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L’amore attende sul pianerottolo, Sarah Bernardinello

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“Da un anno a quella parte, da quando era andato ad abitare nell’appartamento lasciatogli dalla nonna, Ricky non faceva che pensare al dirimpettaio, alto e bruno – e sexy – e i buoni propositi sfumavano puntualmente davanti ai suoi sorrisi strappamutande. La cosa divertente – e tragica – era che Jacopo non sembrava essersi accorto di nulla.” Sarah Bernardinello ci regala una delicata storia d’amore fra Ricky e Jacopo, vicini di pianerottolo. Lo diventeranno anche nella vita?

Ricky lasciò che il portone si chiudesse e spinse la bicicletta sotto le scale, assicurandola con il lucchetto. Un’altra giornata di lavoro, un’altra serata da affrontare.
Chissà se Jacopo era già tornato?
Si mise lo zaino in spalla e cominciò a salire le scale verso l’appartamento al terzo piano. Poteva sempre provare a suonare alla sua porta e proporgli una pizza insieme…
Sul pianerottolo, Ricky gettò un’occhiata alla porta di Jacopo. Trasse un sospiro e suonò il campanello. Aspettò un minuto. Tempo perso, lui non c’era.
Si voltò e fece per aprire la porta di casa, quando sentì il rumore di una chiave. Jacopo comparve sull’uscio, un accappatoio addosso e un sorriso da fargli tremare le ginocchia.
«Ricky! Eri tu a suonare?»
Lui sorrise in risposta. «Sì. Scusa, non volevo disturbarti, credevo non fossi ancora tornato.»
L’uomo si indicò. «Da poco, stavo per farmi la doccia.» Inclinò la testa. «Volevi qualcosa?»
Ricky era imbarazzato. «Solo chiederti se ti andava una pizza in compagnia.»
Gli occhi color cioccolato di Jacopo si incupirono. «Ho un impegno, stasera.»
«Oh. Allora come non detto.» Tentò un sorriso e fece per entrare in casa, quando la voce dell’altro  lo bloccò.
«Domani sera ti va bene? Non ho impegni. A meno che non li abbia tu.»
Ricky si perse per un attimo in quello sguardo profondo, prima di annuire.
«Domani sera. Certo, non ho impegni.»
«Bene» sorrise l’altro. «Tornerò verso le  sette, poi ordiniamo. Buona serata» lo salutò, e chiuse la porta.

Ricky entrò nel suo appartamento, accolto dal miagolio e dalle fusa di Matisse, e si addossò alla porta, sospirando. Si liberò dello zaino e prese il gatto in braccio, strofinando il naso sulla sua testa morbida.
«Sono un idiota, micio» sussurrò. «Dovrei smetterla e cercarmi qualcuno per davvero, invece di continuare a sbavargli dietro.»
Da un anno a quella parte, da quando era andato ad abitare nell’appartamento lasciatogli dalla nonna, Ricky non faceva che pensare al dirimpettaio, alto e bruno – e sexy – e i buoni propositi sfumavano puntualmente davanti ai suoi sorrisi strappamutande. La cosa divertente – e tragica – era che Jacopo non sembrava essersi accorto di nulla. Lo trattava sempre allo stesso modo, amichevole e cameratesco, mentre lui si sdilinquiva. Sembrava proprio il personaggio di uno di quei romanzi dove regnava l’amore non corrisposto.
Si diresse in cucina e lasciò il gatto su una sedia. Doveva mettersi in testa una volta per tutte che il vicino era un amico e basta.

