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Le interviste di Amneris Di Cesare: Franco Forte

Chiudiamo l’anno nel modo migliore.

Franco Forte, ovvero scrittore, sceneggiatore, traduttore, giornalista professionista, editor e consulente letterario in una sola persona. Un uomo multitasking, dalla vitalità inesauribile e trascinante.

Prima domanda di rito: scrivere perché? Come e quando è nata in Lei questa esigenza?

Io scrivo perché ne sono ossessionato. Senza la scrittura, semplicemente, non potrei vivere. E questo fin da quando ho cominciato l’altra attività parallela alla scrittura che non ho mai abbandonato: leggere.

Come scrive? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone, miniregistratore?

Qualsiasi cosa, non importa. Sono passato attraverso tutta la tecnologia possibile e immaginabile per la scrittura, e non mi pongo il problema. Se posso usare il PC meglio, altrimenti vanno bene anche carta e penna, o in extremis registrare sullo smartphone le cose urgenti.

C’è un momento particolare nella giornata in cui predilige scrivere?

La notte. Sempre e comunque. Quando il mondo si placa, io rigurgito energia.

Scrivere per lei ha un significato intimo e particolare?

Sì, l’ho detto, è un’ossessione, qualcosa di cui non posso fare a meno. Il mio essere si alimenta, si disgrega e rinasce grazie alla scrittura. Che significa emozioni, esperienza, gioia, dolore, odio e amore. In un unico cocktail indissolubile.

Quello che scrive le piace sempre fin dal primo istante? E’ mai arrivato a detestare un suo scritto?

Agli inizi della mia carriera, come penso di tanti altri colleghi, ero meno abituato a produrre rapidamente con il massimo della qualità. Dunque mi lamentavo, mi fermavo, riscrivevo, buttavo via tutto e ricominciavo, per poi scoprire che le prime cose scritte alla fine erano le migliori. Poi, con il tempo, con la pratica, ho imparato a “editarmi al volo”, come dico sempre, e adesso il rapporto velocità di ciò che scrivo e qualità di ciò che sforno credo sia molto alto. Spesso consegno lavori senza nemmeno rileggerli, perché so che sono venuti esattamente come li volevo. Il che, devo dire, aiuta chi fa della scrittura un mestiere.

Rilegge mai i suoi libri, dopo che sono stati pubblicati?

Sempre, come fanno tutti gli scrittori. Il bello di un libro è che anche a distanza di anni, quando lo si riprende in mano e lo si apre a una pagina qualsiasi, si torna ad avvertire gli odori, i rumori, i sapori e le emozioni di quando lo si è scritto, e questo è bellissimo. Un viaggio in se stessi che si rinnova ogni volta, e che fa felice qualsiasi scrittore.

Quanto c’è di autobiografico in ciò che crea?

Di solito molto poco. A parte qualche storia o personaggio che avevano fin dall’inizio un’intenzione biografica. Ma non rivelerò mai di quali libri e di quali personaggi si tratta.

Quando scrive, si  diverte oppure soffre?

Soffrire è divertente, quando si scrive. E non ci si diverte, se non si soffre almeno un po’.

La scrittura muta con il passar degli anni e matura a seconda della crescita personale di uno scrittore. E’ d’accordo? Quanto e come è cambiata la sua scrittura?

Non credo valga per tutti. Qualcuno sì, ma in generale gli autori che conosco hanno maturato la modalità professionale con cui scrivono, ma non il colore e l’odore della loro pelle, né quella metafisica che li porta a essere scrittori. E lo stesso, credo, succede ed è successo a me.

Cartaceo o digitale?

Entrambi, perché l’uno non esclude l’altro. Io scrivo e leggo sia su carta sia in ebook, si tratta solo di sceglier il momento adatto per entrambe le cose. E credo che così facciano in tanti, senza dover per forza fare una scelta.

Casa editrice o self-publishing?

Non scherziamo, dai…

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messi al bando da molte polemiche in rete e non solo, anche Lei ha organizzato svariati workshop di scrittura creativa: cosa può dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa, eventualmente, contro? 

Scusate l’arroganza, ma io credo solo nei corsi che faccio io, perché li conosco a fondo e so perché li faccio e quali scopi mi prefiggo. Non sopporto quelli che frequentano corsi di scrittura tenuti da gente che non ha mai pubblicato un libro, così come mi sembra ridicolo che ci sia gente che pubblica manuali su come scrivere e farsi pubblicare… senza aver mai pubblicato niente. Io ho una storia di editoria, ho grande esperienza come scrittore, editor ed editore. E dunque so di essere in grado di trasmettere qualcosa a chi mi segue. E se alla fine mi ritrovo a pubblicare per le mie case editrici autori che hanno fatto corsi con me, ecco che si capisce qual è l’altro motivo per cui mi do così da fare per insegnare ciò che posso sulla scrittura: perché sono anche editore, e sono sempre alla ricerca di talenti da portare al pubblico.

Nello scrivere un romanzo lei “naviga a vista” senza uno specifico impianto tecnico, oppure compone l’opera attraverso una pianificazione puntuale?

Nessun professionista può permettersi di navigare a vista. Quando si hanno delle consegne, quando si firma un contratto, ci sono delle responsabilità, e si condivide “l’impresa” del romanzo con altri: l’editore, il proprio editor; e poi i lettori. Naviga a vista chi si può permettere di farlo, cioè di solito chi scrive per diletto.

