La scheggia impazzitaRubriche

La stirpe delle tenebre (IX), di Federica Soprani

RUTHVEN IN PARIS

 

But  first on heart, as Vampire sent,
Thy corse shall from its tomb be rent;
Then ghastly haunt thy native place,
And suck the blood of all thy race;
There from th6y daughter, sister, wife,
At midnight drain the stream of life;
Yet loathe the banquet, wich perforce
Must feed thy livid, living corse,
Thy victims, ere they yet expire,
Shall know the demon for their sire;
As cursing thee, thou cursing them,
Thy flowers are withered on the stem.

-George Gordon Lord Byron, “The Giaour”-

Le Vampire, mélodrame en trois actes et prologue, fece la sua prima apparizione in teatro nel 1820, circa un anno dopo la pubblicazione del racconto di Polidori.
Il successo fu immediato, tanto da dare il via ad una serie di imitazioni, parodie e infinite variazioni sul tema del vampiro in teatro.
Autori dell’adattamento, tre scrittori: Pierre François Adolphe Carmouche (1797-1868); Achille, Marquis de Jouffrey d’Abbans (1785-1859); e Charles Nodier (1780-1844).
Quest’ultimo è di certo il più importante, ricordato come uno dei padri del Romanticismo Francese, difensore del melò e diffusore di opere inglesi  e tedesche in terra di Francia.

Nodier riconosceva la superiorità del dramma romantico, soprattutto tedesco, nel suo farsi portatore di forti emozioni ed illusioni fantastiche. Mentre la situazione politica, svaniti gli echi della Rivoluzione, abbattuto lo spettro di Napoleone, sembra essersi infine stabilizzata, la letteratura ricerca l’eccesso, la fuga nel sogno:
“Le realtà positive, non esaltano l’immaginazione, che ama ciò che non è reale al punto da preferire illusioni spaventose ad emozioni più rassicuranti, ma autentiche (…) In poesia noi siamo entrati nell’era dell’incubo e dei vampiri.”(Débats, 1 Luglio 1819) 97.
Le Vampire, oltre ad essere un esempio di melodramma gotico, è anche, per certi aspetti, un dramma proto-Romantico. 98

Il Boulevard du Temple non era certo nuovo alla rappresentazione di drammi dal forte contenuto di violenza, crudeltà e sesso, tanto da aver meritato il suo appellativo di ”Boulevard du Crime”. Queste componenti rappresentano il “lato oscuro” del melodramma, la sua carica eversiva e sconvolgente, che, soprattutto in Inghilterra, lo renderanno un genere sempre minacciato dalla censura.
Le Vampire offre tutto questo, e molto di più, poiché si appropria dell’ “eroe diviso”, proprio del teatro romantico, il personaggio in lotta con se stesso, con la propria intima natura, spesso contraria ai suoi desideri e al suo ordine morale. Ruthven, che in questa versione diventa Rutwen, e che è più influenzato da Lord Byron di quanto non lo fosse il suo precedente letterario, non è il tipico villain da melodramma, ma un anti-eroe romantico, combattuto tra i propri sentimenti per Malvina, e il proprio istinto mostruoso. E’ interessante notare, tra l’altro, come questo aspetto di ambiguità, che si svilupperà sempre di più, nel tempo, intorno alla figura del vampiro, sia presente fin dai suoi esordi sulla scena.

Il teatro che ospitò la prima del dramma, il 13 Giugno 1820, fu quello della Porte-Saint-Martin. Più volte chiuso in epoca napoleonica, esso era stato riaperto definitivamente con la Restaurazione, e, sotto la direzione  Jean-Toussaint Merle si era specializzato nella rappresentazione di melodrammi gotici ed orrorifici.
Lo stesso direttore, anglofilo convinto, si era dato da fare per poter importare dall’Inghilterra, oltre alle opere letterarie, anche attori famosi, come Charles Kemble e William Macready 99.
Poulet e Ciceri, rispettivamente macchinista e scenografo, garantivano l’efficienza dell’impianto scenico, particolarmente equipaggiato per la messinscena di melodrammi spettacolari.
Come interpreti principali furono scelti due grandi attori romantici: Monsieur Philippe e Marie Dorval 100, il primo divenuto famoso per l’interpretazione di ruoli fatali, la seconda definita da molti contemporanei, tra cui spicca Théophile Gautier, come la perfetta incarnazione dell’eroina romantica.
La trama del dramma trae solo in parte ispirazione dal racconto di Polidori, arricchendosi di molti elementi originali.
Intanto, è molto più forte la componente erotico-amorosa: la vicenda è concentrata su Malvina, sorella di Aubrey, che Rutwen desidera avere in sposa, per potersi cibare del suo casto sangue. Fin dal prologo, che mostra una sorta di visione onirica della fanciulla, s’instaura un forte legame tra lei ed il bellissimo giovane dagli occhi ipnotici e dal fascino irresistibile (tanto che, al loro primo incontro “nella veglia”, ella non potrà fare a meno di svenire).
Nel sogno egli appare, sorgendo da una tomba, avvolto in un sudario, ed invoca pietosamente il nome della fanciulla: le sue sono le parole di un amante appassionato:
“Quest’angelo, soltanto quest’angelo può mantenermi vivo; da lei sola attendo nuova vita; già ora mi pare di poterla bere attraverso i suoi occhi. O, Malvina, lascia che le tue labbra confermino la mia dolce speranza!” (I, VII, 25).
Il mostro che invoca pietà, la Bestia che supplica la Bella per un po’ d’amore, compassione e orrore confusi in un solo sentimento: una combinazione da sempre riuscita ed efficace.

