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Sam Stoner: il noir è biondo…

Sam Stoner,  nato e cresciuto a Roma.
Pubblicazioni: “Moscow’s Fury”, “L’amore questo bastardo”, “Elvis Rosso Sangue”, più una quindicina di racconti presenti in varie antologie.
Sono arrivato primo al concorso CorpiFreddi 2012, terzo al concorso That’s Amore sempre nel 2012 e ho vinto Giallolatino nel 2013 e nel 2015.
Sono ideatore e direttore editoriale di due riviste letterarie: “ThinkPink” dedicata alla letteratura femminile e “The Ligeia Project”, rivista che esplora la letteratura gotica e horror con particolare riferimento all’Ottocento.
Nel 2015 è stato pubblicato il romanzo “Il Tredicesimo Racconto” per Lettere Animate più quattro antologie, di diversi editori, nelle quali sono presenti miei racconti.

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Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

È venuta da sé. Un giorno ha bussato alla porta, ha fatto finta di essere il postino, qualche hanno fa ancora recapitavano la posta a casa, e quando ho aperto si è infilata in casa e non c’è stato verso di mandarla via.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Scrivo a penna. Inchiostro blu e quadernone a righe formato A4. Sto comunque cercando di scrivere al pc perché riportare un romanzo di 350 pagine sul computer è un’impresa degna di Chuck Norris.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

La scrittura creativa è collocata al mattino, intorno alle sei. La correzione nel pomeriggio. La notte si dorme.

Che cosa significa per te scrivere?

Significa vivere. Sento l’urgenza di scrivere e voglio farlo. Non bisogna mai rinunciare alla proprie gioie e alle proprie passioni.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

Scrivo molto e cestino molto. No, non tutto è pubblicabile. Bisogna avere il coraggio di tagliare.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati?

No. Ormai appartengono ai lettori. Posso rispondere a delle domande e spero sempre siano comprensibili, non ricordo sempre tutto quello che scrivo.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?

Il personaggio maschile ha spesso alcuni miei tratti, quelli più nascosti che non svelerei nemmeno a un confessore o a uno psicologo, però posso farlo con i lettori tanto nessuno mi crederebbe mai e inoltre c’è il vantaggio di rendere i personaggi umani.

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

Se si tratta di scene divertenti rido anche di gusto, ma se devo scrivere di scene drammatiche vivo la stessa emozione del protagonista, se così non fosse non potrei trasmettere nulla al lettore.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?

Sì oggi riesco a controllare meglio le emozioni che determinano la scrittura e quindi so quando lasciarmi andare e in quale direzione.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?

Bisogna fare delle scelte. Nella mia vita la scrittura è prioritaria chi non lo capisce può accomodarsi alla porta, posso fare a meno di chiunque ma non potrei mai fare a meno della scrittura.

Ti crea problemi nella vita quotidiana?

No, nessuno. Certo non mi presento come scrittore. Molte delle persone che conosco non sanno che scrivo, preferisco relazionarmi come persona.

Come trovi il tempo per scrivere?

Il tempo si trova cercandolo. Non esistono giornate senza tempo. Si mangia, si dorme, si lavora, si conversa e si scrive. Io vado a letto presto e mi sveglio un’ora prima per scrivere, questione di priorità.

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un alieno?

Non mi interessa il pensiero degli amici. Non dico loro delle mie pubblicazioni, sanno che scrivo se vogliono leggere qualcosa possono manifestare il loro interesse. Poi ci sono gli amici più cari ai quali chiedo dei pareri ma si contano sulle dita della mano di E.T.

Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola?

Navigo a vista. Foglio bianco e si parte e vediamo dove ci porterà la penna. Ognuno deve seguire il proprio istinto.  Io seguo delle idee, delle suggestioni, senza conoscerne l’esito.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Tutti i giorni anche se alcuni giorni scrivo un paio d’ore e altri solo venti minuti. Ma è necessario scrivere, come disse Balzac “L’abitudine a creare” è necessaria. Permette di affinare alcune tecniche che poco hanno a che fare con il talento. Si tratta di “trucchi” del mestiere dovuti all’esperienza.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Leggere è fondamentale. La scrittura non esistere senza la lettura, inoltre leggere è una mia passione. Leggo circa quarantacinque titoli l’anno, vorrei fossero di più ma al momento non riesco.

Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?

Leggo molta narrativa e i classici. I thriller e i noir sono sciocchezzuole da ombrellone che lascio ai bagnanti distratti, ci sono anche bagnanti capci di notevole concentrazione anche se con i piedi a mollo.  Il genere comunque non è importante, ciò che conta è la buona scrittura.

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

Citerò un solo italiano, il solo a possedere una scrittura fulminante, Sasha Naspini. Tra gli stranieri cito Philip Roth e Stephen King. Due maestri indiscussi per ragioni differenti.

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro?

I corsi di scrittura creativa sono banali, vuoti e sciocchi. Nemmeno uno usa i testi utilizzati nelle università americane nei loro corsi di scrittura creativa. Questo la dice lunga. Però sono un ottimo affare che in alcuni casi porta anche alla pubblicazione. Se volete essere pubblicati scegliete scuole di scrittura il cui costo è a tre zeri. Sono macchine da guerra che prevedono inciuci con agenti, editor e direttori di collana di importanti case editrici.

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo?

Sono due “Elvis Rosso Sangue” e “Il Tredicesimo Racconto”, il primo per la struttura narrativa, perfettamente aderente al mio modo di intendere la narrazione. L’idea iniziale era di calare una persona qualunque in girone infernale di violenza con un susseguirsi veloce di eventi. Operazione perfettamente riuscita. Il secondo invece per lo stile di scrittura, cattivo, umoristico, veloce. Mi sono divertito a descrivere i vari personaggi attraverso i dialoghi.

Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere?

Mi piacciono i concorsi letterari non a pagamento, ce ne sono molti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Permettono di confrontarsi alla pari, o quasi, dipende dal concorso, con altri autori e comunque danno visibilità all’autore perché letti da addetti ai lavori.

A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene?

Ho terminato un thriller psicologico piuttosto complesso. Come al solito non prevede la presenza di poliziotti, commissari e detective. Ci sono soltanto i cattivi, i buoni e le vittime.

Un consiglio a un aspirante scrittore?

Per migliorare la propria scrittura è necessario leggere molto e scrivere molto. Sviluppato il primo romanzo si può chiedere un parere tecnico a un editor in gamba che editerà il manoscritto privatamente.  Si spenderanno circa 250 euro ma sarà più utile di qualsiasi corso di scrittura. Per la pubblicazione è utile partecipare a concorsi non a pagamento e soprattutto: “lecca le chiappe alle persone giuste”. Le amicizie in questo settore sono determinanti e Facebook aiuta.

E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione?

Purtroppo no. Mi verrebbe da dire che avere un agente sarebbe utile ma in Italia gli agenti sono come primule rosse al servizio di sua Maestà come 007. Non si sa dove cercarli, sono loro che ti contattano. Credo avvenga in qualche bar malfamato di notte, al riparo da occhi indiscreti.

Grazie per averci concesso questa intervista.

OoO

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