Recensioni

L’eroe ribelle, di Suzanne Brockmann

Sulle prime
Meg non capì.

L’uomo le
sorrideva, ma l’espressione e il tono della voce, per quanto gradevoli, non
corrispondevano alle sue parole. “Abbiamo preso in ostaggio tua figlia.”



Titolo: L’eroe ribelle (The
Defiant Hero).
Autore: Suzanne Brockmann.
Traduzione: Michela Ippoliti.
Genere: Romantic Suspense.
Pagine: 409.
Editore: Leggereditore (24 luglio
2014).
Prezzo: euro 4,99 (ebook);
euro 10,50 (copertina flessibile).
La mia valutazione: quattro stelline.
‘Gli Stati Uniti si rifiutano di negoziare con i
terroristi.’ Meg Moore ha ben in mente queste parole. Le aveva sentite ai tempi
in cui lavorava come interprete in un’ambasciata europea. Quelle stesse parole,
però, sono una sentenza di morte per sua figlia e sua nonna, rapite da un gruppo
di estremisti. Meg farebbe qualsiasi cosa per salvarle, persino uccidere.
Il marine John Nilsson è convocato a Washington
dall’FBI come esperto in negoziazione: una donna tiene in ostaggio un
ambasciatore puntandogli la pistola alla testa. Quella donna non è una
sconosciuta, per lui: non la vedeva da anni, ma non ha mai dimenticato com’era
magnifico tenerla tra le braccia. John rischia di distruggere la sua carriera
se la aiuta a scappare, ma se si rifiuta di farlo, lei perderà la vita…
Dopo “L’eroe ribelle”, il
secondo romanzo dei Troubleshooters, dove l’amore è rischio, coraggio, passione. 

“La libera
uscita dovrà aspettare” disse il primo ufficiale.
“Era l’ammiraglio Crowley. Voleva sapere dove si
trovasse il sottotenente Nilsson.”
Oh, merda. Nils aveva sempre pensato che Crowley fosse
un bravo ragazzo. L’ammiraglio stesso era un SEAL. Se era incazzato…
“Dobbiamo muoverci” continuò il primo ufficiale. Adesso
stava parlando con Jazz e Wolchonok, ma anche il resto del gruppo si era
fermato ad ascoltare. “Riunite tutta la squadra il più presto possibile. Abbiamo
ricevuto l’ordine di fornire assistenza a una squadra antiterrorismo dell’FBI a
Washington. Ci sono degli ostaggi all’ambasciata kazbeka.” Si girò e guardò
Nils. “E il rapitore vuole negoziare solo con Johnny Nilsson.”
L’amata Suzanne ci propina una
storia poco plausibile, ma non ce ne importa niente, perché i suoi personaggi
sono umani, amati, indimenticabili.
In breve: Meg, una donna come
voi e come me (ok, mooolto più giovane di me), viene informata da un sorridente
terrorista del rapimento della figlia e di nonna Eve. In cambio della loro
liberazione, Meg dovrà rapire un ambasciatore (è un terrorista, in realtà, e
gli avversari vogliono torturarlo e poi ucciderlo). Il Paese interessato è una
repubblica kazbeka che non vi consiglio di cercare su Google Maps,
semplicemente perché non c’è (1).
Ed ecco che questa signora,
tranquilla, se ne va all’ambasciata con DUE pistole e rapisce il finto
ambasciatore e due diplomatici. Poi, chiede di negoziare con John Nilsson. Perché
proprio con questo sottotenente di vascello dei SEAL (2)? La storia è lunga ed
è cominciata alcuni anni prima, quando Meg era sposata a un farabutto. C’erano
state scintille fra lei e Nils, un incendio del cuore e dei sensi, ma tutto era
finito ancora prima di cominciare: lei aveva scelto di provare a rimettere in
piedi il matrimonio, lui l’aveva lasciata andare. Gentiluomo con il cuore
terremotato.
Fermiamoci un momento a
riflettere: per quando Meg sia di casa all’ambasciata kazbeka, nessuno –ma proprio
nessuno- al giorno d’oggi, entra con due pistole in una sede diplomatica. Le puoi
nascondere dove ti pare. Non passi nemmeno con un taglia-unghie, con un
temperino…
Insomma, direte, non ce ne
importa niente di questi dettagli, vogliamo la suspense e vogliamo l’amore. Oh,
di suspense ce n’è quanta ne volete. D’amore anche. E qui mi cascano un tantino
le braccia. Perché quella fra Meg e Nils è, sì, la storia d’amore principale,
ma non è la migliore. La scena viene loro strappata come un tappeto sotto i
piedi da una coppia strepitosa: quella formata da Alyssa, tiratrice scelta dell’FBI,
e da Sam, SEAL all’ennesima potenza.
Per una volta tanto, questi
maschi alfa ci sembrano più umani: le lacrime sono anche un loro appannaggio e,
anziché renderli buffi, ne esaltano le doti di guerrieri dal cuore tenero.
C’è una terza storia d’amore
(Brockmann deve aver fatto spesa in epoca di saldi) ed è meravigliosa: è quella
che nonna Eve racconta alla nipotina, durante la dura prigionia. Una vicenda
che ci riporta indietro nel tempo e ci prende il cuore.
Lieto fine assicurato. Storia
fra Sam e Alyssa rimandata al SESTO volume della serie. Brokmann è senza cuore.
Nonostante queste pecche, il
romanzo si beve come una fragrante cioccolata calda (vista l’estate fredda e
piovosa, il paragone mi sembra calzante) e la sua dolcezza ci raggiunge il
cuore che, come tutti gli uomini sanno, è molto vicino allo stomaco.
(1)  Esiste un Monte Kazbek. Per saperne di più, andate
QUI:
(2)  Qualche informazione sui SEAL?
Quello
sopra è lo stemma, che racchiude un’aquila, un’arma, un tridente e un’ancora. E
questo sotto è il motto (l’unico giorno facile è stato ieri). Ironico, vero?
The only easy day was
yesterday.
Le
United States Navy Sea, Air and Land forces (SEAL), sono le Forze per
Operazioni Speciali della Marina degli Stati Uniti, impiegate dal governo degli
Stati Uniti d’America in conflitti e guerre non convenzionali, difesa interna,
azione diretta, azioni anti-terrorismo ed in missioni speciali di ricognizione,
in ambienti operativi prevalentemente marittimi e costieri. Più volte hanno
operato con il SAS inglese e il reparto Delta Airborne americano.
Nel
1961, sotto la Presidenza di John F. Kennedy, grande sostenitore dello Special
Warfare, la U.S. Navy propose l’istituzione di reparti di Forze Speciali anche
nell’ambito della Marina, con competenze ad ampio raggio sulle operazioni di
incursione costiera, supporto agli sbarchi anfibi ed attività di
controguerriglia in ambienti marittimi/fluviali. Nello schema iniziale
dell’U.S. Navy del marzo 1961, si sottolineava già la necessità di avere a
disposizione piccole unità operative in grado di infiltrarsi ed esfiltrare nei
diversi teatri operativi per “mare, aria e terra” (“Sea, Air,
Land”), da cui derivò l’acronimo SEALs.
14
maggio 1988. Due SEAL equipaggiati con un fucile da battaglia M14 (a sinistra)
e un telemetro laser (a destra).

Post precedente

Endora - Uomini sottomessi, di Fernanda Romani

Post successivo

Le interviste: Patrizia Ines Roggero

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *