Recensioni

L’Artiglio Rosa: Gianinetto, Dellamore, Michaels

Paola Gianinetto, Nadir (Emma Books)

16468696_10208211406459145_140926131_nNadir Azrel Ikdayen è un distillato di odio e vendetta. Vampiro membro del Consiglio degli Antichi, è un killer freddo e spietato che da secoli dispensa morte in silenzio, un’ombra tra le ombre dell’effimera esistenza umana. L’unica donna con cui danza è la signora con la falce; le uniche emozioni che conosce sono il desiderio e il possesso, perché nella sua oscura esistenza non c’è posto per l’amore. Quando incontra Rayane, ballerina brasiliana che si esibisce in un locale di striptease, Nadir rivede in lei la bambina che secoli prima aveva perso la vita per causa sua, la piccola umana che aveva restituito un cuore al Capitano Nero per poi portarglielo via morendo. Quella per cui aveva giurato di essere un dio. La passione per la vita di Rayane, il suo coraggio e la sua determinazione non hanno alcuna speranza di far breccia nell’animo di un essere votato alla violenza, capace soltanto di annientare, dominare, sottomettere. A meno che il potere dell’amore, così grande da spingerla all’estremo sacrificio, non sia abbastanza forte da regalare un nuovo cuore a chi ha perduto il suo per sempre.

Fra RS e paranormale erotico * * * *

Ho dedicato a questo volume due letture di seguito: nella prima tendevo a interpretarlo come un RS, nella seconda sono tornata a dare importanza alla trama paranormale-erotica.

Ammetto che, a partire da Aidan, sono affascinata da questa specie di guerra civile fra gli Antichi in corso e dall’introduzione di due personaggi di genere nuovo: la vampira Penelope e l’umano un po’ sovrumano Ventura. Al momento sto a fare ipotesi su chi sia il malvagio dietro le quinte, sempre che si tratti, come sembrerebbe, di uno dei membri del Consiglio. Qui poi la Gianinetto mi ha pure spiazzato introducendo un personaggio nuovo, che però quasi di sicuro appartiene ai buoni, forse più dei Principi azzurro sangue stessi. E che ha un forte legame con Ventura, non si sa ancora perché.

Su tutto questo filone non ho capito molto e quindi ho dovuto smaltire un po’ di frustrazione. Ma immagino che l’autrice lo abbia concepito come sfondo di tutti gli ultimi volumi e quindi porterò pazienza e aspetterò la conclusione della saga (spero con botto finale adeguato).

Quanto ai protagonisti di questo titolo, direi che si tratta di una coppia diversa dalle precedenti: Nadir è “peggiore” perfino di Liam, finora il personaggio più cupo: a parte il suo passato di schiavista, che ha rinnegato, è un killer e torturatore spietato (certo di cattivi e cattivissimi) e forse (non sono sicura) anche un amante sadico (ma senza far male alle amanti umane?!). Ancora criptico il legame fortissimo (non sappiamo di che natura, in ogni caso non gay) con Gabriel.

Da parte sua Rayane non è un personaggio del tutto simpatico, dal momento che, nonostante il suo straordinario altruismo che arriva fino al sacrificio di sé, ammetto di non provare alcuna simpatia per le spogliarelliste in genere e personalmente non credo affatto che si tratti di un lavoro come gli altri. Il mio solito moralismo? Eh, sì!

La storia d’amore fra i due (che per molto tempo non viene considerata tale neanche da loro) si sviluppa attraverso numerose scene di sesso e sbocca in un finale significativamente diverso da quello di tutti i volumi precedenti.

Nell’insieme molto avvincente.

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Virginia Dellamore, Un lord da conquistare (Self-Publishing)

16467347_10208211407939182_2011758146_nLondra, 1814. Althea Hope è tutto fuorché un’eroina romantica: ha quasi trent’anni, porta gli occhiali, e il suo guardaroba non contiene un solo abito che non sia terribilmente fuori moda. In più, ricopre la classica professione delle zitelle senza speranza: fa l’istitutrice e la chaperon di una ragazza alla sua prima Stagione. Il suo compito è quello di accompagnare la ricchissima e bellissima Greta agli eventi mondani, tenendola sotto controllo ma rimanendo sullo sfondo come una severa tappezzeria.

Anche Lord William Warwick non è il protagonista perfetto di una storia d’amore: è misogino e scontroso, e i modi villani che sfoggia anche nei migliori salotti gli vengono perdonati soltanto perché è più ricco di Creso. È giunto a Londra per cercare moglie: perfino lui, che preferisce concedersi dei rapporti fugaci e considera con orrore la sola idea del matrimonio, si rende conto che a trentacinque anni è venuto il momento di dare un erede legittimo al casato.

