Pensieri sparsi

Linnea Nilsson: Provocazione n° 3

La mia teoria se ne è andata in fumo.
Eppure era stata testata per anni, avevo riscontri concreti, insomma mi sembrava solida. Ma come dicono gli scienziati, una teoria è valida fino a quando non si trova una controprova. E se succede va tutto a gambe all’aria, come disse la Minetti, bisogna ricominciare.
La teoria era la seguente: l’uomo ha un eccesso di neuroni inutilizzati e ne usa solo uno, che puntualmente converte il flusso di pensiero, alternativamente, su Cibo e Sesso. Ad esempio, se un uomo è appena stato in palestra, sicuramente vi inviterà a cena. E una volta sazio vi accompagnerà a casa.

Insomma credevo che, dopo la teoria del tutto di Hawking e degli altri fisici quantistici, la mia fosse la teoria del nulla, quella che spiega il vuoto nel pensiero. L’agire senza una giusta causa. Si spiegava parecchio con ‘sta teoria, le guerre (cibo e sesso), la galanteria (sesso), la cultura (sesso. A volte cibo), il lavoro, lo sport. Più ci scavi e più riesci a ricondurre qualsiasi azione a uno dei due settaggi.
E allora mi sono detta, com’è possibile questa forte distinzione tra i due sessi? Perché non funzioniamo anche noi allo stesso modo? La vita sarebbe più semplice, pensa a tutte le discussioni fatte sulle scoregge a letto, sui film di zombie, sulle partite di coppa; ma ad ogni interrogazione non riuscivo a darmi una risposta. Allora mi sono detta, aspetta un po’, andiamo a vedere come agiscono le donne e cerchiamo di unificare la teoria; insomma una teoria del tutto del nulla.
Ovviamente la prima cosa che ho fatto è stata quella di andare a vedere le donne nella letteratura. Credetemi, con la letteratura è più semplice. Fermare persone per strada e cominciare a fare domande su cibo e sesso non è impresa facile, ti guardano storto, pensano che ci sia sotto qualcosa, insomma. Passi col cibo, ma in questo periodo di sfumature la gente ci pensa un po’ su, fa la faccetta, e tira dritto. I libri invece non mentono. Io poi mi ero piazzata al supermercato, proprio vicino alle zucchine, sembravo quasi un quadro di Hieronymus Bosch, “L’evirazione di Hulk”. Ma non divaghiamo.
Sono partita da Beatrice, sì quella di Dante. Mentre gli intenti del giovane poeta sono chiarissimi (se la voleva portare a letto) le azioni della nostra appaiono più complicate. Pensateci sopra, accompagnarlo per il paradiso tutto quel tempo è stato di sicuro uno sbattimento, e posso pensare ad almeno due o tre cose che possono portare un uomo in paradiso spendendo una frazione del tempo e delle energie. Di sicuro c’era qualcosa sotto, di più, dietro ‘sta Beatrice.
Bisognava scavare ulteriormente, allora ho preso la Medea di Euripide. Donna complessa, vendicativa, con motivazioni che vanno al di là della teoria del singolo neurone.
Biancaneve? Beh, lasciamo perdere. Ma si potrebbe andare avanti per ore con argomenti positivi e di sicuro la mia investigazione non era conclusa. E’ come quando si è in ospedale: per farsi assegnare un infermiere carino, bisogna essere pazienti.
E poi mi è venuta in mente Jessica Rabbit (non so cosa avevo fumato) e la celebre frase “è così che mi dipingono”. E in effetti a pensarci bene le donne nella letteratura, nel passato, sono state spesso descritte da uomini e solo molto più di recente le donne hanno iniziato a descrivere se stesse. Ma come hanno osato, questi esseri mono neuronali, anche solo a pensare di descriverci? Certo, molta letteratura è scritta bene, pensa all’Anna Karenina, ma viene il dubbio, ci avranno ricondotte mica al loro schemino “mangia e cucca?” E’ tutto un complotto per farci credere che siamo come vogliono loro? Porco cane, se così fosse, tutte quelle belle parole al solo scopo di portarci a letto, sarebbe una cosa grossa, da riscrivere tutta la storia della letteratura. Mi sentivo elettrizzata alla scoperta, ma decisi di rimanere positiva. Era una questione delicata, bisognava andare coi piedi di piombo. Io poi sono impulsiva e sono veloce a trarre confusioni affrettate. Lo so, mi conosco.
L’analisi di Catherine Earnshaw in Cime tempestose era dovuta. E anche qui, porco cane, un personaggio complesso. Morale, non sono riuscita a trovare un pregiudizio maschile nel raccontare di una donna che possa sostenere la mia tesi mono neuronale nel mondo femminile.
E poi arriva lo stronzo. Sì il mio ex. Quello era davvero uno stronzo. Avevamo una relazione a distanza, nel senso che l’ho sbattuto fuori di casa e cercavo di tenerlo alla larga. Ci eravamo lasciati alla stazione, un giorno di maggio, nella zona bagagli emotivi e a pensarci bene alcune sue azioni e ragionamenti non erano riconducibili alla teoria del cibo e del sesso, nonostante ci avessi messo impegno a scavare e confermare la mia ipotesi. La “stronzaggine” è una cosa a parte. Che ci fosse un secondo neurone all’opera? Una evoluzione della specie? No, gli stronzi ci sono sempre stati. Allora forse non è proprio vero che usano un solo neurone.
E così la mia teoria è andata in fumo e mi tocca ricominciare da capo. Però, che stronzi, questi stronzi.

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