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La solitudine dell’anima, di Ledra e Luce Loi (seconda puntata)

Come promesso, ecco la seconda e ultima puntata del racconto natalizio di Ledra e Luce.

 

La pioggia iniziò a cadere leggera,
accompagnata dal rimbombo di un tuono, in lontananza.
Riccardo alzò la testa. Il tempo e le
nuvole minacciavano qualcosa di peggio. Forse avrebbe fatto meglio a trovarsi
un riparo. Ci stava ancora pensando, quando si accorse di essere osservato.
Sapeva di essere solo in quel luogo ma, con forza dirompente, avvertì il
bisogno di girarsi e di fugare il suo dubbio. Rimase sorpreso. Una ragazza
molto carina si stava dirigendo verso di lui con passo felpato e sicuro.

«Mi scusi, signor Neri, il tempo si
sta guastando e io… Forse sarebbe meglio mettersi al riparo prima che inizi a
grandinare, che ne dice?» gli disse appena lo raggiunse, con un sorriso
imbarazzato sulle labbra.
Riccardo la guardò stranito, cercando
di ricordarsi chi fosse e come facesse a sapere il suo nome. Poi l’educazione
prese il sopravvento e le rispose: «Buongiorno, signorina. La ringrazio per
l’invito, ma non credo che…»
Non finì nemmeno la frase, prima che
un chicco di grandine bianco e gelido piombasse giù dal cielo, sfiorandogli una
guancia.
La ragazza gli afferrò un braccio.
«Meglio muoversi, prima di farsi male» gli disse, trascinandolo con sé verso la
stanza del custode.
Riccardo fu costretto a seguirla.
Continuava a chiedersi chi fosse. Non ricordava di averla già vista, non
credeva che avrebbe potuto dimenticarsene e, soprattutto, cosa ci faceva anche
lei al cimitero il giorno di Natale?
Entrarono nella stanza del custode.
Riccardo si guardò intorno,
perplesso. C’erano un tavolo, una stufetta e uno scaffale ingombro di carte.
Fuori la grandine aumentò di forza e il ticchettio gli fece capire che non si
trattava nemmeno di chicchi piccoli. «Devo ringraziarla» disse. «Se non ci
fosse stata lei non avrei saputo dove ripararmi.»
«Oh, sa, ho pessimi ricordi della
grandine. Quando ero bambina ci sorprese una volta vicino al lago e un chicco
colpì mio padre sul dito. Ci crede se le dico che ancora oggi non riesce a
piegarlo? E sono passati quasi vent’anni!»
Le credeva eccome. Sapeva i danni che
poteva provocare la grandine. Ma la cosa ora non gli interessava più di tanto.
Era curioso, come mai si era sentito negli ultimi mesi. Voleva che lei gli
dicesse chi era e perché era lì. Sembrava troppo giovane per essere vedova.
Forse era venuta a salutare i genitori o qualche amico. «Cosa ci fa lei qui?
Non credevo che una ragazza carina come lei potesse essere così sfigata da
stare qui da sola il giorno di Natale!»
Lei deglutì, imbarazzata. Riccardo si
sentì un verme. Era da troppo tempo che non vedeva una ragazza così e si stava
comportando come un vecchio acido, incapace di controllare le parole. Forse era
stato troppo tempo lontano dalla civiltà, chiuso nel suo dolore.
«Mi scusi, frase retorica e scema» si
sentì dirle. «Resettiamo tutto, okay?» le accennò un sorriso. «Faccia finta che
io non abbia parlato e non sia stupido come sembro.»
Lei annuì: gli occhi azzurri erano
passati dall’imbarazzo all’empatia.
Riccardo si sentì meglio nel vedere
quell’espressione. Forse aveva trovato il modo di rimediare al disastro. «Posso
chiederle con chi ho l’onore di parlare?» le chiese visto che lei se ne stava
ferma e tranquilla a guardarlo.
Lei gli rispose seria: «Sono  l’operatore cimiteriale.»
Riccardo l’osservò. Sembrava tutto
