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Lucrezia Scali: dal self alla casa editrice

Lucrezia Scali è una giovane autrice che è passata dal self-publishing alla Casa editrice Newton Compton, grazie al passaparola dei lettori. Amneris Di Cesare l’ha intervistata per noi.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Non so dire il giorno esatto, ma se scavo tra i miei ricordi mi vedo sempre con una penna in mano o con un libro. Leggere e scrivere sono due passioni che viaggiano in parallelo da quando sono piccolissima, e mi permettono di evadere dalla realtà e concedermi uno spazio solo per me.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?  

Dipende da dove mi trovo, ma in generale preferisco scrivere sul computer così evito di riscrivere i pezzi. Ok, sono piuttosto pigra. Può anche succedere di usare un quaderno o il telefono, soprattutto se sono in giro e sento la necessità di buttare giù qualche idea.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

Preferisco quando la casa è silenziosa e fuori è buio. Mi sento più rilassata e difficilmente riesco a scrivere quando ho il mio compagno a casa. Il limite forse è legato al fatto che mi sento di portargli via del tempo e quindi cerco di trovare una via di mezzo.

4.     Che cosa significa per te scrivere?

Scrivere è un bisogno primario, quasi come mangiare e respirare… non riesco a immaginare la mia vita senza. Mi fa stare bene con me stessa, mi fa sentire completa.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

No, il più delle volte non mi sento soddisfatta, ma cerco di avvicinarmi il più possibile nel dire “ dai, non mi sembra male questo pezzo”. Ovviamente amo quello che scrivo perché ci credo, perché ci metto il cuore e perché in esso c’è una parte di me, però ho ancora tanta strada da fare.

6.     Hai riletto il tuo libro, dopo averlo pubblicato?

No, mi sono limitata a sfogliare la mia copia cartacea. Forse perché ho lavorato tantissimo tempo sopra questo testo e adesso sento il bisogno di staccare per qualche tempo. Rileggerlo sarà una nuova esperienza.

7.     Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro?

Tutto e niente. In realtà il romanzo è opera di fantasia, ma gira attorno a delle persone e degli aspetti che fanno parte della mia vita. In Mia c’è tantissimo di me e i suoi sogni coincidono anche con i miei, ma per tutto il resto siamo diverse. Bubu è forse l’unico protagonista reale del romanzo.

8.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

No, mi diverto tantissimo e ogni storia mi scatena qualcosa di diverso. Mi sento felice quando scrivo, anche se mettere la parola fine mi provoca emozioni contrastanti. Da una parte sono contenta di condividere la mia storia con i lettori, dall’altra non mi sento pronta a dire addio ai miei personaggi.

9.     Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?

Sì, e anche tanto. Me ne sono accorta rileggendo dei vecchi racconti e romanzi iniziati, mi è venuto quasi un infarto. Non riconoscevo più la mia mano, sembravano scritti da una persona lontana anni luce dal mio stile di adesso. Credo di essere maturata, di aver fatto tesoro di alcuni insegnamenti.

10.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?

In questo momento ci riesco perché ho tanto tempo a disposizione, però ci sono momenti  nei quali devo staccare la spina e tornare nel mondo “reale”. Soprattutto perché è difficile far capire certe passioni a chi non le condivide.

11.  Ti crea problemi nella vita quotidiana?

 Ni, diciamo che non è semplice stare dietro a tutto e non mi rendo conto del tempo che passo davanti al pc. In un attimo è già sera.

12.  Come trovi il tempo per scrivere?

Attualmente il tempo riesco a trovarlo, cerco di ritagliarlo in ogni momento della giornata. Anche solo un paio di ore al giorno, ma ne ho bisogno.

13.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena?

 A parte qualche rarissimo caso, rispondo la seconda. Non ho tanti amici lettori e quindi guardano già “male” la quantità dei libri che ho a casa e che leggo, figuriamoci capire e comprendere la passione della scrittura.

14.  Nello scrivere, “navighi a vista”, oppure usi la “scrittura architettonica”?

Tutto è racchiuso nella mia testa, ho una scaletta invisibile che esce mentre scrivo. Poi non mi dispiace se all’improvviso arrivano idee migliori che stravolgono tutto.

15.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Cerco di essere costante e di scrivere tutti i giorni, però nella pratica non è sempre così. Scrivo quando ho qualcosa da raccontare.

16.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Io amo leggere, mi sento più una lettrice che una scrittrice. Non riesco a immaginare una vita senza libri e cerco di mantenere una media di almeno cento libri all’anno.

17.  Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?

Leggo un po’ di tutto, anche se non vado molto d’accordo con il fantasy. Prediligo la narrativa e il romance, quindi direi che scrivo questi generi perché li sento più vicini a me.

18.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

Ammetto di leggere più autori italiani solo negli ultimi anni, quindi non mi sento di citarne due per non fare torto ad altri… sono tanti e non saprei chi scegliere. Di autori stranieri ammiro e amo Rowling e Joyce Carol Oates.

19.  Il tuo romanzo “Te lo dico sottovoce” è passato dalla pubblicazione indie a quella di una grossa Casa Editrice in pochissimo tempo: ci vuoi raccontare un po’ la storia del tuo romanzo che si è rivelato il caso editoriale del 2015? Come è nato? E soprattutto ci racconti la storia da self-publishing alla grande distribuzione?

La storia nasce per caso in un momento delicato della mia vita. Ho sfruttato il tempo che avevo a disposizione per curare al meglio il romanzo e intraprendere la strada dell’autopubblicazione, soprattutto in un periodo dove molte case editrici sospendevano l’invio dei manoscritti o i tempi di attesa erano molto lunghi. Quello che non mi aspettavo era un riscontro così immediato e positivo con i lettori. Il passaparola mi ha permesso di essere contattata da una casa editrice e di scegliere di far parte della squadra.

41S1Oo-rpzL._SX316_BO1,204,203,200_20.  Vuoi parlarci del tuo nuovo romanzo?

Come ci frega l’amore” è uscito ad aprile e sta riscuotendo un buon successo. Fiamma, la protagonista, ha trent’anni, è determinata e ama molto il suo lavoro. Insieme a Mia gestisce una tra le più importanti cliniche veterinarie di Torino. A differenza di Mia, Fiamma è estroversa, non trascura la vita sociale ed è nota per le sue relazioni mordi e fuggi. Nella sua vita non c’è spazio per il vero amore, anzi, sembra proprio poco interessata all’argomento. Nella clinica però c’è un nuovo collega, Antonio. Bello, intelligente, sfacciato e presuntuoso. Nonostante Fiamma ne sia attratta, non intende lasciarsi coinvolgere. Eppure, quando i genitori di Antonio decidono di rinnovare la promessa di matrimonio alle Bahamas e invitano il figlio, sperando di vederlo in compagnia, Antonio chiede a Fiamma di prestarsi a fargli da fidanzata per l’occasione. E Fiamma accetta. Ma una volta lì le cose si complicano non poco…

21.  Un consiglio a un aspirante scrittore?

Semplice e forse banale: non mollate mai. Se ci credete, se ci mettete il cuore e se sentite che è il sogno giusto, allora troverà la strada e il modo per realizzarsi.

22.  E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione?

Non credo di essere la persona più indicata per dare un consiglio, anche perché la mia esperienza è molto limitata e sono entrata da poco nel mondo dell’editoria. Sicuramente valutare i pro e contro della pubblicazione, non farsi abbattere da quello che si sente in giro, e curare al meglio il romanzo. Poi il mondo dell’editoria è imprevedibile e duro, quindi testa piena di sogni, ma piedi per terra.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a te per il tempo che mi hai dedicato, è stato un piacere.

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