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Le interviste di Amneris Di Cesare: Caroline Mickelson

Caroline Mickelson ama la sua famiglia e  scrivere. Ama anche le buone  avventure : finora, tra le sue preferite  troviamo  il periodi in cui ha frequentato una scuola di specializzazione in un castello scozzese, aver cavalcato in groppa a un cammello attorno alle Piramidi di Giza e aver fatto il miglior viaggio della sua vita a Graceland. Caroline vive nel sud-ovest americano con il marito e i loro quattro figli, che lei chiama affettuosamente  I Miracoli. Ha una laurea in giornalismo conseguita presso la Arizona University, e un Master per l’insegnamento della lingua inglese agli stranieri conseguito presso la Stirling University, Scozia, UK. La lista dei romanzi rosa da lei pubblicata e tradotta in altre lingue è impressionante. La Signora San Nicò, appena tradotto, è l’ultima recente pubblicazione.

Prima domanda di rito: perché scrivere? Come nasce questa necessità e quando?
Scrivo perché devo, scrivo perché amo farlo e scrivo perché mi viene naturale farlo.

Come scrivi? A mano con carta e penna, sul portatile, sull’iPad o sull’iPhone?
Lavoro sempre a computer perché non riesco a scrivere a mano con la stessa velocità con la quale lavora la mia mente. Scrivo appunti ovunque però, non appena mi colpisce un’idea.

C’è un momento della giornata che trovi particolarmente adatto a scrivere i tuoi romanzi?
Ho quattro figli adolescenti, per cui la mia vita è davvero un bel po’ piena e la mia tabella di marcia cambia da giorno a giorno. Trovo sempre tempo di mattina o durante la giornata, ma la sera è dedicata alla lettura e non alla scrittura.

Cosa significa per te scrivere?
Significa tantissimo, è un momento molto importante della mia vita. Scrivo fin da quando ero una ragazzina per cui fa parte integrale della mia identità.

Ami sempre ciò che scrivi, dopo che lo hai scritto?
Oh santo cielo, no! Non mi piace nulla subito dopo averlo scritto. E non rileggerei mai ciò che ho scritto se non avessi la necessità di editarlo, poi.

Leggi mai i tuoi libri dopo che son stati pubblicati? E quelli che son stati tradotti in altre lingue, cosa provi riguardo a loro?
No, non rileggo mai un mio libro dopo averlo pubblicato. Ma sono così felice di vedere i miei libri tradotti in altre lingue. E’ un privilegio, quello di lavorare con traduttori che sono dei gran lavoratori e che hanno così tanto talento da portare le mie storie a nuovi lettori. E’ fantastico!

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?
In realtà nulla. C’è il piacere dello scrivere, il divertimento, il fatto di poter essere completamente liberi di creare.

Come riesci a conciliare la tua vita privata con la tua vita creativa?
Le due cose sono praticamente collegate tra loro per cui, fortunatamente, non ci sono molti aggiustamenti che devo fare. La mia famiglia sostiene molto la mia scrittura e le mie tabelle di marcia, così ho molto aiuto in questo.

Quando scrivi i tuoi romanzi, “navighi a vista” o segui una sorta di schema come suggeriscono varie scuole di scrittura creativa?
In realtà non scrivo prima la trama dei miei romanzi, mi siedo e scrivo, questo è quanto. Ho cercato di pianificare le cose ma mi toglie molto di quel divertimento di cui parlavo prima.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci prendere dall’inconsistenza dell’ispirazione?
Scrivo tutti i giorni, a meno che un impegno di famiglia me lo renda impossibile.

Cosa leggi quando vuoi evadere? Che genere preferisci?
Adoro leggere da sempre. Leggo tutte le sere. Mi piace leggere libri romance allegri, ottimisti e delicati. Mi piacciono anche i mystery intimisti che hanno trame complicate, nella tradizione di Agatha Christie ma niente che trascenda in violenza.

Hai mai seguito corsi di scrittura creativa?
No, tutti i corsi di scrittura che ho seguito all’università erano di giornalismo, niente di creativo.

