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La scrittura? Rinunce e fatica! Parla Mariel Sandrolini

Decisa nello scrivere come nella vita, la prosa e il pensiero di Mariel Sandrolini risultano a volte affilati come lame di rasoio. Non è un caso che abbia scelto il noir come genere e un uomo come protagonista (il commissario Marra, nda) in aggiunta al pepe con cui è capace di condire le proprie storie. Conosciuta durante le premiazioni ai Pegasus Literary Awards, vincitrice nella sezione ‘profumo d’autrice’, è subito risultata un personaggio che non poteva passare inosservato, per acume e simpatia. Non potevo a questo punto lasciarmela sfuggire, vi pare? Dovevo togliermi alcune curiosità…

Mariel, non tutti sarebbero capaci di scrivere serie autoconclusive incentrate su un personaggio. Tu con il commissario Marra ci riesci: ti è più facile, o ci sei affezionata? Nella scrittura sono versatile. Così come la mia personalità. Quando sono romantica, scrivo poesie. Se sono triste, scrivo storie di vita! Se mi colpisce una notizia tragica, scrivo di noir. L’attuale società in cui viviamo, giornalmente ci offre spunti da cui attingere materiale. Io li prendo per elaborare la mia trama. Per questo mi sono creata il mio commissario Marra. E’ diventato un personaggio seriale, e fa parte di me, come uno di famiglia. Ogni storia ha la sua conclusione, nel bene e nel male.

Marra è un protagonista uomo: perché non una donna? È questione di adattamento alla realtà, o che altro? Quando ha iniziato a prendere corpo la figura di Marra, l’ho collocato capo della Mobile, e in quel ruolo ci vedevo bene un uomo. Sono per la parità di ruoli; però la mia mente lo vedeva così.

Vedresti un Marra al femminile e come sarebbe? Quando dai vita a un personaggio è difficile sostituirlo. Se avessi voluto una donna, avrei scelto un’investigatrice. C’è già quella famosa di Grazia Verasani, e anche qualche altra, mi sembra. Non tradisco Marra.

Nel nuovo romanzo La chiusa del battiferro (uscito il 30 maggio) Marra riapre di nuovo un caso chiuso. Perché l’amore per i cold cases? E’ stato per dare un po’ di sale alla trama. L’inizio di un mio romanzo è un flash di una tragedia che mi colpisce. Da lì costruisco la storia. In conformità a quella convergono i personaggi, i loro ruoli. Poi, in corso d’opera cerco di tenere alto il filo tensivo, per catturare l’attenzione del lettore. La chiusa del battiferro è tratta da un fatto vero che è accaduto a Bologna al Sostegno del Battiferro, e Marra, scrupoloso com’è, ha visto un collegamento con un vecchio caso che il suo predecessore aveva chiuso con troppa fretta.

Parliamo di te come autrice. Dicono che dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna: tuo marito ti ispira mai qualcosa per i tuoi libri? Mariel autrice è una persona che scrive da bambina. Io dico sempre che scriverò anche nella tomba, perché la malattia dello scrivere non ti abbandonerà neppure dopo la morte. Quell’emotività di mettere per iscritto le tue sensazioni, i tuoi sentimenti… è impagabile. Con tutto il rispetto per il mio consorte, proprio non m’ ispira nulla, anzi siamo lontani anni luce.

In che modo e in che misura la vita coniugale di una donna aiuta la scrittura, se l’aiuta? Un mio concetto personale è quello che, se è vero che abbiamo un’altra vita… io vorrò nascere uomo. Quando sono in scrittura, vorrei isolarmi dal resto del mondo… non sento né fame, né sonno, e mi arrabbio quando sono interrotta. La scrittura è rinuncia, è fatica, per te e per chi ti sta vicino… e si ha bisogno della comprensione del tuo partner.

Partecipi a moltissime presentazioni, ma come si può trovare la concentrazione e lo stato d’animo giusto per scrivere tra un evento e l’altro? Non c’è troppo contrasto tra l’atmosfera da evento e il bisogno di solitudine dello scrittore? Da comune mortale, non considero abitudine i periodi no… quelli in cui si hanno dei disturbi fisici. Mi do delle regole: scrivo di notte, quando tutto è ovattato, silenzio, concentrazione. Allora le mie dita volano sui tasti. Di giorno leggo e correggo… poi alle presentazioni mi rilasso. Tutto ciò comporta stress e fatica.

Dicci una cosa per cui varrebbe sempre la pena scrivere secondo te. Se per vivere devi respirare… scrivere è il tuo respiro, altrimenti muori.

Una promessa a chi ti legge? Tranquilli, la mia età anagrafica avanza… per chi ama leggermi, comprate i miei libri finché sono in vita, agli altri dico: forse toglierò presto il disturbo…( questo l’ho detto incrociando le dita per gli scongiuri).

Penitenza se non dovessi mantenerla? Lasciamo fare al destino… che è galantuomo!

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E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

4 Commenti

  1. Babette Brown
    11 giugno 2015 at 10:37 — Rispondi

    Caro Dario, complimenti per l’intervista. Una donna piena di pepe, Mariel Sandrolini! Ho come l’impressione che tu abbia faticato un po’ a tenerla a freno…

  2. dario villasanta
    12 giugno 2015 at 5:19 — Rispondi

    Cara Babette, Mariel è un vulcano! credo sia difficile per chiunque, ma spero di averne messo in luce i tratti salienti.

    • Babette Brown
      13 giugno 2015 at 11:04 — Rispondi

      Ho letto con divertimento l’intervista. Mariel è un vulcano. Quanto a te, pensavi di proporti cone domatore di leoni a un circo… Te la sapresti cavare benissimo!

  3. 16 giugno 2015 at 18:30 — Rispondi

    Grazie A te Dario.
    Per me è stato un onore avere la tua attenzione.
    Sei una promessa della scrittura, e come dico sempre: largo ai giovani
    Con stima e amicizia
    mariel

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