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Amneris Di Cesare e Roberta Volpi, editor

Roberta Volpi è editor professionista indipendente, agente letterario e fondatrice di Just Write. Tra le varie esperienze nel campo della scrittura e dell’editoria, ha scritto e curato gli articoli sulla grammatica italiana per il portale www.grammaticaitaliana.eu per cui è stata intervistata dal giornalista Leonardo Iattarelli per Il Messaggero. Ha ideato e curato la rubrica editoriale Il Virgolettato di Creativity Papers fino al 2011. Ha partecipato a diverse attività di scrittura per antologie, rubriche di scrittura creativa e tecniche narrative su forum di letteratura. Gestisce il servizio di promozione per gli autori emergenti collegato a Just Write per cui esiste il gruppo Facebook col nome “Promozione Scrittori Emergenti“. Ha all’attivo diverse collaborazioni con case editrici, noti marchi editoriali italiani.

Pubblicazioni ufficiali:
Autori verso il libro – Una finestra sull’editoria contemporanea, pubblicato in eBook nel 2011, in prima uscita per la collana I Quaderni di Creativity Papers e ora scaricabile gratuitamente dal sito personale dell’autrice. Il saggio tratta del panorama autorale emergente e dell’editoria dei nostri giorni, con all’interno diverse testimonianze da parte di autori e di professionisti del settore: agenzie, giornalisti, direttori editoriali.
Ultima pubblicazione (3 ottobre 2015), il romanzo surreale/paranormal romance “Il volto dell’attesa”, Amazon (ebook e cartaceo).

Sei un editor. Scrivi anche oppure leggi e “correggi” solo i testi altrui? Un saluto a tutti i lettori di Babette Brown, grazie per questa intervista. Scrivo, leggo, valuto e correggo a diversi livelli di profondità i testi che gli autori mi propongono.

Ovviamente, come per uno scrittore, anche per l’editor bisogna prima saper “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Non ho mai fatto una stima precisa da “reading challenge”, ma leggo tutti i giorni. Leggo circa due, a volte anche tre libri a settimana; dipende molto dagli editing e dalle valutazioni in corso in quello specifico momento e da come organizzo il tempo a seconda delle esigenze. Trovo che non si possa fare a meno di leggere molto e anche quello che è scritto male, per il confronto, non solo le storie impeccabili. Per questo è importante per un editor leggere da più fonti e non solo testi di narrativa. Dal momento che il consulente ha il compito di arrivare lì dove l’autore potrebbe cedere, perché preso dalla propria trama, deve assicurarsi di essere un sostegno e non un ostacolo.

Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? Il genere che preferisco leggere è il surreale, ma amo molto anche il noir. Quando questi due elementi sono fusi insieme, festeggio! Scrivo di surreale, il mio ultimo libro tratta proprio questo genere e lo fanno anche quasi tutti i racconti che ho scritto precedentemente. Nel mio prossimo libro, che farà parte di una trilogia, sarà molto predominante il mistero legato alla sfera noir e surreale con riferimenti importanti ai miti giapponesi, ma prenderà stavolta delle note dark molto marcate.

Esiste una forma di lettura “critica” che si differenzia da una lettura “di evasione”? E se sì, quali sono le differenze, secondo te? La differenza per me è molto semplice: se sei un editor la tua sarà sempre una lettura critica e difficilmente riuscirai a evadere o a lasciare silente la parte di te abituata a valutare e verificare. Questo però, dal mio punto di vista, è un fattore aggiunto che mi permette di apprezzare le opere valide e non un fardello, e si rivela utile anche per lo scouting.

Tu come leggi criticamente? Ci sono tecniche che applichi alla lettura? Non posso dire di applicare una tecnica perché, se lo fai, applichi in modo esteso le tue conoscenze durante la lettura, poni le tue esigenze al cospetto della trama, e se indietro torna solo una sensazione positiva e avvolgente hai la consapevolezza di aver letto qualcosa di ben fatto sotto i vari punti di vista. Se devo rispondere da una prospettiva strettamente professionale, credo che le domande successive puntino il dito proprio su quello, e sarò più chiara.