Dopo il Prologo, dove si apprende, tra l’altro, che il vampiro ha solo trentasei ore per portare a termine il suo nefando delitto, la vicenda riprende l’ultima parte della novella di Polidori. Aubrey, fratello di Malvina, racconta della tragica fine del suo caro amico Rutwen, ucciso in Grecia dai banditi: in memoria di questa amicizia, egli ha promesso la propria sorella al fratello minore di Rutwen, Lord Marsden.
Ma è Rutwen stesso a riapparire, raccontando di essere sfuggito alla morte con uno stratagemma, e reclamando la giovane come sposa. Quest’ultima, riconoscendo in lui lo strano uomo incontrato in sogno, ne è molto turbata.
Per una serie di vicissitudini il matrimonio è rimandato, ed il vampiro è costretto a placare la sua sete di sangue con Lovette, sposa novella del servitore Edgar. Ferito da quest’ultimo, Rutwen costringe Aubrey a non rivelare la sua morte per dodici ore, e ad esporre il suo cadavere ai raggi della luna.
Nel terzo atto, Aubrey, considerato ormai pazzo, tenta d’impedire il matrimonio della sorella; affronta il vampiro sull’altare; le ore suonano, e le vittime del vampiro risorgono dalla terra, e lo trascinano via, mentre un Angelo Sterminatore cala dal cielo, ed una pioggia di fuoco si riversa sulla scena.

Molti, abbiamo detto, gli elementi estranei a Polidori, e non solo in termini di trama. Nodier fa svolgere l’azione in Scozia, anziché tra Londra e la Grecia, rispondendo così al gusto vigente tra i suoi contemporanei per tutto ciò che era gotico e scozzese. L’aver situato l’azione nel XVI sec. non gli impedisce di far ferire Rutwen da un colpo di pistola, incongruenza tipica, e di poca rilevanza, in un dramma romantico.
Oltre all’ambientazione scozzese, Nodier inserisce nel dramma nomi tratti dai Canti di Ossian, pubblicati nel 1760 da James Macpherson, che li fece passare per una raccolta di canti di un antico bardo scozzese, Ossian. Nonostante la truffa fosse stata in un secondo tempo svelata, la suggestione della poesia, il fascino delle leggende celtiche, continuarono ad avvincere i lettori, soprattutto in Francia.
Nodier chiama dunque la sua protagonista Malvina, inserisce Ituriel, spirito della luna, e Oscar, antico bardo, che nel prologo mette in guardia la fanciulla dormiente sui rischi che sta correndo.
Il prologo stesso, poi, è ambientato nella Grotta di Staffa, luogo reso celebre dal libro di Macpherson.

Rispetto ad altri melodrammi, la musica, composta da Alexander Piccini, sembra avere qui uno spazio più ridotto: c’è solo la canzone del bardo e un balletto paesano. In realtà essa è presente per la maggior parte della pièce, e funge da vera e propria colonna sonora all’azione, ora con una funzione descrittiva, ora evocativa ed espressiva.
Il successo di pubblico del dramma fu enorme, e forse per questo esso ricevette un’accoglienza piuttosto ostile da parte della critica, che ne mise in dubbio la moralità.
Di fatto, il suo successo è confermato dall’immediato fiorire di imitazioni e parodie, tanto che, commentando il fenomeno, Montague Summers scriverà:
”Non vi è teatro a Parigi che non abbia il suo vampiro!” 101

