A modo mioIntervisteRubricheSelfHelp

La presentazione di un libro: il relatore, di Amneris Di Cesare (seconda parte)

Per terminare il mio viaggio intorno alla Presentazione libraria mi sono sentita in dovere di fare alcune domande ad amici scrittori che organizzano puntualmente presentazioni sempre con grande successo di pubblico.

Maria Silvia Avanzato. (Ha vinto numerosi concorsi letterari e ha pubblicato nove romanzi oscillando fra commedia e noir, fra i quali “Adamante” (Edizioni della Sera) e “Crune d’aghi per cammelli” (Fazi editore). Nel 2015 è uscito “In morte di una cicala” (Fazi editore) che l’ha vista riconfermarsi ancora una volta una delle più promettenti penne noir del panorama italiano. Con il 2016 è arrivato “Anemone al buio”, il suo nuovo e atteso romanzo noir per Fazi editore, ciò che l’autrice stessa definisce “il più claustrofobico dei suoi esperimenti”. Conduce quotidianamente la trasmissione “Aperitivo con Silvia” su Radio Bologna Uno, sommario degli appuntamenti culturali cittadini. Da febbraio 2017 ha partecipato a Mattino Cinque, Canale 5, come opinionista di cronaca nera.  Scrive soggetti teatrali e cura piccole mostre sperimentali, unendo parola e immagine. Redattrice per la rivista di critica cinematografica Orizzonti di Gloria, si occupa di cinematografia vintage ed è ogni anno inviata stampa al Biografilm Festival di Bologna.  Vive fra montagna e città, si sposta portandosi appresso un gruppo di editor inflessibili: la nonna e tre gatti.)

Come scegliere un relatore? Nel mio caso il relatore è spesso un amico, qualcuno che conosce il libro ma anche l’insonnia che ha condotto allo stesso, uno che mangia alla mia tavola prima di leggere i miei racconti, un confidente fidato. Un amico riesce a imprimere alla presentazione un taglio umano e colloquiale, spontaneo e divertente. Racconterà i passaggi della trama e qualche curioso aneddoto sul tuo conto. Ti saprà maneggiare con cura particolare.

Come non deve essere un relatore? Il pericolo dei relatori autoreferenziali non mi ha mai spaventata troppo, trovo giusto che una figura spesso “presa in prestito” per parlare di un libro e raramente ricompensata da un gettone di presenza (spesso il relatore ha diritto a un bicchiere di vino gratis, per intenderci) parli anche del proprio percorso. Io spesso interrogo i miei relatori perché parlino anche dei propri progetti, specie quando sono autori. Non lo trovo sbagliato. Il relatore “da evitare” secondo me è invece quello che non mira alla presentazione informale e amichevole ma al “trattato di psicologia”. Quello che trova spunti buoni per la saggistica in una storia di fantasia. Quello che commenta una scena d’amore da te scritta tirando in ballo Freud. Quello con la bocca piena di colte citazioni gettate al vento. I lettori vanno a una presentazione anche per divertirsi, non dimentichiamolo, spesso sono lì per staccare dalla routine e sorridere. Io difendo il loro diritto alla leggerezza, tutto qui.

Concordare con il relatore una scaletta di domande oppure lasciar fare a lui? Mai concordato nulla. Pianificando gli interventi si perde completamente il senso di spontaneità della presentazione stessa. Amo farmi stupire.

Presentazione in locale con vino e cibarie? Il cibo unisce e così il bicchiere di vino. Tolti i locali che in questo sono maestri, anche un piccolo buffet offerto dalla libreria aggiunge un tocco di allegria all’incontro letterario. Non c’è bisogno di strafare con chissà quali elaborate proposte: la libreria Trame di Bologna, mio luogo del cuore, da sempre fa trovare ai suoi lettori un po’ di tarallucci e del vino a fine presentazione, è una libera iniziativa della libraia. Il momento finale degli incontri, da Trame, è sempre molto gradito: l’autore saluta finalmente lettori e conoscenti, ognuno beve volentieri un bicchiere di vino e può dare un’occhiata ai libri, sgranocchiando taralli. Un momento molto semplice e molto condiviso, credo che si debba puntare a questo.

La presentazione più originale che hai organizzato? Proprio da Trame anni fa, in occasione dell’uscita di Anemone al buio (Fazi editore) abbiamo letto alcune pagine “al buio” guidati dalla voce di una lettrice, Stefania Borghi.

