Interviste

Intervista: Luigi Mancini

Il
primo approccio con la letteratura mi è stato donato da una persona incantevole:
la prof. Albina Arpaia. Lei mi ha davvero salvato, e lo ha fatto con un libro
di poesie che mi regalò in un passato ormai remoto. Ho iniziato a scrivere per
esorcizzare certi momenti, quelli durante i quali non sai cosa accade, ma ti
senti infilzato da un pugnale freddo e dolcissimo allo stesso tempo. Penso che
scrivere sia come affrontarsi; senza la sfida con me stesso, non scriverei nemmeno
il mio nome dove occorre scriverlo.

La
prima cosa che mi ha colpito di Luigi Mancini è stato scoprire che la poesia
lui l’ha letta (e la legge) per davvero, al punto da pagare a volte cifre
notevoli per ottenere dei volumi che non si trovano più tanto facilmente: è
raro di questi tempi trovare chi la poesia la legge invece di scriverla. Per il
resto, la sua prosa lo presenta meglio di come forse lui stesso vorrebbe,
defilato e poco incline a esporsi ai riflettori.
Carattere
introverso, schietto sino a fare male quando scrive, forse a volte più a se
stesso che al lettore, Luigi Mancini è un emergente di sicuro talento e uomo
che non nasconde nulla di sé pur schermendosi. Forse in modo involontario, è
lui stesso un libro aperto e fa della sua arte un’introspezione crudele tanto
che arriva da lontano, come ricorda lui con queste sue parole: “Il primo approccio con la letteratura mi
è stato donato da una persona incantevole: la prof. Albina Arpaia. Lei mi ha
davvero salvato e lo ha fatto con un libro di poesie che mi regalò in un
passato ormai remoto. Ho iniziato a scrivere per esorcizzare certi momenti,
quelli durante i quali non sai cosa accade, ma ti senti infilzato da un pugnale
freddo e dolcissimo allo stesso tempo. Penso che scrivere sia come affrontarsi,
senza la sfida con me stesso, non scriverei nemmeno il mio nome dove occorre
scriverlo.”
Luigi, ma come si
sente quando ci si affronta scrivendo? 
Ci si sente fragili e  forti nel contempo, senza veli e, soprattutto,
senza maschere. Scrivere, per quanto mi riguarda, che ci si immedesimi in un
amante o in un assassino, deve esporre l’anima dell’autore, la scrittura deve
sanguinare, lo scrittore deve sentirsi ferito.
Ti vuoi più bene quando scrivi? Beh, dipende: a volte mi amo, ma
mi amo di più quando mi odio.
È più quello che prendi dalle tue opere o è più quello
che senti di dare? 
So quello che prendo, quello che
riesce a darmi un testo finito, scritto da me con personaggi creati dalla mia
follia, ma non ho la presunzione di “dare” qualcosa a qualcuno. Spero
di suscitare una qualche emozione, di risvegliare qualche cuore, questo sì.
‘Il punto esatto di due anime’, tua opera prima: a tratti
lirico, a tratti intriso di violenta emotività, altre volte di stampo quasi
cronachistico. Come lo riscriveresti se potessi? 
Forse, ma solo forse, lo renderei
più accessibile, ma anche no se ci penso troppo. Non ho rimpianti per come è
scritto, lo volevo così, lo volevo diverso. Non è un romanzo per tutti, questo
è certo. Ma se all’epoca fossi stato uno scrittore famoso…
Perché sentire il bisogno di raccontarsi nei libri, in
genere? 
Perché scrivere è un continuo
affrontarsi, un mettersi di fronte a se stessi. Se non hai un cazzo di demone
da esorcizzare, che tu parli di fiori o ferraglia arrugginita, la scrittura è
nulla.
Luigi e il sesso, Luigi e le donne: argomenti che
ricorrono nei tuoi scritti. Che rapporto pensi abbiano loro con te? 
Un rapporto paranormale, così
come paranormali sono le donne di cui scrivo. Il sesso? Gran bell’invenzione.
Emotività: un dono o una condanna? Beh, vedere amici e conoscenti
passare sopra l’accaduto, mentre tu, nascondendo lo squarcio, ci rimani per ore
a pensarci, può fartela “sentire” come una condanna, ma in certi
momenti, sotto certe lune, nella magia perversa di certi luoghi, l’emotività ti
esagera la vita nel petto. È un tragico dono, mettiamola così.
Fai una promessa epocale ai tuoi lettori (ad es. cose che
non faresti mai, o che faresti sempre, ecc. nda). 
Sarò sempre me stesso, non mi
venderò alla massa e non metterò mai un fiore sul tavolo dei più. Continuerò a
mostrarmi nudo come un verme. Non ragionerò mai la mia follia!
Promessa di riserva nel caso non tu non mantenga la
precedente? 
Prometto di togliermi dalle palle,
lasciando spazio a chi davvero ha qualcosa da dire, una fottuta storia da
raccontare.

Luigi Mancini nasce a Napoli il 5/09/1980
e vive a Reggio Emilia. 
Scrive fin da giovanissimo, soprattutto poesie.
Ama la musica e scrive canzoni. Il romance “Il punto esatto di due anime” è il
suo romanzo d’esordio. “L’eternità rubata”, erotico pubblicato su Amazon, è il suo secondo romanzo.
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