Come si diventa editor? Hai fatto corsi per diventare editor? Non ho fatto corsi per imparare il mestiere e farne un impiego ufficiale, ma ho seguito un percorso naturale che a un certo punto ha preteso di essere il prescelto. L’essere editor non è per me solo una professione accolta in un determinato momento della vita: credo di esserci arrivata con il tempo e mentre maturavo me stessa e le mie competenze già in tempi scolastici, in una sorta di sfida per forse eccessiva passione verso la lingua. Scrivo da sempre e ho man mano affinato le conoscenze sui fondamenti della grammatica e delle radici della nostra lingua, con uno sguardo sempre più incuriosito verso la linguistica, l’etimologia e la narratologia. Nel corso del tempo ho letto e sperimentato la lingua attraverso pubblicazioni di autori diversi fino a mettere a confronto quello che, secondo me, era anche un po’ un’interpretazione della parola scritta. Ma come quando si fa una ricerca e se ne fa poi propria argomentazione, ho trovato le verità che cercavo e ho compreso la differenza tra la regola e l’interpretazione, e lì ho potuto far sì che la mia passione diventasse una professione di consulenza a tutti gli effetti. Si è trattato di un percorso evolutivo personale e professionale, ufficializzandosi poi diversi anni fa da un punto di vista anche fiscale; un percorso che considero essere stato illuminante e illuminato, da menti importanti, da intellettuali che hanno reso alla nostra lingua non solo pubblicazioni interessanti ed esigenti ma necessarie. Sono restia a considerare il mestiere di editor una semplice supervisione post-stesura: ho spesso la fortuna di poter seguire gli autori durante l’esposizione della trama che vogliono stendere e quello che viene considerato un lavoro di pura correzione diventa un vero e proprio affiancamento, dove si dà spazio a consigli, valutazione dei percorsi possibili, per meglio evidenziare eventuali problematiche sul nascere, piuttosto che porre il testo, successivamente, sotto un’azione che possa stravolgerne la struttura iniziale. Questo perché, come editor, non amo entrare nel merito della natura dello scritto; preferisco prenderne parte, cercare di immedesimarmi nell’autore e nel messaggio e poi accompagnarlo a una perfetta risoluzione che rispetti ogni canone della lingua e del genere in cui il testo ambisca a collocarsi. Qui entrano in gioco i parametri più o meno rigidi della narratologia che ci insegna come osservare il testo e come adeguarlo. Se devo quindi rispondere alla domanda: “Come si diventa editor?”, mi sento di dire: studiando molto, sempre, leggendo da ogni fonte accreditata o meno, per poter così trovare la regola e trovare l’interpretazione ed essere certi di non avere lacune che potrebbero rappresentare una mina per la credibilità professionale; scrivendo molto: non si può essere editor senza saper scrivere; sperimentando gli stili in corrispondenza dei vari generi e non solo quelli più affini alla propria penna autorale.

