Interviste

Le “cipolle” magiche di Luca B. Checchinato

È un grandissimo piacere avere qui con me Luca B. Checchinato, autore della Graphic Novel “Oignòn. Cercatori di stelle”.

Luca, parlami dei tuoi inizi: gli studi e le prime esperienze.
Io ho sempre disegnato fin da piccolissimo. Ricordo che la mia passione era disegnare macchinari ad ingranaggi per la preparazione di dolci e pane. Avevo 4 anni, me lo ricordo perfettamente, 1981. In seconda media conobbi un nuovo compagno, già un vero artista nonostante l’età. La passione per il disegno ci unì tantissimo, lui mi insegnò molto; anche solo guardandolo mentre disegnava imparavo tante cose e cresceva in me il desiderio di scegliere scuole che potessero darmi tecnica e perfezionarmi. Purtroppo i miei genitori alla fine delle medie non furono d’accordo con le mie inclinazioni artistiche e mi spedirono sadicamente al professionale dove non c’era nemmeno una piccolissima ora di educazione artistica! Perciò 5 anni dopo, anzi sei, divenni l’analista contabile Luca Bartolomeo Checchinato.

Posso dire che non ti vedo proprio in quella (seriosa) veste?
Ebbene sì, sono il contabile più pentito del mondo. Nonostante il terrorismo ragionieristico che ottenebrò la mia creatività, vinsi un premio provinciale “Progetta il tuo spazio giovani”, riconfigurando il parco comunale in bioparco. Illustrai il progetto con un fumetto che spiccava -tra ridicolo e assurdo- in mezzo a progetti architettonici degli alunni dell’Istituto per Geometri o capolavori degli alunni del Liceo Artistico. Con un paio di tartarughine, tre fiorellini e un po’ di aiuole mi aggiudicai il primo premio con una bellissima targa d’oro. Ehm, finta!

E da lì ti si è aperta una nuova carriera.
Nonostante le difficoltà e le scuole sbagliate, dopo anni di sacrifici, nel 2004 ho realizzato il mio sogno: aprire uno studio di comunicazione. Sono socio fondatore della VICHadv: realizziamo campagne pubblicitarie, siti web, brochure, cataloghi e tutto quelle che serve per una buona comunicazione aziendale. Ah, e chiaramente illustrazione.

La tua passione per il fumetto e l’illustrazione, Luca, dove la coltivi: in ufficio, o a casa?
Me la tengo stretta al di fuori dell’ambito lavorativo. Perciò disegno nella mia veranda, a casa, tra le piante verdi, mentre i gatti che mi gironzolano intorno. Comunque tengo sempre nella borsa un blocco e una matita per non perdere le idee che giungono spesso in modo inatteso.

Che strumenti usi? Tecnologici e non?
Per me illustrare vuol dire solo una cosa: carta e matita. Odio tablet e tavolette grafiche. Anche nel caso delle mie digital art la bozza iniziale la faccio a mano su carta, poi scansiono e riprendo il disegno con un programma di grafica vettoriale, per poi finire con Photoshp per tutti gli effetti, le sfumature, le luci, le ombre. Uso matite e chine di varie marche.

LUCA COLLAGE INTERVISTA

Come sei arrivato a queste “forme” particolari. C’è una genesi lenta, oppure un’illuminazione improvvisa (San Paolo sulla via di Damasco)?
Ho sperato di trovare un personaggio per trenta lunghissimi anni. Milioni di volti e di idee hanno inondato altrettanti fogli di carta, che uno dopo l’altro sono finiti inesorabilmente nello stesso luogo: l’archivio. Ma il karma ha fatto sì che proprio nel momento in cui smisi di cercare, ebbi la risposta. Mentre ero a casa pensando ai fatti miei, rubò la mia attenzione un piccolo contenitore di porcellana, di quelli che si usano per deodorare l’ambiente. Un sacchettino stretto all’estremità da un cordino, da cui uscivano delle piccole canne profumate. Un fulmine attraversò i miei pensieri e poi… poi come se dovessi solo muovere la mano, come un ricordo, liscio, sicuro, definito, disegnai il mio primo Oignón e mi commossi, perché era perfetto, e solo a vederlo mi ispirava un senso di pace e di dolcezza. Mi toccò subito il cuore. A me per primo e dopo a tanti altri. La positività di queste creature arriva nell’animo di chi ha un cuore aperto, chi sogna, chi crede che tutto sia possibile se realmente lo si desidera. I miei piccoli cipollotti si fanno carico dei problemi della gente e diventano testimonial della vita quotidiana delle persone che li vedono per quello che sono. Portatori di pace, di armonia, di gioia.

La prima mostra. Palpitazioni? Un successo? O no?
Ci sono stati momenti in cui ho pensato di non disegnare più. Poi, come succede spesso in quel momento o di li a poco, è cambiato il vento e mi ha preso e spinto verso un’idea: una mostra personale. Organizzare eventi è parte del mio lavoro, perciò in poco tempo ho trovato la location e passato notti a disegnare per portare sulla carta tutto quello che avevo in testa. Certo avevo tonnellate di materiale disegnato, ma volevo qualcosa di nuovo. Così ho realizzato alcune illustrazioni in digital art: Carissimo Pinocchio, Capitan Thomas Bartolomew Red, Icarus, Fiat 500, il guardiano di zucche etc. E insieme al resto ho realizzato una mostra antologica, che ha avuto un successo incredibile. È rimasta esposta in maniera permanente fino a quando non ho preparato una seconda personale in un altro luogo.

Quanta parte della tua giornata/vita occupa questo lavoro/passionaccia?
Io disegno quando non lavoro, perciò prima di colazione, dopo colazione, dopo pranzo, prima di cena, dopo cena… e molto molto dopo cena!Disegno anche con il pensiero e spesso mi capita di creare file audio dove registro idee da portare su carta. Chiaramente nel fine settimana dedico molto tempo a questo lavoro, facendo delle pause di tanto in tanto, grazie a mia moglie che fortunatamente mi porta a fare due passi.

Tipo giretto con il cane intorno all’isolato?
Una cosa del genere.

Maestri? Ispirazioni?
Amo Leonardo Da Vinci, unico e completo nella sua arte. Cerco spesso le sue creazioni, se ho bisogno di inventare delle macchine particolari. Nella Graphic Novel “Oignón. Cercatori di stelle” ho preso ispirazione dalle sue macchine realizzate con ferro e legno per creare il “carrobulbo” e il “barcarro”. Tra i miei pittori preferiti in assoluto ci sono, dopo Leonardo, Caravaggio, Vermeer, Rubens, Rembrandt, Van Gogh, Dalì, Magritte e Picasso naturalmente. Trovo noioso tutto quello che viene spacciato per arte moderna, anzi lo trovo offensivo nei confronti di quei pittori immortali.

Che consigli offriresti a chi vorrebbe cominciare?
Un consiglio che mi sento di dare a chi come me coltiva una passione sin da piccolo è di seguire la propria luce, di non ascoltare madri, padri, parenti o amici; di puntare i piedi e percorrere la strada che voi volete e non quella che gli altri reputano sia migliore e giusta per voi. Siate coraggiosi, andate contro corrente anche se il mondo vi dice il contrario, anche se il gregge dice: “non è beeeeeeeene!” Siate pazzi abbastanza da portare avanti i vostri sogni e realizzarli.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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