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Angela Di Bartolo perduta in un mondo fantastico

Sono Angela Di Bartolo, di Bologna.
Ho pubblicato, tutti con Runa Editrice, i seguenti libri:
Per altri sentieri (2014), raccolta di dieci racconti brevi di genere fantastico.
Nero (2014), romanzo breve per ragazzi, illustrato dal fumettista Gianmaria Bozzolan.
La Stagione del Ritorno (2015), romanzo fantasy epico.

In passato ho partecipato ad alcuni concorsi per racconti brevi di genere fantastico, fra i quali il Premio Sentiero dei Draghi classificandomi al secondo posto nel 2008, il Trofeo RiLL (terzo posto nel 2009), SFIDA (finalista nel 2010 e nel 2013 e vincitrice del Premio Speciale Lucca Comics & Games nel 2012).

Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Scrivere mi è sempre piaciuto, ma la prima volta che ho avvertito questa necessità è stato in seguito a un viaggio nell’allora Europa dell’Est. Era un mondo simile al nostro e al tempo stesso diverso, sconosciuto, affascinante, e al ritorno ho sentito il bisogno di scrivere un diario di viaggio, una specie di réportage giornalistico per fissare sulla carta impressioni ed emozioni e non dimenticarle mai più.

Il secondo, importante impulso verso la scrittura è venuto poco tempo dopo, in seguito alla lettura di un romanzo fantasy che mi aveva deluso (era di Brooks). Ero reduce dalla lettura di Tolkien (primo grande amore), ormai avevo letto tutto di lui e speravo di provare leggendo Brooks le stesse emozioni. Tentativo fallito, tanto che mi è venuto in mente di provarci io, a scrivere qualche pagina che potesse emozionarmi. Era un gioco, il passatempo di un’estate in vacanza, ma la storia mi ha preso la mano, è cresciuta, si è articolata, mentre i personaggi si definivano e reclamavano il loro spazio e intanto scoprivo il piacere e il potere della scrittura, il potere di creare un mondo. La mia necessità di scrivere è essenzialmente un bisogno di creare, di esprimere e incanalare emozioni.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Tutto sul pc portatile, ma capita a volte che mi venga in mente un’idea, una frase e allora cerco un pezzo di carta qualsiasi sul quale segnarmela. In realtà, quello che finisce sul pc o sul pezzettino di carta è spesso il risultato di un’attività di pensiero e immaginazione che si svolge altrove: per la strada, in autobus, a letto prima di dormire. Penso a una scena, faccio parlare i personaggi, in una specie di film dentro la mia testa e a poco a poco la scena si traduce in frasi e battute, che poi appena posso scrivo al pc.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Non c’è un momento “perfetto”. Qualsiasi momento va bene, purché io abbia la tranquillità e il tempo di mettermi lì a riflettere.

Che cosa significa per te scrivere? Significa creare: creare un mondo dal nulla, una storia che prima non c’era. Significa emozionarmi per un paesaggio, per una vicenda che io soltanto conosco e che molti poi potranno conoscere. Significa vivere dentro di me altre vite e permettere ad altri di viverle. Perché, come ho detto prima, scrivo per me, per soddisfare un bisogno mio, ma subito dopo viene il bisogno di comunicare agli altri, di verificare se al lettore è arrivato qualcosa del mio mondo. È una specie di telepatia, di trasmissione a distanza di pensieri ed emozioni.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? Direi di sì. Quasi mai mi succede di dire “che schifo” rileggendomi. Tendo però a correggere, a limare infinite volte nella ricerca (vana) della perfezione.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Qualche volta, specie nei primi tempi. Più che altro, mi piace rileggere pensando a un lettore in particolare: cerco di mettermi nei suoi panni, di leggermi con i suoi occhi.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri? Se parliamo di vicende di vita, poco o niente, anche se nei miei libri c’è comunque molto di me. C’è più che altro un distillato di esperienze, vissute direttamente o indirettamente, c’è il mio modo di vedere la vita, c’è quello che amo e quello detesto, ma sempre in modo filtrato attraverso la storia e i personaggi. Cerco sempre, quando scrivo, di “scomparire” dietro la pagina.

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Mi diverto, mi diverto troppo. La “sofferenza” può esserci quando sto per mezz’ora a cercare il termine giusto per rendere quel determinato concetto, o quella particolare punteggiatura che rende meglio nel testo. O quando leggo e rileggo la pagina per trenta volte di fila fino a farmela uscire dagli occhi senza ottenere il risultato che ho in mente. Ma anche questo, in fondo, fa parte del divertimento.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Direi di sì. Credo che sia “asciugata”, sia divenuta più sobria, essenziale. Meno fronzoli, più dritti al punto.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Grosso problema. La mia vita creativa chiede a gran voce tempo, tanto tempo per riflettere, leggere, viaggiare, rilassarmi… La mia vita privata mi tira da tutt’altra parte. Come conciliarle? Coi classici colpo al cerchio e colpo alla botte: il giorno per il lavoro, la famiglia, la casa; la sera per scrivere (stanchezza permettendo).

Ti crea problemi nella vita quotidiana? Diciamo che è piuttosto la vita quotidiana a creare problemi alla mia scrittura, non solo in termini di tempo ma anche e soprattutto di energie fisiche e mentali. A volte mi ritrovo svuotata, in grado ancora di leggere con piacere ma senza le energie necessarie per scrivere.

Come trovi il tempo per scrivere? Cerco di arrivare “preparata” al momento della scrittura. Per esempio, come dicevo prima, utilizzando i ritagli di tempo (mentre cammino per strada, o la sera prima di addormentarmi) per riflettere su trame e personaggi, per costruire scene e dialoghi che poi metto per iscritto appena possibile.

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena? I veri amici mi sostengono. Se altri mi vedono come un’aliena, non lo so e non mi interessa.

Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? L’uno e l’altro. Un minimo di scaletta mi è necessaria, anche perché tendo a costruire trame complesse e articolate e ho bisogno di un po’ di pianificazione per non perdermi. All’interno di questo schema generale, però, c’è spazio per cambiamenti di rotta, a volte anche importanti, sull’onda della riflessione e dell’ispirazione del momento.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Tendenzialmente sono costante, ma capita che l’ispirazione manchi e in tali occasioni mi dedico per lo più alla documentazione o alla revisione di ciò che ho scritto. Se sono troppo stanca per scrivere, inutile incaponirsi, meglio aspettare di avere la mente fresca per essere più produttiva.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Sì, leggo molto, nel senso che ho sempre uno o due libri in lettura. Come nello scrivere, però, anche nel leggere sono lenta. Non mi piace divorare le pagine, preferisco centellinarle o comunque leggere con attenzione, anche se il libro dovesse piacermi poco. Finito il libro, di solito me lo riguardo velocemente da cima a fondo per assimilarlo meglio. In questo modo, difficilmente vado oltre i 15-16 libri l’anno.

Quale è il genere letterario che prediligi? E’ lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? Come lettrice, prediligo il fantastico in generale e il romanzo storico. Amo i classici, ma leggo anche autori moderni, un po’ di tutto insomma. Come autrice, il mio genere resta il fantastico: un fantastico che definirei però “realistico” nell’ambientazione e nelle dinamiche fra i personaggi, e che in alcuni casi si intreccia più o meno strettamente con lo storico. Anche Nero, il mio libro per ragazzi, pur ambientato nel mondo reale contiene un pizzico di fantastico e una buona dose di storia romana di cui sono appssionata.

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Primo Levi e Valerio Massimo Manfredi; Tolkien e Martin.

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro?  Credo che i corsi possano essere utili per offrire nuovi spunti, per affinare la tecnica, per stimolare la creatività di chi comunque ha già buone capacità di scrittura. Di sicuro non possono infondere il talento in chi non ce l’ha o insegnare a scrivere a chi ha dubbi sulla grammatica…

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo?
Domanda difficile, è un po’ come chiedere quale dei tuoi figli preferisci…  Forse sento più mio il fantasy La Stagione del Ritorno, nel senso che è il più corposo in termini di pagine (viene universalmente soprannominato “il tomone”). Nonostante sia uscito per ultimo, in realtà è il primo che ho scritto, quello che mi è costato più tempo e fatica e che mi ha dato più speranze e preoccupazioni. L’emozione nello scriverlo è stata costante, altrimenti, non sarei neppure riuscita a portarlo a termine. Descriverlo in poche parole non è facile. È una storia corale ambientata in un mondo fantastico e realistico insieme: la classica lotta fra il bene e il male, ma un male che si annida per lo più nelle menti e nei cuori e che gli uomini hanno il compito di combattere soprattutto dentro se stessi. I grandi temi del romanzo sono la responsabilità personale, la scelta, l’amicizia, lo spirito di sacrificio. Non mancano i temi della missione e del viaggio, trattati però in modo non convenzionale, approfondendo le dinamiche interiori dei personaggi e fra i personaggi stessi.

Hai partecipato a concorsi letterari. Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? I concorsi sono senz’altro utili, a mio parere, per incominciare a far circolare il proprio nome e per farsi conoscere, a condizione ovviamente di ottenere un buon piazzamento e di essere presenti in rete. A parte questo, partecipare è importante anche per la propria crescita come autore, per cominciare a misurarsi, per valutare le proprie capacità. Scrivere per un concorso è sempre un buon esercizio, anche perché di solito viene proposto un tema ed esiste un limite alle battute. Rientrare nelle battute previste è un’ottima cura contro la prolissità: ti costringe a concentrare i concetti, a togliere tutto ciò che è superfluo. Credo di aver imparato molto dai concorsi a livello di tecnica.

A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene?
Sto lavorando su un romanzo storico con elementi fantastici ambientato nella Roma imperiale. Non ho idea di quando uscirà, sono ancora piuttosto indietro. Come al solito sono lenta a scrivere, sia per motivi di tempo sia per la mia pignoleria che mi costringe a una documentazione costante e molto approfondita. Ma come ho già detto, anche questo fa parte del divertimento!

Un consiglio a un aspirante scrittore? Cura il linguaggio, lo stile, l’italiano insomma. Di storie, più o meno originali, il mondo è pieno. Di storie scritte bene non ce ne sono tante, invece. Basta prendere un classico e confrontarlo con la maggior parte dei libri che escono ora, bestseller o meno: la differenza di qualità salta all’occhio. Forse sono fissata, ma un libro non riesce proprio a prendermi se non ha una qualità letteraria. Una bella storia scritta male non mi emoziona, e se non mi emoziona faccio a meno di leggerla. Perciò il mio consiglio è: scrivi e poi rileggi quello che hai scritto, poi revisiona e correggi e rileggi ancora, e  correggi ancora e ancora fino alla nausea. E poi fallo leggere ad altri, a persone che ti possano criticare in modo costruttivo. E poi riscrivi, e rileggi e rirevisiona. Se sopravvivi, spedisci il testo alle case editrici (No EAP, mi raccomando)

E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Beh, questo è facile: se sei contento del primo editore, direi “squadra che vince non si cambia”. In caso contrario, ricomincia a cercare e… buona fortuna!

Grazie per averci concesso questa intervista. Grazie a te e ai lettori.

OoO

Amneris Di Cesare è scrittrice e blogger. Su Amazon, puoi trovarla qui: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=amneris+di+cesare

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