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Le interviste di Amneris Di Cesare: Raul Montanari, padre del post-noir

Autore di tredici romanzi (il quattordicesimo è in gestazione) e di oltre un centinaio di racconti, Raul Montanari è il padre del post-noir, una narrativa di tensione che fa a meno di indagini e detective.

Prima domanda di rito: scrivere perché? Come e quando è nata in Lei questa esigenza?

Si scrive sempre per esprimere un dissenso, perché si è arrabbiati col mondo o con quel pezzetto di mondo con cui siamo a contatto. Ho cominciato nell’adolescenza, come tutti. La cosa che mi ha incoraggiato a continuare è stato vedere che i miei primi racconti erano sempre letti fino in fondo.

Come scrive? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone, miniregistratore?

Prendo appunti come e dove posso, perché le idee sono preziose: a volte sono già buone così come arrivano, altre volte sono sbagliate o stupide, ma possono fare da ponte verso idee buone. La scrittura vera e propria solo al computer, perché la mia grafia è orribile e faticosa sia per me sia per chi legge.

C’è un momento particolare nella giornata in cui predilige scrivere?

Il momento della giornata in cui qualunque cosa mi riesce meglio, attività sessuali incluse, è il secondo pomeriggio, diciamo dalle quattro alle otto. Spesso però scrivo di mattina e subito dopo pranzo, così nel secondo pomeriggio posso dedicarmi ad altro (incluso quanto sopra).

Scrivere per lei ha un significato intimo e particolare?

Mi piacerebbe dire che è un lavoro come un altro, ma onestamente non è vero. In questa attività c’è un coinvolgimento fortissimo e anche un po’ morboso dell’Io. Invecchiando e accumulando libri, il rapporto con la scrittura diventa più rilassato… ma mica poi tanto.

Quello che scrive le piace sempre fin dal primo istante? E’ mai arrivato a detestare un suo scritto?

Quello che scrivo non mi piace quasi mai, alle prime riletture. Poi, piano piano, sembra acquistare senso da solo o – meno spesso – grazie agli interventi che faccio. Ci sono comunque tre romanzi che non sopporto, fra i tredici che ho pubblicato.

Rilegge mai i suoi libri, dopo che sono stati pubblicati?

Sì, e ho scoperto una cosa: che quasi sempre la rilettura fa scattare proustianamente l’effetto di ricordarti le circostanze esistenziali ed emotive in cui hai scritto quelle pagine. Eri felice, infelice, con chi stavi, dov’eri… Questo ricordo nasce dal testo ma finisce per mettersi in mezzo fra te e il testo.

Quanto c’è di autobiografico in ciò che crea?

Ogni scrittore prende le cose che scrive anzitutto dalla sua vita, magari ricombinandole, mettendole qua e là a casaccio, cambiando l’ordine in cui si presentano. Per esempio si può costruire un personaggio mettendoci un 50% di noi stessi, 30% di un nostro compagno di classe del ginnasio e 20% di un tale osservato in tram o in treno. C’è comunque sempre molto di noi in quello che scriviamo e chi ha avuto una vita avventurosa e varia è avvantaggiato. Questo spiega per esempio perché spesso gli scrittori gay sono così appassionanti da leggere: la loro vita, mediamente più complicata e dolorosa di quella degli eterosessuali, è un grande serbatoio di storie e personaggi.

Quando scrive, si  diverte oppure soffre?

Sto malissimo. Infatti scrivo in fretta: la prima stesura di un romanzo non va mai oltre un mese, anche se i miei romanzi sono quasi tutti medio-lunghi (intorno alle 300 pagine).

La scrittura muta con il passar degli anni e matura a seconda della crescita personale di uno scrittore. È d’accordo? Quanto e come è cambiata la sua scrittura?

Normalmente, con il passare degli anni succede questo: che un autore ha meno cose da dire ma è più bravo a dirle. È come per la musica: per un autore le melodie finiscono, o tendono a diventare riconoscibili e ripetitive, ma lui ha sempre più mestiere ed è sempre più bravo a sfruttarle, e poi nella strumentazione, nell’arrangiamento e così via.

