Recensioni

La sposa obbediente, di Mary Balogh

E lui cosa aveva
fatto, il nuovo visconte Astor, che si crogiolava nello splendore della sua
nuova importanza, che scoppiava di euforici sentimenti di benevolenza verso il
mondo intero? Si era offerto di sposare una delle tre figlie, ecco cosa aveva
fatto. Senza nessuna informazione! Aveva saputo che di età facevano venti,
diciotto e quindici anni. E questo era tutto quello che aveva scoperto. Non
conosceva i loro nomi, che carattere avessero e quale aspetto. Non aveva
nemmeno specificato quale voleva che diventasse la sua sposa. Aveva lasciato
questa decisione alla loro madre.


Titolo: La sposa obbediente.
Autore: Mary Balogh.
Traduzione: Carla Pedretti.
Genere: rosa storico.
Pagine: 132.
Editore: Mondadori (6 settembre 2014).
Prezzo: euro 1,99 (e-book).
La mia valutazione:
quattro stelline.
Non appena ereditato
il titolo, il visconte Geoffrey Astor si sente in dovere di garantire un futuro
alla famiglia del suo defunto predecessore, sposando una delle tre figlie. Ma
considerandola una formalità che non influirà sulla propria vita, non si cura
neppure di scegliere. Così ad accettare di sposarlo è Arabella, diciottenne
timida e poco appariscente, che per lui prova ammirazione e timore
reverenziale. Da buona consorte, Arabella si impegna ad adempiere ai doveri
coniugali, fino a quando scopre che il marito ha continuato a mantenere
un’amante. E allora Geoffrey dovrà rivedere molte delle proprie convinzioni, se
non vorrà perdere l’amore di una moglie che ha iniziato ad apprezzare
davvero…

Questo romanzo, non il migliore di Mary Balogh,
ha antenati importanti e titolati. Geoffrey lord Astor, novello Mr Collins,
eredita il titolo e i possedimenti di un lontano parente e, nell’euforia del
momento, promette di sposarne una delle figlie. Per fortuna della prescelta (e
nostra: ve l’immaginate Mr Collins come eroe romantico e sciupafemmine? No,
vero?), Geoffrey è bello e affascinante, MA è anche provvisto di un’amante delle più
graziose. Ovvio che per lui il matrimonio con questa diciottenne né bella né
brutta sia solo un conveniente patto per produrre una cucciolata di robusti
bambini con cui riempire la nursery e assicurare la discendenza. Il tapino non
ha fatto i conti con Mary Balogh, che lo farà innamorare di questa sposa
obbediente e ci assicurerà il solito, confortante lieto fine.
La strada verso l’innamoramento è costellata di
inciampi vari ma, tutto sommato, corre su binari conosciuti e collaudati. Molto
prevedibile il comportamento di Jeoffrey, portabandiera della mentalità tipica
dell’epoca: con l’amante si fanno cose che un uomo non proporrebbe mai alla
moglie. Meno quello di Arabella che, da sposa obbediente e passiva, si tramuta
in una erinni vendicativa non appena scopre gli intrallazzi del marito.
Personaggi di contorno interessanti: il solido
Theodore, ex soldato nelle guerre napoleoniche, la bellissima e stupida
Frances, il villain di turno che risponde al nome di John Charlton e che ha
fatto male i conti nel suo tentativo di seduzione di Frances (al secondo pianto
disperato avrei volentieri ucciso quell’oca).
Quattro stelline non si negano mai a Mary Balogh,
ma questa volta la stima è superiore all’ammirazione.
Un’ultima annotazione: troppi refusi che infastidiscono il lettore che aspira a un prodotto di qualità.
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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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