Interviste

Intervista: Margaret Gaiottina

In
occasione della prossima uscita di “Jaguarà” negli Stati Uniti, ho
incontrato Margaret Gaiottina per un’intervista.
Titolo:
Jaguarà.
Autore:
Margaret Gaiottina.
Editore:
Mamma Editori.
Genere:
Fantasy.
Prezzo:
euro 4,90 (e-book); euro 7,91 (copertina flessibile).
Orlando Saxton ancora non sa che il
padre ha assunto per lui un’assistente cieca. Seducente e arrogante chirurgo
plastico, l’ultimo rampollo dei Saxton è tanto abituato all’effetto che provoca
nelle femmine del suo genere da aver bisogno di diversivi sempre più eccitanti
per soddisfarsi. Del resto le donne dissolute che frequenta sono ben liete di
offrirgliene.
Maya O’Byrne, dal canto suo, abituata
a cavarsela mescolando fiducia nel prossimo e istinto per il pericolo, resta
spiazzata dal profumo insolito che circonda costantemente il suo nuovo
principale: un odore oscuro, di selvaggio e di foresta tropicale.
Ma l’immaginazione tanto sviluppata
in persone come lei, basterà per preparare Maya alla verità? E soprattutto
saprà il cuore di Orlando resistere a un candore tanto impavido e letale?
 

Chi è Margaret Gaiottina?
Non le solite cose, ti prego.
Sono
(sono stata, ormai) un giovane avvocato, vissuta a Roma fino a vent’anni e poi
trapiantata in Sicilia per seguire mio marito che viveva lì. La mia parentesi
in provincia di Enna è durata nove anni, tra alti e bassi. La vita di paese può
essere piacevole per alcuni versi e triste per altri. Quando i “versi
” tristi hanno superato quelli felici, e ci sono voluti nove anni, sono
tornata con marito e due bambini al seguito, nella capitale. A reinvertarmi una
vita. Ed è andata bene.


Come ti sei avvicinata alla
scrittura?
Nonostante
gli studi classici non ho mai scritto niente in vita mia, neanche una riga,
tranne citazioni e memorie difensive. A un certo punto, ho scoperto il mondo
delle fanfiction pubblicate nel web e ho iniziato a leggere, leggere, leggere.
E più leggevo più mi appassionavo, pensando che forse anche io avrei potuto
scrivere qualche fiction.
Scrivere
fiction non era difficile, i personaggi erano già “fatti” e io mi
divertivo. Il caso si mise di mezzo: “incrociai” sul web un editor di
MammaEditori che, in mezzo a quello stile acerbo e privo di tecnica, aveva visto un
non so che di buono e mi chiese se volessi scrivere qualcosa di serio. Da lì
iniziò la mia occasione.
Arriviamo così al tuo primo
romanzo.
“La
sedicesima notte” fu un tentativo un po’ maldestro e altalenante di
approccio alla scrittura che ha avuto però il merito di farmi conoscere.
Parliamo del 2009.

E poi?
Seguirono
“L’Alba della chimera” e “Un nido di terra per la donna
cristallo”. Infine Jaguarà. E a Natale 2014 uscirà un nuovo romanzo, tutti
pubblicati  con MammaEditori. Sono
fondatrice di un team di scrittura: ci chiamiamo la Bloody Roses Secret Society
e siamo una squadra al femminile dedita al miglioramento continuo. In genere
gli scrittori sono un po’ vanagloriosi, noi siamo invece alla ricerca di quel
qualcosa che fa scattare la fatidica molla di irresistibilità  nel lettore.

Adesso parlaci di
“Jaguarà”.
Quando
inizio un romanzo, la prima cosa che prevedo è la lezione magistrale: il libro
dovrà andare a dimostrare qualcosa, porterà un messaggio. La lezione magistrale
di Jaguarà è: in un mondo in cui bisogna essere ricchi e belli per risultare
vincenti, il ricco e bello si scopre incompleto senza una donna che non è ricca
e ha anche l’handicap della cecità.
Mi
serviva un protagonista “stronzo”. La mia editor fece un salto sulla
sedia quando lo seppe, ma mi impuntai. Ormai potevo farlo. Ne venne fuori
Orlando Saxton, un’anima tormentata, un giovane chirurgo plastico rampollo di
una famiglia della Sussex bene, contea del New Jersey. Orlando vive in un mondo
in cui la bellezza è fondamentale. Le donne vengono da lui per ricostruire seni
e labbra, per essere sempre al massimo del fascino. Ma non è tutto oro quel che
luccica e Orlando ha una perversione particolare: frequenta  locali per scambisti, ha delle esigenze e
quello è l’unico modo che conosce per soddisfarle.

Fin qui Jaguarà sembrerebbe
uguale a tanti romanzi che io definisco “Love & Pepper”.
Simpatica
definizione, ma per Orlando non è tutto qui. Altrimenti avrei rifatto Cinquanta
sfumature e via con il coro…
La
sua non è una vita facile, si porta dietro una maledizione che affonda le
radici nella malvagità di un avo nazista. L’antenato dei Saxton, Helmut Von Sachs, era un medico nazista
che conduceva esperimenti genetici nei lager; riparato in Brasile nel secondo
dopoguerra, aveva continuato i suoi esperimenti genetici sui bambini,
utilizzando come cavie i piccoli indios.
Nelle piantagioni brasiliane si era
diffuso il terrore per il fantasma bianco che di notte faceva sparire i bambini
e per gli strani mostri che essi diventavano, se mai venivano ritrovati. La
crudeltà di Von Sachs sembrava poter continuare a seminare indisturbata morte e
terrore, ma dalle montagne gli indios riuscirono a evocare un potente e giovane
sciamano. L’uomo, in una notte illuminata dalle torce per la caccia al fantasma
bianco, incontrò il medico con un piccolo indios sotto il braccio e pronunciò
la sua maledizione “La tua famiglia si distruggerà: il fratello mangerà il
fratello” e dopo aver segnato col marchio del giaguaro Helmut , l’indio segnò
se stesso col marchio del serpente, nemico giurato del giaguaro. Per effetto
della maledizione, Helmut Von Sahs quando il cuore avesse superato le 70
pulsazioni, avrebbe visto trasformati il fisico e i lineamenti. Il viso si
sarebbe fatto tirato, le iridi sarebbero diventate gialle, gli zigomi sporgenti,
la muscolatura più accentuata e le unghie sarebbero divenute retrattili e
taglienti come rasoi. Così anche i denti. Si sarebbe trasformato in Jaguarà, l’
uomo giaguaro. Per effetto della maledizione, il settimo discendente maschio
dei Von Sachs sarebbe stato un Jaguarà, l’uomo giaguaro, e ne avrebbe portato
impresso il segno dietro la nuca. Altrettanto per lo sciamano: ogni settimo
discendente maschio della sua famiglia sarebbe stato un uomo serpente.  Tra i due, il nazista Jaguarà e lo sciamano, avvenne una
lotta nella foresta. Il giovane serpente nero ebbe il sopravvento, uccise Von
Sachs e il fantasma bianco cessò di tormentare le genti indie.

Con la maledizione, il
romanzo esce da qualsiasi somiglianza a quegli erotici che stanno infestando le
librerie di tutto il Paese. Continua.
Orlando,
che è il settimo discendente dei Von Sachs, che 
hanno cambiato il loro cognome in Saxton una volta trasferitisi in New
Jersey, reprime a stento la frustrazione di dover dissimulare la propria natura
per integrarsi con il mondo. Vive la sua condizione con rabbia e senso di
impotenza, non riesce a tenere a freno la propria vera natura e il dover fingere
di essere normale ogni giorno gli procura un disagio che diventa rabbia e
aggressività.
Nello
stesso tempo volevo fortemente una protagonista femminile cieca.

Perché cieca?
Mi
piaceva l’idea della debolezza fisica contrapposta a una tempra interiore come
l’acciaio. La mia Maya infatti è fresca come la primavera, ma in grado di
superare ogni ostacolo.

Orlando non avrà vita
facile con lei, allora.
Infatti.
La trama si dipana in una superiorità iniziale di Orlando, che è in vantaggio
rispetto a Maya per ovvie ragioni, ma che nel corso del romanzo dovrà piegarsi
alla forza dei sentimenti.

Perché Orlando e Maya si
incontrano?
Orlando
si trova costretto ad accettare Maya come assistente personale; è suo padre che
gliel’ha imposta poiché ritiene che la ragazza, in quanto figlia dello storico
maggiordomo di famiglia, possa essere a conoscenza del segreto che li riguarda,
risalente ai tempi in cui i Saxton erano fuggiti in Brasile.
Orlando fa di tutto per ostacolare l’inserimento di Maya nella
clinica, riuscendoci piuttosto bene. E da qui si dipanano alcune situazioni che
mescolano il segreto di Orlando alla forte personalità di Maya che non vuole
arrendersi né piegarsi di fronte alla sua arroganza.

Ascoltandoti ho rivissuto
la tensione provata nel leggere il romanzo. Ti ho chiesto questa intervista
perché mi è giunta voce di un volo oltre oceano di Jaguarà. È vero?
Jaguarà
è stato tradotto per il pubblico americano e sta per debuttare sul mercato
statunitense con il titolo di “Wild Senses”. È un’emozione non da
poco, di cui sento responsabilità e aspettative. Le americane sono strane, ma
io spero che piacerà. E poi sono tante, lo dico con estrema sincerità. In corso
di traduzione sono stati fatti degli aggiustamenti fonetici, perché sembra che
dei termini siano simili da un punto di vista, appunto, fonetico: tipo la
contea di Sussex e il cognome della famiglia: Saxton. Sono consapevole della
grande opportunità che mi è stata data e non nego un certo batticuore.


Non mi resta che farti i
miei migliori auguri per questa nuova avventura, Margaret. Buon viaggio a
Jaguarà, dunque.
Grazie
per la tua gentilezza e per l’opportunità che mi hai dato.
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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

3 Commenti

  1. 22 settembre 2014 at 17:27 — Rispondi

    Grazie a te per l'ospitalità e per il "tocco" che hai saputo dare a tu sai cosa! Spero davvero che le americane, e comunque tutte coloro che leggono in lingua inglese, apprezzino Wild Senses, così come le mie lettrici italiane hanno dimostrato di fare. Grazie.

  2. 22 settembre 2014 at 18:37 — Rispondi

    Bello! Bella intervista!

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