Di sicuro, William non è l’uomo ideale di Althea.

Di sicuro Althea non è la donna ideale di William.

Eppure, loro malgrado, finiscono con l’incontrarsi fin troppo spesso e chissà che quelle apparenti scintille d’odio e ripicca non celino ben altri tipi di fiamme…

La storia di un amore imprevisto che tenta vanamente di lottare contro se stesso, fra battibecchi serrati e baci rubati, balli vorticosi e inseguimenti in carrozza, finti corteggiamenti e vere passioni, nel cuore della Londra gaudente del periodo Regency.

Una lettura godibile * * * *

Due protagonisti fuori dal comune: lui scorbutico perché condizionato da un’infanzia infelice a causa di un rapporto insostenibile con una madre nevrotica e dispotica, lei una zitella con gli occhiali, costretta a guadagnarsi la vita facendo l’istitutrice. L’autrice sviluppa la loro storia con abilità, richiamandosi a Georgette Heyer, come dichiara all’inizio e come dimostra anche la comparsa di Brummel, personaggio sviluppato, mi pare, perfino con più simpatia rispetto all’originale.

Personalmente mi sarei volentieri risparmiata l’ultima complicazione, che non fa onore a William. E anche tutte le volte che Althea gira senza occhiali, cosa che mi pare inverosimile, come ben sanno tutti i miopi del mondo (compresa la sottoscritta).

Davvero poco affascinante l’uomo in copertina.

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Jess Michaels, Il lord del peccato (Follie Letterarie)

16468722_10208211409019209_2084432117_nRafael “Sin” Sinclair è il re dei farabutti e quando vuole qualcosa fa di tutto per ottenerla, che si tratti di incassare un debito di gioco o portare a termine una vendetta.

Trevington, il padre di Miss Evelyn Greville, gli deve molto più di una somma di denaro, e certe cose non si possono ripagare facilmente.

Dal primo momento in cui ha posato gli occhi su Evelyn, Sin non può fare a meno di desiderarla, così, quando la ragazza gli viene ceduta per pagare il dovuto, capisce che è giunto il momento di riscuotere il suo debito più importante. Quale modo migliore di vendicarsi, se non quello di godere dell’innocenza della figlia del suo peggior nemico? Ma la passione che divampa rischia di sconvolgere i piani e Sin, da cacciatore, potrebbe trasformarsi in preda.

Troppo di tutto * * *

È il racconto che mi è piaciuto di meno fra i tre. Cosa richiede in questo genere la sospensione della incredulità, tipica del romance? Un’eccezionale potenza sessuale di lui e un’estrema reattività di lei. Però, quando siamo in presenza di una vergine, sia pure molto sensuale, forse un’autrice dovrebbe porsi dei limiti per non far diventare il tutto un po’ ridicolo. Poi ci sono le esigenze della singola lettrice, che in questo campo sono piuttosto personali. Ora va bene la varietà, che comprende anche un semplice accenno di bondage e solo chiacchiere all’insegna di un moderato sadismo, va bene un po’ di voyeurismo, ma la scena di sesso di gruppo non mi è piaciuta per niente, anche se all’autrice serve per mostrare l’evoluzione dei sentimenti di Sin, che, contrariamente alle sue abitudini, non può sopportare di dividere con altri la sua donna.

I problemi di riconversione iniziali sono stati in larga parte risolti.

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Maria Teresa Siciliano gestisce anche la Rubrica “Il Taccuino di Matesi”

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Maria Teresa Siciliano

Maria Teresa Siciliano

Professoressa di Italiano presso il prestigioso Liceo Classico Aristofane di Roma, adora leggere e recensire montagne di libri con penna intinta in un dolcissimo veleno. Temuta e amata in ugual misura, ha plasmato una generazione di feroci lettrici di romance.

1 Commento

  1. Paola Gianinetto
    4 febbraio 2017 at 13:10 — Rispondi

    Ammiro molto l’accuratezza delle recensioni di Maria Teresa e il modo sincero e diretto con cui esprime il suo punto di vista, specificando che appunto di questo si tratta: un’opinione personale con la quale si può essere d’accordo o meno, ma che è sempre un ottimo spunto di riflessione, per autori e lettori. Grazie di cuore Teresa per aver letto Nadir e averci detto che cosa ne pensi! E grazie a Babette, come sempre.

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