Pensieri sparsi

Le tette fanno vendere?

Appartengo alla generazione che si scagliò contro le copertine di un famoso settimanale d’opinione: donne seminude per qualsiasi argomento. Politica? Donna discinta. Economia? Donna svestita. Teatro? Non ne parliamo.

Capita che nel Gruppo Facebook, Ledra abbia voglia di stuzzicare gli autori con una domanda marzulliana: le tette fanno vendere?

Mi spiego. Venerdì ho incontrato per caso una mia conoscente che ha appena pubblicato in self un libro, sia in ebook che cartaceo. Sta facendo tante presentazioni e mi ha raccontato che quando si mette molto scollata vende in proporzione 2 a 1 di quando si veste in modo più dignitoso.
 Guardando il mio “davanzale”, ha detto: “Con tutta quella roba lì, venderesti 4 a 1”. 
A parte il fatto che mi vergognerei a esibire così le mie grazie, essendo stata educata nel 1800, secondo voi può essere vera questa strategia di marketing?

GIULIA BORGATO: Non credo, forse se presentassi un erotico scollacciata venderei, ma i miei sogni di carta dubito…

‪VELMA J. STARLING: Credo che possa essere vero nella misura in cui la scollatura è UNO degli elementi che contribuiscono al tuo look in una determinata occasione. E credo che possa anche essere uno degli elementi più importanti. Ci piaccia o no, viviamo in una società che fa passare il messaggio subliminale “donna sexy = donna bella e interessante”. Più al potenziale acquirente arriva un messaggio di avvenenza e un pizzico di provocazione da parte tua, più sarà portato a comportarsi in modo positivo nei tuoi confronti. Acquisti inclusi. (gli spot di tutto il mondo, per qualsiasi tipo di prodotto, mica usano fotomodelle scosciate senza motivo).

YALI OU AMETHISTA: Velma ha centrato il punto. Un look che comunica sicurezza interiore, fascino e sensualità infonde nell’acquirente il desiderio di conoscere ciò che scrive questa magnifica persona. Te la fa un po’ idealizzare. In qualche modo lo scrittore diventa già personaggio e se si permette di essere così eccentrico e sfrontato, significa che crede in quello che ha scritto. Tu lettore, senza saperlo, desideri ardentemente leggere quel libro che ha scritto quella persona così “figa” (dalle tette in mostra al look stravagante, che fa emergere l’artista dall’anonimato)

‪GIULIA BEYMAN: Per quanto l’affermazione della scrittrice e l’interrogativo che ne segue sembrino abbastanza stravaganti, sono d’accordo con Yali per una riflessione più generale. Tette a parte, lo scrittore fa parte dello stesso immaginario dei suoi libri per il lettore… Quindi non credo sia obbligatorio esibire le tette per vendere, ma di certo lo scrittore deve rappresentare qualcosa di interessante per il lettore… la forma senza contenuto riscuote successi di breve durata, ma la forma ha un grande valore come rappresentazione e veicolo del contenuto…

‪YALI OU AMETHISTA: Certo, il succo del discorso per tutti i prodotti del mondo è che: per vendere bisogna prima attirare l’attenzione del cliente; poi se il prodotto vale, allora il gioco è “quasi” fatto. Le tette sono un elemento trascurabile in effetti.

‪BABELE BROWN (l’opportunista): Sappiate che le tette finiranno nel Blog!

‪YALI OU AMETHISTA: Boooooobs!

‪PATRIZIA INES ROGGERO: Le tette non saprei, ma credo che una donna molto femminile e curata abbia più possibilità di attirate l’attenzione delle lettrici di un genere come l’erotico o il romance, proprio perché sono generi che richiamano la femminilità.

YALI OU AMETHISTA: Non si tratta di letteratura erotica, ma di tutti i generi, compresa quella erotica. Perché c’è quest’idea che la femminilità debba essere sfoderata solo per essere accostata a qualcosa di romantico o di erotico? Il linguaggio del corpo, i colori usati, lo stile scelto, sono tutti elementi selezionati accuratamente per qualsiasi campagna commerciale.