In Veneto, con un gruppetto di amici, abbiamo narrato un romanzo camminando in aperta campagna. La biblioteca Martinelli di Porretta Terme è sempre un salotto pieno di amici affettuosi e non manca mai una bella cena finale, da qualche parte, in giro per le montagne.

Le belle presentazioni che vorrei citare sono tante, in effetti. Diciamo che amo tutti i contesti dove l’autore arriva e percepisce una sorta di caloroso “Ti stavamo aspettando” da parte dell’organizzazione e dei lettori locali: non importa arrivare a grandi numeri, importa essere parte di quel sentimento di condivisione.

Magnifiche le iniziative noir su Rieti e Fermo, per citarne alcune. Di contro, purtroppo, non mancano mai le piazze che pongono premesse roboanti all’evento letterario per poi farti trovare una sedia, un microfono, un minuscolo volantino appiccicato da qualche parte e una platea quasi vuota. Quelli sono sempre pronti a dire “Eh, scusa, oggi c’è…” (a scelta: la partita, un altro evento poco distante, il blocco del traffico, la pioggia, l’invasione aliena etc) e la percezione dell’autore è “mi hanno sbattuto qui e non vedono l’ora che io finisca di parlare”. La differenza sta nel cuore delle persone.

****

Stefano Bonazzi (webmaster, artista e fotografo pop-surrealista con opere esposte, oltre che in Italia, a Londra, Miami, Seul, Monaco. Esordisce nel 2011 con il racconto “Stazioni di posta”, nell’antologia Auto Grill (Jar Edizioni), a cui sono seguiti Primo amore in Bologna violenta (Felici), Morsi nella raccolta Fucsia e Malabimbi in I Clown Bianchi (Clown Bianco), Malerba in Weekend con il mostro (Fernandel), Bambi in La montagna disincantata (Fernandel) e il racconto breve Edgar, apparso nell’antologia Uno sputo di cielo (Watson) i cui proventi sono stati devoluti all’orfanotrofio di Betlemme e La cura di Sandrone apparso nel Manifesto Letterario per la Legalizzazione della Cannabis Gli Stonati (.NEO editore). I racconti Forse abbiamo esagerato, Niente Coma e Chi urla più forte sono stati selezionati tra i finalisti del premio Nebbia Gialla 2015, 2016 e 2017 a cura di Paolo Roversi. Ha pubblicato due romanzi A bocca chiusa per Newton Compton Editore e L’abbandonatrice per Fernandel Editore www.stefanobonazzi.it)

Come dovrebbe essere un relatore? Se possibile, dovrebbe essere una persona che ti mette a tuo agio e che ha apprezzato il libro; personalmente non ritengo importante che sia un altro scrittore, anzi può essere chiunque.

Famoso o meglio di no? Famoso non famoso, l’importante è che abbia letto il libro (cosa non sempre scontata…).

Meglio concordare con il relatore una scaletta di domande oppure lasciar fare a lui? A me piacciono le presentazioni improvvisate, cerco sempre di lasciar spazio decisionale al relatore, la scaletta può essere utile ma non dovrebbe mai essere troppo rigida.

Quali possono essere secondo te forme di presentazione alternative? Sicuramente la presentazione in locale con vino e cibarie. Il cibo attira gente, a volte più dei libri.

La presentazione più originale che avete organizzato/a cui avete partecipato? Una delle più belle e suggestive è stata organizzata in una villa sperduta e semi deserta sui colli bolognesi. Quando sono arrivati gli ospiti, al tramonto, pareva di assistere a una scena di Eyes Wide Shut. Al calare della notte si è creata un’atmosfera tra l’inquietante e il suggestivo che non scorderò mai.

****

Paolo Capponi (marchigiano trapiantato a Bologna, classe 1985. Appassionato di giochi di ruolo e serie tv, dal 2011 pubblica racconti fantasy e sci-fi in diverse antologie di genere (I mondi del fantasy I, II, IV). Nel 2014 pubblica il racconto storico “La strada del re” nell’antologia Strade, edita da Fernandel, seguito da “Dieci fantasmi” in Weekend con il mostro (2016) e “Dissonanza” in La montagna disincantata (2017). Sempre nello stesso anno si aggiudica il Premio Letterario Diverso sarò io? indetto da Uaar col racconto storico “Atto terzo”. Il 2016 segna il suo esordio come romanziere, con il thriller studentesco La quarta inquilina (Caracò editore) e l’erotico m/m Quando Giulio tornò single (Triskell edizioni).Nel 2017 pubblica il romanzo horror Kurnugia (Antonio Tombolini editore). Tra i progetti paralleli alla scrittura, un blog sperimentale di racconti da cento parole, “Il contagocce” (www.ilcontagocce.com). Per altri dettagli: www.paolocapponi.com )

Come scegliere un relatore? Di solito il curatore della collana o un amico scrittore.