A parte questo, una cosa evidente nella mia scrittura è la presenza molto maggiore dell’elemento comico. Molte pagine che scrivo adesso fanno ridere. Non perché sia meno arrabbiato col mondo di quando ero giovane (lo sono di più, in realtà!) ma perché ho imparato ad avere rispetto e amore per il comico, che è il rovesciamento dell’esperienza tragica della vita, la trasformazione del pianto in riso.

Cartaceo o digitale?

Sono di una generazione che ha la sensazione di leggere davvero solo con il libro di carta, anche se il digitale è comodissimo. In ogni caso per chi lavora nel mondo dei libri fare il tifo per il digitale è d’obbligo, perché potrebbe essere la nostra salvezza visto che il cartaceo perde sempre più mercato.

Casa editrice o self-publishing?

Mille volte meglio il self-publishing dell’editoria a pagamento, che è una truffa. Bisogna comunque ammettere che l’editoria tradizionale, con tutti i suoi errori, storture, miopie, raccomandazioni e così via, rimane agli occhi del lettore un filtro importante: è come se l’editore gli dicesse: “Ti fidi di me? Hai sempre letto dei bei libri con il mio marchio? Bene, leggi anche questo”. Anche lo scrittore ha solo da guadagnare dal confronto con professionisti dell’editoria tradizionale, perché il suo testo quasi invariabilmente migliorerà.

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messi al bando da molte polemiche in rete e non solo, anche Lei ha organizzato svariati workshop di scrittura creativa: cosa può dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa, eventualmente, contro?

Più che workshop ho una scuola di scrittura dal ’99 e sono molto orgoglioso di poter dire che è una delle migliori a livello nazionale – diciamo che stiamo tranquillamente nella top five e che c’è stato un anno, il 2013, in cui dodici allievi della scuola hanno pubblicato con tutti i maggiori editori italiani, da Mondadori a Rizzoli, da Feltrinelli a Guanda e così via: quell’anno siamo stati i migliori. In tutto, gli allievi pubblicati sono una settantina. Però, se permetti, posso parlare solo dei miei corsi e di pochissimi che conosco a fondo e che stimo (tutto quello che fa Giulio Mozzi è bellissimo, per esempio), non di tutti. C’è in giro una marea di cialtroni che non hanno nessun titolo per insegnare scrittura creativa e lucrano sulle speranze e sull’ingenuità degli anelanti autori. Comunque la selezione naturale qui funziona alla grande: senza fare nessun tipo di pubblicità, a settembre abbiamo avuto oltre 100 richieste per una classe di 25 allievi, e ho anche chiesto a “Repubblica” di non dare notizia dell’inizio dei miei corsi perché avremmo dovuto mandare via ancora più persone.

Nello scrivere un romanzo lei  “naviga a vista” senza uno specifico impianto tecnico, oppure compone l’opera attraverso una pianificazione puntuale?

Dedico altrettanto tempo alla preparazione di un romanzo e alla sua stesura: un mese e un mese.

Scrive con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure si lascia trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Mi mancherebbe solo l’incostanza dell’ispirazione! Quando lavoro a un progetto scrivo ogni giorno, come fanno più o meno tutti.

Essendo un editor, leggerà centinaia di manoscritti.  E’ proprio vero che gli aspiranti inviano testi spesso dai contenuti improbabili e commettono errori assurdi o sono “leggende metropolitane”? Com’è la situazione dell’ “esordienteria” di oggi?

Giudicando dai testi dei miei allievi, che in certi anni arrivano a portarmi fino a 5000 pagine da leggere, gli esordienti di oggi sono in media meno ingenui e più competenti di quelli di dieci o venti anni fa.

Può raccontarci di un incontro “folgorante” con un testo “dei sogni” e uno, invece divertente su un manoscritto improbabile?