tranne quello che diceva di essere. Aveva voglia di ridere e ciò lo stupì.
Quella ragazza così deliziosa era incredibilmente buffa. Indossava un completo
in lana rosso carminio, una sciarpa e degli scarponcini di pelo strani.
«Perché mi guarda stranito? Sa che
non per forza bisogna essere un uomo per fare questo lavoro?» gli chiese lei
ironica.
Riccardo sentì la tensione scemare.
Era da tanto che non faceva una conversazione pacata con qualcuno, e quella
aveva un tocco così surreale da sembrare impossibile. Alzò le mani in segno di
difesa.  «Ha assolutamente ragione» le
disse contrito. «Touché due volte nel
giro di 5 minuti. Ho stabilito un nuovo record!» continuò sorridendo. «Ma se la
sente lo stesso di dire a questo  stupido
come si chiama?»
«Ilaria. Ilaria Monti.» Lei lo
guardò, poi aggiunse: «E lei non è affatto uno stupido, signor Neri.»
Riccardo trattenne il fiato nel
sentire quella frase. L’aveva detta anche Pamela, anni prima, e con la stessa
espressione. Il giorno in cui si erano conosciuti. Il ritmo della grandine era
rallentato e ne approfittò per allontanarsi da lei. Da Ilaria.
La tomba di Pamela era una macchia
scura.
«Ha smesso.» Una strana agitazione
gli montò dentro e non capiva perché. Era una frase comune, chiunque avrebbe
potuto dirla. Ma in un cimitero, il giorno di Natale, sotto una grandine che
sembrava arrivata apposta per costringerli a ripararsi insieme. Forse non era
una coincidenza.
«Senta, che ne dice di approfittarne
per un salto in pasticceria?» le propose di getto, voltandosi di nuovo verso di
lei.
Osservò le rotelle del suo cervello
lavorare e la sentì indecisa.
«Voglio ringraziarla per avermi
salvato.»
Ilaria si morse un labbro:
«Volentieri, ma almeno fra una mezz’ora. Devo controllare che la grandine non
abbia fatto danni, chiudere tutto e…»
«Fra mezz’ora va benissimo.» Avrebbe
avuto il tempo di salutare Pamela. «Faccia con comodo, ci rivediamo qui.»
La grandine, nonostante la dimensione
e la violenza dei suoi chicchi, sembrava essere stata pietosa con le piante del
cimitero. Ilaria avrebbe avuto poco lavoro da fare.
Riccardo abbozzò un sorriso e si
diede da fare per sistemare la tomba della moglie. «Sembra una ragazza
simpatica» le disse. Aveva ragione sua zia, quando diceva che nemmeno la morte
può separare chi si ama. Era sicuro che lei fosse lì e che lo stesse guardando.
Era sicuro che la grandine non fosse caduta per caso. Rise di se stesso,
dell’uomo che non aveva mai creduto in discorsi sulle anime e sull’Aldilà.
Pamela aveva provato per una vita intera a convincerlo, e paradossalmente solo
dopo la sua morte aveva iniziato ad ascoltarla.
«Signor Neri.»
Si voltò. Ilaria era lì, un piumino
marrone avvolgeva il suo total red.
Sembrava imbarazzata, felice e timida allo stesso tempo.
La guardò, chiedendosi in che cosa si
stava andando a impelagare.
Ma era stata Pamela a volere che
s’incontrassero, e ora non poteva rimangiarsi le sue parole. Salutò la moglie e
le mandò un bacio, consapevole che lei avrebbe voluto vederlo vivere.
«Chiamami Riccardo, mi farebbe
piacere» le chiese con dolcezza, mentre con fiducia si dirigeva su un nuovo
sentiero.
Ledra Ledra
e Luce Loi

 

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1 Commento

  1. Babette Brown
    22 dicembre 2014 at 6:48 — Rispondi

    Grazie per questo racconto, Ledra e Luce. Speriamo tutte di avervi ancora con noi, il prossimo anno. Buone feste!

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