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Recensione: Le cesoie di Busan, di Karen Waves

Titolo: Le cesoie di Busan (La studentessa e il potatore Vol. 1).
Autrice: Karen Waves.
Genere: Romance contemporaneo.
Editore: Self publishing.
Prezzo: euro 0,99 (eBook).

La valutazione di Amneris Di Cesare: quattro stelline.

Quando Valentina conosce Won-ho capisce subito tre cose: la prima, che è la persona più antipatica che abbia incontrato in Corea; la seconda, che le sue labbra bellissime non possono cambiare questo fatto; e la terza, che se le chiederà di uscire gli dirà sicuramente di no. Dopotutto, non hanno niente in comune: solo un pessimo carattere, un umorismo tagliente, la profonda insofferenza per tutto ciò che non si possa fare in tuta e la passione che li consuma ogni volta che si incontrano. Ma Won-ho è tanto abile nel convincere Valentina quanto lo è a potare gli alberi di Busan e così, tra picnic al chiaro di lampione e caldi pomeriggi nei frutteti, la loro relazione cresce e l’attrazione si fa sempre più intensa.

Anche se la coinquilina di Valentina insiste che si stanno innamorando e che sono fatti l’uno per l’altra, la famiglia di Won-ho si oppone e Valentina si trova di fronte a una scelta difficile. La storia d’amore con Won-ho sopravviverà, o lei e il suo appassionato potatore hanno i baci contati?

Del romance mi piacciono alcune cose: l’incontro dei due amanti, il crescere della storia d’amore e l’angst generato dal conflitto che inevitabilmente si dovrà formare a un certo punto della storia per far sì che il romanzo diventi interessante e non scenda nel patetico.

Di molti romanzi rosa apprezzo l’originalità dell’ambientazione, lo scenario entro il quale i protagonisti si muovono e agiscono e la caratterizzazione dei personaggi che, com’è giusto che sia, in romanzi di questo tipo fa la parte del padrone.

In Le Cesoie di Busan ogni mio desiderio è stato esaudito:

L’ambientazione. Busan, città portuale e seconda più popolosa della Sud Corea, e chi conosce la sottoscritta sa quanto io mi commuova anche solo per un breve accenno al paese orientale patria dei drama e del k-pop;

La caratterizzazione dei personaggi. Lei studentessa veneta alle prese con uno stage universitario di nove mesi nel paese orientale, scorbutica, indipendente, irriverente e irrispettosa delle tradizioni e delle convenzioni di un paese estremamente conservatore e pieno di pregiudizi e che vive comunque la sua esuberanza anche intellettuale senza lasciarsi educare dalla sua coinquilina coreana, né mascherare o nascondersi dietro atteggiamenti di falsa discrezione. Valentina è sfacciata, sarcastica, sgarbata, dalla sincerità disarmante e irriverente,  non rinuncia a nessuna delle sue caratteristiche personali neppure per piacere o ammaliare il bel potatore coreano che un giorno le impedisce di sedersi sotto al suo albero preferito perché, appunto, intento a potarlo. Won-ho è un ragazzo coreano a tutto tondo, che si lascia tentare dalla giovane italiana scorbutica ed esatto contrario di quello che dovrebbe essere una brava ragazza da marito in Sud Corea, e anzi, sembra apprezzare la loquela tagliente e per niente delicata della giovane appassionata di Italo Calvino.

L’incontro: quanto di più improbabile e originale si potesse pensare. La potatura di un albero situato di fronte all’edificio universitario dove Valentina frequenta le lezioni e sotto il quale da sei mesi si siede per pranzare durante la pausa. Il loro scontro con botta e risposte taglienti è impareggiabile.

Il crescere della storia tra i due amanti è lenta, come solo può esserlo la preparazione del tè in oriente, con i suoi rituali e la gestualità calibrata, ma tra loro non c’è nulla che faccia pensare a una geisha e il suo samurai, tutt’altro: Valentina e Won-ho si fronteggiano, si studiano, si maltrattano e ironizzano con tagliente precisione e si amano alla follia in posti tra i più improbabili e sensuali.

Si era concessa un sorriso senza vergogna. Si sentiva ancora Won-ho sulle labbra, ne aveva portato il pensiero con sé sotto le coperte e nei sogni confusi ma gentili che non riusciva a ricordare. E che non voleva condividere.

Il tutto condito da uno stile, quello di Karen Waves, coinvolgente: la scrittura è densa, ricca di figure retoriche che non toccano mai il ridondante e non  raggiungono mai quel grado di stucchevolezza che appesantisce e annoia. Molti sono i momenti di aulica poetica, subito smorzati da un’ironia pungente e una comicità arguta. Insomma, leggere Karen Waves significa che un minuto prima ti incanti per la poesia di alcuni periodi che uniscono insieme parole inusitate ad altre più schiette e di uso comune, e un minuto dopo scoppi a ridere esageratamente per una battuta divertentissima.

La loro era una passione curiosa e avida, uno scontro alla pari di mani e bocche, morsi profondi e carezze leggere. Era una passione di grida soffocate e tenerezza sporca, quando si addormentavano l’una nelle braccia dell’altro. Scopami, gli diceva a volte; e altre, semplicemente, prendimi. E la differenza tra le due parole esisteva.

I personaggi minori sono ben delineati. Adorabile, al punto che me la sarei voluta portare a casa come un peluche da tenere sul letto, l’amica-coinquilina della protagonista, Yae-rim, con la sua compostezza e rassegnato disincanto.

Quando sarai tornata nel tuo sperduto e misconosciutissimo paesino…»
«Bassano.»
«Nel tuo minuscolo e orrendissimo distretto…»
«Il Veneto, grazie Yae-rim…»
«Nella tua barbara nazione…»
«L’Italia, lì non ti correggo, arriva al dunque.»
«Ti guarderai indietro e questa sarà la tua grande avventura. E ti dovrai domandare se hai rimorsi o rimpianti. Io so quale preferirei avere. Tu non so.»
«Oggi parli come un libro di Nicholas Sparks, Yae-rim.»
«Oggi dico la verità. Prendilo come un regalo.»

Una critica? C’è. Il fatto che il romanzo si fermi a un certo punto senza dare al lettore nessun tipo di indizio sul suo effettivo proseguo. Si sa, dal titolo, essendo un Vol.1, che ci sarà un Vol. n.2 e quindi un sequel; è vero che l’autrice alla fine del romanzo conferma con una nota personale, che i protagonisti li ritroveremo nel secondo volume, ma, forse proprio per questo, per quell’anticipare al lettore avvenimenti e ambientazioni del secondo volume in una nota a parte e non lasciare si potesse dedurlo da un indizio in seno al testo, qualcosa nell’epilogo mi ha disturbato. Di certo il fatto che Valentina e Won-ho ritornino è positivo, perché i personaggi sono belli ed entrano nell’immaginario del lettore con estrema facilità, ma il finale avrebbe dovuto essere più indicativo, avrebbe dovuto trasmettere al lettore una speranza attraverso un indizio da dentro, che ancora tanto c’è da raccontare e molto di più da leggere e appassionarsi, e non attraverso una nota a margine fuori.

In ogni caso consigliato a chi ama il romance non convenzionale, un po’ ironico, un po’ romantico con puntate di erotismo non volgare e soprattutto a chi ama le suggestioni esotico-orientali.

 OoO

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1 Commento

  1. Amarilli
    14 settembre 2016 at 15:13 — Rispondi

    L’ho preso ma devo ancora leggerlo. E ho pure preso il racconto spin-off. Lo hai letto, Amneris?

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