Forse l’incontro più stravagante è stato quello con una persona molto abbiente, che qualche anno fa mi propose di fargli da ghost writer per una specie di testo filosofico del tutto folle, in cui peraltro c’erano, qua e là, delle intuizioni geniali. Se non ricordo male mi offrì 25mila euro per fare questo lavoro, che girai a un mio allievo!

È assodato che per “scrivere” bisogna prima “leggere”:  trova il tempo per leggere per se stesso? E quando legge per evadere, cosa legge?

Non leggo mai per evadere, una sola vita è davvero troppo poco per poterselo permettere. Casomai allora leggo qualche albo della mia collezione di vecchi Tex o Alan Ford o Topolino! Le mie letture in un anno sono per metà libri nuovi, per metà riletture o letture di classici. Per esempio, ogni quattro o cinque anni rileggo tutto Shakespeare.

Quale è il genere letterario che predilige?

I libri che hanno segnato la mia vita raramente appartenevano a un genere.

Autori/Autrici che in qualche modo la  rappresentano o che ama particolarmente: citarne due italiani e due stranieri.

Impossibile, sono troppi. Posso solo dire che sono d’accordo con tutti quelli che pensano che Kafka sia stato il più grande scrittore che ha calcato il Pianeta. Se Dio scrivesse, scriverebbe come Kafka.

Dei suoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente predilige e sente più suo? Se sì qual è, può descrivercelo e parlarci delle emozioni che le ha suscitato il comporlo?

Forse “Strane cose, domani”, scritto nel 2008 e uscito l’anno dopo, per diversi motivi. Anzitutto partiva da un fatto vero: come capita al protagonista, avevo davvero trovato su una panchina del Parco Sempione un diario che si stava inzuppando di pioggia, l’avevo portato a casa ed ero riuscito a risalire alla proprietaria, una liceale che mi aveva raccontato la storia incredibile della sua vita e di quel diario…

E poi lo psicologo (omicida “per caso”) protagonista del romanzo, che finisce nei guai perché si innamora della ragazza, è uno dei personaggi in cui ho messo davvero tanto di me stesso. Non a caso è forse il mio libro che ha avuto più successo.

È pro o contro i concorsi letterari? Ritiene siano importanti per un aspirante o esordiente per emergere?

I concorsi letterari hanno un valore discontinuo. Quelli per inediti, dedicati agli esordienti, sono spesso ottimi e io stesso oggi ne presiedo due. Molti grandi talenti hanno avuto il loro primo incoraggiamento “obiettivo” dalle giurie di questi concorsi. Poi vengono i concorsi per libri editi: ce ne sono alcuni raccomandabili nella fascia media, ossia di quelli che non garantiscono chissà quale balzo nelle vendite al libro vincitore, ma che premiano davvero la qualità. Invece, come sappiamo, i maggiori (lo Strega fra tutti) purtroppo sono quelli più inquinati.

A cosa sta lavorando ultimamente e quando uscirà il suo nuovo romanzo?  Vuole parlarcene?

Ho finito da qualche mese il quattordicesimo romanzo, cosa che mi preoccupa perché quando ho cominciato avevo scommesso di scriverne venti prima di morire… forse è il caso di rallentare.

È la storia di un ragazzo dalla vita vuota, che per guadagnare qualcosa affitta per brevi periodi casa sua a ospiti sconosciuti tramite il noto sito airbnb, e in questo modo entra in contatto, senza saperlo, con eventi misteriosi che affondano le radici nella morte del precedente proprietario della casa. Infatti il titolo provvisorio del romanzo è proprio La casa, che a me piace molto per la sua semplicità. La mia fidanzata però lo detesta, ed essendo la protagonista femminile del Regno degli amici devo pur tenere conto del suo parere! È in lettura, vedremo quando uscirà.

Un consiglio a un aspirante scrittore?

