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Lasciati andare, ma metti giù la colt

Charlotte Lays comincia a incuriosirci con un titolo che si fa largo a spallate nel mondo del Romance. Leggiamo la sinossi e poi ci facciamo raccontare dall’autrice la genesi di questa storia.

In fondo l’amore a cosa serve, quando l’esempio lampante del suo corso innaturale è davanti agli occhi di Mae ogni giorno?
Suo padre, ripiegato su un dolore impossibile da sanare, da quando la madre è morta, non sembra avere altro cuore se non per il ricordo della donna. E per lei, nella costante ricerca dell’approvazione paterna, pare non esserci spazio alcuno. Per questo Mae si rifugia nel lavoro, nella laurea, nella ricerca della propria affermazione. Nonostante Stella continui a dirle di lasciarsi andare alle proprie pulsioni, nonostante la vita stessa la ponga, sempre più spesso, davanti a scelte e situazioni impossibili da ignorare.
L’arrivo del nuovo ranger, Bruce, giunto al ranch di famiglia per liberare le loro terre dagli orsi, sembra la ciliegina sulla torta che è lì e invita a farne indigestione. Cosa farà, Mae? Resterà impassibile spettatrice dei propri sentimenti, oppure si lascerà guidare da un fuoco nuovo e seducente in grado di trascinare la sua immancabile ironia lungo la via del piacere? E Bruce accetterà il suo lato dissacrante, riuscendo a leggere tra le righe di una battuta sagace?
L’amore, a volte, colpisce con più precisione di una colt, anche se a premere il grilletto è una Calamity Jane tutto pepe.

Mae ha ventisette anni e vive in Montana nel ranch di famiglia. Ci è tornata nonostante il padre l’avesse costretta ad allontanarsi da casa per conseguire la laurea in Chimica e Biologia. Si è organizzata con un lavoro in proprio, girando mezzo mondo, ma appena ha potuto è tornata tra le sue praterie rigogliose, perché per lei non c’è niente di meglio che domare puledri, montare tori e far volteggiare il lazo per catturare un vitello. È proprio la figura paterna, fredda e distaccata, in una sfida continua con il suo carattere ribelle e determinato a portare Mae alla repressione totale di se stessa. Cerca con un uomo il rapporto speciale che sua madre, scomparsa prematuramente, era riuscita a creare con suo padre e nella vana speranza di compiacerlo, alla fine ci rinuncia. La pungolano con speroni appuntiti la nonna, nativa indiana, e la cugina, ma il risultato è portare a galla altra acidità cronica espressa in metafore animali, vegetali e animate. Molte volte escono dalla bocca della protagonista, altre volte dalla sua diabolica voce interiore, che la fa da padrona in tutto il romanzo.

Bruce Baker arriva in tutta la sua bellezza rude e sfacciata. Assolutamente indifferente alla lingua biforcuta di Mae e ai suoi atteggiamenti anticonvenzionali, vede oltre alla maschera che si è costretta a indossare, solo per imparare a convivere con un dolore ancora percepibile tra le mura del ranch. Nonostante le evidenti differenze caratteriali, la ritrosia della ragazza ad ammettere una crescente attrazione verso colui che chiama “il suo bifolco”, tra scherzi infantili e paragoni culinari, entrambi rinasceranno e saranno l’uno il balsamo per le ferite dell’altra. Il fato, però ci metterà lo zampino e antagonisti maschili e femminili faranno irruzione nella loro storia. Senza che ci sia il tempo materiale affinché si consolidi qualcosa di latente, ma ancora sottaciuto. Sarà forse troppo acerba la loro liason per resistere agli attacchi esterni? E il cattivo, quello vero, che ruolo avrà in tutta la vicenda? Un romanzo pieno zeppo di “luoghi non comuni” in cui sentimenti, famiglia e natura si amalgamano in una macedonia variopinta e saporita.

Charlotte Lays dice di sé: “Pink Lady. La principessa e il supereroe” è il mio romanzo d’esordio. È seguita la duologia di Alice e David: “Torna con me. Gli artigli della pantera” e “Resta con me. La pantera lucente”. Scrivo erotic-romance, editi dalla Damster Edizioni di Modena. “Lasciati andare, ma metti giù la colt” esce domani in tutti gli store.

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