Pensieri sparsi

Le chiacchiere del mercoledì: Lui ruggì fra le lenzuola…

Al mercoledì gli scrittori del gruppo Babette Brown legge per voi trattano argomenti seri relativi alla loro passione: scrivere. Qualche volta, però, l’argomento di discussione è più “leggero”. Vi ricordiamo due articoli che sono il risultano di due mercoledì di chiacchiere spensierate e… sexy: “Lui ruggì fra le lenzuola” e “Muscoli possenti e aroma muschiato – Il linguaggio nelle camere da letto dei romance”.

Roberta Ciuffi ci scrive: Piccolo sfogo da traduttrice. Ho sentito lettrici lamentarsi per il termine “ruggì”. Naturalmente usato nel momento topico del sesso: lui ruggì. Perché se uno ruggisce in preda alla collera non c’è granché di strano. Ma se l’autrice scrive “roar” che dovrebbe riportare la povera traduttrice? Certo, potrebbe convertirlo in urlò, gridò, ma sotto sotto lo sappiamo tutte che il vero significato è ruggire.

Perché siamo chiamate ad aggiustare i ruggiti altrui o a leggere commenti tipo “Sarà colpa della traduzione”? E no, care mie lettrici che disdegnate chi scrive in italiano. Sappiate che esiste una marea di autrici anglofone che scrive emerite cavolate. Fine dello sfogo. Per oggi.

Le risposte non sono mancate.

Teresa Siciliano (L’Artiglio Rosa e Il Taccuino di Matesi): A volte, soprattutto negli erotici, noi lettrici non condividiamo certe scelte lessicali. In questo caso dovremmo confrontare la traduzione con il testo originale. Cosa non sempre facile o possibile. Per esempio, ho confrontato le traduzioni della Leigh con altre di Acunzoli e parrebbe che certi termini non siano una mania sua, ma della scrittrice.

Aurora Stella: Io sono una che ruggisce, ringhia e si incXXXX come una bestia in molte occasioni. Ma ruggire a letto, ululare, bramire e cinguettare mi manca… perciò anche i miei personaggi si comportano in egual misura. Visto che nella vita non si finisce mai di imparare, se dovesse capitarmi di dover scrivere una scena di sesso, inizierò a far “barrire” i protagonisti.

Colette Kebell: Solitamente le traduzioni sono fatte bene, rispecchiano il testo originale. Sono rari i casi in cui si perde qualcosa. Mi viene in mente Camilleri, dove nella versione inglese si perdono le frasi dialettali. Ma ha senso, il povero traduttore cosa avrebbe dovuto fare? Far parlare Montalbano in gaelico? Non avrebbe avuto senso. Stesso discorso per Welsh, Queneau (alcune cose tradotte da Calvino, pero’, tanto di cappello), Louis Ferdinand Celine. Credo che i traduttori contattino anche gli autori in caso di dubbi. L’equazione cavolata italiana uguale a cavolata inglese è spesso vera.

Babette Brown: Che devo dirvi? Un tizio che mi ruggisce all’orecchio non mi dispiace. Ma io sono una vecchia zozzona (cit. Bukowski al femminile).

Teresa Siciliano: Ammetto che anche a me come a Babette in certi contesti “ruggire” piace. Non mi piacciono “sbavare”, se non in senso comico, “mungere” ecc. Insomma nell’erotico bisogna fare attenzione alla volgarità.

Roberta Ciuffi: Non leggo erotico, ma traduco molti romance dall’inglese, e durante l’atto predatorio i maschi interessati ruggiscono e ringhiano parecchio… Inoltre, un po’ tutti in giro per il romanzo, ansimano e boccheggiano… aggrottano un sacco la fronte e si accigliano… e i loro cuori palpitano sempre nel petto… come se potessero farlo da qualche altra parte.

Laura Gay: Su questo non ti si può che dare ragione, Roberta. Se l’autrice usa un dato termine, è più che giusto tradurlo con la parola corrispondente italiana, specie in casi come questo in cui è palese il significato che si vuole dare alla parola in questione.