C’è chi ha voluto leggere le ragioni di questo successo in una sotterranea simbologia politica del vampiro: secondo Jonathan Gray 102,  per esempio, esponente della nuova storiografia, Rutwen rappresenterebbe l’ancient regime, costretto a trascinarsi in una sorta di non vita dopo l’avvento della Rivoluzione.
Roxana Stuart  vi riconosce invece la figura di Napoleone, “risorto” dal suo primo esilio, e per un secondo ritorno del quale si temette fino alla sua morte, nel 1821.
Bisogna  anche tener conto del grande interesse suscitato in quegli anni a Parigi dagli esperimenti di mesmerismo e occultismo, nonché della meraviglia con cui il pubblico assisteva alle proiezioni effettuate con la lanterna magica, che spesso avevano come soggetto demoni, spettri e pipistrelli.
Abbiamo inoltre già accennato come, nutrite dalla letteratura gotica e dal romanticismo tedesco e inglese, le menti del pubblico fossero particolarmente pronte ad accogliere una certa tipologia di personaggi e situazioni, ed il demone-amante incarnato dal vampiro, bello e fatale nel suo portare morte a tutto ciò che tocca, “the love that brings death”, non poteva che trovare un’accoglienza trionfale.

 

IMITAZIONI E PARODIE

Le parodie omettevano spesso gli aspetti più violenti e sanguinosi dell’originale, ponendo l’attenzione principalmente sugli effetti spettacolari.
Due giorni dopo  la prima dell’opera di Nodier, esordì al Théatre du Vaudeville Le Vampire Amoureux, vaudeville scritto da Eugène Scribe e Mélasville, farsa in un atto e diciassette scene, corredato da circa venti canzoni.
L’azione si svolge in Ungheria, in un castello gotico, e tratta delle avventure di un giovane soldato, che finge più volte di morire nel corso dell’azione, si fa passare per un inglese di nome Ruthven, ed è diviso dall’amore per due sorelle, Hermance e Nancy de Mansfred (cf. Manfred di Byron).
Les Trois Vampires ou le clair de la lune andò in scena una settimana dopo, al Variétés. Si tratta di un vaudeville di un atto, scritto da  Nicholas Brazier, Gabriel Lurieu e Armand d’Artois, e contenente quindici canzoni. Racconta dei tentativi di un gentiluomo, M. Gobetout, di preservare la virtù delle due figlie e della figlia del suo giardiniere dalle attenzioni di tre presunti vampiri, in realtà gli innamorati delle fanciulle.
Montague Summers sostiene che l’elemento più divertente della pièce erano i frequenti riferimenti all’opera di Nodier, e, comunque, lo spirito dell’opera può essere brevemente riassunto da un brano della canzone che il ‘vampiro’ Larose canta alla sua bella nella quarta scena:

Des  Vampires pleins de furie
Ici vous font trembler déjà
Mais nous sommes, ma douce amie,
D’une autre espèce que ceux-là…
Enfin nous sommes
Des vampires d’amour…
( scena IV, 18)

Ricordiamo ancora il vaudeville-burlesque Le Vampire, mélodrame en trois acts, paroles de Pierre de la Fosse de la rue des Morts, Encore un Vampire, Les Etrennes d’un vampire ed il balletto Polichinel Vampire, di François Alexis Blache, presentato al Port-saint-Martin.
A questo punto, Lord Ruthven, conquistate le platee parigine, era pronto a fare ritorno nella sua madrepatria, in cerca di nuove vittime.

OOO

97 Oliver, Alfred Richard, Charles Nodier, Pilot of Romanticism, Syracuse  :  Syracuse  University Press, 1964
98 Stage Blood, cit.
99 Leathers, Victor L., British Entertainers in France, Toronto  :  U. of Toronto Press, 1959
100 Carlson, Marvin, The French Stage in the Nineteenth Century, Metuchen, N.J.  :  Scarecrow, 1972
101 The vampire: his kit…, cit.
102 Gray, Jonathan, A Historical Examination of Vampires in 1820s Paris Boulevard Theater: paper presented at the annual conference of the Popular Culture Association, Louisville, KY, Mar. 1992.

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Federica Soprani

Federica Soprani

Federica Soprani vive a Parma, sfortunatamente per lei, in questo secolo.
Scrivere le è necessario quanto respirare. E da parte di un’asmatica questa affermazione si ammanta di un pathos quasi insostenibile…
Tale necessità non sempre riesce a coniugarsi col suo lavoro presso uno studio grafico e con la gestione più o meno rocambolesca di una famiglia che ha più zampe che arti. Ma oltre che vivere occorre sopravvivere. Laureata in lettere moderne, indirizzo Storia del Teatro e dello spettacolo, con un tesi dal titolo “La figura del Vampiro nel Teatro tra ’800 e ’900″.
Da sempre coltiva la passione per la lettura e la scrittura. Scrive racconti di vario genere, dall’horror al fantasy. I suoi autori di riferimento sono Angela Carter, Tanith Lee e Paola Capriolo, oltre ai classici dell’800 e ’900.

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