini dimostrano, più che vestiti riempì il guardaroba di costumi di scena: una scena reale, tuttavia, che soltanto una creatura bizzarra come lei poteva interpretare nel più superbo dei modi, del tutto incurante del fisico esile, quasi ossuto, dei lineamenti  asimmetrici, del capelli ribelli e scarmigliati. Era un tipo estremamente singolare, libera da ogni regola di comportamento, oltre che imprevedibile.

Marchesa-Luisa-Casati-by-Kersti-MalvreSecondogenita di Alberto Amman, facoltoso, ricco industriale tessile, e di Lucia Bressi,  trascorse a Milano un’infanzia solitaria, benché privilegiata. Forse fu la solitudine che indusse la piccola Luisa a interessarsi, e poi appassionarsi, alla vita di personaggi insoliti come Ludwing di Baviera, Elisabetta d’Austria (Sissi) Cristina di Belgioioso, la celebre Sarah Bernhardt, la sensuale Virginia Oldoini, contessa di Castiglione. Rimasta precocemente orfana dei genitori, Luisa e la sorella maggiore, Francesca, si ritrovarono d’improvviso ambite ereditiere. Nel 1900 Luisa convola a nozze con uno degli scapoli più ricercati della  prestigiosa aristocrazia lombarda, il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino; l’anno dopo nacque la loro unica figlia, Cristina. Del marito di Luisa e di ciò che fu, il materiale storico scarseggia, ma con una moglie così, qualunque uomo era destinato a restare confinati tra le quinte del palcoscenico che occupava lei.

Gabriele D’Annunzio, con il quale la marchesa ebbe una relazione, diceva di lei:.”È l’unica donna che mi ha sbalordito.“

In effetti Luisa Casati adorava essere sensazionale, in qualsiasi accezione del termine. Si circondava di animali esotici che alimentavano la sua fama di persona poco incline alla normalità. Dal ghepardo addomesticato al pitone, che portava al collo come un monile prezioso. Dal pappagallo nero al levriero pitturato di blu perché facesse pendant con il cappellino della padrona. Tutto le serviva da coreografia nel repertorio umano e artistico che fece di lei una seduttrice di successo. Va detto a suo merito che nessun amante si rovinò per lei, né che qualcuno si suicidò per amor suo sulla soglia delle principesche dimore in cui abitò. Luisa relegò gli amori ai quali si concesse ai margini del proprio irripetibile, eccezionale vissuto, senza lasciarsi coinvolgere dai sentimenti che provava nei loro confronti. Erano le mutevoli esperienze della vita, le eccitanti novità che poteva assaporare l’indomani, a scatenare in lei ogni genere di voluttà. Luisa non avrebbe potuto essere classificata come individuo: lei era tutto e il contrario di tutto. Razionale e nevrotica, frigida e sfrenata sessualmente, semplice e misteriosa al punto da spiazzare gli uomini che perdevano la testa per quella femmina anticonformista e moderna che se ne infischiava del giudizio della società. Le sue feste in maschera erano così favolose e così famose da invogliare a parteciparvi l’elite della nobiltà che ospitava nei salotti dei suoi palazzi. Una volta trasformò persino Piazza San Marco in un salone da ballo. Lei poteva travestirsi da Cagliostro o da serpente. E anche passeggiare nuda in giardino, per nulla imbarazzata di mostrarsi a occhi estranei senza veli. Anche la nudità era per lei un costume, ovviamente, e mai ebbe remore a posare nature per i più famosi pittori del suo tempo. Organizzava messe nere con la disinvoltura di un abile impresario teatrale, quasi fossero farse da allestire per far cosa gradita ai nugoli di estimatori che la osannavano. Curava da sé i dettagli della messa in scena, esigendo di avere intorno domestici giovani e aitanti semivestiti o coperti di vernici dorate. Questi muscolosi lacchè che obbedivano ai suoi ordini non erano altro che comparse nella folle quotidianità che lei prediligeva.

diorViaggiava con valigie foderate di pelle di leopardo e nei lussuosi hotel che l’ospitavano voleva trovare carne fresca per i suoi fedeli felini, e topi per i rettili che Luisa trattava alla stregua di cagnolini casalinghi. Li portava con sé dovunque andasse, esattamente come la statua di cera identica a lei fatta eseguire da una scultrice di talento. Durante le sue cene, la gemella di cera, abbigliata con i lussuosi abiti della marchesa, sedeva vicino all’originale.

Il disfacimento fisico e la rovina finanziaria non furono che l’inevitabile conseguenza dei costosi vizi di cui aveva abusato per compiacersi e compiacere la sua corte di amici, indifferente dell’assottigliarsi della favolosa fortuna accumulata dal padre. Era la regina incontrastata della dissolutezza e dello sperpero e non le importò minimamente di stare  dilapidando le ragguardevoli sostanze ereditate dalla famiglia.

Una smodatezza esistenziale che non riguardò solo lo sciupio dissennato di quattrini: in alcune biografie si sostiene che abbia avuto tendenze omosessuali con altre donne, tra cui Eleonora Duse, e che abbia avuto un menage a trois con D’annunzio e quest’ultima.

Nel 1910 acquistò a Venezia l’abbandonato palazzo Venier dei Leoni, oggi  sede della fondazione e museo Guggenheim. Questo palazzo fu la sua residenza fino al 1924 e nei suoi ampi giardini Luisa Casati accolse corvi albini, pavoni e ghepardi. Lì si tenevano anche ricevimenti e appuntamenti mondani. Nel 1923 decise di acquistare una casa in Francia, Palais Rose, soprannominato dalla marchesa Palais du Rêve chateaux, situato alle porte di Parigi e appartenuto a Robert de Montesquiou, poeta, scrittore e rinomato dandy francese. Luisa spendeva a piene mani, tanto che nel 1930 aveva accumulato, a causa del suo fastoso stile di vita, un debito di 25 milioni di dollari; impossibilitata a soddisfare tutti i creditori, fu costretta a vendere il Palais e tutto ciò che esso conteneva fu  messo all’incanto. Tra gli acquirenti all’asta ci fu anche Coco Chanel.

casati_0001_Layer-1Da Parigi emigrò a Londra, dove vivevano la figlia Cristina, con la quale aveva sempre avuto un rapporto burrascoso, e la nipote. Visse nella capitale britannica fino alla morte avvenuta nel 1957. Era ormai completamente povera, dopo aver dilapidato il denaro che tanti disprezzava, ridotta l’ombra di se stessa.

Luisa Casati è sepolta a Londra nel Brompton Cemetery. L’epitaffio, scelto dalla nipote, recita: «L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua varietà infinita». Sono le parole usate dal grande William Shakespeare per descrivere Cleopatra in Antonio e Cleopatra.

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2 Commenti

  1. 11 dicembre 2015 at 9:42 — Rispondi

    Che bello questo articolo. Non conoscevo il personaggio. Sono affascinata. Grazie

    • Babette Brown
      12 dicembre 2015 at 11:55 — Rispondi

      La Belle Époque è un periodo affascinante sotto molti punti di vista. Mariangela Camocardi ce lo fa conoscere attraverso i personaggi che lo hanno caratterizzato, nel bene e nel male.

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