Esistono diverse tipologie di editing? E se sì, puoi raccontarci quali sono e le varie caratteristiche? Editing invasivo sì oppure editing invasivo no? Ci racconti come lavori, cosa controlli per primo,  a cosa dai peso quando correggi un manoscritto? Esiste la correzione di bozza, esiste l’editing – non vado oltre la semplice citazione del “ghost writing”, perché si allontana dal concetto di semplice adeguamento del testo. Principalmente queste le distizioni. Mentre la correzione di bozza è una verifica superficiale eseguita sul testo che tiene conto perlopiù di adeguamento spaziatura, punteggiatura ed eliminazione refusi, l’editing si prefigge di adeguare il testo secondo diversi canoni, editoriali e non: l’aspetto tipografico corretto, ad esempio, è quasi sempre mancante o parzialmente adeguato (parliamo di alcuni standard imposti quali l’uso di particolari caporali, la dimensione dei margini di impaginazione, ecc.); non va infatti sottovalutato, ma spesso, questo, lo scrittore non lo sa né può saperlo, se non ha frequentato ambienti editoriali e affini, e questo per quanto riguarda l’ambito più strettamente editoriale. Ma l’editor che prende in gestione un testo deve osservarlo secondo diverse prospettive, che sono poi quelle imprescindibili della narratologia e della linguistica e quindi le discipline che da queste dipendono: morfologia, sintassi, regole grammaticali, la corretta contestualizzazione, le scelte in base a modernismi o etimologia, l’uso adeguato delle strutture narrative e, ancora, la giusta correlazione tra eventi e spazio-tempo, gestita attraverso le strutture verbali. Leggendo, infatti, ed entrando man mano nella storia, mi rendo conto di tutti gli elementi che compongono il testo: la struttura narrativa, la grammatica, le parti che delineano trama e caratteri, lo stile, le scelte linguistiche, e così via. Do molta importanza alle scelte coraggiose ma devono essere giustificate da un punto di vista linguistico; non possiamo “inventare” la lingua al di fuori del discorso diretto; mi spiego meglio: sono valide quelle scelte originali fatte per caratterizzare al meglio un personaggio: il suo modo di parlare e di approcciarsi facendo spiccare il suo ruolo nella trama, ma non possiamo trasformare le leggi narrative a nostro piacimento, e l’editing serve anche a verificare questo. Editing invasivo? Non lo considero mai invasivo se atto a rendere il testo conforme alle esigenze di trama e di genere. L’editing non va a trasformare il testo, poiché l’anima dell’autore deve poter trasparire e ritengo sia importante non intaccarla con l’azione di correzione. L’editing potrebbe sembrare invasivo in caso di correzioni molto profonde ed evidenti ma, personalmente, apporto soltanto le modifiche necessarie e a favore del testo, mai per reinterpretare dal mio punto di vista il concetto espresso dall’autore: sarebbe un grave errore da parte nostra, farlo. Amo gli autori certi di aver scritto qualcosa in cui valga la pena credere e l’editing può aiutarli a presentare al meglio il loro progetto.

Si rimanda infine tutto all’autore che ha l’ultima parola, verifica le zone modificate che sono evidenziate in rosso e conferma l’editing o fa partecipe l’editor dei dubbi sulla correzione e, se non dovesse infine accettare l’adeguamento effettuato, nonostante sia sempre giustificato e motivato dall’editor, questi comunque lo cancellerà, e potrà ripristinare l’originale. Certo, a quel punto, se venisse presentato un testo mancante alle redazioni editoriali o al pubblico stesso, gli esiti sperati potrebbero non aver luogo.

Secondo te l’autore si può sentire sminuito dall’ingerenza dell’editing nei suoi scritti? Probabilmente sì, nonostante a volte non si possa fare molto per evitarlo; nel caso più grave l’editor deve necessariamente avvisare l’autore del tipo di intervento necessario. Deve instaurarsi un dialogo familiare con l’editor; non si può prendere in mano il testo di qualcuno e trattarlo come se fosse un Lorem Ipsum. Mi capita di ricevere richieste di editing e di consigliare invece a mia volta di commissionarmi una semplice correzione: se il testo è ben scritto l’editor se ne accorge subito; a quel punto, far pagare una correzione come un editing, sarebbe quella, un’ingerenza.

Perché fare editing a un testo? È davvero così importante? In fondo i lettori non guardano tanto per il sottile, se la trama è accattivante non badano alla grammatica e alle ridondanze, o no? Un’opera non può definirsi tale se piena di refusi o scorrettezze linguistiche. Talvolta, è difficile spiegare agli autori l’importanza dell’editing sul testo al fine di presentarsi agli editori al meglio delle possibilità; come detto prima, correggere un testo non vuol dire soltanto sistemare i refusi o cancellare i doppi spazi, eliminare gli errori di distrazione, ma entrare nel merito di tutto quello che rende la trama credibile e adeguata al mercato. Anche se le esigenze di mercato possono essere, a volte, contestabili, è sempre consigliabile presentare un testo nel modo migliore perché spesso, chi scrive una storia e ha voglia di raccontarla, pur riuscendo a essere originale, non possiede tutti gli strumenti necessari per farlo in modo adeguato.

Piccola e media editoria, rigorosamente non a pagamento (NOEAP) e self-publishing: com’è la situazione generale dei testi che ricevi per revisionare? Piccola e media editoria sempre sinonimo di nicchia e di qualità e self-publishing di “narrativa a un tanto al chilo”, oppure ci sono sorprese positive e negative in entrambi i settori? Se sì, vuoi descriverci quali hai riscontrato tu? Sono entrata molto nel dettaglio all’interno del saggio sull’editoria che ho scritto, ma per essere breve ecco le circostanze che negli anni ho potuto osservare da vicino: mi sono occupata di testi destinati al self publishing di qualità già alta al momento della consegna, sui quali l’editing si è rivelato utile nella sua veste più leggera, testi che avremmo tranquillamente potuto trovare – o che meritavano di trovarsi – nelle migliori librerie; ho valutato e editato testi per cui mi si richiedeva una promozione editoriale post valutazione e editing, quindi una vera e propria azione da agente letterario presso gli editori (media e grande editoria) e ho avuto modo di proporre invece una prima pubblicazione in self, per alcuni di questi non idonei al mercato per questioni di trama e originalità. Le sorprese sono capitate in entrambi i sensi: non è più così delineato il limite tra self e editoria classica e spesso sono soluzioni che vengono valutate entrambe dagli stessi autori nell’arco di pochi anni, quindi, mi sento di non dar peso al luogo comune.

Entro nel mestiere più “spicciolo”. Parliamo delle D eufoniche? La chiacchieratissima “d” eufonica rappresenta una ridondanza non necessaria in un testo. Non presenta errore di forma, ma la ridondanza si cerca di evitarla sempre. Personalmente in fase di editing elimino tutte le d eufoniche non necessarie; sono però tollerabili in alcuni particolari contesti. Non è una regola vera e propria, ma la bellezza della nostra lingua ce lo impone: quando siamo nel dubbio, ascoltiamo la pronuncia: se il suono si accompagna meglio lasciando un “ad ogni modo” senza correggerlo, lasciamolo pure: siamo in presenza di un processo spontaneo e, nel caso virgolettato, risulta anche la scelta più appropriata.

Un consiglio a un aspirante scrittore? A un aspirante scrittore consiglierei di non sottovalutare l’importanza della lettura e dello studio dei generi letterari: se intendi collocarti in un genere ben definito, leggi di quello e studia bene le tecniche narrative che lo contraddistinguono, perché ogni genere ha proprie regole e non dovresti correre il rischio di essere originale a dispetto dello stile.

E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Non fermarsi. Continuare a scrivere, anche solo sui Social, anche sui post-it, ma non fermarsi mai, perché qualsiasi idea è utilizzabile, anche quella scritta senza troppo peso può essere rivalutata. Mantenere alto il proprio curriculum letterario, non necessariamente pubblicando a poca distanza un secondo, un terzo libro, ma tenendo la mente sempre attiva per potersi mettere giornalmente alla prova e imparare. Collaborare con artisti nel settore, creare e condividere, apparire intelligentemente e in modo credibile, curarsi della propria scrittura, sono le chiavi per non restare nell’ombra.

Il tuo blog, il tuo sito web i servizi che offri e come contattarti per una consulenza? Sono attualmente presente su http://www.robertavolpieditor.it che vuole diventare unico punto di riferimento mettendo insieme tutti i contenuti pubblicati sugli altri miei siti; è ancora in fase di costituzione ma potete già osservare qualcosa all’interno. Sono raggiungibile facilmente su Facebook al profilo: https://www.facebook.com/robertavolpi83  o alla pagina professionale: https://www.facebook.com/robertavolpi83 e rispondo alla mail [email protected] per consigli letterari, valutazioni preliminari con scheda di valutazione professionale, correzione di bozza, editing, sponsorizzazione presso gli editori o assistenza in fase promozionale con Ufficio Stampa.

Grazie per averci concesso questa intervista. Grazie a voi.

OoO

Amneris Di Cesare è scrittrice e blogger. I suoi libri potete trovarli qui: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Amneris+Di+Cesare

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