Come non deve essere un relatore? Egocentrico.

Concordare con il relatore una scaletta di domande oppure lasciar fare a lui? Per me è lo stesso, tanto improvviso sempre.

Presentazione in locale con vino e cibarie? Sì, perché a stomaco pieno si ragiona meglio.

La presentazione più originale che hai organizzato? L’ultima dove le domande si scrivevano su dei fogliettini e si infilavano in un cestino, da cui poi venivano estratte e commentate. In questo modo si supera l’ostacolo della timidezza.

****

Fabio Cicolani  (originario della provincia di Rieti, vive a Bologna e lavora come sceneggiatore, grafico 3D, editor, consulente editoriale e insegnante di scrittura creativa freelance nelle scuole elementari e medie. Ha pubblicato la trilogia fantasy Le Magie di Omnia (2013) e Le Storie di Omnia pubblicate La Corte. Per lo stesso editore nel 2013 esce Il Bambino dei Draghi una rivisitazione in chiave fantasy con atmosfere nordiche del celebre Libro della Giungla di Rudyard Kipling. Nel 2014 esce, sempre per La Corte Editore Monsters’ Park – La Fabbrica dei mostri e Monsters’ Park – Uno Zoo Mostruoso, i primi due volumi di una nuova serie horror dedicata ai più piccoli nelle librerie a inizio 2015. Del 2017 è il romanzo YA supereroistico, “Millennials”.)

Come scegliere un relatore? Tendenzialmente preferisco qualcuno che conosco, con il quale ho affinità personale oltre a un buon livello di stima reciproca. Il “nome”, che sia di un giornalista o un altro scrittore è secondario, ma non trascurabile. A volte anche una scelta inaspettata può creare curiosità. Mi è capitato a volte che quelli che non avevano mai fatto da moderatori si sono rivelati i più efficaci e spontanei.

Come non deve essere un relatore? (della serie: è meglio avere un “relatore famoso” che accentri su di sé e richiami visitatori oppure tutto il contrario?)  Una via di mezzo. Un relatore che interagisce e infila discorsi riferiti alla propria scrittura o alle esperienze personali avvicina la presentazione a un dialogo, che non è mai una cosa realmente negativa, serve a rendere tutto più leggero. Certo, se ti ritrovi uno che inizia a parlare solo della sua produzione letteraria, mettendoti in secondo piano, può essere un problema, allo stesso livello in cui un moderatore fa solo domande generiche e lascia l’autore parlarsi addosso per venti minuti ininterrottamente.

Concordare con il relatore una scaletta di domande oppure lasciar fare a lui? Di solito lascio fare a lui, rende tutto più spontaneo e vero. Anche se poi la domanda ti spiazza, quell’attimo di esitazione rende l’autore alla scrivania molto più “umano”. Tanto si presuppone che l’autore conosca il suo romanzo e che sappia rispondere a qualsiasi domanda che lo riguardi, no?

Una volta una scrittrice mi disse che non bisogna mai citare altri scrittori famosi perché c’è sempre il rischio che poi la conversazione si sposti su quell’autore famoso e non si parli più di te. Credo sia un buon consiglio.

Presentazioni alternative alla libreria? Presentazione in locale con vino e cibarie Solo se è una cosa studiata e si piega la conversazione in modo da giustificare la scelta. Il tipo di pubblico di un luogo non è lo stesso di un altro, devi andargli incontro.

Varie ed eventuali? A volte studiare una presentazione show, o gioco, o mascherare la presentazione da dibattito su una delle tematiche del romanzo che presenti può essere premiante.

La presentazione più originale che hai organizzato/a cui hai partecipato? La più originale è stata quella di Maria Silvia di “Anemone al Buio” fatta con letture e performance al buio. Memorabile.

Post precedente

Due chiacchiere con una maga

Post successivo

Segnalazione: Il mio primo ballo, di Mariangela Camocardi

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *