Recensioni

La parola all’autore: “La sfida del cuore”, di J. R. Ward

Una
J. R. Ward alle prime armi.

Ecco,
raccontata da lei, la storia del suo primo romanzo.
EDITORE: Leggereditore
(novembre 2013).
PAGINE: 352.
PREZZO: euro 1,99 (edizione
digitale ***). euro 12.00 (edizione cartacea).
A.J. Sutherland ama le sfide: contro il parere di
tutti ha speso una piccola fortuna per comprare Sabbath, uno stallone
eccezionale ma indomabile. Eppure se c’è qualcuno che può cavare qualcosa da
quel tizzone d’inferno è proprio lei. Anche se non può farcela da sola. Dovrà
rivolgersi a un estraneo, o meglio, a una leggenda: Devlin McCloud. Da quando
la sua carriera è stata stroncata da un tragico incidente, Devlin non è più lo
stesso. Sa riconoscere, però, chi ha la stoffa per vincere, e Sabbath e la sua
affascinante padrona appartengono a quella categoria. Tra i due nasce subito
una fortissima attrazione, ma sia Devlin che A.J. decidono di resistere alla
passione in nome delle prossime qualificazioni. Non è affatto semplice, ma
quando i sogni sono a portata di mano, bisogna saper tener duro, perché ne va
del loro precario equilibrio…
Per una volta, diamo la
parola all’autrice!
Caro lettore,
La sfida del cuore è il mio
primo romanzo ad essere stato pubblicato, e quindi non c’è da meravigliarsi se
mi è molto caro; e lo sarà sempre. Tutto è cominciato quando ho ricevuto la ‘chiamata’
che mi annunciava che una casa editrice era interessata al mio manoscritto. Per
la prima volta nella mia vita ho collaborato con un vero editor, ho tenuto tra
le mani pagine rilegate con il mio nome scritto sopra, ho preso la macchina per
andare in una libreria a Quincy, nel Massachussetts, per vedere il mio libro in
vendita sugli scaffali.
Quasi tutto quello che c’è
nella storia nasce da due mie passioni di quando ero
un’adolescente: sei casse di
liquori piene di circa cinquecento romanzi Harlequin Presents, e il mio amore,
come ogni ragazzina di New York, per l’equitazione. Certo, adesso appartengono
entrambe al passato. Quei magnifici libri con la copertina bianca, le volute
dorate, e le fotografie rotonde di coppie sono stati regalati. E non monto più
(la forza di gravità tende ad avere una pressione maggiore con l’età)… ma è
stato l’incontro tra le storie d’amore e i purosangue a portarmi verso questo
meraviglioso libro.
Questo è quello che è
successo: durante il periodo della scuola, del college e quando
frequentavo la facoltà di
legge all’università, ho sempre scritto storie. Alcune le finivo, altre le abbandonavo,
ma tutto quello che mettevo su carta parlava di due persone che si
innamoravano. Era quello che avevo nella testa. E non c’era da stupirsi, visti
tutti gli Harlequin che avevo divorato.
Quando la mia carriera
scolastica terminò, ed entrai nel mondo del lavoro, continuai a tessere storie,
scrivere e pensare… finché finalmente, dopo tanti anni di cose sbagliate e
insoddisfacenti, non arrivai a un ‘The End’ che funzionava davvero.
Ironia della sorte, da lì a
poco con il mio fidanzato (che adesso è il mio adorato marito) partimmo per
andare a trovare mia madre a Cape Cod per il fine settimana. La strada che percorrevamo
dopo aver abbandonato la Route 6 fiancheggiava un campo recintato in cui
c’erano dei cavalli. Per qualche ragione, quel giorno in particolare, guardai a
destra e vidi un purosangue che galoppava e, bam!, la storia di La sfida del
cuore si mise in moto nella mia testa.
Essendo a quei tempi una
sostenitrice dell’improvvisazione (adesso devo avere tutto
chiaro prima di cominciare),
buttai giù parte della trama, invece di partire dal primo capitolo, senza avere
idea di quello che stessi facendo. Portai persino un bloc-notes (ce l’ho
ancora) a un concorso ippico e presi appunti per rinfrescarmi la memoria sulle
gare di salto a ostacoli. E poi si aprirono le danze. O si saltarono gli oxer,
nel caso specifico. Scrissi il romanzo piuttosto in fretta, e poi partii subito
per New York dove incontrai la mia prima agente.
Durante un pranzo in un
bistrot francese, le dissi che avevo qualcosa di meglio del
manoscritto che aveva sulla
scrivania, e lei si convinse ad aspettare di vedere il mio nuovo progetto prima
di mandare qualunque cosa a un editore. Circa un mese dopo, glielo inviai con
un corriere, e poi partii subito per andare a trovare i miei futuri suoceri
(anche se nessuno di noi immaginava quello che ci avrebbe riservato il futuro).
Qui entra in scena Sue
Grafton. Sì, quella Sue Grafton. Mentre ero a casa dei genitori
del mio ragazzo, suo padre