Paola Picasso: Condivido quello che hai scritto, Roberta, e da vecchia traduttrice potrei aggiungere molte altre cose. Sarei molto contenta se le lettrici verificassero il testo originale prima di esprimere un giudizio. Non credo che dall’esterno si possa immaginare il lavoro di ripulitura, di eliminazione di volgarità, di errori soprattutto storici, di battute così infelici, inutili e incomprensibili che renderebbero il testo ridicolo. Naturalmente vi sono delle scrittrici straniere di tutto rispetto, ma a chi traduce non capitano solo quelle.

Lara Bellotti: Io credo che il discorso non si possa semplificare troppo. Ci sono pessime scrittrici d’oltreoceano vendute e osannate qui, ma ci sono anche pessime traduzioni. Vedi l’ultimo romanzo di Nalini Singh… “squadrò” le spalle per indicare “raddrizzare”. Oppure “suoni di deglutizione”… sarebbe stata più godibile una traduzione meno letterale.

A proposito di muscoli guizzanti e aroma muschiato di pelle sudata… ovvero, cosa pensate del linguaggio da camera da letto che trovate nei nostri adorati romance?

MARGARET GAIOTTINA: Propongo l’abolizione di “muscolo guizzante” come espressione nel genere romance… Chi è con me in questa battaglia?
CHARLOTTE SOGNANDOTRALERIGHE: Solo se abbinato all’aroma muschiato della pelle sudata.
BABETTE BROWN: E al sapore di miele della… quella cosa lì, insomma… La prima volta che trovai quell’espressione, cara la mia Margaret, ero ancora ragazzina. Si parla, quindi, del Pleistocene. L’espressione era riferita all’Uomo Mascherato (settanta chili di muscoli guizzanti. O erano ottanta? La memoria fa cilecca).
STEFANIA AUCI: E al verbo “vezzeggiare”. Mi causa l’istantanea trasformazione in un Hulk incazzoso e irsuto.
MONICA LOMBARDI: Ma come, Margaret, i tuoi muscoli non guizzano? Ahi-Ahi-Ahi.
STEFANIA AUCI: Babette Brown, quelli erano totani. Guizzanti e tentacolari anche loro.
MONICA LOMBARDI: Giocando d’anticipo, spezzo però una lancia in favore del verbo “grugnire”, se il romance è tradotto dall’inglese. “Grunt” nell’originale dà molto meno fastidio. Su, aiutiamo le traduttrici a trovare qualcosa di più carino di “grugnire” per “grunt”…
STEFANIA AUCI: Se durante l’attività l’uomo grugnisce… non so voi, ma a me viene da ridere!
MARGARET GAIOTTINA: E perché, l’odore di sandalo? Vi prego, basta sandalo! Monica, anche se qualche volta i miei muscoli hanno guizzato, sono una pentita del “guizzamento”.
SILVIA AMI: E miagolare? Voi miagolate quando succhiano il vostro miele?
MARGARET GAIOTTINA: Miagolare è quasi oltraggioso. Grugnire non ne parliamo proprio.
STEFANIA AUCI: Cos’è, l’arca di Noè?
SILVIA AMI: No, è la vecchia fattoria.
MONICA LOMBARDI: Altro incubo del traduttore, immagino: “snort”. E vi assicuro che sia snort che grunt suonano bene in inglese. Capite perché leggo in lingua? Ancora non ho trovato un’alternativa al grugnire, però… Dovremmo creare noi un glossario. E no, Silvia, niente miagolamenti.
MARGARET GAIOTTINA: Se scrissi mai qualcosa in tal modo, sono pentita, in ginocchio sui ceci. Ma non mi pare…
SILVIA AMI: Questo post cade a fagiolo, proprio ieri sera scrivevo una scena hot e mi chiedevo che “versi” far fare ai protagonisti…
MONICA LOMBARDI: Scusate, ma sto traducendo un testo sui legumi. Non scherzo.
SILVIA AMI: Monica Lombardi, infatti! Io leggo in lingua e ho pure scritto il primo libro in inglese. Ora che sto scrivendo in italiano, non faccio altro che darmi le bacchettate sulle mani da sola, quando penso a sgrunt, snort, moan, eccetera.
MONICA LOMBARDI: E stamani, traducendo quel testo, arrivata al calibro dei piselli mi sono schiantata dalle risate.
SILVIA AMI: Monica, Mendel ti fa un baffo!
MONICA LOMBARDI; Moan… altro termine bellissimo in inglese e tradotto orrendamente in italiano. Pure io scrivevo in inglese, all’inizio, Silvia, ma era una fanfiction.