Posso solo ripetere le parole che il padre di Borges disse al figlio, quando questi gli confessò le sue ambizioni letterarie: “Figlio mio, se vuoi diventare uno scrittore ricordati di fare queste quattro cose: leggere moltissimo, scrivere moltissimo, stracciare moltissimo e pubblicare tardissimo”.

Se a qualcuno questo consiglio meraviglioso dovesse sembrare un po’ troppo aristocratico (in fondo i Borges erano una famiglia ricca, di antiche ascendenze militari), potrà far suo il commento di mio padre quando gli riferii la cosa: “Gli avrà anche raccomandato di mangiare pochissimo, nel frattempo!”.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a voi.

OoO

Curriculum dell’autore

Ha pubblicato tredici romanzi:

La perfezione (Feltrinelli, 1994, 1996, 2006, premio Linea D’Ombra), Sei tu l’assassino (Marcos y Marcos, 1997), Dio ti sta sognando (Marcos y Marcos 1998, riedito con alcuni racconti in E poi la notte, Giallo Mondadori, luglio 2010), e, per Baldini & Castoldi, Che cosa hai fatto (2001, 2004, 2009), Il buio divora la strada (2002), Chiudi gli occhi (2004, 2005), La verità bugiarda (2005), L’esistenza di dio (2006, 2008), La prima notte (2008, 2009), Strane cose, domani (2009, 2012, premio Bari e premio Siderno 2010, selezione premio Strega 2010), L’esordiente (2011), Il tempo dell’innocenza (2012). Nel 2015 è uscito per Einaudi SL Il regno degli amici. Inoltre le raccolte di racconti Un bacio al mondo (Rizzoli, 1998), È di moda la morte (Perrone, 2007, 2015), E poi la notte (Giallo Mondadori 2010). A questi vanno aggiunti il saggio Il Cristo Zen (Indiana 2011) e la raccolta di testi teatrali Incubi e amore (Transeuropa 2012).

Più di cento suoi racconti sono usciti in antologie e sui maggiori quotidiani e periodici italiani, insieme ad altre centinaia di articoli su argomenti letterari e di costume.  Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto Nelle galassie oggi come oggi. Covers (Einaudi, 2001) insolito best seller nel campo della poesia. Ha curato le antologie Il ’68 di chi non c’era (ancora) (Rizzoli, 1998), Onda lunga (Archivi del ‘900, 2002), Incubi. Nuovo horror italiano (Baldini Castoldi Dalai, 2007), Ho inventato il mondo. Racconti di ragazzi e ragazze (Dalla Costa 2012), Fuor di metafora (Indiana e-book 2014). Ha tradotto per le scene Doppio Sogno di Schnitzler (Teatro Stabile di Firenze, 2000) e il Macbeth di Shakespeare (Teatro Stabile di Torino, 2007), e scritto l’atto unico Incubi e Amore per la rassegna Maratona di Milano (2000 e 2001) e l’opera lirica Trans Europe Express, per la musica di Daniele Gasparini (2015).  Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne (Sofocle, Seneca, Poe, Stevenson, Oscar Wilde, Borges, Styron, Greene, Philip Roth, Cormac McCarthy fra gli altri).  Ha sceneggiato il film Tartarughe dal becco d’ascia di Antonio Syxty (Out Off, 2000). Per il progetto radiofonico Ricuore ha riscritto La piccola vedetta lombarda (Radiorai3, 2001).  Vive a Milano, dove tiene dal ‘99 un corso di scrittura creativa fra i più quotati a livello nazionale. Gira l’Italia tenendo conferenze e reading. Dal 2008 dirige il festival letterario Presente Prossimo. Interviene in televisione principalmente su Rai2, Rai3, La7 e SkyTv. Nel 2012 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro, il massimo riconoscimento istituzionale della città di Milano. È lo scrittore più giovane nella storia del premio.

http://www.raulmontanari.it/

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=raul+montanari&rh=i%3Aaps%2Ck%3Araul+montanari

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Amneris Di Cesare è scrittrice e blogger.

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La fotografia di Raul Montanari è di Alessandra Merisio

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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