scoprì che c’era nell’aria questo mio desiderio di scrivere, e si offrì di presentarmela.
Lui sa molte cose su pistole, munizioni eccetera eccetera, e le aveva dato
delle delucidazioni per uno dei suoi libri. Non dimenticherò mai la prima volta
che sono entrata a casa di Sue. Lei e il suo splendido marito avevano appena
comprato una vecchia casa meravigliosa e la stavano ristrutturando. La prima
cosa che mi chiese fu la mia opinione su un campione di moquette.
Chiacchierammo, mentre io
cercavo di rimanere calma. Insomma non solo si trattava di una vera scrittrice,
ma di Sue Grafton, accidenti. Si offrì di leggere le prime cinquanta pagine del
mio manoscritto, ma mi avvertì che era molto severa e di un’onestà brutale. Io
risposi con ‘Ci mancherebbe’, e ‘Grazie’ (e presi in considerazione l’ipotesi
di vomitare). Due giorni dopo mi chiamò per darmi, in cinque minuti, il
consiglio che adesso do io a ogni scrittore alle prime armi che
mi chieda un’opinione sul
proprio lavoro. Non leggo i manoscritti di chiunque, ma non è mai successo che
queste tre piccole dritte non fossero azzeccate:
1) Togliete quei maledetti
avverbi (‘maledetti’ l’ho aggiunto io, non è di Sue).
Letteralmente, fate una
ricerca di tutte le parole che finiscono in -mente e toglietele di mezzo. La maggior
parte dei novellini si dà troppo da fare per assicurarsi che sulla pagina ci
sia ogni sfumatura, non fidandosi dei propri dialoghi o delle descrizioni per
raggiungere il lettore;
2) Sbarazzatevi di quegli
stupidi verbi enunciativi pomposi (‘stupidi’ l’ho aggiunto io,
non Sue). Niente ‘esclamò’,
‘schernì’, ‘obiettò’, ‘intonò’. Lui disse, lei disse. E basta;
3) Dateci un taglio con
questi cavolo di drammi (ehm, sì, ‘cavolo’ l’ho detto io, non lei). La maggior
parte della gente non vuole mostrare la propria emotività alla massima
frequenza ogni momento, spalancando le braccia e saltellando in giro come fanno
le scimmie. Sì, è narrativa, e come tale, non tutti i personaggi devono essere
noiosi come degli agenti del fisco, ma non è nemmeno un film muto.
Fu come se qualcuno mi avesse
mostrato una via di uscita dalla giungla. Mi disse anche che ‘sapevo scrivere’
cosa che sembrò sorprenderla un po’. Francamente, sorprese anche me.
Nonostante tutto il tempo che
avevo trascorso a darmi da fare come una pazza, non ne ero ancora sicura. Non
appena riagganciai, chiamai la mia agente a New York, e le dissi di fermarsi!
Il fatto era che alla mia
agente La sfida del cuore era piaciuto molto di più dell’altro
manoscritto ed era pronta a
mandarlo agli editor delle grosse case editrici. Aveva già stampato delle copie,
scritto la lettera di presentazione, contattato delle persone telefonicamente.
Stava per accadere. E io, un’idiota che non aveva ancora – e forse non avrebbe
mai – pubblicato un libro, le stavo dicendo come fare il suo lavoro? Ma poi le
dissi che ero riuscita a farne leggere una parte a Sue Grafton.
«E come diavolo hai fatto?»
«Una lunga storia. Ma aspetta
a mandarlo!»
In quel momento stavo pensando
alla scena di Wall Street in cui Bud Fox riceve la
chiamata da un pezzo grosso a
cui aveva fatto la corte, e il tizio di fianco a lui gli sussurra incredulo ‘Gekkko’.
Immaginatevi solo, ‘Grafffton’, e capirete com’è andata la conversazione tra me
e la mia agente quel giorno.
Mentre ero ancora ‘in
vacanza’, revisionai il manoscritto da capo a piedi, facendo tutto quello che
mi aveva detto di fare Sue. Era impressionante. Vidi esattamente quello di cui
parlava.
La storia c’era, ma la scelta
delle parole e le insicurezze erano d’intralcio, il velo pesante degli avverbi
e le frasi fatte, le grida e le urla che allontanano il lettore dai personaggi.
Per farla breve, i diritti
del libro furono acquistati e il manoscritto raggiunse gli scaffali delle librerie,
e mi chiesero di scrivere altri tre romanzi. E poi arrivò l’ira divina che
cambiò tutto!
Devlin McCloud è il classico
eroe romantico con un passato oscuro, un infortunio,
l’aspetto selvaggio. E A.J.
Sutherland somiglia molto a me, concentrata sui suoi obiettivi a esclusione
(quasi) di tutto il resto. E Sabbath… be’, è il cavallo che da ragazza avrei
voluto avere e cavalcare… e in sella al quale avrei voluto vincere.
Spero che li adoriate tutti e
tre quanto li adoro io. Sotto tanti punti di vista, questo per me è stato
l’inizio del viaggio, e, insieme a Il risveglio, una delle cose migliori che mi
siano mai successe. Grazie, grazie, grazie per il vostro sostegno, e come sempre…
Buona lettura!
J.R. Ward
Dicembre 2011

Questa è la mia recensione…
“La sfida del cuore” è stato
scritto da una signora che si fa passare per J. R. Ward, ma noi sappiamo che
mente con spudoratezza.
NON è, NON può essere l’autrice
della splendida Confraternita del Pugnale Nero! Sarà una parente, mi sono
detta, una lontana (molto lontana) cugina alla quale il destino ha affibbiato
lo stesso nome, ma non lo stesso talento.
Bando agli scherzi.
D’accordo, “La sfida del
cuore” è il primo romanzo mai pubblicato dalla nostra amata autrice, ma anche
gli altri da lei scritti e che appartengono al filone del romance contemporaneo non mi fanno
alzare osanna al cielo, proprio per niente. Simili a tanti altri libri che
circolano, scritti bene, con personaggi simpatici ed intrecci convincenti…ma
manca quel “quid” che contraddistingue una grande scrittrice e che, invece,
troviamo a profusione nella Confraternita e nella serie “Fallen Angels” (N. B.).
Senza lode e senza infamia,
la storia di A. J., Devlin e Sabbath (i primi due sono umani, il terzo è un
cavallo tanto bello quanto ombroso) si svolge secondo un copione collaudato. Potremmo
indicare a occhi chiusi i momenti di amore e quelli di rifiuto, le vittorie e
le sconfitte. Sino al finale che conclude la vicenda e che non ci lascia niente
d’importante da ricordare.
Il mio voto? Tre stelline.

(N. B.) La serie è stata
sospesa dall’editore italiano.
*** Compra una volta, leggi ovunque. Non è necessario possedere un Kindle per leggere eBook. Basta scaricare una delle nostre applicazioni di lettura gratuite su tutti i dispositivi che possiedi. Le applicazioni sono disponibili per smartphone, tablet e computer. Grazie a queste applicazioni gratuite puoi acquistare un eBook e leggerlo su ogni dispositivo su cui è installata l’applicazione Kindle.

Post precedente

La dama col mantello, di Mary Balogh - una novità rosa!

Post successivo

Una scommessa per amore, di Jennifer Crusie

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *