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Una Storia per Natale: La recita, di Nicola Rocca

Ogni promessa è debito! Cominciamo oggi la presentazione dei racconti che si sono classificati al secondo posto ex aequo nel concorso “Una Storia per Natale”. Nicola Rocca ci ha mandato “La recita”, una storia delicata che parla proprio di Babbo Natale.

«Papà?»
«Dimmi, piccolo.»
«Sei pronto per stasera?»
L’uomo trasalisce e a momenti il sorso di Coca Cola gli va di traverso, facendolo ingozzare.
«Stasera?» Un rivolo di sudore gli solletica la tempia, come se fosse stato colto in fallo. «Che c’è stasera?»
Il bambino lo raggiunge in cucina, gli si para di fronte e fa cenno di no con la testa, torcendo la bocca in un gesto ammonitore. «Non dirmi che ti sei dimenticato della mia recita!?»

L’uomo socchiude gli occhi e sospira, sollevato. Poi la sensazione che lo sorprende è come una morsa allo stomaco. «No…» afferma, «non mi sono dimenticato, piccolo. È che… stasera dovevo essere di turno. Sai, in pasticceria non ci si ferma mai, nemmeno a Natale.»
Il viso del bambino si rabbuia, i suoi occhi si fanno neri come un pozzo senza fondo. «Mi avevi detto di sì. E invece… ogni scusa è buona per non venire alla mia recita. »
«Non è una scusa, piccolo» dice l’uomo, accovacciandosi davanti al figlio. «È il mio lavoro.»
«Il tuo lavoro è più importante di me! » strilla il bambino, su tutte le furie.
«Non dire così, sai benissimo che non è vero. Piuttosto… perché in oratorio organizzano sempre la recita la vigilia di Natale? Non potrebbero farla qualche giorno prima?»
Non si aspetta una risposta, ma Gabriele gliela fornisce comunque. «Forse perché la vigilia di Natale i genitori non lavorano e stanno con i loro bambini?» La voce sembra dura, ma è solo una sottile corazza che avvolge un animo fragile. Gli occhi si arrossano, scintillando, e una lacrima scende a solleticare la guancia paffuta.

L’uomo apre le braccia. «Vieni qui» sussurra. Con un abbraccio gli fa sentire la sua presenza, il suo affetto. «Anche a me manca molto la mamma, ma insieme dobbiamo farci forza e continuare. Sono sicuro che lei avrebbe voluto così.» Le labbra si incurvano all’insù, in un flebile ma sincero sorriso. «Anzi, lei vuole così. Perché ogni giorno ti vede, da lassù.»
Il bambino si asciuga gli occhi. Ora il suo volto sembra rilassato. «Papà» dice, «non fa niente se non riesci a venire. Sarà per l’anno prossimo. Lo so che il tuo lavoro è più importante.»
Il padre sorride. «Verrò anche quest’anno» promette.
«E il tuo lavoro?»
L’uomo diventa pensieroso. Riflette su come potrà fare. Poi si dice che una soluzione la troverà. In fondo basterà solo accelerare un po’ i tempi, se sarà in ritardo per via della recita. «Il lavoro si farà comunque» gli confida.
«Che bello!» esclama Gabriele, gli occhi colmi di gioia. «Papà verrà a vedere la recita. È fantastico!»
«Proprio così» sussurra l’uomo, sorridendo. «Su, vai a prepararti, altrimenti faremo tardi.»

Poco dopo, in auto, diretti verso l’oratorio, l’uomo cerca di intavolare un discorso per calmare il figlioletto, che gli sembra piuttosto agitato per via dello spettacolo. «Cosa recitate, questa sera?»
Gli occhi di Gabriele si illuminano. «La storia di Babbo Natale» dice, la bocca spalancata in un’espressione di incontenibile felicità.
«Ma davvero? » chiede il padre, stupito.
«Sì» prosegue il piccolo. «E io farò proprio la parte di Babbo Natale.»
L’uomo si gira di scatto verso il figlio, stupefatto. È proprio bislacca la vita, pensa. «Sei tutto tuo padre» ammette, infine. “Sono fiero di te.»

Giunti sul piazzale dell’oratorio, l’uomo parcheggia e insieme entrano. Gabriele raggiunge i suoi compagni e i catechisti, per i preparativi. Suo padre sceglie una delle file centrali, per godersi lo spettacolo. Ci vuole mezz’ora, prima che suo figlio entri in scena con un buffo abito rosso, un cuscino a simulare una pancia gonfia e tonda e una bianca barba finta.
L’uomo scuote la testa, divertito. Babbo Natale, pensa. Chissà chi avrà messo in giro la voce che Babbo Natale è un panciuto omone anziano, vestito di rosso e con una lunga e folta barba bianca. Leggende, si ripete divertito, mentre si alza per raggiungere i servizi. Quando imbocca il corridoio, si imbatte in uno specchio: alto, smilzo, i capelli corti castano-chiaro e l’ordinata barba lunga meno di un centimetro. Eccolo lì, riflette, sogghignando. Eccolo lì il vero Babbo Natale. Dà una rapida occhiata all’orologio da taschino. Tra meno di due ore sarà in cielo, seduto su una slitta guidata da dieci renne – almeno in questo la leggenda ci ha preso. Dovrà consegnare i regali a tutti i bambini del mondo.

Eccola la vera recita, ammette tra sé e sé. Non quella di suo figlio, che impersona Babbo Natale. La sua vita è fatta di continue recite, utili a non svelare il proprio segreto. Altrimenti, senza di lui, senza il vero Babbo Natale, il 25 dicembre perderebbe la magia che lo caratterizza. E i bambini non avrebbero tutto quello stupore negli occhi quando, mezzo addormentati, la mattina di Natale trovano i regali incartati sotto l’albero.

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1 Commento

  1. Piera
    22 dicembre 2016 at 23:44 — Rispondi

    Bellissimo racconto, tenero e pieno di amore… con un colpo di scena finale! Bravo Nicola Rocca!

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