Jacopo tornò in bagno, riaprendo l’acqua nella doccia e aspettando che diventasse calda.
L’invito di Ricky gli aveva fatto piacere, ma non poteva e non voleva che quel rapporto prendesse delle strane pieghe. Sul volto del ragazzo aveva letto la delusione, quando aveva declinato. Era per quello che aveva voluto posticipare alla sera dopo, malgrado sapesse che significava illuderlo, in qualche modo.
Anche un cieco si sarebbe accorto che il giovane aveva una cotta per lui. Quando lo aveva conosciuto, un anno prima, aveva subito capito che era gay. Come lo era lui, d’altronde, ma non aveva approfittato della situazione.
Certo, se pensava a quegli occhi verde bosco, o a quei riccioli scuri, la determinazione vacillava, ma Ricky era un bravo ragazzo e meritava ben di più. Jacopo non riusciva a portare avanti lunghe relazioni, e sospettava invece che il suo vicino propendesse proprio per la “storia”. Dunque il problema non si poneva. Non doveva porsi.
Jacopo si tolse l’accappatoio e si infilò sotto il getto d’acqua. Quella sera sarebbe uscito con Massimo e aveva tutta l’intenzione di divertirsi.

Ricky prese le chiavi e lo zaino. Soffocò uno sbadiglio, mentre si chinava ad accarezzare il gatto.
«A stasera, Matisse.»
Aprì la porta e si raggelò. Jacopo stava baciando un uomo sulla soglia del proprio appartamento.
Inghiottì il nulla, mentre i due amanti si accorgevano della sua presenza.
«Buongiorno» riuscì a dire, prima di scendere a precipizio le scale.
«Buongiorno.» Il saluto di Jacopo lo ferì. Non lo sarebbe stato affatto.
«Amico tuo?» gli chiese Massimo, sfiorandogli appena l’orecchio.
«Il mio vicino.» Jacopo si staccò dall’amante, d’improvviso non gradiva più i suoi baci.
Gli occhi azzurri dell’altro lo scrutarono. «Sembrava andare di fretta.»
Lui annuì. Non voleva parlare del ragazzo, né pensare allo sguardo addolorato che aveva scorto in quegli occhi verdi.
«È meglio se vai. Ho una riunione alle nove e non sono ancora pronto.»
«D’accordo.» L’uomo gli rubò un altro bacio e se ne andò.
Jacopo si passò una mano sulla faccia. Aveva passato una bella serata e la notte era stata soddisfacente. Perché allora il senso di colpa lo invadeva? Non ce n’era ragione.
Aveva promesso a Ricky che avrebbero cenato insieme, questo era quanto poteva concedergli.
Entrò in casa e prese il telefono, inviandogli un messaggio per confermare la pizza, poi andò a farsi una doccia.

Stasera pizza, non me ne sono dimenticato. Buon lavoro.
Il messaggio di Jacopo era chiaro e freddo come si aspettava. L’uomo non aveva mai fatto nulla per incoraggiarlo, ma lui non poteva fare a meno di sognare a occhi aperti.
«Che hai, Ricky?»
La voce di Milly, Milena, lo riscosse. La collega si appoggiò al tavolo e lo fissò.
«Non hai una bella cera» incalzò.
«Buongiorno anche a te, Milly» borbottò lui, mettendo il telefono nella tasca del camice.
«Problemi?» insisté lei.
Solo con il mio cuore.
«Sto aspettando che le colture diano qualche segno di vita» replicò.
Lei sorrise. «Non sto parlando dei tuoi batteri, Ricky. Sto parlando di te.»
«Va tutto bene.»
Milly gli si mise davanti. Il suo sguardo gli stava dicendo che non se l’era bevuta.
«Il tuo vicino, vero? Di nuovo.»
«Il mio vicino non ha fatto niente» protestò lui, arrossendo.
Lei ammiccò. «Sei innamorato cotto, ma a lui non importa niente.»
«È solo un amico.» Ricky distolse lo sguardo. «È colpa mia, non sua. Mi passerà.»
«Davvero?» gli chiese. «Dicevi così un anno fa, sei mesi fa e, vediamo… il mese scorso.»
Lui scosse la testa. «Mi passerà.» Deciso, caparbio. Prima o poi.
La porta del laboratorio si aprì.
«Milena?»
Lei si girò di scatto. «Ehi, ciao, Federico.»
Ricky guardò il nuovo arrivato, e Milly li presentò.
«Ricky, Federico. Federico, Riccardo, detto Ricky.»
Gli strinse la mano, scrutandolo. Alto, bruno, occhi scuri. Molto carino. Molto… déjà vu.
Federico tenne la sua mano più del necessario, fissandolo negli occhi.
«È un piacere.»
Ci stava provando? Ricky inarcò le sopracciglia, ritraendo la mano e appoggiandosi allo schienale.
«Dovete scusarmi, ma devo continuare con i calcoli.»
«Ma certo.» Milly e Federico uscirono dal laboratorio e, finché la porta non si chiuse, Ricky sentì lo sguardo del nuovo collega addosso.