Sei prevalentemente un autore americano auto-prodotto. Perché questa scelta?
La principale delle tre ragioni è: libertà, libertà, libertà. Posso scrivere quello che voglio, quando voglio, posso contribuire alla creazione delle copertine con gli artisti che voglio, scegliere la voce narrante che voglio per gli audiolibri, e persino il traduttore che voglio. Questa è la mia carriera, la mia gioia, e voglio poterne avere il controllo. Mi piace pubblicare tanto quanto scrivere. E’ un’opportunità fantastica quella di poter avere la possibilità di scegliere. E l’adoro!

Ho visto un sacco di scrittori esordienti iniziare con il self-publishing. E’ questo il trend anche per il mercato statunitense?
Ho visto alcuni autori iniziare con il self-publishing e poi spostarsi verso un percorso più tradizionale. Conosco invece molti autori che pubblicavano in maniera tradizionale e che hanno abbracciato la via del self-publishing e alcuni che hanno un approccio più ibrido a riguardo e fanno entrambe le cose. La mia opinione personale è che non esiste una maniera migliore rispetto a un’altra, ma la mia scelta personale è rivolta esclusivamente all’autoproduzione.

Hai mai pubblicato con una casa editrice?
Non ho mai pubblicato fiction con case editrici. Ho pubblicato articoli su periodici e quotidiani nazionali ma sono focalizzata sulla narrativa, al momento.

Perché romance e perché secondo te questo tipo di genere è così popolare tra le lettrici femminili?
Il romance è molto popolare, ma non so perché. Desideri che si avverano, forse?

Sei un autore Babelcube con la maggior parte dei tuoi libri tradotti in varie lingue attraverso questa piattaforma. Perché hai deciso di usare Babelcube?
Ho libri che son stati pubblicati con Babelcube ma ho anche libri che ho fatto tradurre autonomamente. Quello che apprezzo di Babelcube è l’incontro di traduttori volonterosi e talentuosi che sono disposti a collaborare congiuntamente.

Come vanno le cose con Babelcube? Sei riuscita a trovare bravi traduttori che hanno soddisfatto le tue aspettative?
Sta andando molto bene. Sono così felice di vedere i miei libri tradotti in varie lingue. Oh che gioia!

Come vanno le vendite? Con l’avvento di Babelcube sono aumentate? Raccomanderesti questo servizio ad altri autori?
Sono molto soddisfatta per come stiano andando le vendite. Far tradurre le proprie opere in altre lingue è una cosa che raccomando assolutamente. Babelcube è davvero un’ottima opzione da tenere in considerazione, ma ciascun autore deve decidere autonomamente la forma che lo faccia sentire più a suo agio.

Perché la famiglia di Babbo Natale e l’ambientazione al Polo Nord nella maggior parte dei tuoi romanzi?
Santo Cielo, quanto mi piacerebbe saperlo! Non era nelle mie intenzioni scrivere così tanti romanzi ambientati nel Natale ma mi piace tanto. Mi sento davvero molto spensierata quando scrivo questi romanzi.

Hai progetti per il futuro?
Oh, ho così tanti progetti a cui voglio dedicarmi ed è mia intenzione di restringere il campo su di essi così che possa stilare una tabella di marcia sulla produzione del 2016. Voglio scrivere ancora storie di mistero, l’anno prossimo così come ulteriori romance.

C’è una domanda a cui avresti voluto tanto rispondere ma che nessuno ti ha mai ancora chiesto?
Grazie per avermelo domandato. Nessuno ancora mi ha chiesto quale libro tra quelli che ho scritto sia il mio preferito. Per quanto io adori le storie ambientate nel Natale, direi “From Mangia to Murder” (trad. italiano: “Assassinio à la carte”). È un mistery intimista ambientato in una piccola comunità italo-americana negli Stati Uniti. Poiché io provengo da una famiglia italo-americana, questo è un mio tributo alla mia famiglia di origine.
Grazie infinite per avermi fatto questa intervista. È stato davvero un gran piacere lavorare con te!

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