STEFANIA AUCI: Davvero dobbiamo usare quei termini? Nelle scene di sesso evito di mettere i “versi”. Battute di dialogo?  Pochissime.
BABETTE BROWN: Quando faccio editing, cancello “grugnire” e lo cambio con “ringhiare”. Non mi dispiace l’idea di un maschio che mi ringhia all’orecchio mentre…
SILVIA AMI: Non c’era EWWA, quando mi sono buttata nell’avventura di scrivere, e ho cercato oltreoceano.
CHARLOTTE SOGNANDOTRALERIGHE: Viva il sesso composto e taciturno, insomma!
MONICA LOMBARDI: Io sono sul poco plastico e sul poco figurato, sensazioni… sensazioni… sensazioni! Parole poche, ma giuste. Silvia, a Mendel fra un po’ potrò dare ripetizioni! Lui e il suo pisello odoroso…
SILVIA AMI: Ringhiare no, trovo accettabile ansimare, sbuffare… robetta “leggera”, insomma. Ho bisogno di suoni forti.
STEFANIA AUCI: No al sesso composto.
BABETTE BROWN: No, Charlotte! Il sesso composto e taciturno, no!
MONICA LOMBARDI: Ma nemmeno quello autoritario, alla Dom, Babette! Dimmi che capisci senza che debba farti degli esempi…
BABETTE BROWN: Capisco, Monica, capisco.
STEFANIA AUCI: Personalmente, lavoro molto sulle sensazioni. Se la lettrice deve immedesimarsi, deve trovare certe emozioni che siano “facilmente riconoscibili” e per questo, almeno a mio avviso, la sensualità diventa più coinvolgente e meno “ginecologica”. Quanto ai versi… anche lì… non li uso, non ne sento il bisogno. Ma riguarda il mio modo di scrivere e concepire le scene di sesso. Sarò cerebrale, che devo dire…
MONICA LOMBARDI: E i mille “baby” che qualche autrice usa, come li tradurreste?
BABETTE BROWN: Io userei “piccola”.
MONICA LOMBARDI: “Sessualità ginecologica” mi piace come espressione (non come concetto). Anche “sesso Ikea”, usato tempo fa da una ragazza sulla lista delle Roselle, mi ha fatto schiantare dalle risate. Stefania, credo di essere cerebrale anch’io. Il punto è: per un lettore che è “nel” nostro libro perché ama le parole, niente è eccitante quanto le parole stesse. “Piccola” non è male, Babette, se non se ne abusa.
STEFANIA AUCI: Molto più di un testo dove sembra che la protagonista si dimeni come se avesse le pulci e pare che sia uscita da un video di 50 Cents, mentre fino a due pagine prima era una pudica verginella inconsapevole del proprio fascino.
MONICA LOMBARDI: Ragazze, vi devo salutare. La traduzione del testo su piselli, ceci e fagioli mi aspetta. È stato un piacere!
STEFANIA AUCI: Dipende molto dalle storie. In una può andare bene la tenerezza, nell’altra il turpiloquio. Tutto cum grano salis, perché se stai lì a parlare… come diciamo a Roma “nun se batte chiodo”!
BABETTE BROWN: Esattamente. Dipende dalla storia. Una scena di sesso sporco (non saprei come altro definirlo senza usare troppe parole) ci sta se il contesto  e la vicenda lo richiedono. Altrimenti, stona e fa ridere i polli.
SILVIA AMI: Pausa per la cena. Torno dopo con un link che mi ha fatto ribaltare dalla sedia per il gran ridere.
STEFANIA AUCI: Allora… In un Romantic Suspense il sesso rude, accompagnato da un congruo linguaggio, ci sta. Ma se siamo in un Regency e lei è una fragile verginella, come la mettiamo? Un lui che grugnisce mi lascia perplessa. A meno che non sia un guardiacaccia tipo quello di Lady Chatterley!
BABETTE BROWM: Concordo, Stefania. Nel Regency niente grugniti. Solo sospiri e (si spera) stupore e timore verginali da parte della donzella di turno. A me son piaciute le pagine di sesso scaturite dalla penna di Kleypas, per esempio. Le prime che mi vengono in mente. Lì è anche l’abilità del traduttore (e si torna al discorso iniziale) a farla da padrona.
PATRIZIA BALDACCI: Ho abbandonato l’italiano anche per questo, purtroppo. Le traduzioni perdono, soprattutto in un genere come il romance.
BABETTE BROWN: Non è detto. Ricordo con reverenza le sorelle Zazo che traducevano con penna sublime i romance di Heyer. Bravissime.

