Pensieri sparsi

Linnea Nilsson: Provocazione n° 2

Ah, le prefazioni!
Le salto a pie’ pari, non mi sono mai piaciute. Né quelle né le postfazioni, insomma tutti i vari tipi di fazioni.
Sui libri importanti si parlano addosso. Qualcuno che scrive di qualcuno che scrive, sai che noia.
E poi analizzano, spiegano, sezionano.

Ecco, io un obitorio letterario me lo immagino così, fatto come una prefazione. La cosa che mi incattivisce è che te la mettono all’inizio, apri il libro con l’acquolina in bocca, inizi a sfogliare le pagine e ancora nulla, c’è sempre questo tipo che parla, parla, parla. La versione letteraria del cineforum. 
La mano corre alla pistola, quando vedo una prefazione. 
Poi ci sono le altre. 
Quelle dove si vede che, cazzo, gliel’hanno chiesto come un ricatto. L’immagino, la scena.

Il poverello è a un party, sorseggia da un calice di champagne e si guarda attorno. Persone che parlano e ridono, godendosi la serata. Qualcuno balla. 
All’improvviso una persona si avvicina, gli batte sulla spalla e subdolamente intavola un discorso. Il nostro prefattore è ignaro, lusingato forse di essere stato riconosciuto, specie da una bella donna come quella che ha davanti. Beve un altro sorso e immagina che si sposterano presto sul balcone, a prendere aria fresca nella notte e a guardare la luna lontano dalla calca e dai rumori della festa. 
Parlano di letteratura, cinema, un po’ flirtano. Il cameriere si avvicina con un vassoio; i bicchieri sono pieni e dopo un breve sguardo d’intesa i due decidono per un secondo drink. 
Si appartano. 
È a quel punto che la scrittrice, con gesto veloce, estrae qualcosa dalla Burberry porpora, qualcosa che sicuramente non è mascara. Il manoscritto viene posato sulle mani del prefattore, che ignaro e sorpreso si guarda attorno cercando una via di fuga, come accade in quei film gialli quando l’omicida, messo alle strette, ha come sole opzioni confessare o fuggire. 
La scrittrice si para davanti, bloccando l’accesso alla portafinestra. Rimarrebbe la possibilità di saltare dal balcone, ma è il secondo piano e il prefattore ci ripensa, dopo aver dato un breve sguardo al vuoto, nel buio. Non si vedono rami o cespugli che possano attutire la caduta. 
L’uomo sorride, bofonchia un “ma certo, volentieri” e si mette il plico sotto il braccio.
Se ne va a passi lenti, la testa abbassata. Un ultimo sguardo ai ballerini, sospira ma sa che non potrà fermarsi. La donna è ancora vicino alla portafinestra che lo guarda.
Sarà una notte di lettura.
Ve l’ho già detto che le prefazioni non mi piacciono?

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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