Jacopo trovò un parcheggio vicino al condominio e scese dall’auto, prendendo la valigetta col portatile. Salì al suo piano e suonò alla porta del vicino, per assicurarsi che fosse già tornato. Spesso faceva tardi, al laboratorio in cui lavorava, e non era detto che non fosse accaduto anche quella sera. Ricky gli aprì qualche secondo dopo.
«Ciao.»
Jacopo sorrise. «Ciao, Ricky.» Vide il gatto e si chinò ad accarezzare la bella testa del norvegese. «Ciao anche a te, Matisse.» Mentre il micio faceva le fusa, lui alzò la testa. «Ho il tempo per una doccia?»
Il ragazzo annuì. «Intanto ordino, le faccio arrivare per le otto.»
«Affare fatto.»
Era stato calmo, non si era sciolto ai suoi piedi. Bene.
Ricky chiuse la porta, rendendosi conto che in realtà non andava bene affatto.
Milly aveva ragione: continuava a dire che la cotta per Jacopo gli sarebbe passata, ma non era ancora accaduto. Bastava che l’uomo gli sorridesse perché i buoni propositi sfumassero. Bastava ripensare a lui che baciava un altro perché la gelosia lo attanagliasse.

Jacopo si pulì la bocca con il tovagliolo. «Com’è andato il lavoro?»
Ricky alzò la testa e lo guardò. «Bene. Le colonie di batteri finalmente stanno crescendo.»
Lui roteò gli occhi. «La tua ricerca, è vero.»
Il ragazzo rise. «È a buon punto. Lunedì comincio il lavoro sul campo.»
«Davvero? Dove ti mandano?»
«Non lontano, qui all’Orto Botanico.»
Sorrise. «Sembra interessante.»
«Oh, lo è.» Ricky cominciò a raccogliere i cartoni delle pizze, piegandoli e mettendoli da parte per la differenziata.
Jacopo lo guardò, trattenendo a stento l’impulso di spostare i riccioli che gli ricadevano sulla fronte. Era adorabile, così serio e concentrato. Poi si rese conto di ciò che stava pensando e si schiarì la voce.
«Ci sono andato una volta. Mi è piaciuto molto il giardino giapponese.»
«Se vuoi possiamo andarci insieme.» Gli occhi verde bosco sorridevano. Un colore adatto a un botanico, pensò.
«Vedremo. Magari più avanti.» Si alzò. «Devo andare.»
«Stasera esci?» Cos’era quel tono preoccupato?
«No, perché?»
Il ragazzo alzò le spalle. «Credevo uscissi con l’uomo di ieri.»
«È solo un amico» rispose paziente. «E no, stasera non lo vedo.»
«Capisco.»
Era gelosia, quella che sentiva? Doveva forse fargli un discorso?
«Sono affari che non ti riguardano, Ricky.» Gli dispiaceva mostrarsi duro, ma non poteva fare altrimenti.
Gli occhi verde bosco rimasero fissi nei suoi per qualche lunghissimo secondo, poi il ragazzo gli gettò le braccia al collo e lo baciò.
Jacopo si irrigidì, stupefatto. Sentiva le labbra morbide sulle sue, le dita che gli accarezzavano la nuca. Gli appoggiò le mani sui fianchi, per attirarlo di più a sé. Aprì appena le labbra per approfondire il bacio, e il gemito di Ricky lo riportò sulla terra.
Si staccò da lui con impeto, troppo sbalordito per parlare.
«Jacopo…» Il ragazzo lo fissava, le braccia abbandonate lungo i fianchi. «Jacopo, io…»
«Mi spiace, non so cosa mi sia preso.» Tecnicamente lui non aveva iniziato un bel niente, ma gli venne spontaneo scusarsi.
«Jacopo…» Una supplica.
«Buonanotte.» Si girò e fuggì.
Ricky era sconvolto. Dal proprio gesto, dal bacio. Dal rifiuto di Jacopo.
Si accasciò sulla sedia, le lacrime che scorrevano sul volto. Matisse gli saltò in grembo e lui lo abbracciò.
«Cosa ho fatto? Cosa ho fatto?»