SILVIA AMI: Prima di leggere questo post, dovete sapere che è in inglese. Vi farà ridere a crepapelle. Leggete anche i commenti, meritano. Non leggerete più una scena d’amore con gli stessi sentimenti di prima.

http://smartbitchestrashybooks.com/blog/10-things-i-hate-about-sex-scenes

STEFANIA AUCI: Conosco quel post, è geniale!
BABETTE BROWN: Con il mio povero inglese ho capito metà di quello che c’è scritto. È bastata, comunque, per ribaltarmi dal ridere. Eccezionale!
PATRIZIA BALDACCI: Io abolirei anche la parola “possente”, ovunque. L’ho trovata anche tre volte nella stessa frase.
BABETTE BROWN: Oh no, possente (faccina da vomito).
LUCILLA GENOVESI: Divertentissimo! Il sesso sul cavallo mi ha fatto scompisciare! Dunque, ricapitolando: lei e lui si concedono una nottata di sesso sulla schiena di un povero cavallo (omissis, siamo nel porno più spinto. Andate nel gruppo su Facebook)… e il tutto è condito da ringhi, grugniti, gemiti e incitamenti al sesso estremo da parte di lei. Non so voi, ma io associo “snort, grunt e moan” alle esclamazioni di Paperino.
BABETTE BROWN: “Moan”… l’espressione la usa anche Enrico la Talpa (personaggio del fumetto di Lupo Alberto, N.D.R.).
LUCILLA GENOVESI: Anche l’acciaio coperto di velluto è vagamente inquietante.
SILVIA AMI: Ho i crampi quando leggo di poveri uteri pressati da verghe d’acciaio coperte di velluto.
BABETTE BROWN: Crampi. Confermo.
LUCILLA GENOVESI: Giunone benedetta! Mi associo ai crampi.
TERESA SICILIANO: Mi avete fatto morire dal ridere!
ELENA TARONI DARDI: A me la scena in apnea non piace, specie se ci sono solo ringhi, sospiri, gemiti… che devo dirvi? Non la trovo realistica. Come se tutto si sospendesse: zitti, lo fanno!
LUCILLA GENOVESI: Sì, zitti e respirate piano altrimenti non si sentono i grugniti!
MONICA LOMBARDI (che deve avere abbandonato piselli, ceci e fagioli): Silvia, stavo già ridendo qui… “And the orgasm were always simultaneous”. LOL.
LUCILLA GENOVESI: Già, simultanei… proprio come nella realtà. Soprattutto le donne lo provano sempre, nei romance. Mai una volta che lui dica “Scusa cara, ma non ce la facevo più!”
LETIZIA DRAGHI: Oh, come mi piace questo post! Spero solo di non essermi macchiata di adesione al conformismo erotico letterario.

(Le immagini sono state reperite su Internet, n.d.r.).

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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