Recensioni

La sindrome di Stendhal, di Catherine BC

Per una volta, mi allontano dal mondo delle Case Editrici e presento un racconto autopubblicato della giovanissima Catherine BC.

EDITORE: autopubblicato. 14
gennaio 2014.
PAGINE: 36.
PREZZO: 0,99 (ebook).
Marc Collins è un uomo all’apice della carriera e
della sensualità. Braccio destro del curatore del Louvre, docente
universitario, un intellettuale tenebroso e affascinante. Un uomo che nasconde
agli altri la propria fragilità, che non vuole mostrarsi mai debole o esposto,
ma che ama nascondersi dietro maschere sorridenti e parole accattivanti.
Durante la presentazione di Amore e Psiche Stanti incontra una giovane donna
che sembra condividerne l’amore sconfinato per l’arte in ogni sua forma. Sarah
lo ammalia con la semplicità e la capacità di tenergli testa, scoperchiando
quel vaso di Pandora delle emozioni che porta con sé il nascere di ogni potente
attrazione. Come la Sindrome di Stendhal, questo incontro dà vita ad un torneo
di sentimenti, un turbinio di sensazioni che arrivano direttamente all’anima,
mostrando l’essenza stessa della natura umana e la forza primordiale che la
governa da sempre: l’amore.
 

Il racconto è un genere
narrativo difficile da usare: in poche pagine, l’autore deve condensare una
vicenda, rendere credibili e veri i personaggi; portare a compimento una storia, senza orpelli
inutili, ma anche senza negare nulla al lettore.
Catherine BC ha scelto
correttamente questo genere letterario per “La sindrome di Stendhal”.
L’atmosfera rarefatta,
fragile, sensuale, evocativa riflette specularmente l’opera di Canova, in cui
la bellezza è talmente estrema da naufragare su se stessa. Estenuata, senza
respiro. I personaggi sono racchiusi in un mondo sospeso nel tempo, come figure
di un tableau vivant. Il luogo scelto è esteticamente perfetto: Parigi e,
dentro la città, il Louvre. Con la piramide di vetro che lancia sprazzi di luce
al suo interno, illuminando opere d’arte ed esseri umani.
All’interno, va in scena la
commedia umana: l’inaugurazione di una mostra ha portato il bel mondo parigino
ad ammirare le opere d’arte di Antonio Canova. In realtà, ognuno dei presenti vorrebbe
rappresentare un’opera d’arte: per gli abiti sontuosi, per i gioielli splendenti,
per le parole. Ma queste sono piene d’aria e vuote di significato.
Tra la folla, ma separati da
essa, Marc –vicedirettore del Museo- e Sarah –giovane studentessa. Sono loro le
vere opere d’arte. Di carne, di spirito, d’intelletto. Sono bellissimi e
vibranti di emozioni sottopelle che spingono per venire alla luce e
manifestarsi.
Marc e Sarah toccano la mente
e l’anima l’una dell’altro, prima di un bacio alitato e sublime. Spirito e carne
si mescolano e si compenetrano, in un balletto di sensi e cuori.
Il linguaggio è ricchissimo,
a tratti barocco, con un uso sapiente degli aggettivi. A volte fin troppo,
quasi una cascata che si infrange sul lettore. In questo, forse, sta il limite
del racconto.
Tre stelline e mezzo.
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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. 3 marzo 2014 at 11:39 — Rispondi

    Grazie, onoratissima.

  2. 3 marzo 2014 at 15:38 — Rispondi

    Cara Katy, sono contenta che la recensione ti sia piaciuta.
    Alla prossima, allora!
    Ti terrò d'occhio…

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