Il lavoro sul campo era interessante. Stimolante. Era quello che diceva a Milly quando si sentivano al telefono. Peccato che avesse la testa altrove.
Da quel venerdì sera, Ricky non aveva più visto Jacopo, neanche per sbaglio. Se avesse potuto tornare indietro, almeno gli sarebbe rimasto amico, visto che sembrava non poter aspirare ad altro. Se avesse potuto… ma non poteva.
Il professor Lamberti gli aveva affiancato Federico. Aveva scoperto che lavoravano bene insieme, erano affiatati. E quando il collega lo invitò fuori, quel sabato, Ricky accettò.
Il mare era pieno di pesci, gli diceva Milly. Doveva solo improvvisarsi pescatore.

Era stata una settimana pesante.
Jacopo scese dalla macchina e la chiuse. Era l’una passata, la via era silenziosa e deserta. Un po’ come lo era lui. Era uscito per una serata all’insegna del divertimento, ma non era riuscito a combinare niente. Aveva persino declinato l’invito di Massimo, qualche sera prima.
Continuava a pensare a Ricky, al suo bacio, ai suoi occhi tristi quando si era ritratto. E alle sensazioni che aveva provato. Come se fosse a casa. Come se fosse… giusto.
Mentre camminava sul marciapiede, colse un movimento alla sua sinistra. Si fermò, guardando le auto parcheggiate. In una, due persone erano intente a scambiarsi effusioni. Le vide muoversi e si riscosse, imbarazzato per essere rimasto a guardare. Tuttavia, non riuscì a fare un passo. Sul sedile del passeggero c’era Ricky.
La sorpresa che lo aveva paralizzato scomparve quando si rese conto che il ragazzo stava per uscire dalla macchina. Veloce, raggiunse il portone, sperando che non lo avessero notato, anche se doveva ammettere che vedere il vicino tra le braccia di un altro non gli aveva fatto un bell’effetto. Mentre raggiungeva il suo appartamento, facendo gli scalini due a due, si rese conto che era arrabbiato. Molto, molto arrabbiato.

«Niente, eh?»
Ricky si girò verso il collega, con uno sguardo di scuse. «Mi spiace, Federico, io non…»
«Non devi dire niente, Ricky. Era solo un bacio, non una dichiarazione d’amore.»
Lui scosse la testa. «Mi dispiace lo stesso.»
Federico sorrise. «Tranquillo. Ci si vede lunedì.»
Ricky scese dall’auto e salutò con la mano l’amico mentre se ne andava. Entrò nel condominio, salendo lento gli scalini. Conosceva il problema, ma non riusciva a risolverlo. Sospirò. Jacopo gli mancava da morire, nonostante lui si sentisse ancora in imbarazzo per aver preso quella stupida iniziativa. Chissà cosa aveva pensato di lui… Stava per ricadere nella disperazione.

Arrivò al suo piano e prese le chiavi dalla tasca dei jeans. Non le aveva ancora infilate nella porta, quando quella del vicino si aprì di colpo.
Ricky sussultò, girandosi di scatto con un gridolino.
«Dove sei stato?» Jacopo era sulla soglia, il volto cupo. Sembrava… arrabbiato.
«Volevi farmi venire un infarto?» rispose lui di rimando, fissandolo. «E poi, a te cosa importa? Non sono affari che ti riguardano.» Gli aveva ritorto contro le parole di una settimana prima. Una soddisfazione infantile, ma il dolore che ancora risiedeva nel suo cuore non gli consentiva uscite più intelligenti.
«Certo che mi riguardano» sbottò l’altro facendo un passo sul pianerottolo.
«Oh, davvero? Da quando?» Ricky gli andò incontro, fronteggiandolo.
Negli occhi scuri di Jacopo sembrarono passare una miriade di emozioni e il suo cuore prese a battergli più forte. Strinse i pugni.
«Mi hai visto?»
L’uomo annuì, accigliato.
«Chi vuoi prendere in giro, Jacopo? Tu non hai alcun diritto su di me, come io non ne ho su di te» puntualizzò, alzando la voce. «Perché io sono stanco, sai? Sono  stanco di aspettare che tu ti decida a guardarmi in maniera diversa, sono stanco…»
«Hai finito?» lo interruppe Jacopo, mentre annullava la distanza e lo prendeva fra le braccia.
Ricky lo fissò allarmato.
«Anch’io sono stanco» mormorò Jacopo. «Non mi sembrava giusto, credevo di approfittarmi di qualcuno che non meritavo.»
«E allora perché…» Ricky accennò con la testa alle braccia di lui intorno alla vita.
L’altro sorrise appena, la fronte che si spianava. «Perché non riesco a non pensare a te, a quando ridi e mi racconti delle tue colonie di batteri.» Si chinò appena. «Ti ho visto per caso, poco fa. Se non me ne andavo subito, rischiavo una figuraccia strappandoti fuori da quella macchina.» Sollevò le sopracciglia. «Non è che tra te e…»
Lui scosse la testa. «Non c’è abbastanza chimica» replicò.
«Invece tra noi c’è?» gli chiese Jacopo, abbassandosi di più.
Alzò le spalle. «Abbiamo fatto un solo esperimento, finora. Bisognerebbe ripeterlo.»
L’uomo rise e accettò il suo suggerimento. Ricky si lasciò trasportare da tutte le sensazioni che lo riempivano, mentre quelle labbra morbide si impadronivano delle sue. Ricambiò il bacio che aspettava da un anno. O da una vita.
Il gemito di Jacopo lo convinse che stava provando le sue stesse emozioni.
Si staccarono ansimanti, guardandosi e ridendo.
«Il pianerottolo non è l’ideale per le dichiarazioni d’amore, vero?» sussurrò l’uomo, sfiorandogli le labbra con le sue.
«Jacopo…» Non aveva sperato tanto, neanche nei suoi sogni.
«Avremo tempo per parlarne, tesoro. Che ne diresti di entrare, adesso?»
Senza smettere di guardarlo, annuì. Però voleva dirglielo.
«Ti amo, Jacopo.»
Gli occhi scuri lo fissarono e sorrisero insieme alla bocca. «Anch’io, Ricky. Dovrò ringraziare quel tuo amico per avermelo fatto capire.»
Lui ridacchiò. Lasciò che Jacopo lo stringesse, mentre entravano nel suo appartamento. C’era tempo per parlare. Un sacco di tempo.

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Sarah Bernardinello, laureata in Infermieristica, lavora nel reparto di Onco-Ematologia dell’ospedale di Rovigo. Nel 2013 ho vinto il premio Romance (collaborazione tra Mondadori/ Romance Magazine) con un racconto storico, La signora del mare. Ha pubblicato racconti in diverse antologie (Limana Umanita/Scriptorama, Alcheringa Ed., Delos) e nell’antologia EWWA del 2015, Terra d’amori arte e sapori, oltre a ricevere segnalazioni e menzioni d’onore. Nel 2015 ha pubblicato un romance contemporaneo, Soltanto tu, Delos Digital, e nel 2016 un western romance, L’ultimo colpo, in self. QUI trovate i suoi romanzi.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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