Scrive con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure si lascia trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Sono anche giornalista e sceneggiatore, dunque scrivere per me è normale attività quotidiana. La notte, però, è riservata alla narrativa.

Essendo un editor, leggerà centinaia di manoscritti.  È proprio vero che gli aspiranti inviano testi spesso dai contenuti improbabili e commettono errori assurdi o sono “leggende metropolitane”? Com’è la situazione dell’ “esordienteria” di oggi?

Certo che è vero. Perché tutti ormai sanno scrivere o pensano di saperlo fare, ma non hanno idea di quali siano i meccanismi narrativi che portano un qualsiasi scritto a diventare qualcosa capace di emozionare i lettori. Su tutti i dattiloscritti su cui metto le mani ci sarebbe sempre da lavorare, e parecchio, ma spesso questa consapevolezza è l’ultima delle preoccupazioni da parte dei cosiddetti emergenti o esordienti. Non c’è peggior male, per chi scrive, che credere di essere nati già “imparati”. Va bene avere determinazione e credere in se stessi, ma accompagnando il tutto con la giuste dose di umiltà, modestia e voglia di imparare. Di Manzoni reincarnati se ne sente parlare spesso, ma io non ne ho mai visti.

È assodato che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: trova il tempo per leggere per se stesso? E quando legge per evadere, cosa legge?

Bisogna sempre leggere, senza mai abbandonare questa possente strategia per imparare che ogni scrittore dovrebbe avere nel sangue. Chi non legge non può scrivere, questo deve essere chiaro, anche se purtroppo nella realtà sono troppi gli autori che pretendono di essere letti ma si rifiutano di leggere gli altri. Io non smetto mai, anche a costo di farlo nel cuore della notte.

Quale è il genere letterario che predilige?

Tanti. Lo storico, il fantastico, il surreale. Ma leggendo tutto da sempre è difficile parlare di generi preferiti. Meglio sarebbe parlare di autori preferiti.

E allora ne parli. Autori/Autrici che in qualche modo la  rappresentano o che ama particolarmente: citarne due italiani e due stranieri.

I miei due autori preferiti sono noti: Calvino e Dostoevskij. Se devo dire un altro italiano, allora dico Beppe Fenoglio. Uno straniero… sicuramente Stephen King (prima maniera).

Dei suoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente predilige e sente più suo? Se sì qual è, può descrivercelo e parlarci delle emozioni che le ha suscitato il comporlo?

Ogni romanzo è un figlio, dunque sono tutti a me cari. Tutti hanno suscitato forti emozioni e me le ricordano ancora quando li prendo in mano. Dunque nessun preferito. Tutti alla pari.

È pro o contro i concorsi letterari? Ritiene siano importanti per un aspirante o esordiente per emergere?

Sono importanti quando organizzati bene (e ce ne sono pochi), ma in generale servono per avere un confronto e capire se almeno in qualche occasione si riesce a centrare un bersaglio oppure no.

A cosa sta lavorando ultimamente e quando uscirà il suo nuovo romanzo?  Vuole parlarcene?

Sto per firmare il contratto per una trilogia di romanzi che pubblicherò con Mondadori. Il genere è particolare: un’ucronia storica. Ma più di così non posso dire.

Un consiglio a un aspirante scrittore?

Leggere tanto. E frequetare ambienti dove si muovono scrittori veri, non i soliti dilettanti del web. E poi scrivere tanto, per farsi le ossa e confrontarsi con il mondo editoriale. Se si ha la forza di credere in se stessi, imparare il più possibile e perseverare, le occasioni per pubblicare seriamente arriveranno.

Pubblicare non a pagamento può essere un’impresa relativamente facile. Non altrettanto la seconda pubblicazione. Ha un consiglio per quegli scrittori che dopo la prima pubblicazione vorrebbero poterne proporre una seconda alle case editrici?

Dipende tutto dall’editore, da ciò che si è scritto, da come ha reagito il pubblico. Tutti fattori estremamente difficili da analizzare a priori, e dunque è impossibile rispondere in modo coerente.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a voi.

OoO

Curriculum dell’autore: nato a Milano classe ‘62, cura le collane da edicola Mondadori (I Gialli Mondadori, Segretissimo, Urania) ed è considerato uno dei più importanti autori italiani di romanzi storici.

Molti dei suoi libri sono stati pubblicati da Mondadori. Tra questi i due titoli della serie “Il romanzo di Roma”, Carthago (2009) e Roma in fiamme (2011); i gialli storici con protagonista il notaio criminale Niccolò Taverna Il segno dell’untore (2012) e Ira Domini – Sangue sui Navigli (2014) e Gengis Khan – Il figlio del Cielo (nuova edizione 2014).

Ha inoltre lavorato per la televisione, come autore per le serie “Distretto di Polizia” e “RIS: Delitti imperfetti” e dei film TV “Giulio Cesare” e “Gengis Khan”.

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OoO

Amneris Di Cesare è scrittrice e blogger.

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1 Commento

  1. Macrina
    5 gennaio 2016 at 12:49 — Rispondi

    Me l’ero quasi persa. Grazie, Amneris, ma soprattutto Grazie FRANCO. Grande scrittore e uomo generoso. Faccio parte del gruppo di Delos e lo so. I suoi storici sono bellissimi. Ho adorato CALIGOLA. Leggete, leggete tanto e leggete lui, soprattutto se amate lo storico e volete scriverlo.

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