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Linnea Nilsson: Mah, mi disse, io preferisco il cartaceo

Mah, mi disse, io preferisco il “cartaceo”. Chissà perché, a parlar di libri, diventavano tutti tecnici. Quello ancora non l’avevo capito. Ma si sa, se hai un kindle o un’altra diavoleria che tiene migliaia di libri alla volta, la puoi mica far vedere la tua cultura, quando gli ospiti vengono a cena. Invece, con una bella libreria si potrebbe pure impressionarli, con tutti gli Adelphi messi in fila che fanno pure la macchia di colore. Li si lascerebbe allora a curiosare, mentre andiamo in cucina a preparare l’aperitivo. Li scoverebbero allora tutti i Murakami, I Modiano e i Saramago, mai letti ma che comunque sono costati una fortunetta, con la copertina rigida. Sulla cultura non si fan ristrettezze, va ostentata, messa in bella mostra come un quadro di un artista famoso. C’è poco da mostrare, su un lettore elettronico, bisogna accenderlo, strizzare gli occhi e spiegarsi. Mica facile. E poi con una bella biblioteca c’è sempre il “profumo della carta” che si può menzionare. Ho provato a sniffarlo una volta un libro, come se fossi un segugio in cerca di una pista. Non mi è sembrato un granché e poi bisogna proprio metterlo attaccato al volto, un libro, per annusare qualcosa. Se sapesse di buono il Dolce e il Gabbana l’avrebbero già sfruttata questa nicchia, magari con un bel “eau de papier”, quant’anche lo si usasse solo per rinfrescare un po’ il bagno dopo che si è mangiato pesante.

Non li convinci per nulla, ‘sti puristi, che è tutto uno spreco di carta, la comodità non attacca perché se non lo si mostra a qualcun altro che abbiamo letto dei libri, a cosa serve una biblioteca?

Fatto sta che ci aveva proprio lasciati lì, in quel soggiorno a parlottare. Se ne tornò qualche minuto dopo con una bottiglia di vino e qualche bicchiere. Il marito arrivò poco dopo, faceva il tassista e aveva finito il turno. Ce ne se siamo beccate di lamentele dalla Jo, sul fatto che Steve non lavorasse abbastanza. Quello che la mandava in bestia era il golf: ogni beneamato sabato, Steve se ne andava a giocare coi suoi amici di bevute e non tornava a casa fino alle cinque del pomeriggio, per poi piazzarsi al computer a giocare a poker fino all’ora di cena.

“Ma proprio il sabato deve andare a giocare a golf, quando tutti i pirla sono fuori per andare a festeggiare e di un taxi ne hanno proprio bisogno?” Di soldi ce n’erano pochi, l’unica spesa che azzardava era di prendere qualche romanzo; di vestiti manco a parlarne perché le palanche, Steve, le passava col contagocce.

Quella storia l’avevo già sentita mille volte, con la Jo sobria e la Jo ubriaca fatta di vino bianco. Le rimanevano i libri, quelli sì, non ci sarebbero state delusioni dai libri. Magari qualcuno che non valesse la pena comprare, ma a farci bene i conti, coi libri era in pareggio, forse pure in positivo. Tutt’altra storia col suo matrimonio.

——

Ancora questa cosa del marketing mi imbarazza un poco. Mi riesce difficile giusto mettere il link del libro, sinossi e un estratto. Non so, mi sembra di rompere un po’ le palle. E allora ho deciso che ogni volta che lo farò, allo stesso tempo vi racconterò una storiella, un’immagine, un pensiero, non necessariamente parte di qualche libro come quella sopra. Potete anche saltarla a priori, serve più che altro a me, a sentirmi meno “spammatrice”. Nel frattempo io mi sono sdoganata dal porno-zozzo. Nuova copertina alla Downton Abbey, mica ciufoli. Roba erotico-storica, anche se dentro il libro continuano a trombare come ricci.

Buona lettura.

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