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La fortuna di Aiden: recensione

La fortuna di Aiden è lenta a farsi vedere. Lenta. Come lento è il romanzo. Non è possibile dire altro di più di questo romanzo. E non c’entra la traduzione, che è ben fatta, lo assicuro. Il problema di fondo è che ogni scena, ogni santissima scena, è portata all’estremo, senza catturare, senza creare empatia. Già di per sé la macchietta dell’italiano indispone e credo che lo farebbe in qualsiasi caso, anche se a leggere il libro fosse un giapponese. Se a questo si somma il fatto che l’autore non è in grado minimamente di tenere il ritmo della narrazione, il nervosismo raggiunge livelli parossistici.

Aiden è un uomo impossibilitato a esternare la propria sessualità, tenuto in scacco dalla depressione/ansia di sua madre che probabilmente non reggerebbe il colpo. Lo stato incerto della donna dipende dal suicidio di suo marito, il padre adottivo di Aiden, che ha lasciato la famiglia immersa nei debiti; i problemi economici continuano a ripercuotersi come onde sulla vita già provata di Aiden. A questo si aggiunge la frustrazione di vedere il fratello adottivo (adottato anche lui) vivere invece la sua storia d’amore con il ragazzo Joel. Aiden fa i salti mortali per tenere nascosta quella relazione alla madre e continua a mentire, tacere, resistere anche agli approcci indesiderati di un invadente coinquilino. L’italiano Marco, infatti, piovuto dal cielo da un mese a quella parte, parla, non ha tatto, è abituato al contatto fisico con le persone e ha un chiaro bisogno di attenzioni; durante la loro convivenza, più di una volta fa chiare avances a Aiden che si ritrova, in tutta la situazione già di per sé pesante, a fare i conti con l’attrazione per lui che giudica anche sconveniente dato che in adolescenza era innamorato perso del fratello. Insomma, un drammone degno di Beautiful.  E non dimentichiamo che sono tutti gay. Un mondo parallelo, quello in cui si muove il protagonista, in cui non solo tutti quelli con cui ha a che fare hanno le sue stesse inclinazioni sessuali, ma che sono abituati a parlare tra di loro come bambini di quinta elementare. “Tua mamma”, “il tuo papà”, “la mamma mi ha detto di andare in America e trovare l’amore”… Manco stessimo parlando di Forrest Gump.

FEDERICA D'ASCANILa descrizione di Marco, estendendo in generale le sue caratteristiche a chiunque abbia sangue italiano dentro, è caricaturale, portata all’estremo, come d’altronde sono considerati gli italiano all’estero: caffè espresso, grida, conversazioni colorite, famiglie numerose, amore materno immenso, contatto fisico, niente tatto, dolcezza infinita che sopperisce alla totale mancanza di rispetto per lo spazio altrui… Insomma, come se dicessimo che tutti i napoletani sono camorristi, i siciliani mafiosi, i romani allegrotti con poca voglia di lavorare e i milanesi seri e lavoratori. Pregiudizi che mal può sopportare chiunque abbia un po’ di sale in zucca, mi dispiace per l’autore. “Non capisco perché andate a lavorare così presto al mattino e torniate così tardi la sera… Non avete una famiglia, qualcuno da cui tornare?”. Ma perché, qua in Italia non esiste gente che fa straordinari su straordinari, che lavora tutto il santo giorno, che magari a casa non ha nessuno ad attenderlo perché magari abita da solo? Qui in Italia non esistono le famiglie poco numerose, tristi o semplicemente che sanno rispettare lo spazio altrui?
A tutto ciò aggiungiamo il tedio costante che non solo rallenta la lettura, ma la porta a essere una tortura anziché una scoperta. Forse sarò io che proprio non colgo la bellezza della storia, di per sé per nulla originale e anche abbastanza scontata, ma i colpi di scena non sono resi, tutto viene descritto talmente minuziosamente da togliere ogni tensione, ogni sensazione di attesa e anche quando Aiden si trova davanti al contatto con il padre naturale, si prova l’impulso di dire “vabbe’, quindi?”. Dovrei esaltare il valore della famiglia, quello degli affetti, il fatto che Aiden, credendo di far bene, fa sempre peggio, ma non riesco a staccarmi da una parola: tedio.

Non ho mai stroncato un romanzo in tutto e per tutto… Con Riley è riuscito in tutto ciò. Se vogliamo, possiamo dargli merito di questo.

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Titolo: La fortuna di Aiden. Storie di Seattle, Vol. 3.
Autore: Con Riley.
Traduzione: Rebecca Cornia.
Genere: Romance M/M.
Editore: Dreamspinner Press.
Prezzo: euro 4,82 (eBook).

Badare alla casa di un amico doveva essere un colpo di fortuna per Aiden Daly. Scoprire che il suo nuovo coinquilino è l’immagine della sua prima cotta lo trasforma in un incubo. Marco de Luca mostra di essere interessato a essere più che un coinquilino, ma la sua somiglianza con l’uomo ideale di Aiden sembra solo superficiale. Inoltre, Aiden non frequenta nessuno.

Dal suicidio del padre adottivo, la sua priorità è stata sostenere il resto della sua famiglia, proteggendoli dalla verità della loro situazione finanziaria. Profondamente preoccupato per la salute mentale della madre, Aiden rimane appartato e solitario, convinto che la sfortuna sia il suo unico destino.

Come se la pressione del mantenere i segreti finanziari del padre non fosse sufficiente da gestire, il padre naturale di Aiden si mette in contatto, facendo esplodere le sue ansie. Ma è una crisi al lavoro che spinge Aiden oltre il punto di rottura. Accettare il sostegno di Marco è una scommessa, ma potrebbe essere proprio quello di cui ha bisogno per far cambiare la propria fortuna.

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