La scheggia impazzitaRubriche

La stirpe delle tenebre (XI), di Federica Soprani

DER VAMPYR UND DIE BRAUT 

Brunhilda:  You brought me back to life, but thought not of
The means whereby on heart I was to live:
All that
I now possess, is an existence, chill’d
And colder than the snake. Give me thy hand.
Am I not cold?
Lord Walter: Colder than death!

-George Blink, “The Vampire Bride”

La Germania non restò immune all’epidemia di Vampiri.
Per certi versi, anzi, il mito ritrovò in questo paese nuovo vigore, recuperando quegli aspetti d’orrore e violenza sanguinaria che si erano andati perdendo nel tempo e nelle versioni teatrali inglesi e francesi.
In Inghilterra il vampiro era stato trattato  con “comprensione”, tanto che la sua fine arrivava ad evocare pietà. La violenza passava in secondo piano.
Gli autori francesi si erano preoccupati per lo più della storia d’amore, secondo clichè cari al Romanticismo nelle sue espressioni più sentimentali e patetiche.
Ma è in Germania, culla del Romanticismo nella sua accezione più primitiva e selvaggia 118, che il Vampiro ritrova la sua vera natura di mostro e demone.
In particolare, gli autori tedeschi dimostreranno fin da subito un interesse profondo per la donna-vampiro.

Abbiamo accennato nella prima parte al poema di Goethe  Die Braut von Korinth, a cui possiamo aggiungere Die Erzuhlungen der Serapionbruder (Vampyrismus) racconto di E.T.A. Hoffmann, in cui il Conte Ippolito scopre che la moglie Aurelia è un vampiro, e Wake Not the Dead, breve novella riguardante ancora una moglie-vampiro attribuita a Ludwig Tieck.
D’altra parte, dalla Germania si era diffuso già da tempo un ritrovato gusto per il soprannaturale. Der Freischutz, opera romantica di Carl Maria von Weber, ricca di effetti speciali e macabre evocazioni, aveva avuto un successo straordinario ovunque, e soprattutto in Inghilterra 119.
Fu sotto l’influenza di Weber, che il suo discepolo Heinrich August Marschner compose, nel 1827, l’opera lirica Der Vampyr su libretto di Willhem August Wohlbruck.

Der Vampyr di Marschner

Le fonti di Marschner e Wohlbruck sono le solite: Nodier, mediato da una versione tedesca del 1821 di Le Vampire: Der Vampyr, oder die todten Braut, di Heinrich Ludwig Ritter.
L’opera presenta anche echi del  Faust di Goethe, come nella scena iniziale, che mostra un Sabba presieduto da un Signore dei Vampiri che patteggia con Ruthven, offrendogli tre anni di tempo per trovare tre spose vergini da immolargli.
La prima vittima è Janthe, personaggio creato da Polidori, che qui appare per la prima volta  in una versione drammatizzata.
Al ritrovamento del cadavere della fanciulla, Ruthwen viene ucciso dal di lei padre, ma Edgard Aubry lo riporta in vita. Come nel racconto di Polidori, così in questa versione il rapporto tra il vampiro e Aubry non è scevro di una certa dose di ambiguità:  il  giovane  protegge  il  vampiro   e    mantiene  il silenzio sul suo segreto, arrivando a mettere a repentaglio la vita della propria fidanzata, Malwine, nuova vittima designata del mostro.
Il suo comportamento viene in parte giustificato da una spiegazione offerta dal vampiro stesso: se tradisce il loro patto, Aubry diventa un vampiro a sua volta. Ma ciò non basta a togliere il sospetto di un legame equivoco tra i due, dove omosessualità e vampirismo psichico s’intrecciano.
D’altra parte, il Ruthwen di Wohlbruck rimanda per molti aspetti al vampiro di Polidori, più che a quelli di Nodier e Planché: egli non mostra la minima esitazione, il minimo dubbio nel perseguire i suoi diabolici scopi. Uccidere lo eccita e lo diverte, e nella sua crudeltà non c’è spazio per soliloqui struggenti e lotte interiori 120.
Il secondo atto, con il matrimonio della coppia contadina (qui Emmy e George Diddin), la seduzione della sposa e il ferimento di Ruthwen, riprende la trama delle versioni precedenti, e così fino al finale, in cui, raggiunto l’apice della tensione, Aubry infrange il suo voto, rivelando l’identità del mostro,  che viene inghiottito dalla terra.
Marschner conserva l’ambientazione scozzese, considerata ancora molto esotica dai musicisti della sua generazione, ed introduce elementi popolari e scene comiche, ma in modo tale da aumentare il senso di orrore e pathos.
Ancora, la funzione profondamente “drammatica” della musica, che agisce come amplificatore di emozioni e atmosfere, collega quest’opera da una parte ancora a Don Giovanni, dall’altra a Richard Wagner, che infatti l’apprezzò tanto da riprendere alcuni suoi elementi nel suo Der fliegende Hollander 121.
L’opera, che debuttò al Lyceum di Londra nell’agosto de 1829, ebbe molto successo, e alcune imitazioni, tra cui  Der Vampyr, composta da Peter Josef von Lindpainter nel 1828.

The Vampire Bride, di George Blink.

La prima donna-vampiro a raggiungere il palcoscenico fu Brunhilda, protagonista de
The Vampire Bride, or the Tenant of the tomb, melodramma di George Blink tratto dalla novella Wake Not the Dead di Tieck.
Il racconto parla di un nobile borgognone, Walter, che non sa rassegnarsi alla morte dell’amatissima moglie, e con l’aiuto di una maga, la riporta in vita dalla tomba.
Brunhilda torna come vampiro, seminando terrore e morte tra i vassalli del marito, e spingendo Swanhilda, la seconda moglie di quest’ultimo, al suicidio.
Rendendosi conto della propria follia, il nobile uccide il mostro con un pugnale consacrato, e si risposa una terza volta con una dama misteriosa, che somiglia in modo impressionante a Swanhilda, ma ha gli occhi di fuoco di Brunhilda.
La stessa dama, tramutatasi in serpente, stritola lo sventurato tra le sue spire, mentre il castello sprofonda nella terra ed una voce grida :”Non svegliate  chi è morto!”.
La storia si offre a svariate interpretazioni, per i tanti elementi allegorici e simbolici che contiene.
La duplice natura dell’eterno femminino è incarnata da Bruhnilda e Swanhilda, la moglie cattiva e quella buona, riunite, alla fine, nella dama in nero, la cui metamorfosi in serpente rimanda alla Lamia di Keats 122, alla Geraldine di Coleridge, alla bella Melousine delle leggende medievali 123 e alla dea Kalì.

The Vampire Bride, melodramma in due atti, fu pubblicato da J. Duncombe nel 1834

E’ il primo melodramma di argomento vampirico a non essere ambientato in Scozia: l’azione ha luogo in Turingia. E’ anche il primo ad avere, come protagonista, una donna.  Brunhilda è un mostro assetato di sangue, che non ha bisogno di particolari condizioni, come il matrimonio per Ruthven, per attaccare le sue vittime, e che, per placare i propri appetiti,  non risparmia uomini, donne e bambini.
La necessità della resa scenica costrinse l’autore ad eliminare certi passaggi, come la metamorfosi della Dama Nera in serpente, e questo fa perdere al dramma una parte del potenziale simbolico del racconto.
Tuttavia, rimane la storia d’amore, un amore che trascende la morte, che porta nuova morte, e che travolge in sé tutto e tutti. La paura della morte è superata dalla passione, dal desiderio.
La donna-demone torna a perseguitare l’uomo, a privarlo della sua vita, di ogni pensiero ed energia, e in questo ci rimanda a quelle che saranno le figure femminili tipiche della fine dell’Ottocento, le donne crudeli dei Simbolisti, le belle dames sans merci, le Salomè. La violenza di Brunhilda non risparmia i bambini, in una visione che è l’esatta antitesi dell’amore materno: la donna che dovrebbe dare la vita, qui la strappa alle sue vittime innocenti; la  madre che dovrebbe nutrire col suo seno, placa la sua sete nel sangue  dei neonati. Il fantasma di Lilith risorge nell’alba del nuovo mondo, per perseguitare ancora la stirpe di Adamo. Il dramma è ricco di forza e carattere, ma ha clamorose cadute di tono, dovute all’inserimento da parte di Blink di tre personaggi comici: Annetta, Jansen e Kibitz.
Nel 1834 The Bride… sbarcò in America, e andò in scena al Lecture Room of Barnum’ Museum Theatre come Brunhilda, or Wake Not the Dead, con poche varianti da  Blink, se non un aumento della violenza a discapito dell’atmosfera gotica di certe scene. L’opera di Marschner e il dramma di Blink giunsero in un momento in cui la figura del vampiro in teatro sembrava aver perduto parte della sua forza innovatrice.
Gli autori francesi e inglesi, concentrando l’attenzione su elementi solo accennati da Polidori, e portandoli al ruolo di centro portante della vicenda, avevano in parte tradito il senso stesso della sua novella, spogliando il vampiro delle sue valenze più caratteristiche.
L’influenza germanica, con il suoi ritrovato gusto per gli elementi più sanguinosi ed orrorifici del mito, portò nuovo slancio alla produzione del genere, in Inghilterra e soprattutto in Francia.

118 Meldolesi, Claudio e Taviani, Ferdinando, Teatro e spettacolo nel primo Ottocento, Roma  :  Laterza, 1991
119  Booth, Michael, English Melodrama,  Londra  : Herbert Jenkins, 1965
120 MacDonald, D.L., Poor Polidori: A Critical Biography of the Author of “The Vampire”,  Toronto  :  University of Toronto Press, 1991
121 Miles Ashton, in New Oxford Dictionary of Music,  Ed. Gerald Abraham, Londra  :  Oxford University Press, 1982, pp.241-253
122 Keats, John, Lamia, Isabella, The Eve of St. Agnes, and Other Poems, London  :  Taylor & Hessey, 1820
123 Von Ringoltingen, Thuring, Melousine, ed. a cura di E. Schneider, Berlino  :  Schmidt Verlag, 1958

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Federica Soprani

Federica Soprani

Federica Soprani vive a Parma, sfortunatamente per lei, in questo secolo.
Scrivere le è necessario quanto respirare. E da parte di un’asmatica questa affermazione si ammanta di un pathos quasi insostenibile…
Tale necessità non sempre riesce a coniugarsi col suo lavoro presso uno studio grafico e con la gestione più o meno rocambolesca di una famiglia che ha più zampe che arti. Ma oltre che vivere occorre sopravvivere. Laureata in lettere moderne, indirizzo Storia del Teatro e dello spettacolo, con un tesi dal titolo “La figura del Vampiro nel Teatro tra ’800 e ’900″.
Da sempre coltiva la passione per la lettura e la scrittura. Scrive racconti di vario genere, dall’horror al fantasy. I suoi autori di riferimento sono Angela Carter, Tanith Lee e Paola Capriolo, oltre ai classici dell’800 e ’900.

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