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Le interviste di Amneris Di Cesare: Mariangela Camocardi

Mariangela Camocardi ha pubblicato circa 50  tra romanzi e racconti.  Ama spaziare tra generi molto diversi, con una predilezione per lo storico. Ha scritto storie horror, women’s fiction, steampunk, favole e commedie romantiche. Tra i titoli più apprezzati “Tempesta d’amore”, “Sogni di vetro”, “Il talismano della dea”, “La vita che ho sognato”, “Lo scorpione d’oro”, “Ciribalà”, “Un segreto tra noi”, “Nessuna più”. Quest’ultimo libro è un’antologia contro il femminicidio edita da Elliot, il cui ricavato è stato interamente devoluto a Telefono Rosa per aiutare le donne vittime di violenza. L’autrice è stata anche direttore della rivista Romance Magazine. È una delle socie fondatrici di EWWA.

Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Mah, credo di aver sempre avuto l’esigenza istintiva di mettere sulla carta i voli della fantasia. Ho una mente fervida e difficilmente sono a corto di materiale. Ma un conto è scrivere da dilettanti, un altro ambire a diventare una romanziera, facendolo con le necessarie competenze.  Il passaggio è avvenuto in modo spontaneo e per una concomitanza di eventi mai neppure immaginati. Mi piace scrivere e tessere  storie, mi piace calarmi nella trama e interagire con i miei personaggi, anche con quelli cattivi. Soprattutto mi emoziono e voglio emozionare chi mi leggerà, avventurandomi tra i sentimenti che li attraggono o che li  pongono in conflitto tra loro… la gente vuole sognare e i sogni sono fondamentali per noi essere umani. Però ancora oggi convivo con la paura di  poter deludere con un pessimo romanzo chi acquisterà il mio libro.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Uso tutto quello che hai elencato. Ho anche un promemoria sull’iPhone per salvare gli spunti che mi saltano in testa,  ma amo particolarmente carta e penna e sono circondata da una marea di foglietti fitti di note che consulto e che a volte archivio. Nel cassetto della scrivania ho quaderni e quadernetti con notizie storiche raccolte durante gli anni: spaziano dagli episodi più strani avvenuti nel mondo ai veleni usati a Venezia nei secoli scorsi. Esiste per esempio una famosa e letale “acqua Tofana” che  una donna priva di scrupoli e alquanto avida di facili guadagni vendeva  alle mogli che  volevano sbarazzarsi in fretta di mariti diventati ormai ingombranti.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

Il mattino presto e la sera dopo cena mi risultano molto congeniali, ma in genere mi concentro con facilità e scrivo benissimo in qualunque orario della giornata.

Che cosa significa per te scrivere?

Sono banale se rispondo che è essenziale come alimentarsi e respirare? È una parte di me così connaturata e incontenibile da convivere ormai senza problemi con una mente che lavora su quel fronte anche mentre dormo. Tengo sul comodino un notes e una penna per tutte quelle volte che sogno  un passaggio complesso del romanzo  che magari da sveglia non mi veniva. Credo che  ci nasci con certi doni, come avere le lentiggini o i denti storti.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

Naturalmente. Le parole sono uscite da me e ricordo con esattezza come ho elaborato una tale scena o la descrizione di un certo sfondo. Quando rileggo i primi romanzi, vorrei  aver avuto l’esperienza di ora  e la padronanza della lingua che possiedo dopo tanti romanzi e racconti. Sono stata anche direttore di Romance Magazine e ho imparato, grazie a Franco Forte, come si lavora in una rivista. Scrivere è un tipo di attività che è soggetta a una ininterrotta evoluzione dello stile. Oltretutto sono anche così perfezionista  da esigere da me stessa  di dare sempre il massimo.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati?

Certo che sì! Tenere in mano l’edizione cartacea fresca di stampa di un libro firmato da me  è una sensazione incredibilmente esaltante. Poi cerco di godermi il romanzo come una lettrice qualsiasi, valutando storia, ambientazione, personaggi, modo di raccontare e anche i dettagli più insignificanti.  Ovviamente trovo sempre qualcosa che avrei voluto scrivere meglio, come di dicevo più sopra.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?

Be’, passa parecchio di un autore nella sua maniera di esprimersi o di vedere l’esterno  che ci circonda. Si vive in un certo contesto sociale, assorbiamo abitudini e concetti familiari, siamo condizionati dalle persone con cui entriamo in contatto e tutto questo lo si assimila come una carta assorbente da che apriamo gli occhi alla vita. L’esperienza che abbiamo interiorizzato diventa un vissuto personale da cui è difficile staccarsi:  viene fuori  nostro malgrado, in bene o in male.

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

Entrambe le cose.  Ci sono romanzi con disavventure capitate ai protagonisti  che mi hanno fatto ridere fino alle lacrime, come se fossi stata sul set di un film diretto da me, fatto di parole e immagini da raccontare ai lettori. Ma naturalmente ce ne sono altri con scene che mi prendono alla gola  facendomi condividere i drammi e le emozioni  che vivono i miei personaggi.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?

La scrittura evolve in continuazione: si affina, diventa più fluida, apprendi nuovi modi per dire qualcosa senza perderti nei giri di parole… insomma, come allenarsi in palestra, solo che invece dei muscoli ti alleni  per essere mentalmente in forma. Più si scrive, e più lo si fa bene.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?

Non è facile far combaciare entrambe le cose e personalmente faccio molte rinunce per concentrarmi su questa passione che richiede una profusione di energie e slanci emotivi dall’incipit al the end.

Ti crea problemi nella vita quotidiana?

No, per fortuna, anche grazie alla mia famiglia.

Come trovi il tempo per scrivere?

È la mia professione e mi ci dedico per gran parte della giornata, compatibilmente con altri impegni. Sono tuttavia capace di organizzarmi e non trascuro nessun altro aspetto della mia vita.

Cartaceo o digitale?

Ormai entrambi, anche se preferisco il cartaceo perché adoro sfogliare le pagine di un libro e amo rileggere i punti  che più mi hanno tenuto incollata al romanzo.

Nello scrivere un romanzo “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola?

Il mio metodo, se di metodo si può parlare, consiste nello sviluppare uno spunto scaturito anche per caso da qualcosa che oltre a colpire la mia immaginazione, mi resta impigliato nella mente. A quel punto scatta il mestiere e intorno all’idea appena abbozzata incomincio a imbastire uno sviluppo adeguato, i personaggi più adatti, uno sfondo idoneo, eccetera.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Sono estremamente disciplinata da anni, ma quando mi addentro in una nuova storia per me è faticoso costruire l’incipit migliore: i primi schizzi a carboncino di un pittore devono già delineare sia il futuro quadro, che  i colori che lo renderanno degno di essere esposto, e questo vale anche per un romanzo. Se catturi il lettore con l’incipit, quasi sempre lo trascini senza problemi fino all’ultima pagina. L’ispirazione deve essere addestrata per conferire anima e coerenza a un susseguirsi di parole  e situazioni che altrimenti rischierebbero di essere prive di senso. Si devono impostare i rapporti tra i protagonisti, tratteggiando i loro caratteri e la loro personalità in modo veritiero e capace di  coinvolgere il lettore. Ogni storia deve avere la sua magia composta da tanti ingredienti che possono apparire magari insignificanti, ma che sono invece indispensabili per convogliare chi legge in un crescendo emozionale,  sfociando  nel rush finale.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Ho letto e leggo tutto quello che posso e che mi avvince, nel poco tempo che ho a disposizione tra una cosa e l’altra delle mie impegnative giornate. Purtroppo il computer mi affatica molto la vista e a volte ho gli occhi talmente stanchi da essere costretta a fare altro.

Qual è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? Se sì, perché?

Non esiste un genere preferito ma solo buoni libri  e bravi autori. Spiace dirlo, ma non riesco a calcolare  quante volte, da qualche anno a questa parte, lette poche pagine abbandono senza rimpianti l’ennesima bidonata. Testi privi di editing  e sgrammaticati, sviluppi approssimativi e persino inesistenti, storie scritte tediosamente in prima persona senza soluzione di continuità… mah, la cattiva narrativa sta uccidendo anche quella di qualità, temo.

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

Glissiamo su questa domanda per non fare torti a nessun collega.

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro? 

Mi permetto di citare EWWA, l’associazione di cui faccio parte, che organizza workshop in ogni parte d’Italia per le iscritte. Abbiamo messo a disposizione delle nuove leve la nostra personale esperienza e i consensi sono gratificanti. Non sono contraria ai corsi online,  se a farli sono dei professionisti. Un nome per tutti e che rappresenta una garanzia per serietà e competenza: Franco Forte.

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo?

In realtà li amo tutti anche se a qualcuno di essi ho dato anni della mia vita come Tempesta d’amore, Sogni di vetro, Il talismano della Dea, Un segreto tra noi.

Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere?

Mai partecipato a un concorso, se non come membro di giuria. Credo siano vantaggiosi per farsi conoscere, se i concorsi sono onesti e non pilotati per far emergere il tale o il tal’altro.

A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene?

Sto valutando un noir con atmosfere gotiche e ho un contemporaneo in valutazione… mi auguro di ricevere ottime notizie a breve.

Un consiglio a un aspirante scrittore?

Umiltà e voglia di migliorarsi sotto ogni profilo del mestiere, a partire dalle regole di grammatica.

E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione?

Evitare di montarsi la testa e lavorare sodo per rendere il secondo romanzo più bello del primo. È implicito che funziona così anche per il terzo, il quarto…

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a te per avermi permesso di esprimere la mia opinione.

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Amneris Di Cesare

Amneris Di Cesare

1 Commento

  1. 26 ottobre 2015 at 9:20 — Rispondi

    Grazie Babette e Amneris, come dico sempre, sono fortunata ad avere intorno così tante belle persone.

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