‪Se si fanno presentazioni di libri in cui si raccontano storie che ci sforziamo di rendere credibili, anche il narratore deve essere credibile. Tutto questo non ha niente a che fare con la bravura, ma con l’utilizzo dell’immagine per vendere piccoli estratti della mente, che sono le storie che la mente immagina e la mano scrive.

‪LARA BELLOTTI: Yali ha ben spiegato…. sono le “oscure” leggi del marketing. Come attirare l’attenzione del potenziale cliente…. e come e cosa suscita interesse… ci sono tanto di ricerche che vanno al di là del genere.

‪SREFANIA RONGAUDIO: Alcune pubblicità vendono ancora l’immagine di una donna scoperta accanto a determinati prodotti, quindi temo che l’artiglieria pesante aiuti un certo pubblico a stare più attento. Non che sia piacevole se quello che vogliamo vendere o almeno veicolare è letteratura, erotica, romantica, fantastica o di altro genere. Se una donna è di per sé “provocante” nel senso che è il suo modo abituale di vestirsi perché è il suo modo di essere e si sente bene così, non ci vedo nulla di male, ma se lo si fa solo per vendere di più lo trovo triste.

YALI OU AMETHISTA: Qua ci stiamo focalizzando sulle tette e non siamo uomini! ‪Quello che non capisco e lo dico onestamente, è questo: per andare a un matrimonio ci vestiamo in maniera adeguata: facciamo lo stesso per un colloquio di lavoro, incontrare un cliente,  andare in palestra, fare la spesa, testimoniare in tribunale… Ogni situazione della nostra vita ci impone un codice sia comportamentale sia estetico che, bene o male, non ci sentiamo denigrate nel rispettare. Se pensiamo a un appuntamento galante o a una cena con la persona che amiamo, cerchiamo di apparire al meglio e soprattutto (è una questione istintiva) ci mettiamo nella condizione di comunicare attrazione, altrimenti noi donne non sceglieremmo con cura il make-up, l’abito giusto che ci snellisce, le scarpe che ci tirano su il sedere e via discorrendo. Allora perché mai negare il senso di questa cerimonia della vestizione anche per presentare il nostro lavoro? Se il look non è così importante, allora perché non mandiamo qualcun altro a comunicare con i nostri potenziali “fan”? Io credo che le presentazioni dei libri siano esattamente la stessa cosa di una cena a lume di candela con la persona che vogliamo conquistare.

‪LOREDANA FALCONE: Quindi se io scrivessi fantasy, dovrei andare alle presentazioni vestita da elfo? Mi spiace, ma non sono d’accordo. Mi infastidisce l’idea che si debba ancora usare il corpo femminile (o maschile che sia) per promuovere un prodotto. È il termine “infastidisce” non rende nemmeno un po’ l’idea. Penso che ognuno di noi debba essere se stesso, con la scollatura o con un caffettano, ma “vero” e non confezionato per l’occasione.

YALI OU AMETHISTA: Non ho detto che bisogna andare in giro vestite come i personaggi dei libri che si scrivono e nemmeno che le presentazioni dei libri sono una specie di sfilata carnevalesca o una grottesca pantomima per mettere in ridicolo gli autori o per stropicciare la loro dignità. Il discorso è un po’ più profondo. Stringi stringi, il quesito globale che interessa la maggior parte delle persone che pubblicano un libro, o che più in generale presentano un prodotto, è: come si fa a vendere di più? Le risposte del marketing non piacciono mai, ma le risposte sono quelle, poi ognuno sceglie la sua strada, questo è certo.

VELMA J. STARLING: Non si parla di look “a tema”, si parla di look e basta. Fra i vari elementi di un look c’è anche la scollatura (lo capisco perfino io che passo la vita in tuta e felpe col cappuccio). Non è che si debba usare il corpo femminile per vendere, ma allo stato attuale dei fatti, chi lo fa (per calcolo o per casualità) probabilmente vende di più. È un dato di fatto, poi anche io sarei più felice se le cose stessero diversamente e se contasse solo la sostanza del libro. Peraltro c’è sempre l’opzione Elena Ferrante… l’invisibilità assoluta della persona fisica. Sono scelte.

OoO

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E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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