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Cristina Bruni: alle medie ho provato a far pubblicare il mio primo romanzo

Cristina Bruni adora i libri gialli e di mistero, il cinema, i viaggi e la letteratura LGBT. Nel 2013 ha esordito con Splendente come un diamante, edizioni Lite Editions. Nel 2014 ha pubblicato Gibraltar e Seonac’s Son con Triskell Edizioni e Text Me con Alcheringa. Nel 2015 ha pubblicato Sette giorni con Triskell Edizioni e l’antologia di racconti M/M “Loves from the World” assieme a Leah Weston.
Alcuni suoi racconti sono inseriti nelle antologie edite da Delos Books, Alcheringa e Triskell Edizioni.

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1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? È nata quando avevo sei anni. Alle scuole medie ho provato a far pubblicare il mio primo romanzo ma ovviamente mi sono scontrata con il muro dell’editoria di allora e, soprattutto, con la mia “immaturità”. Da adulta ho ripreso a scrivere, con le fanfiction. Da lì, il passo verso l’editoria digitale, più “aperta” di quanto non fosse l’editoria tradizionale in passato, è stato breve. Ora, se non scrivessi sarebbe come smettere di respirare.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Principalmente scrivo… sull’iphone! Questo perché così posso fare contemporaneamente compagnia a mio marito la sera sul divano o a mio figlio di pomeriggio mentre gioca ai Lego.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Il pomeriggio e la sera, se non mi addormento…

4.     Che cosa significa per te scrivere? Scrivere è come l’ossigeno per me. È il terzo componente della mia famiglia, dopo marito e figlio.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? No, non sempre. A volte lo stravolgo completamente.

6.     Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Mi capita soltanto con uno di essi, “Sette giorni”. Ogni tanto ne rileggo qualche stralcio. Probabilmente perché mi sono affezionata ai due protagonisti quasi quanto a dei figli.

7.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Molto. Metto molto di me nei miei personaggi, soprattutto la sofferenza.

8.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Soffro tantissimo: più riesco a provare le emozioni di sofferenza del protagonista, più riesco a produrre.

9.     Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? È cambiata grazie al confronto con altri autori. Spero in meglio! Spero anche che possa migliorare ancora, grazie anche alle critiche (se costruttive).

10.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Spesso è difficile, a volte mi è sembrato di impazzire. Vorrei poter essere ricca e dedicarmi completamente alla scrittura.

11.  Ti crea problemi nella vita quotidiana? Un po’ sì, perché a volte corro il rischio di estraniarmi.

12.  Come trovi il tempo per scrivere? Approfitto di ogni minuto libero. Per questo scrivo quasi sempre sul telefono.

13.  Perché uno pseudonimo? Segretezza completa oppure si sa, in giro, chi sei in realtà? Alcune persone conoscono il mio nome reale. La scelta dello pseudonimo è un omaggio a mia nonna e al suo nome d’arte (era una cantante negli anni ’60).

14.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena? Alcuni mi hanno guardato come se lo fossi, soprattutto per il genere. La mia famiglia, invece, mi sostiene totalmente.

15.  Cartaceo o digitale? Entrambi.

16.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? Sono tutta pro-Cotroneo!

17.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Cerco di scrivere con costanza ogni volta che posso, ma la famiglia richiede molta attenzione.

18.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Assolutamente: bisogna leggere tanto. Purtroppo, dopo l’arrivo di mio figlio e il poco tempo libero, non posso leggere quanti libri vorrei.

19.  Quale è il genere letterario che prediligi? E’ lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? I due generi che preferisco sono il gay romance e il thriller tradizionale. Il primo è anche quello che scrivo, il secondo no: purtroppo non credo di averne le capacità.

20.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Stranieri: TJ Klune per rimanere sull’M/M romance e Patricia Cornwell per il thriller. Italiane: cito Erin E. Keller e Leah Weston, la prima perché è sempre stata un esempio e la seconda perché ho collaborato e continuerò a collaborare con lei ad altri lavori M/M.

21.  Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro?  Sono utili i workshop, i confronti con altri autori. Avevo provato a partecipare a un corso online, ma obiettivamente credo sia più efficace il confronto fisico: lo schermo filtra un contatto che invece ritengo essenziale.

22.  Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo? “Text Me, il mio primo romanzo M/M cartaceo. Era nato come fanfiction e successivamente ho deciso di provare a pubblicarlo. Molti lettori che non conoscono il gay romance ma leggono fanfic mi conoscono ancora per questa storia. Narra dell’attrazione che un professore prova nei confronti di un suo studente, ma che cerca di soffocare perché ritiene che l’etica gli impedisca di avere una relazione con uno dei suoi ragazzi. La loro storia si sviluppa attraverso una serie di SMS, in un modo un po’ bizzarro, quindi. Mi ha emozionato descrivere Jude, il ragazzo: era orfano di padre, aveva un difficile rapporto con il patrigno e non voleva accettare la bipolarità della madre e la sua malattia terminale.

23.  Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Ammetto di non essere tanto per i concorsi. Mi è capitato di dare l’anima per i concorsi in più occasioni senza successo e poi la stessa pubblicazione ha trovato pubblicazione attraverso i normali canali, ovvero tramite invio in valutazione a una CE. “Seonac’s Son” è un esempio.

24.  A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene? Il mio prossimo romanzo uscirà tra qualche mese con Triskell Rainbow e sarà ambientato in un villaggio sperduto dello Yukon e parlerà dell’accettazione di sé. Al momento sto lavorando al seguito di “Sette giorni”, romanzo in cui tratterò da vicino il tema dell’omofobia.

25.  Un consiglio a un aspirante scrittore? Buttati e scrivi, scrivi, scrivi…

26.  E ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Di rimanere assolutamente abbracciati stretti stretti alla propria CE se si è soddisfatti! Altrimenti… non esitare a guardarsi intorno. E poi “bigger is not always better”!

Grazie per averci concesso questa intervista. A voi!

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