Pensieri sparsi

Le dimensioni contano? Si discute di racconti e romanzi

Le dimensioni non contano (solo in questo caso… scusate, so che la battuta è trita e ritrita ma dovevo farla). Per fare un esempio, io sono una da saghe lunghissime o mattoni infiniti… ma uno dei racconti più incredibilmente belli che io abbia mai letto è opera di Ernest Hemingway: “In vendita. Scarpe da bambino. Mai usate.” Dice tutto e non c’è bisogno di aggiungere altro. (Angelica Elisa Moranelli)

Fra tutti coloro che avranno commentato, sorteggeremo (lo so, è il festeggiato che di solito RICEVE i regali…) una copia cartacea di “Il demone di Brera”, di Ippolito Edmondo Ferrario, un noir con i fiocchi (Fratelli Frilli Editori).

Tema (si torna a scuola): La moda dei romanzi corti o racconti lunghi (che dir si voglia) che la pubblicazione in digitale, al contrario di quella cartacea, favorisce.
Piacciono ai lettori? Soddisfano gli scrittori? Sono una scappatoia, o una novità editoriale?

Edy Tassi parla da scrittrice, Dario Villasanta da lettore; e Viviana Giorgi si divide equamente.

41La5uAAVvL._SX297_BO1,204,203,200_EDY TASSI: Non ho una grande esperienza di Self Publishing o di pubblicazione di racconti/romanzi corti, però ravvedo nella possibilità di pubblicare in questo modo l’occasione per mantenere vivo l’interesse dei lettori sul proprio lavoro. La scrittura di un romanzo richiede mesi, tanti mesi. E in molti casi i tempi editoriali delle case editrici dilatano gli intervalli fra un libro e l’altro di anni. Con l’offerta debordante di oggi, è un attimo venire dimenticate e non si può certo continuare a farsi notare a suon di santini, citazioni, link, spam e pubblicità varie sullo stesso libro. Perciò autopubblicare racconti e novelle, che si scrivono decisamente in molto meno tempo, secondo me è un ottimo modo per fidelizzare le lettrici, per portare a termine progetti meno ambiziosi di un romanzo di quattrocento pagine, ma che però ripagano subito, in termini di vendite e visibilità. Per quanto mi riguarda, ho fatto solo un piccolo esperimento, mettendo in vendita i racconti che precedono l’inizio del mio secondo romanzo, Effetto Domino. Avrei voluto regalarli, ma Amazon lo impedisce. Quindi ho scelto il prezzo più basso, più simbolico che altro. Ma sto lavorando ancora sui contenuti, per renderli più ricchi.

51+w6JeSSBL._SX331_BO1,204,203,200_DARIO VILLASANTA: Quando lessi ‘On Writing’ di Stephen King, tra le specifiche tecniche che spiegava c’era la sua definizione di romanzo, che prendo per buona. Diceva che si può definire tale quando arriva alle 300 pagine più o meno, quando è più corto si parla di  novella, racconto lungo ecc. Oggi chiamano romanzo qualsiasi insieme di pagine, tra un po’ anche la lista della spesa, e la tendenza a pubblicare romanzi brevi mi dà da pensare: a me personalmente sembra vero che lascino un po’ con la bocca asciutta, soprattutto quando mi piacciono, perché vorrei più pagine da leggere. Se però alla brevità corrispondesse anche un prezzo minore, parlo del cartaceo, troverei questa tendenza gradevole per conoscere autori nuovi senza eccessivi rischi. Ma non è così, pertanto viva gli ebook, lunghi o corti che siano, a questo scopo.

51p--DlOkdL._SX331_BO1,204,203,200_VIVIANA GIORGI: Premessa: meglio una porzione piccola di minestrone alla milanese che una minestrina allungata. Ma anche meglio un bel piatto ben condito di gnocchi (in ogni senso) che una mezza patata lessa scondita.

Da scrittrice concepisco il racconto o il romanzo breve quando (porto per semplicità degli esempi miei):
 1) fa da trait d’union in una serie o è un prequel o un sequel (La Traversata), oppure è un qualcosa di stagionale o celebrativo, tipo Natale o l’Expo (Un cuore nella bufera – La brutta e cattiva). 
2) viene offerto gratuitamente come promozione (Ritorno a Cape Love). 3) fa parte di una antologia (Amore Orgoglio e Pregiudizio).
 4) per il resto sono una che scrive tanto, a volte troppo, quindi preferisco scrivere lungo. Mi soddisfa di più, anche se è meno “furbo”.

Da lettrice: Le collane fatte per essere mordi e fuggi personalmente non mi interessano, ma capisco che possano attrarre una lettrice che ha una vita più forsennata della mia, che magari si spara il romanzo tra andata e ritorno dall’ufficio.

