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Amneris Di Cesare e Livia Rocchi

Livia Rocchi inizia a scrivere nel 2004 pubblicando su alcune riviste decine di racconti ispirati al teatro. Nel 2005 diventa curatrice della rubrica “Realtà e Teatro” per il mensile “Confessioni Donna” con cui collabora fino al 2009.
È  stata finalista Premio Teramo nel 2007  con il racconto “In viaggio” e vincitrice del Premio Internazionale Fiur’lini nella sezione di racconti per l’infanzia “Il Piccolo Principe” con il racconto “Misisolrelami” nel 2008.
Dal 2010 al 2011 è tra le autrici del progetto GeoStilton (De Agostini – Piemme) rivolto a bambini dai 7 ai 10 anni.
Collabora ad antologie di racconti per ragazzi e adulti tra cui “Code di stampa” per edizioni La Gru e  “Chiamarlo amore non si può – 23 autrici raccontano ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne”, ed. Mammeonline.
Nel 2012 inizia a scrivere la serie di romanzi per giovanissime “The Talent Angels” per Camelozampa.  Sempre dal 2012 tiene laboratori di scrittura creativa per alunni della scuola secondaria e inizia a collaborare con i siti Bookavenue e Rete-news.
Dal 2014 pubblica racconti e filastrocche sul mensile Focus Pico.
Lavora come editor freelance per alcuni autori e ha collaborato in particolare ad alcuni progetti della casa editrice Camelozampa, tra cui “La metafisica di Harry Potter” e “Potterologia – Dieci assaggi dell’universo di J.K. Rowling” (di cui è anche la voce narrante).

liv21.     Sei un editor. Scrivi anche oppure leggi e “correggi” solo i testi altrui?
Scrivo e faccio massacrare anche i miei testi (e dato che sto su entrambi i lati della barricata, mi tocca pure essere sportiva!)

2.     Ovviamente, come per uno scrittore, anche per l’editor bisogna prima saper “leggere”: sei una lettrice assidua? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?
Sì, leggo più che posso, ma mai quanto vorrei. Come libri siamo sui 50-60 all’anno, compresi una decina di albi illustrati per bambini che hanno pochissimo testo ma vanno letti su molti livelli (grafico, iconico, progettuale…). Sembra impossibile a chi non li conosce a fondo, ma un albo con due cartelle di testo, o completamente senza testo (i cosiddetti silent book), può essere più complesso di un romanzo di 200 pagine.

3.     Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?
Mi piace leggere quasi tutto, tranne forse la fantascienza e la poesia (per ora). Romanzi classici e moderni, fantasy, distopici, biografie, saggistica, thriller, noir, guide turistiche… se un libro è ben fatto e ha qualcosa da insegnarmi, a me interessa. Leggo anche molti articoli su internet, studi e approfondimenti sulla letteratura per ragazzi soprattutto, ma anche su serie TV che amo (è scrittura anche quella), eventi storici che mi incuriosiscono, tradizioni di altri paesi…
Anche nella scrittura spazio molto, pur rimanendo nell’ambito della Children Literature: fiabe, filastrocche, racconti in rima, romanzi brevi, storie surreali, comiche, drammatiche. Credo che l’unica costante sia la vena di umorismo che salta fuori dappertutto.

4.     Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.
Non credo mi rappresentino (magari! Sarebbe troppo bello), ma ce ne sono tantissimi che amo incondizionatamente. Tra le italiane Patrizia Rinaldi: poliedrica, uno stile raffinato, molto personale, colto, variopinto, emozionante… Amo tutti i suoi libri, per ragazzi e non, per me è una Camilleri partenopea.
Tra le straniere Marie-Aude Murail. È talmente eccezionale che ho dovuto per forza incontrarla di persona perché non potevo credere che fosse reale, in carne e ossa. Infatti l’incontro è stato così emozionante che ho capito una cosa: ci sono scrittori eccezionali, e ci sono entità che vanno oltre tutto, anche oltre la scrittura. Di recente ho avuto l’onore di collaborare alla revisione della ri-traduzione italiana del suo libro “Gesù come un romanzo”, per Camelozampa editore; per me è stato un po’ come sfiorare un angelo.
Poi, per restare tra gli inarrivabili che leggo da sempre e non smetterò mai di leggere, devo citare per forza Calvino, Dickens, Mark Twain, Jane Austen, Brunella Gasperini… e tornando ai contemporanei vorrei avere la genialità di Roddy Doyle, il tocco di Guus Kuijer, la schiettezza di Melvin Burgess, la capacità di creare personaggi indimenticabili della Rowling o di Jerry Spinelli…

5.     Esiste una forma di lettura “critica” che si differenzia da una lettura “di evasione”? E se sì, quali sono le differenze, secondo te?
In generale non lo so, per me in particolare devo ammettere che non riesco a mettere in pausa la modalità editor neanche quando leggo un libro per piacere personale. Se c’è qualche stridore lo sento, se c’è qualche refuso lo trovo, se c’è qualche perla nascosta cerco di trovarla (“Perché quel personaggio ripete ossessivamente PROPRIO quei due numeri?” E se il romanzo non lo dice: vai di google! Così salta fuori un versetto del Vangelo di S. Matteo che si lega perfettamente alla trama e io esclamo: “Ohibò!” leccandomi i baffi), se un personaggio è particolarmente ben riuscito (o terribilmente mal riuscito) provo a spiegarmi il perché e così via. Ormai mi capita anche con film e serie TV di domandarmi: “Se la vicenda si svolge nel 1924, come mai quella donna stava canticchiando Que sera sera uscita solo nel 1956?”. Sembra un tormento, ma io mi diverto e imparo. Mi serve molto per migliorare anche come autrice.

6.     Tu come leggi criticamente? Ci sono tecniche che applichi alla lettura?
Tecniche particolari no, solo una grande attenzione perché non riesco a fare lettura critica senza che mi parta il pre-editing (se il libro mi piace). Evidenzio i nomi, le date, tutte le cose che per esperienza so che potrei ritrovare con qualche cambiamento o errore. Se si tratta di saggistica tento di verificare ogni virgola, di controllare che tutto sia spiegato e ricavato da fonti attendibili. È un lavoro molto complesso. Cerco di fare una prima lettura tutta d’un fiato, riempio di commenti il testo ogni volta che qualcosa non mi convince o si potrebbe migliorare.

7.     Come si diventa editor? Hai fatto corsi per diventare editor?
Sull’editing ho seguito solo un breve seminario di Giulio Mozzi e quella volta abbiamo lavorato direttamente su un testo, non ci ha spiegato chissà che regole, ci ha mostrato come lavorava e ci ha fatto lavorare con lui. Ho imparato tantissimo dagli editing che ho fatto vedendo cosa hanno apprezzato o non apprezzato gli autori. La gavetta l’ho fatta da autrice con gli editing certosini che ho subito durante i due anni di lavoro a Geostilton, un’opera De Agostini che aveva come testimonial un personaggio amato dai bimbi di tutto il mondo quindi… grande responsabilità, tante regole, tanti controlli.

8.     Editing invasivo sì oppure editing invasivo no? Spiegaci comunque un po’ la differenza tra queste due tipi di pratica.
L’editing invasivo, come si può intuire, prevede grossi interventi dell’editor con stravolgimenti abbastanza forti nella trama, o addirittura riscrittura di alcune parti del testo da parte dell’editor. Io non sono molto d’accordo con questa pratica, ma… dipende. Se l’opera è su commissione può essere necessario anche un editing invasivo perché deve corrispondere a determinati criteri che l’autore ha accettato, punto e basta. Certo è un po’ grave che l’editor debba fare il lavoro dell’autore, qui ci sarebbe da iniziare un discorso lungo, ma è meglio lasciarlo fare all’editore che ha messo in piedi il macello.
Se si tratta di un’opera proposta dall’autore, credo che l’editor abbia il dovere di fare tutte le proposte che gli vengono in mente, anche per cambiamenti radicali, anche con esempi di riscrittura (brevi, per qualche frase, non per pagine o capitoli); poi però è l’autore che deve decidere in piena libertà se accettare il consiglio e lavorare in una nuova direzione o no.

9.     Secondo te l’autore si può sentire sminuito dall’ingerenza dell’editing nei suoi scritti?
Non dovrebbe, a meno che non si ritenga la perfezione incarnata. Se ha un minimo di umiltà e se l’editor cerca un dialogo già prima di correggere il testo non dovrebbe esserci questo problema. lo, a chi non mi conosce, dico sempre prima: non spaventarti, sto lavorando per tirare fuori il meglio di te, non per ostacolarti o criticarti; ti segnalo anche le piccolezze, se trovi novanta commenti in una pagina non deprimerti, lo faccio con tutti. Molti come prima reazione hanno: “Ma questa vuole dirmi che non so scrivere? Sa tutto lei?”, ma poi capiscono che non è così: se tartasso è perché il romanzo merita di essere lavorato come un diamante.
Quando l’autore capisce questo si è già a buon punto, anche se non mancheranno i momenti in cui ci si impunta su una parola e ci si sommerge di scansioni di pagine di vocabolario, citazioni, controcitazioni, link che vanno dall’Accademia della Crusca all’Enciclopedia Britannica, al meteo dell’aeronautica Giapponese… giusto per dimostrare chi ha ragione.

10.  Perché fare editing a un testo? È davvero così importante? In fondo i lettori non guardano tanto per il sottile, se la trama è accattivante non badano alla grammatica e alle ridondanze, o no?
L’editing non è un farmaco salvavita, se ne può fare benissimo a meno. Se uno vuole pubblicare la “Lista della spesa” perché ha tanto seguito in internet e piacerà a tutti, può farlo senza editing, contento lui…
Secondo me però, dare ai lettori un libro corretto e curato è un segno di rispetto nei loro confronti. Se uno scrive pensando che oggi vada bene anche la fuffa sgrammaticata purché intrighi, magari grazie a tante scene di sesso-o-famo-strano, non mi interessa nemmeno lavorarci assieme. Se un autore vuole lavorare con me è perché vuole un occhio esterno che non sappia cosa aveva in testa lui e sia in grado di dirgli se ha raggiunto il suo obiettivo, di segnalargli se un termine è sbagliato o anacronistico, se un personaggio è poco credibile o stereotipato, insomma: di lavorare il suo scritto come se fosse un diamante, come dicevo prima.

11.  Un consiglio a un aspirante scrittore?
Quando vi arriva il testo con tremila annotazioni, proposte, critiche ecc. leggetele tutte di fila, chiudete il file, lanciate in modalità off line tutta la marea di maledizioni e parolacce che sgorgherà tumultuosa dal fondo della vostra anima, poi fatevi una notte di sonno, anche due. Quando siete del tutto calmi e la furia omicida è a un livello gestibile, rileggete pazientemente i commenti e vedrete che il 90% delle volte vi saranno d’aiuto. Lavorate con pazienza e umiltà, tenete duro su quel 10% di cose che proprio non condividete (casomai sfanculate ancora un po’ l’editor senza farvi sentire). Fatevi qualche bella risata sui commenti che prendono in giro una situazione o un personaggio, ricordando che finché lo fa l’editor è un segno di complicità, non di cattiveria. Quando lo fa qualche acidone su Anobii, ibs e simili è peggio, ma solo se l’acidone becca qualcosa che davvero non va. Se sputano veleno per il gusto di farlo, si mostrano da soli per ciò che sono, non ci badate (lo so, è una parola. Però è un consiglio saggio, seguitelo!).

12.  E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione?
O mamma, che dire? Accendete un cero e armatevi di pazienza se il primo romanzo non ha fatto il botto (come succede nel 99,99999…% dei casi), in genere è più difficile avere una seconda chance che la prima. Cercate altri sbocchi, altri editori, altri contatti… non assillate nessuno però. Non chiedete amicizie a caso su Facebook, tanto meno ad altri scrittori, tanto meno a quelli già affermati o a editori, per poi spammare il vostro romanzo, propinare il nuovo manoscritto, scroccare aiuti e consigli: in genere si ottiene solo di indisporre il prossimo. Tenete sempre presente che il tempo è prezioso per tutti, nessuno ha voglia di regalarne a un estraneo molesto. Idem per gli editori. Insomma: dopo il primo romanzo pubblicato non sentitevi arrivati, siate pronti a ricominciare da capo ma con due macigni attaccati ai piedi.

13.  Il tuo blog, il tuo sito web i servizi che offri e come contattarti per una consulenza?
Non ho ancora blog e siti, mea culpa, ma o dedico il tempo a scrivere ed editare, o lo dedico alla promozione. Dato che mi promuovo peggio di come scrivo… avete capito che se vi serve un editing o una lettura critica potete trovarmi su facebook alla pagina https://www.facebook.com/emy.crania.9 (Vi sembra poco professionale che una volta mi facessi chiamare Emy Crania? In realtà il mal di testa è uno dei compagni fidati del bravo editor, davvero!) o via mail all’indirizzo [email protected]

Grazie per averci concesso questa intervista.
Grazie a voi!

OoO

Amneris Di Cesare è scrittrice e blogger. La trovate qui: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Amneris+Di+Cesare

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1 Commento

  1. 22 gennaio 2016 at 14:44 — Rispondi

    Io queste due qui le amo. Punto.

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