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Le interviste di Amneris Di Cesare: Simona Liubicich

Simona Liubicich ha all’attivo numerose pubblicazioni di successo. Scrive romance storici, con quella saporita punta di peperoncino, che piace molto alle affezionate lettrici. Non paga, è consulente editoriale, editor freelance e blogger. Ascoltiamo quello che ha da dirci.

Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità”, e quando? La scrittura è qualcosa che ti si infila sotto pelle,  ti entra dentro come un subdolo virus e non ti abbandona. Queste sono le sensazioni che mi suscita. Scrivere è una catarsi, un mettere a nudo la propria anima, il proprio io interiore. È necessario, per me.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Spesso moleskine, intuiti improvvisi, frasi, discorsi, registro tutto e tengo da parte. Ogni cosa trova il proprio posto, prima o poi.  Non do mai nulla per scontato, anche la frase all’apparenza più sciocca può rivelarsi utile all’interno di una storia; e così una parola, un gesto osservato. La vita quotidiana aiuta l’aprirsi della mente alla fantasia.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Di solito il mattino, quando sono libera da impegni con mia figlia. Anche la notte, ma ultimamente (grazie al cielo) non soffro più di insonnia. C’è stato un periodo in cui scrivevo solo la notte, nel silenzio più assoluto. Era il momento migliore: la testa si apriva a qualsiasi situazione, il set si sviluppava in modo concreto davanti agli occhi.

Che cosa significa per te scrivere? Vivere.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? Non sempre, talvolta rileggo e cancello tutto, ricomincio. Tavola bianca, da capo. Più volte.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? No, mai. Temo di trovare cose che non mi piacerebbero più.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Molto. I miei personaggi sono la mia nemesi, ciò che la mente sussurra ogni giorno, come un ronzio continuo che non dà pace sinché non scrivo. Sarò mica schizzata? 🙂

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Spesso soffro. Soffro se la situazione non mi convince, se sto scrivendo di forza per accelerare i tempi, se non sono in pace con me stessa e col resto del mondo. Soffro se non riesco a descrivere come vorrei una situazione, un ambiente, un profumo…

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Cambiata in meglio, come dovrebbe essere per tutti. Esordienti si nasce, esperti si diventa col sacrificio, la voglia di fare, di apprendere e tanta umiltà. Sono ancora in evoluzione, credo lo sarò sempre…

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Semplice, non si conciliano mai. Separo distintamente ciò che è vita creativa da ciò che è vita privata. Non potrebbero amalgamarsi, sono troppo differenti e l’una cozzerebbe contro l’altra.

Ti crea problemi nella vita quotidiana? Me la migliora, semmai. Lavorare, svolgere un lavoro che piace e appaga può essere solo positivo.

Come trovi il tempo per scrivere? Lo cerco, ritaglio spazi e sono intransigente con me stessa. Ho bisogno di un mondo mio, dove nessuno osi entrare. Egoista? Forse, ma per me è necessario.

Perché uno pseudonimo? Segretezza completa oppure si sa, in giro, chi sei in realtà? Pseudonimo? Quale pseudonimo?  Simona Liubicich è il mio vero nome. 🙂

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena? Gli amici, quelli veri, mi hanno sempre sostenuta e incoraggiata. Chi mi considera un’aliena non è mio amico, ergo, alla larga!

Cartaceo o digitale? Kindle per necessità in viaggio, a casa SOLO cartaceo. Amo il profumo della carta e le sensazioni di un libro nelle mani, una calda coperta e una tisana allo zenzero…

Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? Cotroneo. Scrivo di “pancia”, la trama cambia con l’umore o con quello dei personaggi.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Sono un’incostante per natura. Scrivo solamente quando mente e corpo sono in pace. Non tutti i giorni.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei una lettrice assidua? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Mai affermazione fu più veritiera. Per scrivere si DEVE leggere, e molto. Io leggo almeno dieci libri al mese.

Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? Adoro il giallo, l’horror. I miei romance sono tinti di giallo,  non potrebbe essere altrimenti. Non mi sono mai cimentata con l’horror, ma mai dire mai!

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Non posso rispondere per le autrici italiane, sono quasi tutte amiche o conoscenti, non vorrei fare torto a qualcuna.  Mary Balogh e J.K. Rowling per le straniere.

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro? I corsi di scrittura creativa sono molto importanti, a mio avviso. Insegnano metodi e tecniche e se fatti da persone competenti – ripeto, COMPETENTI -, aiutano gli esordienti. Dall’altro lato, sono convinta che non bastino, da soli: ci vuole la scintilla, il talento. Se non c’è, è come studiare canto se si è irrimediabilmente stonati.

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo? “Tentazione e orgoglio”, pubblicato nel 2013. Lucinda è una donna che ha suscitato interesse, mistero, passionalità e sofferenza. Un mix di emozioni esplosive dedicate a un personaggio secondario del mio romance precedente: il barone Guglielmo Cannizzaro. Scrivere questo libro è stato per me una gioia, pervasa dai sentimenti dei due protagonisti che mi trascinavano giorno dopo giorno verso la fine, sospirata, pericolosa, ma lieta. Ha riscosso molto successo, è stato il coronamento del sogno, il secondo libro per HM, la conferma che tutto andava per il verso giusto.

Chi è veramente lady Lucinda Orrefors? In apparenza una giovane gentildonna inglese dai modi impeccabili. In realtà una delle spie più letali e spietate al servizio della Corona inglese. La sua fama è leggendaria, tanto da meritarle il soprannome di dama oscura, e il suo passato è avvolto nel mistero. Mentre si trova a Parigi per carpire informazioni sul rientro di Napoleone in Francia, incontra un giovane ufficiale italiano, Guglielmo Cannizzaro, barone di Monterotondo. E per la prima volta dopo molti anni il desiderio l’attraversa come un fulmine in una notte di tempesta. Quell’uomo ha una voce suadente e modi eccitanti e Lucinda commette un errore che le sarà fatale: lo lascia in vita. E quando si ritrova, non molto tempo dopo, di nuovo faccia a faccia con lui, prigioniera nelle sue mani, non potrà che arrendersi al suo volere e al piacere dei sensi. Ma non c’è posto per l’amore nel cuore di una spia e mentre i venti di guerra soffiano potenti sull’Europa, Lucinda e Guglielmo sono destinati a separarsi, e a ritrovarsi, in una perversa danza senza fine…

Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Non ho mai partecipato a concorsi letterari. Non saprei se consigliarli o meno.

A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene? Vittoriano. Una storia particolare, diversa. Un uomo e una donna appartenenti a mondi differenti, socialmente contrastanti, minacciati da idee convenzionali bigotte e conservatrici.

Un consiglio a un aspirante scrittore? Pensare se è davvero ciò che vuole fare nella vita, pensare se ha davvero le qualità per poterlo fare. Se la risposta fosse sì a entrambe, studiare, applicarsi e seguire i consigli di chi ne sa di più. Non affidarsi MAI al giudizio di amici e parenti.

E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Impegnarsi per crescere. Non si finisce mai di imparare e stupirsi di cose che non si conoscono.

Grazie per averci concesso questa intervista. Grazie a te!

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Amneris Di Cesare

2 Commenti

  1. 30 novembre 2015 at 8:32 — Rispondi

    GRAZIEEE! Una bella intervista. Una bella chiacchierata tra amiche, perché questo siamo, prima che professioniste. AMICHE. L’amicizia conta, almeno per me…

    • Babette Brown
      30 novembre 2015 at 15:26 — Rispondi

      L’amicizia, come tutti gli affetti, conta nella vita di ciascuno di noi. Grazie a te.

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