In generale penso che, per quanto possano essere scritte benissimo, per forza di cose le storie brevi badino molto al sodo e poco al contorno. Insomma, se sono romanzi devono concludersi, quindi qualche parte dello sviluppo sarà carente o ridotta ai minimi termini (a meno che un’autrice non sia capace di rendere la storia intrigante puntando in particolar modo su una parte dello sviluppo).

Col racconto la cosa è diversa, perché il racconto non è un film, ma solo un fotogramma del film. I romanzi brevi sono cortometraggi, richiedono uno sviluppo diverso.

(Per non aver concluso in modo tradizionale un prequel – La traversata -, peraltro di più di 150 pagine, mi sono presa diversi cazziatoni dalle lettrici che non avevano fatto attenzione alla sinossi).

Il punto è (e questo potrebbe essere un prossimo argomento, Babs), cosa cercano le lettrici oggi in un romance? Solo “il sodo” o anche il” contorno”? Perché vanno poco gli storici? (per me perché c’è molto più contorno che nei contemporanei, se sono scritti bene). E che standard qualitativi pretendono le lettrici? Quanto tempo e quanta attenzione sono disposte a dedicare a un romanzo prima di sentire la necessità di tuffarsi in una nuova storia d’amore? Si corre ormai anche quando si legge.

Ecco, credo che grazie al digitale (che è stato una vera rivoluzione) sia cresciuta la fascia di lettrici mordi e fuggi e quindi, di conseguenza, anche la fascia di romanzi brevi a prezzo adeguato. Cosa che non è affatto sbagliata o da guardare con sospetto. È solo un altro modo di scrivere e di leggere.

———————————————————————————————————–

51mN6+JRvCL._SX354_BO1,204,203,200_Davide Crespi ha diciannove anni, frequenta con profitto il noto Liceo Classico Giuseppe Parini, appartiene ad una facoltosa famiglia della cosiddetta “Milano bene”, conduce una vita tranquilla e irreprensibile. Un pomeriggio di fine primavera, durante una festa con degli amici, Davide muore precipitando dalla finestra della sua abitazione di via Ciovasso, nel cuore del quartiere di Brera. Il destino del ragazzo si intreccia drammaticamente con quello di Neri Pisani Dossi, classe 1954, sociopatico e misantropo antiquario, ex sanbabilino, cultore delle pratiche sadomaso, discendente dalla nobile famiglia meneghina che diede i natali allo scrittore Carlo Alberto Pisani Dossi. Neri si ritrova suo malgrado ad essere l’involontario testimone della morte di Davide. Non credendo alla versione ufficiale degli investigatori secondo cui il ragazzo sarebbe rimasto vittima dell’abuso di alcol e droga, l’antiquario inizia una serrata indagine personale che lo porterà a scoprire sconvolgenti verità sulla doppia vita di Davide. In una Milano moderna, multietnica e tecnologica, Neri si muove con la delicatezza di un carro armato, nemico assoluto del politicamente corretto, razzista ed intollerante oltre ogni limite, ma capace anche di rari slanci di umanità.

Post precedente

Buon compleanno, Babette!

Post successivo

John Cassavetes: lezione di vita e di cinema

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

3 Commenti

  1. Fernanda Romani
    30 maggio 2016 at 14:09 — Rispondi

    Come autrice tendo a creare storie molto lunghe e articolate eppure come lettrice difficilmente affronto romanzi corposi, data la mia cronica mancanza di tempo per leggere. Apprezzo il digitale pure per questo, permette di comprare racconti, anche molto brevi, ma che soddisfano la mia voglia di lettura.

  2. 30 maggio 2016 at 16:55 — Rispondi

    Come lettrice mi piacciono le buone storie, a prescindere dalla lunghezza. Amo, per esempio. Dostoevskij e Il signore degli anelli, ma anche racconti e romanzi brevi e brevissimi sia di autori famosi che di alcuni self.
    Come autrice sono piuttosto sintetica (sono per la sintesi, in generale) e le mie storie non sono molto lunghe, i racconti poi sono anche brevissimi (poche righe). Però la lunghezza di quello che scrivo dipenda dalla storia, non lo decido a priori. Dipende da come si sviluppa. L’ultima che ho pubblicato era nata per essere un racconto di una trentina di pagine al massimo ma è diventato di un centinaio e più, perché la protagonista e personaggi avevano bisogno di esprimersi maggiormente.

  3. Sarah Bernardinello
    30 maggio 2016 at 17:12 — Rispondi

    Ho imparato a scrivere storie brevissime e storie brevi, perché la partecipazione a concorsi richiedeva un numero limitato di battute. Una fatica, all’inizio, perché sono abituata a scrivere storie lunghe. Poi, il romanzo breve (o racconto lungo) pubblicato con CE ha richiesto un altro numero standard di battute. Il romanzo corposo è nel cassetto (ops, computer), diviso in una trilogia. Spero di riuscire a fargli vedere la luce. Come lettrice, è indifferente, ormai ho imparato che in digitale si pubblica una media lunghezza.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *